Emotività e tecnica

veronica-vallana-light-300x251

Veronica Vallara, dal blog: http://veronica-bv.blogspot.com/

Anche se a sguardo basso e a denti stretti, di un qualsiasi artista convinto che l’aspetto emozionale sia importante quanto o addirittura superiore a quello tecnico, solitamente si tende a pensare che in realtà non abbia abbastanza ‘numeri’ nel suo repertorio e che una tale preferenza sia solo un modo per giustificare produzioni artistiche semplici e senza particolari ambizioni stilistiche. Così, spesso, vengono snobbate affermazioni di questa natura, lasciate andare e perdute nel cestino delle chiacchiere.
In effetti, facendo un rapido volo d’uccello sul nostro tempo, balza subito agli occhi come a questo pensiero sia stato per lo più preferito l’aspetto scolastico della proposta artistica, cioè l’esecuzione al contenuto. Basti considerare tutti i nuovi personaggi mediatici sfornati dai popolari contest televisivi, la cui notevole e impressionante preparazione tecnica è spesso davanti a contenuti ed emotività, a dispetto di un recente passato in cui, ad esempio nel territorio musicale e più specificatamente cantautoristico, voci un po’ più grezze e meno curate hanno cantato vere e proprie opere in versi.
Naturalmente generalizzare non paga mai, c’è ancora chi crede che la tecnica non sia tutto, ma l’impressione è che non siano in molti a sostenerlo, figli come siamo degli estetismi televisivi e di una frivolezza sempre più disarmante.
Per noi chitarristi, soprattutto per gli amanti del fingerstyle, il pericolo di perderci nel bosco fitto del puro tecnicismo è piuttosto alto, impegnati di frequente ad arpeggiarci addosso in cerca di un qualsiasi sbocco melodico ed emotivo o intenti nel percuotere lo strumento alla ricerca di nuove soluzioni ritmiche. Così, di sovente, la platea di un chitarrista è formata solo da chitarristi e c’è chi è convinto che sia questa la più auspicabile delle dimensioni. Inutile dire che non ci credo.
È chiaro che, come in tutte le cose, a vincere è sempre la personale sensibilità di ognuno, ma se una ricerca artistica si rivolge solo ed esclusivamente agli addetti ai lavori viene a mancare quel sentiero che qualsiasi artista non deve mai smettere di provare ad aprire: la condivisione collettiva. Auspicabile, infatti, è che ad un concerto di un chitarrista partecipi con slancio anche la massaia poco avvezza al bending o all’hammer-on, ma ancora curiosa e desiderosa di emozionarsi, perché questo è il fine dell’arte: veicolare emozioni attraverso un linguaggio.
Dunque, nelle trincee fumose della guerriglia tra tecnica ed emozione, io credo che l’unica arma vincente sia un sano equilibrio, purché la tecnica sia sempre al servizio dell’emotività. In fondo la tecnica non è altro che un vocabolario: tanti più vocaboli si conoscono tanto più sarà chiaro ed efficace ciò che si vuole comunicare. Questo non vuol dire che se conosco poche parole non riuscirò ad esprimermi a dovere, così come un lessico accurato e stilisticamente perfetto potrà non essermi utile ai fini comunicativi. D’altronde anche il funambolico Michael Hedges diceva che con la tecnica si può impressionare un chitarrista ma non conquistare una ragazza. Sono d’accordo con lui.

PUBBLICATO

 

 

 

 

