Ewan MacColl – Un ricercatore visionario

(di Giorgio Gregori) – Il mese scorso la Smithsonian Institution ha pubblicizzato un interessante CD antologico di musica celtica, Classic Celtic Music, pubblicato dalla Smithsonian Folkways. Lo trovate al link www.folkways.si.edu/classic-celtic-music/music/album/smithsonian, con gratuite preview dei brani e la possibilità di scaricare il libretto in PDF, nel quale la musica celtica viene definita come «un termine conveniente usato per descrivere un’ampia varietà di musiche tradizionali delle Isole britanniche e dell’Irlanda». Oggi, in diverse rassegne come il Festival Interceltique di Lorient in Bretagna, viene considerata ‘celtica’ certa musica particolare dell’Irlanda, Scozia, Galles, Cornovaglia, Isola di Man, Bretagna e Galizia spagnola. Nel CD, tra gli altri brani, compare anche una bellissima ballata, “Glenlogie”, cantata senza accompagnamento da Ewan MacColl, grande ricercatore britannico di canzoni e musiche popolari, scomparso nel 1989. Nulla di strano, quindi, tranne un piccolo particolare: per Ewan la ‘musica celtica’… non esisteva! Per lui si trattava di un ‘nonsenso’. Disse in una sua tarda intervista: «Questa è revival music, non è musica celtica. […] Il revival non è stato iniziato da Alan Stivell, il revival è iniziato prima! […] So che la chiamano musica celtica, ed è un nonsenso. È un nonsenso assoluto, veramente! Non è musica celtica dal momento che non lo sappiamo! Tutto quello che conosciamo dei celti riguarda qualche pezzo di gioielleria e qualche arma. […] Erano troppo occupati ad ammazzarsi l’un l’altro». Queste citazioni sono tratte da un interessantissimo volume, Legacies of Ewan MacColl: The Last Interview, curato da Allan F. Moore e Giovanni Vacca (Ashgate, 2014), che si sviluppa intorno ad alcune interviste a MacColl integrate da alcuni saggi, tra i quali segnalo “MacColl in Italy” del musicista e musicologo Franco Fabbri.

Legacies of Ewan MacColl

Inoltre, nel bel volumone Celti, germani e vichinghi di Roberta Gianadda (Electa, 2007) si legge tra l’altro che «gli storici antichi si soffermano sull’aspetto bellicoso della loro musica, utilizzata per atterrire i nemici». E l’arpa compare solo nella storia di Gunnar, roba da Quentin Tarantino… Scrivere di Ewan MacColl in una rivista per chitarra, perciò, è un affare po’ complesso, visto l’interesse dei chitarristi per la ‘musica celtica’. Ancora più difficile se si pensa che un suo caro amico, seguendo le sue indicazioni, ha gestito un club dove… le chitarre erano vietate! Ma andiamo con ordine.

Ewan MacCollEwan (pseudonimo di Jimmy Miller) ha avuto una vita intensissima e determinante per lo sviluppo della musica folk. La moglie Peggy Seeger così lo descrive nella prefazione del già citato Legacies of Ewan MacColl: «Era un marxista, uno scrittore di teatro, un attore, un cantante, un songwriter, un catalizzatore culturale, ma sopra ogni cosa un visionario»; e ancora: «Era un self-made man […] Era essenzialmente un evangelista e un intrattenitore.» Ricercava antiche musiche e antiche ballate, e con Alan Lomax aveva setacciato monti, valli, isole di Inghilterra e Scozia. Nel frattempo componeva: ha scritto più di trecento canzoni, vari suoi pezzi sono divenuti così famosi che la gente ha cominciato a pensare che appartenessero alla tradizione: in Irlanda “The Manchester Rambler” oppure “The Shoals of Herring” e “The Freeborn Man” sono spesso scambiati per brani tradizionali; “The Shoals of Herring” conosce una versione in gaelico che in Scozia viene cantata da gruppi tradizionali che non ne conoscono l’autore.

