Essetipicks, una novità tra le dita – Intervista a Steve Tommasi

(di Dario Fornara) – Da qualche tempo è sempre più facile scoprire l’esistenza di nuovi costruttori di custom picks, solitamente piccole attività artigianali, in Italia ma anche all’estero, e constatare come spesso alcuni di loro propongano prodotti realmente innovativi, con caratteristiche uniche ed originali. Il Veneto poi sembra proprio essere una terra particolarmente interessata al fenomeno! Abbiamo incontrato Steve Tommasi, persona semplice e disponibile, titolare dell’azienda Essetipicks, una delle più importanti e forse la più conosciuta realtà italiana in questo settore. Dopo un’appassionata e divertente discussione incentrata sull’integrità mentale di alcuni nostri politici, siamo passati ad argomenti decisamente più interessanti, ovvero a parlare dei suoi prodotti, attualmente utilizzati da un gran numero di chitarristi italiani e stranieri: per lui una grande soddisfazione e la conferma della validità del progetto.

Ciao Steve! Partiamo inevitabilmente dalle origini: quando hai cominciato e cosa ti ha spinto a iniziare questa attività?
Penso che tutto sia iniziato molto tempo fa. Sono sempre più convinto che ogni cosa che facciamo nella vita serva a metterci in condizione di affrontare costantemente il presente, e il presente per creare costantemente il nostro futuro. È il modo di pensare e di agire che ci porta a determinati risultati. Questa è la filosofia e la dinamica che sta dietro il mio modo di pensare, vedere e concepire le cose. Mi ritengo fortunato, perché in passato ho svolto e approfondito svariati lavori dov’era richiesta abilità manuale. Ciò mi è stato di grande esperienza. Suono la chitarra dall’età di dodici anni e mi sono sempre occupato personalmente dei miei strumenti. Così, quasi per gioco, ho iniziato ad appassionarmi alla liuteria. Dopo la metà degli anni ‘90 c’è stata la svolta e sono entrato a far parte della cerchia di collaboratori del maestro liutaio Roberto Fontanot della ‘Liuteria per Amore’, nella città dove vivo, Verona. Ho praticato l’attività di liutaio più o meno regolarmente per una decina di anni, e ciò mi ha permesso di affinare e apprendere nuove tecniche, nonché di avere un’ottima occasione per stare a stretto contatto con artisti e chitarristi, che spesso parlavano dei loro crucci con la strumentazione; un’ottima fonte per raccogliere le loro esigenze, con la mente sempre rivolta a cercare la soluzione migliore. L’idea del mio plettro è nata proprio così… da un’esigenza di qualcosa che mancava, dalla necessità di trovare un mezzo migliore rispetto a ciò che si poteva già trovare in commercio, in sostanza la soluzione a diverse problematiche legate al tradizionale plettro flessibile. Quindi un nuovo ‘strumento’, concettualmente più avanzato, e non più solo un semplice plettro in materiale plastico. Mi sono trovato a pensare che nel campo chitarristico, in particolare elettrico, abbiamo assistito a molte innovazioni tecniche e tecnologiche, mentre per quanto riguarda il plettro poco è cambiato nei milleduecento anni dalla sua invenzione. Le idee buone spesso vengono così, come l’ispirazione, quello stato d’animo in sintonia con noi stessi, che ci dona la capacità di tradurre le nostre sensazioni in musica. Ecco, questo plettro è nato così… Ovviamente non è stato un «buona la prima»: nel 2005, anno d’inizio di questa avventura, ho costruito diversi prototipi ed effettuato molti test su forme e materiali prima di giungere alla versione ‘perfetta’, quella definitiva.

