È online Chitarra Acustica n. 2/2013

È online il numero 2/2013 di Chitarra Acustica, di cui proponiamo gli editoriali di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su chitarra-acustica.net o nei migliori negozi di strumenti musicali.

«Stefan e John»

In questo numero succedono in particolare un paio di cose, che a molti di noi potranno apparire assai significative. Da una parte la visita di Reno Brandoni alla fiera del NAMM in compagnia di Stefan Grossman, paragonata scherzosamente al viaggio iniziatico di Dante con la guida di di Virgilio; e la similitudine forse non è solo uno scherzo… Dall’altra il fatto che John Renbourn ci abbia gentilmente inviato una preziosa trascrizione di un suo pezzo risalente al 1968.

“Chitarra Acustica”, n. 2, febbraio 2013

Il binomio tra Grossman e Renbourn, ancora una volta a molti di noi, soprattutto a quelli che portano addosso qualche anno in più, rievoca un periodo a cavallo degli anni ’70 e ’80, in cui i due collaborarono molto insieme, dando vita a dischi fondamentali e a numerose tournée. Una sorta di età dell’oro per la musica acustica in Italia, in cui la loro musica – e non solo la loro – riempiva i teatri e i teatri tenda, e aveva ampio spazio nelle ‘radio libere, ma libere veramente’. Reno Brandoni è stato toccato da quello straordinario periodo in modo tutto particolare, avendo aperto in prima persona molti di quei concerti. Ma anche la maggior parte di noi, in un modo o in un altro, è stata segnata profondamente da quegli anni.
Alcuni diranno che è solo nostalgia. Ma – a parte il fatto che la nostalgia non è un sentimento che si debba per forza sminuire, visto che anzi ci coinvolge tutti fin dalla nascita – non si tratta soltanto di questo. La verità è che quell’epoca ha rappresentato come un ‘mito di fondazione’ della musica acustica nel nostro paese. E dio sa se di questi tempi non ci sia bisogno di miti di fondazione, per rimettere in ordine alcuni punti di riferimento della nostra esistenza.
Da una parte c’era l’opera titanica di Grossman, che ha incarnato nel modo più completo l’assimilazione della tradizione blues da parte di un musicista bianco. Eventualmente con tutte le implicazioni legate alla simbologia della ‘musica del diavolo’ o alle fantasie di patti con il diavolo at the crossroad, evocate in questo numero da Roberto De Luca, e – perché no – alla rigeneratrice discesa dantesca agli inferi. Così tutti i conti tornano.
D’altra parte c’è l’altrettanto prodigiosa opera di Renbourn, di fusione tra una musica di ritorno del Nuovo Mondo rivivificata dagli influssi afroamericani, tra le sue sopravvivenze folkloriche in grado di riportare alla memoria gli aspetti più tradizionali del sostrato celtico del Vecchio Mondo, e la musica d’arte del periodo rinascimentale e barocco, che meglio impersona le radici più profonde della cultura europea.
Tra i due grandi poli delle tradizioni africane e delle tradizioni celtiche si è andata così fondando la nostra nuova identità contemporanea, la nostra moderna epopea. Grazie Stefan, grazie John!

Andrea Carpi

«Volando e sognando California»