MacColl venne in Italia nel 1973 invitato dall’etnomusicologo Roberto Leydi, e furono tantissimi gli spettatori della storica rassegna dell’Autunno Musicale di Como affascinati dai suoi seminari: il mattino era riservato al gruppo italiano dell’Almanacco Popolare e il pomeriggio a MacColl, mettendo così a confronto il mondo del folk italiano con quello inglese, sia dal punto di vista musicale che dei contenuti politici. Erano anni in cui la sinistra italiana stava crescendo e, con essa, un grande fermento culturale. Nel 1972 Leydi aveva appena pubblicato il volume Il folk music revival per l’editore Flaccovio.

Precedentemente Singing the Fishing, una delle Radio Ballads curate da MacColl per la BBC insieme a Peggy Seeger e Charles Parker, aveva vinto nel 1960 il Prix Italia quale miglior documentario radiofonico. MacColl inoltre era già stato in Italia in compagnia di Alan Lomax, con il quale aveva collaborato ad alcune registrazioni sul campo in provincia di Imperia, meravigliandosi di aver scoperto ballate molto simili a quelle che erano cantate in Scozia: per esempio “The Brake of Briars”, una delle varianti di “Bruton Town”, corrisponde praticamente alla storia ‘pulp’ di Lisabetta da Messina e del vaso di basilico del Decamerone; il brano è stato cantato tra gli altri da Martin Carthy, i Pentangle, Davey Graham, Martin Simpson. E anche “Lord Randall” ha il suo corrispettivo in Italia con “Il testamento dell’avvelenato”.

London Critics Group - Living FolkUn epico concerto in Italia del suo gruppo, il London Critics Group, si svolse nel 1968 al Teatro Lirico di Milano e fu registrato da Roberto Leydi e pubblicato dalla Albatros con il titolo di Living Folk nel 1970. Il nome del gruppo si riferiva all’attitudine da parte dei suoi componenti di criticarsi l’un l’altro e di farsi l’autocritica in merito alla pratica musicale, con lo scopo di applicare al meglio le tecniche della musica popolare e del dramma al folk revival. Da metà degli anni ’60, una volta l’anno organizzavano uno spettacolo musicale e teatrale ispirato dai Feast of Fools medievali, nel quale parodie e canzoni prendevano spunto dagli avvenimenti sociopolitici di attualità. Si utilizzava il metodo Stanislavsky – quello reso famoso da Marlon Brando, per intenderci – per affermare che non c’è differenza tra cantare una ballata e interpretare un ruolo in teatro: bisogna scegliere su quale personaggio immedesimarsi e così riuscire a mantenere e far crescere la tensione della storia. In Legacies of Ewan MacColl varie pagine sono dedicate al confronto tra le interpretazioni della bellissima ballata “Tam Lin” da parte dello stesso MacColl, di Anne Briggs, Frankie Armstrong e i Fairport Convention con Sandy Denny. Ed Ewan critica molto il revival degli Steeleye Span, dei Fairport e di altri gruppi del British folk, perché inseriscono degli intermezzi strumentali tra le varie strofe e così, a suo parere, fanno perdere la tensione. Secondo lui le ballate sono maggiormente valorizzate se eseguite a cappella e il cantore gestisce i silenzi tra le strofe con pause che creano attenzione.

Dal punto di vista chitarristico però quella caratteristica era uno stimolo importante: tra una strofa e l’altra, ci siamo abituati ad apprezzare quanto di bello è stato inventato dai Pentangle – vedi ad esempio il giro di Bert Jansch nel pezzo “Cruel Sister”, mentre John Renbourn in sottofondo suona qualche nota col sitar – o da Simon Nicol e Richard Thompson dei Fairport. Forse il più recente e interessante esempio è il bellissimo CD di Anaïs Mitchell e Jefferson Hamer, Child Ballads del 2013, dedicato alle ballate raccolte a fine ’800 da Francis James Child in English and Scottish Popular Ballads, 1882-1898. Nel disco c’è poco spazio tra una strofa e l’altra, mentre la tensione sale sostenuta da un accompagnamento apparentemente semplice; ‘apparentemente’, perché la rivista americana Acoustic Guitar ha pubblicato nell’ottobre 2013 un’intervista a Jefferson Hamer con vari esempi musicali in accordature diverse; poi, dal vivo, quello che su disco magari è in DADGAD viene eseguito in dropped D, per risparmiare tempo sull’accordatura…