Oggi la tua produzione si divide tra prodotti in materiale stampato e una produzione più limitata di prodotti realizzati a mano: ce ne vuoi parlare?
Certo. Inizierò col parlare della produzione artigianale, realizzata a mano, in quanto è stata la prima a vedere la luce e la più interessante da approfondire. Attualmente si compone di sette modelli: Speedy Plexi, Speedy Wood, Speedy Cocco, Speedy Tagua, Speedy Hybrid, Wet Soap Bar e l’ultimo nato, il Classic Old Style Manouche. I primi sei, mantenendo la stessa conformazione, si diversificano per materiali, per timbrica e per indirizzo musicale. Una gamma di veri e propri ‘strumenti’, che offrono diverse soluzioni timbriche in base ai materiali impiegati, alcuni comuni come il legno nelle sue molteplici qualità, ma anche inediti come la noce di cocco e la noce di tagua, chiamata anche ‘avorio vegetale’ per la sua straordinaria somiglianza proprio con l’avorio. Altri materiali sono sintetici, come le lamine di plexiglas da cui ricavo due diversi modelli. Conclude la gamma un plettro ‘composito’, brillante risultato di una mia intuizione, un plettro a ‘doppia azione’ che è concettualmente il più avanzato e del quale vado particolarmente orgoglioso; questo plettro si chiama Speedy Hybrid ed è l’anti-plettro-tradizionale per eccellenza, volto a togliere il tipico fastidioso rumore plasticoso che quello tradizionale porta con sé a ogni nota prodotta, e quindi in grado di generare note nitide, distinte, mentre sulle distorsioni elimina quelle ‘impastate’ che spesso si generano negli assoli veloci, scandendole nettamente: una grande pulizia e una migliore definizione del suono!
L’introduzione della serie stampata l’ho accolta come il solievo da un grande peso che portavo dentro: finalmente potevo mettere a disposizione un plettro alla portata delle tasche di chiunque, anche del ragazzino che va a lezione di chitarra, un plettro di fascia entry level, ma dalla indiscutibile qualità della fattura e dei materiali. Dopo un breve periodo di test con i materiali mi sono fermato al kevlar, che ritengo possedere le giuste caratteristiche di bilanciamento fra timbrica, resistenza all’usura, feeling al contatto. I modelli sono tre, in due taglie e in duplice versione per chitarristi destri oppure mancini. I tre modelli si diversificano per forma e sono: lo Ziriyab, tradizionale a forma di goccia; l’Easy, triangolare; e l’Heart a forma di cuore.

Ho visto che è possibile richiederti anche prodotti custom, con particolari specifiche…
Sì, realizzo anche plettri custom nei limiti del possibile, ma non sono attrezzato per le personalizzazioni, incisioni ecc., anche se non escludo di poterlo fare in futuro. Cerco invece di saper interpretare la giusta risposta alle diverse esigenze che mi vengono espresse, che spesso sono di natura timbrica: materiali, spessori, forme ecc., cercando di realizzare il miglior plettro che un chitarrista possa desiderare.

Forse è una domanda scontata, ma quanto è importante il contatto diretto con i musicisti? C’è stata qualche collaborazione che ti ha permesso in modo particolare di ‘crescere’ e sviluppare i tuoi prodotti?
Ritengo il contatto diretto una fonte importante di informazioni preziose per la ricerca e lo sviluppo. Spesso mi vengono anche proposte idee più o meno buone o addirittura bizzarre. Altre volte sono costretto a malincuore a dare dei dispiaceri, quando magari con tanto entusiasmo, e una certa dose di ingenuità, mi sottopongono la classica invenzione dell’acqua calda. Per me, che so bene cosa sia l’entusiasmo, conosco anche il dolore che si prova quando questo viene soffocato. Sono cose per cui è richiesta una certa delicatezza e sensibilità, non voglio ferire troppo queste persone. Fra le idee azzeccate c’è indubbiamente il modello ’Gnaz Tap Pick, nato dall’idea di Ignazio Di Salvo, direttore e docente della sede di Milano del Modern Music Institute, e in collaborazione con l’amico Marcello Cavagna di M-picks. In pratica ne è nato un plettro con di base uno Ziriyab, a cui è stato applicato uno speciale elastico su brevetto di Marcello Cavagna, che consente di calzarlo sul pollice come un comune thumbpick, ma con una funzione differente. In pratica è un sistema per tenere il plettro aderente al pollice, in maniera da consentire di liberare l’indice e poter così effettuare la tecnica del tapping a otto dita sulla tastiera. Inoltre è molto apprezzato anche dai bassisti, perché consente loro di poter suonare con tecnica mista (plettro e/o dita) istantaneamente.
Sto inoltre sviluppando un nuovo plettro ‘specializzato’, fatto a mano in collaborazione con Claudio Biancalani, che consente di ottenere un particolare effetto sulle corde.

Te lo chiedo da chitarrista acustico, non pensi ci sia qualcosa di altrettanto innovativo da sviluppare nel campo dei plettri morbidi, in nylon o simili?
Indubbiamente sì… e non escludo in futuro di pensarci. Al momento però preferisco esplorare e approfondire ancora il campo dei plettri rigidi, che secondo me attualmente hanno ancora molto da dare e sono a mio giudizio migliori rispetto ai plettri flessibili.

Sei spesso presente alle varie fiere e nei principali eventi legati al mondo della chitarra: come pensi si stia muovendo il mercato del nostro strumento in Italia?
Non ho una conoscenza a trecentosessanta gradi e pertanto non mi sento di espormi in affermazioni che potrebbero essere mal interpretate, perché magari frammentarie, rischiando così di far torto a qualcuno.

