Facile e non facile – Intervista a Paola Rossato

(di Andrea Carpi) – Dopo Serena Finatti, Elsa Martin, Giulia Dalci e Rebi Rivale, arriva dalla fertile terra del Friuli-Venezia Giulia un’altra cantautrice molto interessante con il suo album d’esordio Facile. Paola, che dal vivo si accompagna con la chitarra, scrive molto bene, testi intriganti che raccontano di un’anima femminile non particolarmente ‘facile’, su musiche raffinate e ben arrangiate da un gruppo di bravi musicisti. Non a caso è arrivata recentemente in finale sia alle Targhe Tenco, nella sezione “Miglior album di esordiente”, sia al premio L’Artista che non c’era, promosso dalla rivista L’Isola che non c’era

Per cominciare, puoi presentarti brevemente ai lettori di Chitarra Acustica?

Certo! Mi chiamo Paola Rossato, sono una cantautrice di Gorizia. Sto promuovendo il mio primo album, composto da tredici brani di cui ho scritto testo e musica.

Qual è stata la tua formazione musicale? Leggiamo della scuola Go Music di Gorizia, della Scuola 55 di Trieste e dell’insegnante di canto Franca Drioli.

Ho studiato musica e tecnica vocale per anni, ma quello che mi ha formata di più sono stati i concerti dal vivo: tanti anni a cantare e a suonare nelle situazioni più svariate, affrontando diversi generi musicali. Ritengo che il fatto di spaziare tra diversi generi musicali consenta di aprire la mente e di poter affrontare successivamente, con una certa padronanza, molti contesti musicali.

La tua terra, il Friuli-Venezia Giulia, è piuttosto prolifica per quanto riguarda le giovani cantautrici: pensiamo a Elsa Martin, Serena Finatti, Giulia Dalci, Rebi Rivale. Come ti rapporti con questa scena musicale?

Conosco personalmente Elsa, Serena, Giulia e Rebi e ritengo siano delle ottime artiste, ognuna con una propria personalità artistica ben precisa e distinguibile. Con Rebi ed Elsa in particolare ho un ottimo rapporto. Mi piace far parte di questa scena musicale: è stimolante stare a contatto con persone che seguono il tuo stesso percorso e che si danno da fare per realizzare i propri obiettivi.

Come componi le tue canzoni? Segui un sistema particolare?

Il tutto avviene in maniera abbastanza naturale. Imbraccio la chitarra, mi lascio attraversare dalle sensazioni di quello che desidero esprimere, inizio a suonare e le parole escono piano piano, insieme alla musica. Poi solitamente c’è un lavoro di ‘lima’, più o meno consistente. Altre volte invece il lavoro è un pochino più ‘costruito”, come nel caso della musica sulle strofe di “Emmi (Gr.)”, in cui sono stata aiutata dal chitarrista Sergio Giangaspero. Avevo bisogno di uno sviluppo armonico che consentisse al brano di ‘salire’ verso il ritornello in modo molto rapido e ‘importante’.

Colpisce subito la scrittura dei tuoi testi, assai originali e ricchi, direi di fattura ‘alta’. Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Amo i cantautori della ‘vecchia’ scuola: Francesco Guccini, Ivano Fossati, Fabrizio De André, Roberto Vecchioni, Francesco De Gregori, Giorgio Gaber, Domenico Modugno, Luigi Tenco… Di loro amo il modo di ‘dipingere’ la realtà attraverso l’uso delle parole, spesso ricercate e mai lasciate troppo al caso. O almeno, non nel risultato. Inoltre amo molto leggere.

Rocklixx

Parliamo di Facile: il disco mostra un’atmosfera tematica coerentemente unitaria. L’enigmatica copertina ci dice già qualcosa in questo senso?

Sul disco c’è la fotografia – fatta da me e dal mio compagno Dean Zobec, che è anche autore delle foto nell’album e autore del mio sito – di un sasso regalatomi da una bimba mai vista prima, che ha fatto questo bellissimo gesto spontaneo, illuminando un mio momento davvero ‘storto’. Ripensando poi all’importanza delle ‘piccole cose’ nel quotidiano, tema che tratto in “Ballata piccola”, ho scelto questa ‘piccola cosa’ che ritenevo semplice ma molto efficace per presentare l’album. Amo i gesti ‘veri’ e sinceri, amo le emozioni e la spontaneità. Il gesto della bimba è stato la risposta diretta, e improvvisa, al mio dubbio sulla scelta del tipo di immagine da mettere in copertina.

L’album dipinge con emozione il ritratto di una donna problematica, insofferente verso una vita abitudinaria e dispersiva, desiderosa di pace e di sogni, nell’intimità e nella vita di coppia. Ce ne parli?

