Dodici ristampe dei Dischi del Sole

(a cura di Andrea Carpi) Con un tempismo per noi significativo, mentre stavamo partorendo il lancio di questo nuovo spazio dedicato al folk revival, la casa discografica Ala Bianca ha pubblicato il 10 marzo la ristampa in CD di dodici album rappresentativi dello storico catalogo de I Dischi del Sole, di cui già dal 1989 si era presa cura con diverse iniziative di recupero in collaborazione con l’Istituto Ernesto De Martino, fondato nel 1966 dagli studiosi Gianni Bosio e Alberto Mario Cirese «per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario». Nati nel 1963 come emanazione discografica delle Edizioni Avanti!, e in concomitanza con la creazione del gruppo del Nuovo Canzoniere Italiano e dell’omonima rivista, diretta da Bosio e Roberto Leydi, I Dischi del Sole furono insieme all’etichetta Albatros, che nacque più tardi nel 1970 con la direzione di Leydi, un punto di riferimento fondamentale per il movimento italiano di folk revival.

In questi dodici dischi sono ben rappresentati i quattro momenti essenziali che, nello scorso numero, avevamo posto alla base dello spirito originario del movimento di revival: la ricerca scientifica ‘sul campo’, i protagonisti del folklore di base, la riproposta urbana e la creazione di nuove canzoni sul filo della tradizione.

La ricerca sul campo è presente con il doppio album Italia. Le stagioni degli anni ’70 del 1971, a cura di Sandro Portelli, una delle tre più importanti antologie del folklore musicale italiano, accanto a quella già ricordata a cura di Alan Lomax e Diego Carpitella in due volumi (Northern and Central Italy and the Albanians of Calabria e Southern Italy and the Islands, Columbia, 1957; pubblicata in Italia con il titolo Folklore musicale italiano, voll. 1 e 2, Pull, 1973) e a quella curata da Roberto Leydi in tre volumi: Italia, voll. 1-3, Albatros, 1970-1971. Rispetto alle due altre antologie, che riflettono un interesse rivolto principalmente al folklore tradizionale contadino, quella di Portelli ricerca invece una contemporaneità tra forme arcaiche di cultura popolare contadina e forme più ‘moderne’ di cultura proletaria urbana, secondo un orientamento che attraversa tutta la produzione dei Dischi del Sole. Per questo, ad esempio, ai riti primaverili del Maggio contadino vengono accostati i festeggiamenti del Primo Maggio dei lavoratori; così come la manifestazione operaia viene di volta in volta scelta come momento privilegiato di organizzazione ed espressività popolare. Resta pur sempre che, nell’antologia, gli esempi più credibili in questa direzione sembrano essere quelli strettamente ancorati alle tecniche espressive tradizionali: come “Evviva il 1° maggio”, eseguito nel tipico stile polivocale delle mondine del Vercellese, o “Quadernos iscrittos in d’una cella oscura”, scritto da Peppino Marotto all’interno dei modi tradizionali della polifonia barbaricina.

Tra i protagonisti del folklore di base, possiamo annoverare la cantante e chitarrista Giovanna Daffini con Amore mio non piangere del 1975. La sua importanza come interprete popolare è legata al repertorio tradizionale appreso dalla madre e alla sua precoce e duratura attività stagionale come mondina nel Vercellese. A queste radici si sono aggiunte esperienze di musica ambulante e di intrattenimento nei matrimoni e nelle feste di paese a fianco del padre, violinista che precedentemente faceva i commenti sonori durante le proiezioni di film muti, e del marito Vittorio Carpi, a sua volta violinista che aveva suonato in orchestrine professionistiche ed è presente nel disco. Così, accanto ai canti della tradizione e della risaia, la Daffini introduce anche una canzonetta come “Marina” di Rocco Granata o una canzone d’autore come “La morte di Anita Garibaldi” di Massimo Dursi e Sergio Liberovici dei Cantacronache, gruppo precursore del Nuovo Canzoniere Italiano per quanto riguarda la creazione di nuove canzoni e la raccolta di canti anarchici e socialisti.