Volare è contro la natura umana. Eppure il volo ha sempre affascinato l’uomo. Nei secoli egli ha sempre cercato di vivere questa esperienza e di farla sua. Non so perché e dove stia il fascino di questo ricorrente desiderio. Ma ci penso sempre ogni qual volta sorvolo l’oceano a bordo di un aereo.
Vedo il cielo e la profondità della terra che scivola sotto i miei piedi, e sembra che il mondo si allontani portandosi dietro i pensieri e le emozioni più profonde. È un momento magico, un estasi profonda, che libera l’individuo dalla frenesia del quotidiano e lo porta ad aprirsi verso l’infinito. Molti musicisti percepiscono questo senso di libertà e molti approfittano di questi viaggi per comporre, pensare alla propria musica, riflettere sui contenuti contorti della propria esistenza quotidiana. Gli affanni e i malumori, ma anche le gioie e i successi. La musica dovrebbe essere storia, colonna sonora della vita, ma spesso gli eventi che ti bombardano distruggono il sapore del racconto e lasciano solo spazio a intricate costellazioni di perché, dubbi e domande. Quello che produci musicalmente non è più storia o percorso, ma solo rabbia modulata che sembra suono.
Generalizzo e chissà quanti penseranno diversamente, anche se le crisi – come quella che stiamo vivendo – livellano i giudizi e molti si riconoscono in altri, in tanti. E così l’individuo da solitario diventa moltitudine, massa, opinione, e il pensiero di uno può diventare quello di molti. E nel male e nel dolore non si è più soli. Le fratellanze nascono dal bisogno, così come nel bisogno distingui gli amici più veri. E allora la musica non è più tappeto sonoro ignoto e incomprensibile, ma sillaba umana che risuona di nuovo armoniosa e sensuale, pronta a conquistarti nel silenzio profondo del tuo essere.
La mia chitarra mi accompagna sempre, anche se fisicamente non è sempre con me. Ed ora, così sospeso nel vuoto, vorrei imbracciarla e accordarla in una della miriadi di accordature aperte possibili per suonare una nota, un solo accordo. Comporre non dovrebbe essere solo utilizzo sfrontato di posizioni e acrobatiche armonie, ma anche produrre un suono, tenerlo sospeso e lasciarlo morire nel silenzio, prima della prossima nota. Ho voglia di questo, di musica pulita, di musica sussurrata e mai sfrontata. Il volo pulisce ogni scoria dal tuo animo e libera la passione nascosta nella tempesta del tuo inconscio. Per questo quando volo scrivo, e quando scrivo sogno e non riesco a pensar male, da qui in alto, così lontano da tutto, così vicino a Dio.

Reno Brandoni

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Redazione

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  1. Luciano Miranda Reply

    Ahahah! E pensare che io invece avevo creduto che Stella Artois fosse una tua fiamma francese o una ragazza che comunque ti piacesse, Reno, eheheh, ancora non avevo notato, allora, una birra con quel nome; quando poi un giorno ne ho scoperto l’esistenza, mi son detto “Ah, ecco”…
    Da allora quella birra ci accomuna e non è poco…

    Sì, Andrea, lo sai come si dice: mai dire mai… Esiste un tempo per ogni cosa e se quella cosa deve accadere, accadrà. Magari in un altro mondo, in un’altra vita, forse in un altro sogno, ma accadrà.
    Scusami se a volte sembro troppo pedante o guerrafondaio (anche perché è la verità :-), è la mia natura.
    Ma in fondo lo faccio solo per “smuovere le acque”, ogni tanto…

    Grazie per il “giovinastro”, Giovanni, eheheh, di solito mi danno del “giovanotto” ed io mi faccio anche fesso da solo illudendomi di esserlo veramente, ahahah. Ma mi accontento, dai! Del resto lo siamo tutti, eterni giovanotti, fin quando siamo innammorati della chitarra.
    Un bacione a tutti!

  2. Reno Brandoni Reply

    Ciao Luciano
    Forse hai ragione, sono passati SOLO 30 anni ed è stato un momento magico e indimenticabile. Grazie per avermelo fatto ricordare. Il titolo Stella Artois nasce proprio dalla birra, eravamo con Unterberger in un pub di Milano e non sapevo come intitolare questo brano e Giovanni sorseggiando il suo bicchiere di tamarindo (è la verità) guardò la bottiglia di birra che stava dinanzi a me e mi disse, chiamalo come la birra che stai bevendo… “Stella Artois”. Certo mi sarebbe piaciuto molto di più raccontare che la birra si fosse chiamata così dopo che il proprietario del birrificio aveva ascoltato il mio brano. Ma così non è andata 🙂