Chitarra Acustica, 9/2011, p. 9

...sull'Autore

Related Posts

  1. thumbpick80 Reply

    Dal tono delle tue risposte e dagli argomenti che affronti sei sicuramente una persona che stimo però permettimi di fare un ultimo appunto. Di mio sono sempre un po’ polemico quando vedo degli articoli di qualunque genere, ribadisco i tuoi sono quelli che preferisco perché toccano temi centrali e sostanziali quindi ancora grazie per averli scritti ed è un piacere rispondere, ma quello che a me non va tanto è sempre questo gran parlare sulle cose.
    Siamo entrambi d’accordo sul fatto che la musica è un fatto emozionale, ecco allora perché cercare di descrivere minuziosamente quello che proviamo?!?! Perché spendere parole!?!? Mi viene in mente Gesù Cristo (scusa l’associazione religiosa) quando lasciava intendere ai suoi discepoli che i samaritani, cioè quelli che non avevano mai sentito parlare dell’Amore, erano proprio quelli che ne avevano maggiormante dimostrato rispetto a coloro che erano sacerdoti e che erano stati cresciuti ed allevati sentendo sempre nominare quella parola.
    Scusami se mi impunto così, ripeto, sei una persona piacevolissima, ma non mi trovo d’accordo proprio sul fatto di parlare di certe cose, va bene tirare fuori l’argomento ma credo davvero ci sia poco da dire.
    Preferisco il silenzio di fronte a certi temi perché le parole rimandano più ad un area cerebrale che non è quella parte del nostro corpo che si infiamma quando ascoltiamo una melodia che ci tocca anche se tutto passa e viene elaborato dal cervello. Sostanzialmente credo che le parole, spesso, possano allontanare dalla verità invece che fare avvicinare le persone ad essa. Tutto qui. Le parole mi stanno un po’ antipatiche e bisogna essere molto abili nell’usarle.
    Ma ti faccio comunque i miei complimenti per i tuoi contributi e per la tua trasparenza. Ogni bene a te.

    • Luca Francioso Reply

      Grazie davvero per la tua stima, ne sono onorato. Riguardo la tua riflessione sono in parte d’accordo con te: a volte è preferibile il silenzio e lasciare che le cose arrivino così come sono. Tuttavia, innamorato del linguaggio e delle parole (che io sono convinto POSSONO cambiare il mondo), amo profondamente la CONDIVISIONE, quella che ha permesso me e te di avere un confronto costruttivo, ad esempio, e cerco di viverla appieno. Quando posso. Ogni bene e a presto.

  2. thumbpick80 Reply

    Prendiamo ad esempio Tommy Emmanuel, Tommy è uno che tecnicamente è molto avanzato e ti sa far divertire con i suoi virtuosismi però è anche in grado di farti la canzone semplice molto evocativa come avviene per Lewis and Clark o la recente The Trails che fa venire in mente i Grand Canyon e gli indiani d’america. C’è poco da dire su questo argomento, salvo farsi parecchie seghe mentali. Diciamo che nella vita serve tutto, il virtuosismo come il brano lento e suggestivo. Personalmente diffido di chi è solo lento o solamente virtuoso.

    • Luca Francioso Reply

      Ciao Thumbpick80, grazie per aver letto e commentato il mio articolo. Rispetto quanto da te scritto, ma non sono d’accordo quando affermi che “s’è poco da dire su questo argomento, salvo farsi seghe mentali”. Si possono sempre aggiungere riflessioni in merito (come su ogni argomento), purché costruttive e che abbiano come unico fine e scopo l’arricchimento collettivo. Credo, inoltre, che tu confonda la tecnica con la sola capacità di eseguire virtuosismi e la semplicità con l’esclusiva capacità di comporre e suonare pezzi lenti e suggestivi: tecnica e semplicità sono molto di più e sono, a mio avviso, legati a doppio filo purché, come scritto nell’articolo, l’una sia al servizio dell’altra. Non si tratta di “diffidare”, ma di emozionarsi. Ogni bene.

  3. Daniele Bazzani Reply

    D’accordo su tutto, ne scrissi qui (http://danielebazzani.fingerpicking.net/lequivoco-tecnico/) qualche tempo fa, in modo differente, ma il concetto è lo stesso, Hedges diceva anche: “Non sto cercando di suonare la chitarra, sto cercando di fare musica.”

  4. Andrea Tarquini Reply

    Ma quanto hai ragione!!! Pensiamo a McCartney che non conosce il pentagramma e non è un virtuoso, eppure ha scritto tantissimi storici ed incredibili brani. Purtroppo qui da noi si passa dal barocco e si torna al barocco (basta vedere come si arrangia il pop di casa nostra) senza passare per altro. Onore e gloria a Tommy Emmanuel… ma quanto circo però…

  5. ananda Reply

    Bellissimo articolo… sembra scontato ma in realtà spesso si perde di vista il significato vero… Il perché suoniamo.
    Come dice la mia amica Stefania:
    “quando i suoni provocano emozioni allora è veramente musica”

  6. roberto de luca Reply

    D’accordo su tutta la linea! Bellissima la citazione di Michael, non la conoscevo. Me la rivendo immediatamente

Lascia il tuo commento

*

Captcha * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.