A parte il termine ‘problematica’, lo ammetto: questa sono io. Non sono una persona ‘facile’: ho molte sfaccettature e un modo molto personale, molto sensibile e a tratti sofferente e insofferente di filtrare la realtà, che mi permette poi di scrivere in un certo modo. Non sopporto l’apparenza fine a sé stessa, le frivolezze e la leggerezza, intesa come assenza di contenuti. Non mi piace la frenesia di questo tempo, non mi piace l’assenza di vera comunicazione tra le persone. Amo le emozioni, nel bene e nel male; amo gli incastri di parole, amo interpretazioni emozionate delle canzoni. Sono una di quarantuno anni, a cui piace ancora saltare nelle pozzanghere, riderci su e andar via soddisfatta.

Poi il tutto si conclude con la già citata “Emmi (Gr.)”, dove la vita dei sogni viene ‘rigirata’ con una drastica ironia: dove sei tu?

Nel ritornello, assolutamente. Ho fatto fatica a scrivere il testo delle strofe. Per farlo ho preso carta e penna e ho tirato giù tutte le parole che non sopporto: sole, cuore, amore, gabbiani, volare, cielo, per sempre… E li ho messi tutti insieme, cercando di creare qualcosa di davvero intriso di luoghi comuni orrendi, da massacrare poi nel ritornello.

La musica è raffinata, rinvia a un cantautorato ‘classico’, forse anche al mondo dei chansonnier: per quali vie si è sviluppata?

La musica è nata in modo spontaneo ed estremamente semplice, insieme al testo. La scelta degli arrangiamenti, invece, è frutto di un lavoro d’insieme. Non c’è stato un arrangiatore, o almeno non c’è stato un unico arrangiatore: ognuno dei musicisti ha dato un enorme apporto al disco, non ‘solo’ suonando, ma apportando anche idee di arrangiamenti. Ognuno di noi ha dato un proprio tocco personale a questo lavoro e sono molto felice del risultato. Vorrei ricordare a questo proposito le persone che hanno lavorato a Facile: Sergio Giangaspero alle chitarre e cori, Simone Serafini al basso e contrabbasso, Ermes Ghirardini alla batteria e percussioni, Gianpaolo Rinaldi al pianoforte, tastiere e Rhodes, Mirko Cisilino alla tromba e trombone, Nevio Zaninotto al sax, Francesco Marzona per la registrazione, il missaggio e il mastering, Dean Zobec per le fotografie e il sito.

Qual è il tuo rapporto con la chitarra e la tua strumentazione?

Di solito scrivo i brani con la chitarra, che amo. Ho una Crafter comprata parecchi anni fa, con cui mi trovo molto bene e con cui mi esibisco.

Nel disco, dove compare il chitarrista Sergio Giangaspero, suoni anche tu? Come si sono organizzati gli arrangiamenti delle chitarre? E dal vivo?

Nel disco ho suonato l’acustica in “È ancora casa”; il resto l’ho lasciato fare a Sergio Giangaspero, indubbiamente più bravo di me. Sempre nel disco, in “A volo lento”, ha suonato la chitarra anche Francesco Marzona. Dal vivo invece suono sulla maggior parte dei brani. Gli arrangiamenti delle chitarre sono stati scelti da Sergio Giangaspero. Nei concerti, questi arrangiamenti variano un pochino a seconda della formazione: alle volte siamo in duo, io e Sergio, per cui due chitarre e due voci; in altre situazioni siamo in quartetto; al concerto ufficiale di presentazione del disco al Kulturni Dom a Gorizia eravamo in sei, ovvero quasi tutti i musicisti del disco.

Per concludere, cosa stai facendo adesso e quali sono i tuoi progetti prossimi?

Ho ricevuto da poche ore la notizia di essere finalista alle Targhe Tenco nella sezione “Miglior album di esordiente”, il che mi rende immensamente felice. Venerdì 29 giugno sarò a Milano, al CPM, a esibirmi con due brani miei: sono in finale anche al premio L’Artista che non c’era, e questa è un’altra grandissima soddisfazione. Il 21 luglio a Gorizia, nell’ambito di Blue Notte, aprirò il concerto di Kyla Brox con qualche brano mio in duo con Sergio Giangaspero. Per settembre inoltre sto organizzando delle date ancora da definire: per restare aggiornati sulle date e quant’altro vi rimando al mio sito: www.paolarossato.it, creato e curato da Dean Zobec che ringrazio. Mi trovate anche su Facebook con pagina e profilo.

Andrea Carpi

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