  3. Giovanni Pelosi Reply

    Vedi Luciano, quando tu hai scritto che per te un certo tipo di musica si era fermato agli Eagles, ho pensato… questo giovinastro! per me si era fermata prima! Quello che volevo dire è che gli Eagles erano forti davvero, e che io, per un atteggiamento che ora giudico sbagliato, li ho perduti per tanti anni… capisco quello che dici su recensioni ecc.: non è un sospetto, è la verità che le aziende ci mettano a disposizione degli strumenti per provarli, e che sperino di avere dello spazio sulla rivista. ma è anche vero che alcune chitarre, come le taylor, non le avrei mai neanche cercate se non avessi letto qualche recensione su Chitarre… in fondo, provare una chitarra è un servizio per il lettore… sapere com’è, com’è fatta, come suona, una chitarra, e quanto costa, specialmente per chi non vive in città superfornite, nonostante internet, dove in fondo c’è tutto, ma tutto è senza controllo, ha per me una utilità non trascurabile… anche perché mi fido del giudizio di Mario Giovannini, che conosco benissimo, o di Daniele Bazzani, e degli altri recensori… tutte persone competenti ed oneste, non mi diranno mai qualcosa di falso, lo so e ci conto. Non so quanti Cd di chitarra escono ogni mese, magari ne uscirà uno di qualcuno dei miei eroi, oppure ne uscirà uno di un artista che non conosco, ma che incontra la meraviglia e l’emozione di un recensore di cui mi fido… allora provo a comprarlo, e spesso ne sono contento.
    Non preoccuparti degli errori (non guardare i miei, però)… l’importante è che una rivista ed un sito ci hanno messi in contatto, di questo siamo tutti grati a Reno, che l’ha pensato. Ciao!

  4. Andrea Carpi Reply

    Ciao Luciano!
    Stavo qui a cullarmi piacevolmente con le bellissime risposte di Giovanni e Reno alle tue insaziabili curiosità, un po’ borbottone ma appassionate, come tutti noi siamo un po’. Anche se le tue considerazioni sui contenuti di certa carta stampata, in qualche modo, mi tiravano in ballo. Ma con questo tuo ultimo post in ballo mi ci hai tirato proprio direttamente, e te ne sono grato. Perché mi fa piacere ricordare la collaborazione con Reno in quel “Chitarristi italiani”, che metteva in luce anche un mio lato chitarristico, che finora non sono riuscito a tradurre in pratica. Ma che forse, da ‘grande’, chissà? 🙂
    Un abbraccio forte!

  5. Luciano Miranda Reply

    -.PER RENO.-

    Trentacin…! Acc… comunque la copia del libro in mio possesso è datata 1983 (Happy Grass Music), 30 anni fa 🙂
    Ricordo che, dal mio paese vicino, andai in treno a Salerno, in un grande negozio musicale per vedere se trovavo altri libri sul Fingerpicking, dopo aver acquistato quello sul Ragtime di G. Unterberger. Devo dire che lo presi subito, non appena notai il nome di Riccardo Zappa sulla copertina (a quel tempo consumavo il suo disco “Haermea”, stabilendo, in maniera fissa, la puntina sul solco di “La Camera Incantata”, è ovvio :-). Con grande disappunto di mio fratello maggiore: l’impianto stereo era suo (ed anche il disco), anche perché quando entrava la cassa io alzavo lentamente il volume al massimo, facendo vibrare i vetri della finestra, eheheh… e poi dopo mettevo sempre la puntina sul finale, di cui mi godevo le note basse della dodici corde che riempivano la stanza, cosicché davvero mi sembrava incantata (la mia camera…). Beh, parlarne con te, Reno, dopo 30 anni, mi dona un’emozione grandissima…
    Anche perché poi ho scoperto il tuo gioiellino “Stella Artois”, che è uno dei pochi pezzi che ancora amo suonare la sera, sul divano, soprattutto con la classica. Figurati che da allora la Stella Artois è diventata la mia birra preferita! (potenza della… pubblicità :-)) e la associo sempre alla fresca birra del castello, di Giovanni: “Cold beer at the Honky Château”.

