Io e le Effedot

(di Daniele Bazzani) – La mia avventura, se così posso chiamarla, con le chitarre Effedot inizia come per molti altri, quando a casa di Reno Brandoni mi trovo fra le mani uno dei primi prototipi, forse il primo, con lui che mi fa: «Provala»… La prendo, la soppeso, la guardo rigirandola: ben fatta, non c’è che dire, si vede che non è una chitarra molto costosa, ma ho una sensazione positiva. Inizio a suonare e mi diverto, cambio accordatura, provo qualche accordo e di seguito qualche pezzo, così a caso. Perdo alcuni minuti senza rendermene conto, poi alzo lo sguardo, vedo Reno che mi guarda divertito e mi fa: «Secondo te quanto dovrebbe costare una chitarra così sul mercato?» Io, che stavo suonando, resto un po’ sorpreso dalla domanda e, pensando a cosa c’è in giro, rispondo: «Be’, considerando che altre serie di questo tipo vengono vendute intorno ai 3-400 euro, non credo meno di quella cifra! Certo è un bel problema, c’è tanta concorrenza in quella fascia di mercato». E lui: «Sto spingendo per farle uscire a 200». Il primo pensiero è stato: «Questo è scemo!» Il secondo: «Questo è matto». Il terzo è stato: «Ah no, è Reno, lui è così»…

effedot

‘Così’ non vuol dire scemo, tantomeno matto, vuol dire che ha trovato il modo di far pagare molto meno, quasi la metà, una chitarra che vale molto più di quei soldi. So che ha fatto lo stesso giochetto con un sacco di amici musicisti, alcuni molto più bravi e conosciuti di me, e tutti hanno avuto la stessa reazione, ordinandone da subito una per quando fossero state pronte.
Poi sono successe molte cose, è passato del tempo. Il capodanno cinese provoca più danni dei botti nei quartieri spagnoli di Napoli la notte del 31 dicembre, ma alla fine ce l’hanno fatta. Sono arrivate. E, con grande stupore di tutti, il prezzo era proprio quello, 200 euro al pezzo. Tipo che se compro un buon pickup per amplificarla, costa di più.

effedot

All’epoca, sono sincero, il mio primo pensiero è stato: «Finalmente potrei avere qualche cosa da far comprare agli studenti, che non hanno molti soldi da spendere ma si impegnano e meritano una chitarra decente per studiare». Una delle difficoltà maggiori che trovo facendo l’insegnante – ma i conoscenti ti chiedono consigli anche per prezzi molto superiori – è quella di dover consigliare che strumento acquistare: la chitarra acustica è maledetta, se non hai fra le mani una cosa almeno passabile, te le spacchi e suoni male, rischiando anche tendiniti e altro, senza considerare il suono che può essere davvero pessimo. Con questa Effedot fra le mani mi si è aperto un mondo: un sacco di ragazzi avranno la possibilità di studiare sul serio, almeno nei primi anni, poi si vedrà.

Tutto questo suona come una squallida pubblicità, vero? Lo so bene, non preoccupatevi a dirmelo. Però, io quando suono una chitarra non sto tanto a pensare, suono e basta. E vi assicuro che un paio di strumenti li ho, quindi non mi serve che mi regalino uno strumento economico per fare bella figura.

Daniele Bazzani e Beppe Gambetta

Ma questo suona davvero bene. Così mi viene un’idea: lo amplifico come la Larrivée OM-10 che mi accompagna in giro per il mondo da quindici anni, con due pickup simili ma più economici, e vediamo che succede. Scelgo il trasduttore microfonico JJB – i 40 euro meglio spesi della mia vita da musicista – e il magnetico Fishman Neo-D, entrambi passivi, per non avere la batteria interna alla chitarra. Sulla Larrivée monto i più costosi iBeam della LR Baggs e il Fishman Rare Earth humbucking, che da solo costa quanto la Effedot. Sono migliori e attivi, ma il tipo di combinazione è quello.

