E’ solo un mio pensiero, forse legato alla mia storia professionale, quindi discutibile e valido fino a prova contraria. E’ un modo per me di ripercorrere un cammino intrapreso vent’anni fa e ragionare su quali aspetti siano stati importanti e fondamentali per la mia formazione. Prima di tutto vi è sicuramente la passione per la musica, nel nostro caso di quella suonata con la chitarra. Se mi permettete, aggiungo che per me è stata fondamentale anche la passione per la lavorazione del legno, aspetto che magari per altri sorge in un secondo momento. Ricordo con gioia la prima volta che andai in Brianza ad acquistare i legni per costruire le prime chitarre: un set in abete e acero e due set in cedro e palissandro indiano. Per me andare “per legno” allora era una festa e dopo vent’anni lo è ancora di più! Ma le passioni non bastano, ci vuole la formazione. Probabilmente non tutti hanno la possibilità di iniziare il proprio percorso frequentando una scuola, che ritengo sia la soluzione ideale per evitare una serie di errori e onerose perdite di tempo; un’interessante alternativa è quella di frequentare la bottega di un liutaio. Esiste anche chi si avvicina alla liuteria da autodidatta, l’ho fatto anch’io ma poi ho sentito l’esigenza di avere dei maestri. Chi ha iniziato in una scuola oltre che le esercitazioni pratiche ha seguito corsi di disegno tecnico, organologia (storia degli strumenti musicali), chimica, fisica acustica, verniciatura, restauro. Formazione è anche studiare una chitarra nei minimi dettagli per capire com’è fatta, leggere un libro che tratti argomenti inerenti alla liuteria, visitare collezioni di chitarre, mostre, musei. A tutto ciò si affianca poi la parte costruttiva, perché la curiosità, l’entusiasmo per cercare di riprodurre ciò che si è scoperto è grande. Per costruire non basta acquistare il legno, serve anche un posto dove lavorarlo che non sia il tavolo della cucina, le polveri sono nocive! Anche chi frequenta una scuola, parallelamente deve attrezzarsi una postazione di lavoro: una cantina (non troppo umida!), un sottoscala, un garage insomma un locale anche piccolo da dedicare interamente alla nostra attività. Non ci possiamo dimenticare degli attrezzi: pialle, lime, scalpelli, trapani…, quelli imprescindibili e poi tutti gli altri, secondo l’insorgere della necessità. Quando ho sentito l’esigenza di avere un maestro, di frequentare dei corsi, mi ero reso conto di essere in grado solo di costruire dei “mobili”, belli ma privi di personalità. Studiare strumenti di maestri quali Torres, Hauser, Gallinotti, Martin e altri che hanno fatto la storia della liuteria chitarristica mi ha permesso di capire che uno strumento musicale deve avere un’anima, una forte caratterizzazione trasmessa dalla sensibilità di chi l’ha creato, influenzata a sua volta dall’ambiente, dal contesto culturale e dalla sensibilità musicale dell’epoca in cui il liutaio è vissuto. Essere in grado di cogliere queste sfumature permette di crearsi una personalità e di trasferirla ai propri strumenti. Strumenti che dovranno poi soddisfare anche e soprattutto le esigenze dei musicisti per i quali sono stati costruiti. E’ sempre una forte emozione, e ritengo la più grande soddisfazione del nostro lavoro, ottenere la fusione tra l’arte liutaria e quella musicale.

E’ solo un mio pensiero, forse legato alla mia storia professionale, quindi discutibile e valido fino a prova contraria.
E’ un modo per me di ripercorrere un cammino intrapreso vent’anni fa e ragionare su quali aspetti siano stati importanti e fondamentali per la mia formazione.
Prima di tutto vi è sicuramente la passione per la musica, nel nostro caso di quella suonata con la chitarra. Se mi permettete, aggiungo che per me è stata fondamentale anche la passione per la lavorazione del legno, aspetto che magari per altri sorge in un secondo momento. Ricordo con gioia la prima volta che andai in Brianza ad acquistare i legni per costruire le prime chitarre: un set in abete e acero e due set in cedro e palissandro indiano. Per me andare “per legno” allora era una festa e dopo vent’anni lo è ancora di più!
Ma le passioni non bastano, ci vuole la formazione.
Probabilmente non tutti hanno la possibilità di iniziare il proprio percorso frequentando una scuola, che ritengo sia la soluzione ideale per evitare una serie di errori e onerose perdite di tempo; un’interessante alternativa è quella di frequentare la bottega di un liutaio.
Esiste anche chi si avvicina alla liuteria da autodidatta, l’ho fatto anch’io ma poi ho sentito l’esigenza di avere dei maestri.
Chi ha iniziato in una scuola oltre che le esercitazioni pratiche ha seguito corsi di disegno tecnico, organologia (storia degli strumenti musicali), chimica, fisica acustica, verniciatura, restauro.
Formazione è anche studiare una chitarra nei minimi dettagli per capire com’è fatta, leggere un libro che tratti argomenti inerenti alla liuteria, visitare collezioni di chitarre, mostre, musei.
A tutto ciò si affianca poi la parte costruttiva, perché la curiosità, l’entusiasmo per cercare di riprodurre ciò che si è scoperto è grande.
Per costruire non basta acquistare il legno, serve anche un posto dove lavorarlo che non sia il tavolo della cucina, le polveri sono nocive! Anche chi frequenta una scuola, parallelamente deve attrezzarsi una postazione di lavoro: una cantina (non troppo umida!), un sottoscala, un garage insomma un locale anche piccolo da dedicare interamente alla nostra attività.
Non ci possiamo dimenticare degli attrezzi: pialle, lime, scalpelli, trapani…, quelli imprescindibili e poi tutti gli altri, secondo l’insorgere della necessità.
Quando ho sentito l’esigenza di avere un maestro, di frequentare dei corsi, mi ero reso conto di essere in grado solo di costruire dei “mobili”, belli ma privi di personalità.
Studiare strumenti di maestri quali Torres, Hauser, Gallinotti, Martin e altri che hanno fatto la storia della liuteria chitarristica mi ha permesso di capire che uno strumento musicale deve avere un’anima, una forte caratterizzazione trasmessa dalla sensibilità di chi l’ha creato, influenzata a sua volta dall’ambiente, dal contesto culturale e dalla sensibilità musicale dell’epoca in cui il liutaio è vissuto.
Essere in grado di cogliere queste sfumature permette di crearsi una personalità e di trasferirla ai propri strumenti. Strumenti che dovranno poi soddisfare anche e soprattutto le esigenze dei musicisti per i quali sono stati costruiti.
E’ sempre una forte emozione, e ritengo la più grande soddisfazione del nostro lavoro, ottenere la fusione tra l’arte liutaria e quella musicale.

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