    Beh, quel libro ce l’ho ancora e ogni tanto lo rileggo con piacere. Si intuiva una grande passione, nelle varie interviste, sia dalla parte del relatore che degli artisti intervistati. Piu’ di tutti mi ha colpito Andrea (Carpi).
    – Ciao, Andrea! 🙂
    Soprattutto per il contrasto che ho notato nel suo approccio allo strumento, presentato nel libro: accordature personali (Ballo per Luca – Mi si mi mi si mi), Launeddas sarde, il Trescone di cui parlavi tu, Reno e l’Andrea che ho conosciuto poi attraverso i quaderni di chitarra prima e la rivista Chitarre, poi.
    – (Andrea! Sei un pezzo di storia chitarristica italianaa!!! :-))…

    Beh, che dire, Reno?
    Solo che sono stato felice di leggere qua, sul web, qualche anno fa, del tuo “ritorno” nel mondo della chitarra e del fatto che ancora una volta lo hai fatto in maniera tangibile, in questo caso fondando il sito di Fingerpicking Net…
    E questo è stato un bene per tutti, davvero, perché da allora ogni volta che ho ascoltato un tuo brano nuovo, mi è venuto da pensare: “È bellissimo”.
    Altro che stanco, a 53 anni, eheheh. Io ne ho 52 ma mi sembra di averne sempre 22!
    (beh, diciamo 32, sennò mi scambiano per mio figlio :-))
    Un abbraccio forte!

  6. Luciano Miranda Reply

    Ullallà! Quanta bella gente che mi ha risposto (anzi, bellissima! :-))!

    -.PER GIOVANNI.-
    Acc…! Quanti errori di battitura ho commesso… Ho avuto fretta di premere “invio” senza prima correggerli :-)-. Vabbeh, tanto penso sia stato abbastanza intuitivo il fatto che desiderassi evidenziare le mie rimostranze per un certo tipo di articoli, in seno alle più disparate riviste musicali, che spesso non brillano troppo per la composizione di articoli che a me sembrano redatti solo in base a scelte pubblicitarie o di recensione… Anche se devo darti ragione, in linea di massima, su diversi punti: difatti anche io ho scoperto l’esistenza di grandissimi artisti come SRVaughan o T. Emmanuel o Danny Gatton, o che so, di Steve Vai e tanti altri attraverso la lettura di riviste come “Chitarre”, etc…

    In pratica, comunque, come vedi, i signori che hai nominato fanno parte tutti di una rosa di artisti i cui nomi sono incisi negli annali della storia musicale per sempre e sono gli stessi che ho amato anche io nel corso dei (pochi) decenni. Aggiungerei anche Blackmore e qualche altro che adesso mi sfugge, ma… il punto sta proprio qua: Io son nato negli anni sessanta e musicalmente cresciuto nei settanta ed ottanta. Morale? Dopo tanti anni, per me nessuno sarà mai piu’grande di Lucio Battisti, in Italia. Per ciò che concerne la guitar elettrica, invece, beh, per me il dopo Van Halen non esiste o quasi (ahahah, quanto sono scemo, ma vabbe’, mi piaccio così :-)).
    Beh, non so come dire… ‘nsomma, avrai senz’altro capito che la globalizzazione chitarristica, il suo studio omogeneo e metodico, attualizzato in questa epoca di spianamento di massa, non fanno per me. Tapping ad oltranza, sciuippikking, stupide percussioni ed accordature aperte selvagge, beh, so’ cose che non concepisco.
    Io la tastiera la conosco a memoria e conosco la musica, ma… mi piace fare solo le pentatoniche e le cose essenziali e godo nel vedere le mani che scorrono su e giù per la tastiera, alla Jimi Hendrix. Sono un cultore delle tre dita e del pollice sui bassi e odio le scale a 3 note per corda. Amo il chitarrista che impara da zero e da autodidatta, la base, l’armonia basilare, l’Abc e poi costruisce le sue preziose melodie. Ecco: amo Wes Montgomery, amo Charlie Christian, amo i Blues Man acustici degli anni 20 che ci ha fatto conoscere S. Grossman, amo i bluesman elettrici di Chicago, di Detroit, amo Ericlapton, Marknopfler, Jimihendrix, Davegilmour, i cantautori nostrani…

    Sì, esistono numerose eccezioni, è ovvio. Ma quelle confermano la regola.
    E con questo spero di essere riuscito a far capire ciò che intendevo esprimere con le mie elucubrazioni, forse un po’ distorte e, forse in apparenza, un po’ contraddittorie.