Ewan MacColl e Peggy Seeger

Ewan MacColl e Peggy Seeger

MacColl viene descritto come un punto di riferimento nella sua carriera di cantante e attore da Moni Ovadia, che fu membro del Gruppo Folk Internazionale. Gli Stormy Six, con Franco Fabbri, registrarono nel 1973 Guarda giù dalla pianura, un disco contenente anche pezzi di MacColl, mentre per il bellissimo Un biglietto del tram (1975) scelsero di seguire suoi suggerimenti, evitando per le chitarre dei bending che facessero pensare a influenze blues e rock…

L’Almanacco Popolare era invece un gruppo italiano di ricerca e riproposizione di brani dell’Italia Settentrionale, che in privato amava moltissimo suonare ballate inglesi. La cantante era Sandra Mantovani, moglie di Roberto Leydi. Ed Ewan era un po’ perplesso sul fatto che, come riferisce sempre nelle Legacies, Sandra e altre cantanti italiane dell’epoca «facevano gargarismi con la stricnina per indurire le corde vocali, in modo tale che la loro voce potesse somigliare a quella delle cantatrici contadine».
Il chitarrista dell’Almanacco era Bruno Pianta, che tradusse la canzone di MacColl “The Ballad of Ho-Chi-Minh”. Incontrai Bruno qualche anno fa in un albergo di Ponte Caffaro, in occasione di uno dei convegni biennali dedicati alle musiche tradizionali, in particolare del carnevale, che si tengono in quel luogo. Come me amava alzarsi prestissimo per fare colazione e, senza conoscerci, cominciammo a parlare di ballate fino a quando, un paio d’ore dopo, la sala cominciò a riempirsi. Mi descrisse con entusiasmo alcune sue scoperte, cantandomi vari esempi. E quando gli chiesi il significato di una parola presente in una ballata scozzese cantata da Bert Jansch, mi disse: «Approfondirò». Un paio di giorni dopo mi arrivò una sua email che risolveva il problema. Purtroppo Bruno Pianta ci ha lasciato l’anno scorso, in un incidente di pesca. Stava già lavorando per il prossimo convegno di Ponte Caffaro, che si svolgerà nel dicembre 2017. A lui dedico questo articolo.

Ewan MacColl e Peggy Seeger all'Avana nel 1968

Ewan MacColl e Peggy Seeger all’Avana nel 1968

Alcune segnalazioni per concludere. Il sito ufficiale di MacColl è www.ewanmaccoll.co.uk. Su Spotify si trovano varie antologie e greatest hits. Più interessante è gustarsi i dischi originali dedicati a temi specifici: ballate scozzesi, canti di minatori, sea shanties (‘canti dei marinai’). Nel bellissimo sito www.folkways.si.edu è possibile ascoltare anteprime, ordinare CD, scaricare libretti.
Molto interessante è anche il sito di Peggy Seeger, www.peggyseeger.com, sua moglie e collaboratrice nella maggior parte dei suoi dischi, dove canta e suona chitarra, banjo, concertina, autoharp, dulcimer. Peggy è inoltre la sorellastra di Pete Seeger, il noto ricercatore e banjoista recentemente scomparso, ambedue attivisti nei movimenti sindacali e pacifisti. Ha pubblicato anche un interessante metodo video per accompagnare con la chitarra le ballate, Peggy Seeger Teaches Guitar Accompaniment for Folk Songs, Ballads and Originals (Homespun, 2012).
Indispensabili i due volumoni delle Oak Publications: The Essential Ewan MacColl Songbook: Sixty Years of Songmaking, compiled and annotated by Peggy Seeger, 2001; e The Peggy Seeger Songbook: Forty Years of Songmaking, 1998.

A MacColl è stato infine dedicato nel 2015 il doppio CD Joy of Living: A Tribute to Ewan MacColl, con la presenza tra gli altri di Norma Waterson, Martin ed Eliza Carthy, Dick Gaughan, Billy Bragg, Paul Brady, Christy Moore, Karine Polwart e Martin Simpson

Giorgio Gregori

...sull'Autore
Redazione

Related Posts

Lascia il tuo commento

*

Captcha * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.