È online “Chitarra Acustica” n. 1/2014

È online il numero 1/2014 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su chitarra-acustica.net o nei migliori negozi di strumenti musicali.

«Blues, country, jazz: ricominciamo da tre»

Per un nuovo inizio serve darsi una buona spinta, anche ripartire da basi fondamentali. Noi le abbiamo cercate per esempio in Robert Johnson. Lui non è il primo bluesman in ordine di tempo, ma di certo è quello maggiormente riconosciuto per la sua influenza sul blues che è venuto dopo e che ancora oggi vive. Daniele Bazzani lo ha affrontato da un punto di osservazione nuovo. Ha ripreso alcune discussioni già note intorno alla possibilità che alcune incisioni di RJ fossero state velocizzate su disco rispetto al tempo di esecuzione originale. E, al di là di verità inconfutabili e storiche che sembrano molto ardue da ottenere, ha posto l’accento su questioni squisitamente musicali e sulla propria sensibilità di musicista, per mettere in evidenza la ‘innaturalità’ e anche la ‘illogicità’ di certe registrazioni in oggetto. La sua ricerca è stata un ottimo pretesto per affinare la nostra attenzione all’ascolto e la nostra educazione all’orecchio.

“Chitarra Acustica”, n. 1, gennaio 2014

“Chitarra Acustica”, n. 1, gennaio 2014

Poco noto in Italia, anche se è rimasta memorabile la sua partecipazione alla Convention 2006 della ADGPA Italiana al CastelBrando di Cison di Valmarino, Jim Nichols è a sua volta un punto di riferimento di grande importanza. Perché è attualmente uno dei seguaci più rappresentativi della musica di Chet Atkins, e perché al tempo stesso ha notevolmente sviluppato una dimensione che in Chet era già in parte presente, la propensione verso il jazz e l’esecuzione degli standard del jazz, che Jim interpreta splendidamente accompagnando il canto di sua moglie Morning e in altre formazioni. In lui si concentra insomma nel migliore dei modi l’incontro fondamentale tra gli sviluppi urbani della musica country e il mainstream della grande canzone americana del periodo tra le due guerre. Al punto che ci manda proprio in brodo di giuggiole quando afferma, nell’intervista curata da Domenico Lobuono: «Suonare un brano di Chet Atkins o di Jerry Reed può essere più impegnativo che suonare un brano jazz».

A proposito di jazz, è stato molto fecondo anche l’incontro con Lino Patruno, pioniere in Italia del jazz tradizionale, che lui considera come l’unico jazz autentico. Al di là delle opinioni personali, che possono sempre essere partigiane, le provocazioni di Patruno ci offrono il destro per risalire con maggiore consapevolezza alle origini del jazz, ai suoi significati più fondamentali e meno accademici. E le sue posizioni sono anche capaci di ridare un po’ di fiducia in più a noi italiani: insieme ad Adriano Mazzoletti, autore de Il jazz in Italia – voll. 1 e 2 (EDT, 2004 e 2010) e de L’Italia del jazz (Stefano Mastruzzi Editore, 2011), e a Renzo Arbore, che ha recentemente presentato in televisione il documentario Da Palermo a New Orleans… e fu subito Jazz, Lino è un appassionato assertore dell’importanza che hanno avuto nella nascita del jazz i musicisti italiani, primo fra tutti Nick LaRocca, di origini siciliane e leader della Original Dixieland Jazz Band, che incise nel 1917 il primo disco della storia del jazz, “Livery Stable Blues”.

Buon anno a tutti!

Andrea Carpi

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