    Purtroppo sono solo un imbianchino e non ho più le strutture mentali per costruire un valido discorso, come vorrei, come avrei potuto fare 30 anni fa quando ancora studiavo.
    Anzi, avendo sempre le dita un po’ screpolate, a causa del mio lavoro (carta vetrata, ecc.), col passare del tempo ho finito per trascurare il fingerpicking, e mi son trovato di punto in bianco col plettro fra le dita decidendo di non più abbandonarlo e spesso mi diletto a “cucire” insieme le mie improvisazioni (dilettantesche) e così mi ritrovo con dei, diciamo così, “pezzi” che finisco per mettere su Youtube.
    In questi giorni poi li ho tutti cancellati, cercando di rifarli con la guitar elettrica, cosicché soddisfo la mia passione per il flat(finger)picking acustico, coniugandolo però con lo strumento elettrico, il cui suono rotondo mi piace di più 🙂 .
    Quando hai voglia e tempo, dimmi se ti piacciono, Giovi, senza tenere conto, ovviamente, dei tanti errori esecutivi e soprattutto senza tener conto del tempo (sono sempre “brani” da rifinire e ridefinire, non scritti e in odore di perenne provvisorietà :-))
    Qua:-
    http://www.youtube.com/user/brucelucio?feature=mhee

    -.Ps. Hai ragione, ho dimenticato di citare Franco Morone ed altri, ma erano sottintesi, visto che ho quasi l’intera collezione dei manuali Lizard anni ’80 e quindi anche il suo “Blues Acustico”.-
    Un caro saluto, Giovanni!

  7. Giovanni Pelosi Reply

    Luciano, ti ringrazio per le parole al mio indirizzo 🙂
    Voglio soltanto dirti questo… hai nominato Fender, che per me voleva dire praticamente Hank B. Marvin, Eric Clapton e soprattutto Jimi Hendrix. Se mi fossi fermato lì, avrei perduto quantomeno Mark Knopfler… mica avrei fatto bene, mi sarebbe mancato! Oppure, se mi fossi fermato al fingerpicking di 30 anni fa, avrei perduto non solo ciò che non c’era ancora, ma anche ciò che non si conosceva in Italia… penso a Peter Finger, a Pierre Bensusan, a Tommy Emmanuel, a Franco Morone, a Doyle Dykes, a Buster B. Jones e a mille altri, che in parte ancora non c’erano, ma che prevalenemente una comunicazione assai meno capillare ci aveva impedito di conoscere. I nomi che hai citato tra i chitarristi acustici sono per me quasi tutti amici, che mi hanno ispirato e mi ispirano ogni volta che prendo la chitarra in mano… ma ne ho conosciuti tanti altri, cito un nome non ancora fatto, Franco Morone, per esempio… o Pietro Nobile, per parlare non esattamente di giovanissimi, che hanno fatto e continuano a fare la chitarra acustica italiana… potrei fare un lungo elenco di chitarristi italiani più giovani che meritano di essere ascoltati, trovando i tuoi gusti assolutamente condivisibili. Fui tanto addolorato dallo scioglimento dei beatles che per una decina d’anni non ho ascoltato musica… e avevo perduto James Taylor, i Genesis, i Pink Floyd e gli Yes, gli Eagles e i Dire Straits… non è bene bloccarsi su ciò che ci è piaciuto tanto… si finisce col perdere qualcosa che ci mancherà.
    Certo, non può piacerci tutto… si diventa più selettivi, più difficili, come ascoltatori… ma provarci potrà portarci ad avere quello stesso entusiasmo infantile che ho provato quando comprai il 45 giri con Mrs. Robinson da un lato e Scarborough Fair dall’altro. Un saluto carissimo!