Quando porto la chitarra a casa dopo il lavoro di installazione, la collego al mio fido SR JAM 250 e ascolto. Niente male! Il volume di uscita è piuttosto basso per la mancanza della batteria interna, ma appena inserisco un buon preamplificatore stereo fra la chitarra e l’ampli, apriti cielo! Un suono così, a così pochi soldi, faccio fatica a crederlo pure io. Testo il tutto per diversi minuti e mi convinco che, si, si può fare!
Poi succede che ho due concerti all’estero, in Polonia, e devo – dovrei – spedire la mia amata Larrivée in stiva con Ryanair. E ho detto tutto. Nonostante la bella e protettiva custodia della Calton, che ha già preso le sue botte in giro per il mondo, questa volta non me la sento e penso che è arrivato il momento di rischiare. È la prima volta che parto con una custodia che costa più della chitarra e del suo sistema di amplificazione! La sera prima di partire, sto ancora decidendo, prendo la Effedot e suono tre o quattro cose diverse che mi daranno da penare in concerto: tutto va alla perfezione, la chitarra è settata benissimo, le corde le cambierò, quindi ancora meglio, accordature aperte o standard, thumbpick o dita nude, non fa differenza… Ma si! Oh, io ci provo, che potrà succedere?

effedot
Parto per Pisa dove raggiungo il mio amico Andrea Valeri. Suoneremo insieme, e mentre lui mi fa provare la sua nuova Maton signature di cui è giustamente orgoglioso, io gli allungo la Effedot: non riuscivo più a togliergliela dalle mani. Quando gli dico il prezzo, fa una faccia tipo la mia la prima volta. La stessa faccia che hanno fatto diversi miei studenti e amici quando l’hanno sentita; alcuni di loro ne avevano una dopo pochi giorni.
Arriviamo in Polonia e i due concerti vanno alla grande. Già al soundcheck il suono era notevole, è una combinazione di magneti che conosco bene. Sentirla suonare così sul palco per la prima volta è stato un po’ un azzardo, ma ne è valsa la pena! Anche durante i miei set non sento grande mancanza; certo, la mia chitarra rimasta a casa un po’ mi manca, ma se scrivessi che suonare con una da 200 è come suonare con una da 3000, mi prendereste per scemo e smettereste di leggere – a ragione – già dalle prossime parole.

Mi sono però sorpreso di quanto la A-1 abbia retto, di quanto io sia riuscito a far suonare tutto quasi come al solito: al pubblico non ho detto nulla e nessuno mi ha chiesto niente; era e resterà il nostro piccolo segreto.
Anche pochi giorni dopo, in occasione del decennale del Six Bars Jail a Firenze, il club di chitarra fingerstyle gestito da una banda di amabili ragazzacci fuori di testa come me, porto la Effedot. Sul palco ci sono le Taylor di Beppe Gambetta e Alberto Caltanella, la Martin di Giovanni Ferro, una bella chitarra di Alex Gillan che non ho avuto modo di riconoscere… Io, con i miei 195 euro di Effedot A-1 faccio la mia porca figura! In parecchi mi hanno chiesto: «Ma questa non è quella che è in vendita, vero? L’hanno fatta apposta per te?» «E no» rispondo io, «questa è quella che trovi nei negozi!»

Insomma, senza stare a farla più lunga di quanto non sia, ci sono le foto dei concerti a testimoniare: io non volevo fare pubblicità, volevo solo proteggere la mia Larrivée, a cui tengo tanto e che ho paura venga persa o spaccata, e ho rischiato. La Effedot ha retto il gioco, e quindi la sto usando regolarmente col mio nuovo trio, The Rival Poets: ho bisogno di due chitarre perché una la tengo mezzo tono sotto, proprio la A-1; l’altra è la Martin D-28, che uso da sempre. L’ultima volta, dopo un concerto, un amico mi ha detto: «Oh, lo sai che suonava quasi meglio la Effedot?» Un po’ ci sono rimasto male, in effetti.

Daniele Bazzani

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