Se Giovanna Daffini si presenta quindi come una figura di passaggio dalle forme popolari tradizionali a quelle popolaresche urbane, ancora più legato all’attualità urbana proletaria è il Gruppo Operaio ’E Zezi con Tammurriata dell’Alfasud del 1976. Formato da operai, artigiani e studenti, il gruppo alterna tammurriate e tarantelle paesane con i testi attuali e di lotta di Pasquale Terracciano, per concludere con l’inno di tradizione orale “Bandiera rossa”.

Il mondo della riproposta urbana è invece rappresentato dal primo album di Caterina Bueno, La veglia del 1968. Fin da questo esordio, la sua attività di cantante appare finalizzata in modo particolare alla ricerca. In un’intervista preparatoria al documentario Caterina raccattacanzoni del 1967, alla domanda «Ricerca, spettacolo… sono due termini che ricorrono nel tuo discorso: quale t’interessa di più?», Caterina rispose: «La ricerca! Perché lo spettacolo è per me in funzione di finanziare la ricerca, tra l’altro, o d’incrementarla». E il suo lavoro di ricercatrice ha avuto nel tempo un’importanza notevole, consentendo di recuperare molte canzoni popolari toscane e dell’Italia centrale tramandate oralmente.

Ivan Della Mea, che è stato uno dei fondatori del Nuovo Canzoniere Italiano e probabilmente uno dei più prolifici autori e interpreti di nuove canzoni del gruppo, è presente con due titoli: Fiaba grande del 1975 e Sudadio giudabestia, tratto dalla versione in formato CD pubblicata dall’etichetta Bravo Records nel 1998, che conteneva i 24 brani dei due LP Sudadio giudabestia del 1979 e Sudadio giudabestia 2 del 1980, editi dai Dischi del Sole. Prima di occuparsi di musica, ha svolto vari lavori, operaio in una fabbrica elettromeccanica, barista, scaricatore, fattorino di una drogheria e in seguito del Calendario del popolo, rivista mensile nella quale diventerà prima correttore di bozze, poi redattore. Nelle sue canzoni, che fanno un largo uso del dialetto milanese, si ritrova così il riflesso di una sensibilità popolare, non contadina, ma suburbana.

Giovanna Marini, cui abbiamo dedicato un’intervista nelle pagine seguenti e che riassume in sé le varie dimensioni della ricerca, della riproposta e della creazione di nuove canzoni, è a sua volta presente nella sua veste di autrice con la ristampa de I treni per Reggio Calabria del 1976. Il disco contiene in particolare la celebre ballata omonima, che racconta il viaggio drammatico dei lavoratori metalmeccanici del Nord e del Centro per raggiungere la manifestazione del 22 ottobre 1972 a Reggio Calabria, indetta in solidarietà con i lavoratori calabresi, vittime di una stagione di bombe e di terrore.

La generosa operazione dell’etichetta Ala Bianca è completata da una serie di raccolte antologiche, che mescolano in varia misura i documenti originali del folklore, gli interpreti popolari, gli interpreti della riproposta e gli autori di nuove canzoni. Importantissima è in particolare Ci ragiono e canto del 1966, registrazione di uno spettacolo promosso dall’Istituto Ernesto De Martino con la regia di Dario Fo, che vede a fianco di Giovanna Marini, Caterina Bueno e Ivan Della Mea, la partecipazione di Giovanna Daffini, Rosa Balistreri, il Gruppo Padano di Piadena e il Coro del Galletto di Gallura. Segue una successione di raccolte di canti politici, che ereditano il lavoro pionieristico del gruppo dei Cantacronache: Avanti popolo alla riscossa, 1968; Addio Lugano bella – Antologia della canzone anarchica in Italia, 1968; Quella sera a Milano era caldo… – Antologia della canzone anarchica in Italia 2, 1978; Camicia rossa – Antologia della canzone giacobina e garibaldina, 1979.

Andrea Carpi

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