  8. Reno Brandoni Reply

    Trentacinque anni fa mi ponevo il problema dello Stile Chitarristico Italiano. Ero dentro la musica avvolto dalle influenze di Grossman, Renbourn, Duck Baker, tutto il buono mi sembrava venisse dall’altro mondo. Le prime cose che ascoltavo di Morone erano legate al Blues, Maurizio (Angeletti) era Fahey dipendente, Ciotti profondamente Blues. Gli unici un po’ fuori dal coro erano Saro Liotta, il buon Carpi che mi propose “Trescone e Perrigordino” e Riccardo dalla sua camera incantava con suoni “innovativi”. Allora mi sembrava che la sfida fosse lanciata e con quel libro cercavo di dare una svolta, uno stimolo per scrollarsi di dosso il rigore e la disciplina della musica che tutti suonavano provando a rompere gli schemi dell’usualità. Io stesso ebbi fortuna in quel periodo grazie al fatto che iniziavo a scrivere “Italiano”, almeno così Grossman mi diceva e il mio suono anche per un Americano ed un Inglese aveva un senso, era diverso, non codificato o replicato, non emulato ma genuino.
    Oggi tutto questo è solo un ricordo, non vedo più queste grandi distinzioni (cos’è la Destra cos’è la Sinistra diceva un lungimirante Gaber), non cerco più di capire origini e stili amo solo ascoltare ciò che mi piace (trovandone sempre meno in verità) ed evito di catalogare stili e provenienze. Ultimamente ho abbracciato anche la chitarra classica e non sono così più tanto sicuro che sia giusto “discriminare” l’elettrica. Ho 53 e forse sono stanco di barriere e trincee e sono pronto a ricevere “a fuoco incrociato” tutto quello che viene da una sei corde, lasciandomi colpire da pochi colpi e schivandone (ahimè) la maggior parte.
    Grazie di aver ricordato una delle mie “vecchie” fatiche.

  9. Luciano Miranda Reply

    Ciao, Giovi! Grande piacere che tu mi abbia risposto :-).
    Beh, come noterai, lo avevo preavvisato :”Opinione rigorosamente personale”.
    E così è, infatti, nulla di più… pensieri espressi ad… alta voce.

    Tra l’altro tu sei uno degli autori che ho scoperto nei miei anni giovanili, all’inizio degli anni ’80, quando ho reperito i volumi di Giovanni Unterberger. Anche se ai tempi non mi fu possibile reperirlo perché, mi sembra, nel negozio che frequentavo non era in giacenza.

    Per quanto concerne la musica, nello specifico quella che ci riguarda da vicino, beh… già… 30 anni fa…
    Beh, caro giovanni, sai, nel libro di Reno, cui accennavo nell’altro post, “Chitarristi Italiani”, nell’intervista dedicata al nostro grande Riccardo Zappa, a pag. 51, Reno, al termine del colloquio, chiede a Riccardo:

    – Credi che sarà possibile riuscire a creare uno stile chitarristico italiano, riconoscibile in tutto il mondo? –

    (non riporto tutta la risposta di Riccardo perché, ahimè, non è possibile fare copia ed incolla, trasbordando dal libro di carta a questo foglio elettronico e scocciandomi di scriverlo a mano, ne batto solo il punto che mi interessa)

    – L’unica cosa che possiamo fare è scrivere della musica, non riferendoci possibilmente a cose preesistenti e stramasticate. Fermo restando che, se a qualcuno piace il Ragtime, c….!, che lo suoni tutta la vita. Io non gli dico nulla, anche perché non amo la polemica.
    Lo suoni pure. Fara’ anche una bella figura.-

    “Beh?! – rispondo io – perché no?!?”

    Qual è il problema?
    A me piace il Country! Piace il Blues! Il Rock-blues! A me piace leggere solo di Fender, solo Gibson, solo Martin e qualche volta anche Yamaha ed Ibanez! Chissenefrega delle altre chitarre? (ihihihi :-))

    Esistono centinaia, migliaia di chitarristi bravissimi, ma… a me cosa me ne… a me interessa solo leggere di Norman Blake, di Doc Watson, di Tony Rice, di Chet Atkins (ovvio, nello specifico acustico) e naturalmente Tommy Emmanuel!
    Sempre? Sì, sempre!

    Esempio? (indicativo e ridotto all’osso):
    Beh, possibile che per sapere qualcosa di Norman Blake, su Norman Blake o cosa pensa e come si muove in campo chitarristico Norman Blake, io debba passare nottate intere a cercare di districarmi tra i significati delle improbabili ed approssimative traduzioni che un coso elettronico compie ai danni delle già pochissime note in inglese reperibili sul web?

    A quando Cover giganti di simili personaggi (Giganti)? O libri che ne raccontino le gesta?