C’è qualche novità in vista? Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Certo che sì… sono sempre in fermento e non ho mai cessato l’attività di ricerca e sviluppo. Sono in attesa di un piccolo periodo di bonaccia, che mi dia del tempo per testare un materiale con cui realizzare degli Speedy Hybrid dalle prestazioni timbriche ancor più definite, e spero tanto che la mia intuizione si riveli fattibile e soprattutto efficace. Altra novità, dallo scorso anno ho una valida collaboratrice, Fanny Abella, di estrema bravura, che mi segue nei vari eventi in cui sono presente con lo stand e che si occupa di creazioni di gioielli con protagonisti i miei plettri. Una cosa un po’ insolita, ma che sta riscuotendo enorme successo.
Discorso a parte, da ottobre mi sono alleato con tre amici che hanno un prodotto aziendale complementare nel campo della chitarra: sono il padovano Samuele Gamba di Droplay, che realizza le innovative custodie ‘tre in uno’, ovvero custodia, trolley e stand; poi il bellunese Romano De Carlo, costruttore degli apprezzati amplificatori valvolari col brand Artesound; e l’immancabile amico di sempre, Roberto Fontanot, con le sue chitarre Punto-G davvero innovative e di qualità. Abbiamo creato un team formato da quattro aziende, in modo da unire le forze e consentirci eventi fieristici anche all’estero. Il prossimo evento è fissato per il 10-13 aprile e ci vedrà impegnati con il nostro stand alla Musikmesse di Francoforte.

C’è un chitarrista che vorresti assolutamente vedere con un plettro Essetipicks tra le dita?
Se parliamo di nomi famosi, ho così tanti idoli che non basterebbero le pagine di questa rivista e rischierei sicuramente di scordarne qualcuno! Ma in definitiva ciò che veramente sogno è che il mio plettro possa un giorno essere stretto fra le dita di ogni chitarrista, dall’Italia al Giappone, dall’America alla Russia, dalla rock star più trendy al ragazzino alla prima lezione di chitarra.
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Tu sei anche un chitarrista… ma il tempo di suonare lo trovi ancora?
Ahi, ahi… hai messo il dito nella piaga! Negli ultimi tempi suono molto poco e lavoro tanto, ed è sempre più difficile ritagliarsi del tempo. Una situazione sofferta: ho un disco con quattordici brani miei in DADGAD, che attende da tempo di essere mixato e prodotto… Spero arrivi il momento giusto per fare anche quello!

dariofornara1@alice.it www.dariofornara.it


Chitarra Acustica, 3/2013, pp. 42-45

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Redazione

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  2. Dario Fornara Reply

    Mi sono fatto realizzare alcuni plettri con le punte arrotondate, praticamente simmetrici, per lo stesso motivo.

  3. strambers Reply

    anch’io preferisco le punte molto curve e poco pronunciate. utilizzo un semplice plettro fender medium dal lato tondo però non dalla punta sia con l’elettrica che con l’acustica. sono curioso di provare i plettri dell’articolo. speriamo che al guitar festival di vicenza il 19-20-21 aprile ci siano. un abbraccio

  4. Luciano Miranda Reply

    Interessante. Spero che questi plettri siano dotati di una punta abbastanza “corta” e più tonda dei soliti plettri. Io odio la punta troppo pronunciata, sia perché dà un suono anche fin troppo “definito”, mentre io amo una sorta di fluidità “pseudo-fangosa”, sia perché permette di inciampare facilmente tra le corde.
    Insomma, come Norman Blake ed altri di cui ho letto, io amo prendere un bel plettro duro, dal millimetro e mezzo al due millimetri, possibilmente Dunlop, quel tipo di plastica, insomma e scartavetrarne la punta fino ad arrotondarla in modo da avere una plettrata più sicura e fluida. Cerco di rifinirlo con la carta abrasiva e la paglietta, da entrambi i lati, in maniera da avere una punta non eccessivamente dura e rotonda come i lati tondi (suono troppo “fangoso” e brutto sullo strumming) e di conferirgli una forma da triangolo equilatero, cosicché me lo sento più “addosso”, facente parte della mia mano, in modo da avere più controlo e sicurezza.
    Ma forse questo dipende anche da impostazioni personali.

    Per i plettri di nylon o molto morbidi, per gli stessi motivi succitati, preferisco i lati tondi.
    La punta proprio non la digerisco, se il plettro è troppo, come dire, isoscele…

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