    E… ma, vabbe’ lasciamo perdere. La mia è una causa persa, lo so.
    Ok, corro al solito scaffale e cerco di rispolverare il libro di Maurizio Angeletti:
    “American Guitar”, e… sì, riascoltiamoli pure, uff… sì, John Fahey… uff, Robbie Basho… ok, Ackerman, De Grassi…

    Uff… che noia… aahhh-hung.

    Vabbeh, va’ “appicciamo” lo stereo e mettiamo sul piatto Riccardo Zappa.

    Ecco che va: “La Camera Incantata”.
    Volume a manetta e… sì amo anche le Ovation…

    Ciao Giovanni e scusami per le lunghe digressioni. Sono un incurabile rompiballe, anche a quasi 52 anni, come lo ero a 22 🙂

    Con grande affetto e stima, Luciano.

    Ps.– Grande, la tua esecuzione di Railway, su Youtube. Bella quasi come quella originale. Mi ti ci iscrivo.

  10. Giovanni Pelosi Reply

    Luciano, non è un po’ come dire… scrivete soltanto gli articoli che io conserverò? Saranno gli stessi che altri conserveranno? Hai scritto più sopra che secondo te questa musica si è fermata a 30 anni fa… non è che sia un grande incoraggiamento a continuare a scriverne; ovviamente non sono d’accordo, e questo è il sale della vita 🙂 però, se il tuo interesse è soltanto verso una parte di ciò che è successo fino a 30 anni fa, forse saranno poche le cose che ti interesserà leggere… invece noi siamo qui a testimoniare che non esistono soltanto i grandi, vecchi Maestri, con i quali abbiamo la fortuna di avere un contatto tuttora costante quando non anche un legame di amicizia personale.
    Esiste un movimento vivo nel mondo, ed anche qui in Italia, fatto di giovani e meno giovani, con molte proposte artistiche interessanti, delle quali ci facciamo portavoce appassionato e puntuale. Neanche io provo lo stesso interesse per tutti gli articoli… ma penso sia normale, non avviene la stessa cosa con qualunque pubblicazione? Per quanto mi riguarda, provo la stessa sensazione anche con i libri, di chitarra… ci sono dei brani che vorrò imparare ad ogni costo, e dei brani che semplicemente non mi piacciono o non mi interessa imparare. Insomma, Luciano… sia pure con occhio critico, continua a seguirci, magari troverai qualche nuovo eroe che ti farà desiderare di suonare ‘altro’ 🙂 o anche solo di ascoltare, altro.
    Ciao, Giovanni

  11. Luciano Miranda Reply

    Opinione rigorosamente personale:
    – secondo me sarebbe auspicabile (sarebbe L'”ideale”, ma proprio per questo irrealizzabile…) che si realizzasse la rivista (OGNI rivista!) una tantum, c’est à dire nei momenti in cui, rari peraltro e per forza di cose, c’è davvero qualcosa da dire (da scrivere o riportare…). Voglio dire: non bisognerebbe necessariamente rispettare delle scadenze fisse, tipo mensile od altro. L’ideale sarebbe (condizionale obbligato, lo so) uscire bimestrale, o anche semestrale od annuale… insomma ogni intervento dovrebbe essere frutto del massimo interesse da ambo le parti: chi scrive e chi legge (e compra).
    Pourquoi dico questo? Perché in passato ho rischiato di avere gli scaffali pieni di carta inutile, comprata nel corso degli anni (vedi “Chitarre”, “Guitar Club”…). Per forza di cose ho dovuto operare delle scelte e tenere gli articoli o i numeri (pochi interi, in verità) davvero interessanti e che meritavano un alloggiamento di lunga durata nei suddetti scaffali.
    Chissà… con i soldi spesi per tutte queste riviste, in più di 20 anni, beh, ma sai quanti libri avrei potuto acquistare? (libri di Chitarre, è ovvio… :-)).–

  12. Andrea Carpi Reply

    Ciao gu,
    grazie delle preziose informazioni. Stiamo cercando di provvedere. All’inizio bisogna vigilare un po’.

  13. Luciano Miranda Reply

    Mmmm… sono trascorsi 30 anni, ormai, da quando ho acquistato e letto la prima volta “Chitarristi italiani – la loro musica, le loro idee” di Reno Brandoni. Beh, che dire… Ogni tanto rispolvero questo libro, ed altri dell’epoca… e, beh, spesso rimpiango quei tempi.
    “Stella Artois”, “Railway”, “Summertime”, “Cold beer at the honky chateau”, “Satan doll”… sono ancora i soli pezzi che amo fare in stile fingerpicking (ed a volte anche in flatpicking). A parte il grandissimo Tommy Emmanuel, per me è ovvio, da allora questo tipo di musica si è fermata. Tutto ciò che ho avuto occasione di ascoltare in merito, da allora, l’ho fatto solo una volta o anche distrattamente. Chissà, forse le prime cose sono quelle che rimangono impresse per sempre, come uno “standard” difficile da superare.
    Per esempio, da allora (da quando ero ragazzo) gli unici fumetti che leggo sono sempre Tex, Zagor… i film sul Kung Fu che ho voglia di guardare sono sempre gli stessi (quelli di Bruce Lee o di Wang Yu). Amo ascoltare o rivedere sempre i Dire Straits (primo lustro, ovvio) o i Pink Floyd o gli Eagles, e… beh, insomma, intendo dire che a volte, sulla faccia della terra, si va avanti per… “forza di inerzia”. Perche’ BISOGNA andare avanti. Ma, se dipendesse da me, la realtà si cristallizzerebbe nel suo momento “clou”, nella fattispecie: la realtà musicale.
    Più ascolto le cose odierne, più mi vien voglia di metter su i vecchi vinili (sì, vinili). Più affondo lo sguardo nell’editoria musicale odierna e più mi vien voglia di rituffarmi nelle letture giovanili…
    L’unica cosa che non vedo mutata, dopo tanti anni, sono antichi pregiudizi come la definizione che si dà al Blues: la Musica del Diavolo, l’incontro al crocevia.
    Beh, certi concetti, certe definizioni, è difficile rimuoverli. Troppo radicati, certi modi di dire.
    Intanto guardo l’immagine di Grossman, sulla copertina della rivista e subito dopo quella stampata nel libro di cui dicevo prima, in compagnia di Reno e, beh, non c’è dubbio: la mia scelta è quella di rituffarmi nella lettura di quest’ultimo…

  14. gu Reply

    Ciao Andrea,

    piccolo aggiornamento sulla rivista… Oggi sono andato da Musicarte, che qui a Roma è uno dei negozi per musicisti più conosciuti, ed ho chiesto se potevano ordinarmi Chitarra Acustica, ma purtroppo mi hanno detto che non effettuano questo servizio, anche se in realtà dispongono di diverse pubblicazioni della Carish, tra cui Open Tuning Basics di Reno Brandoni. Proverò nei prossimi giorni a chiedere a qualche altro negozio e vi terrò informati.

    Buon fine settimana!

  15. rino2 Reply

    Su questo numero ho visto la copertina del nuovo libro di Riccardo Zappa “La Chitarra 12 Corde”… Nello store non lo trovo… Mi sapete dire quando sarà disponibile??
    Grazie
    Rino

    • admin Reply

      Per quanto riguarda il libro di Riccardo Zappa, stiamo aspettando le copie dalla tipografia, dovrebbe essere disponibile entro la fine del mese.

  16. Andrea Carpi Reply

    Ciao gu,
    puoi richiedere “Chitarra Acustica” al tuo negozio abituale o in qualsiasi altro negozio di strumenti musicali. Se il negozio interpellato non ha ancora la rivista, puoi chiedergli di ordinarla presso la Carisch, utilizzando il codice CA1301 per il numero di gennaio e CA1302 per il numero di febbraio. Questo tipo di distribuzione è al suo inizio, e quindi vi chiediamo di aiutarci – ordinando la rivista – ad avviarne il ciclo nel migliore dei modi.
    Se puoi, tienici informati dell’andamento della cosa.
    Grazie e a presto!

  17. gu Reply

    Buongiorno a tutti!
    Leggevo qualche settimana fa che la rivista sarebbe stata disponibile presso alcuni rivenditori… notizie su come acquistarla a Roma?
    Grazie.
    gu

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