Diritto d’autore 7 – I diritti degli artisti interpreti ed esecutori

Nel precedente articolo ci siamo occupati del supporto su cui l’opera dell’ingegno dell’artista viene trasmessa e della riforma della legge sul diritto d’autore (D. Lgs. n. 68 del 2003) che ha dedicato parte della sua attenzione a questo aspetto, unitamente ai diritti connessi riconosciuti in capo ai produttori di fonogrammi, nonché agli artisti interpreti ed artisti esecutori di cui ora tratteremo.
Con il rinnovamento legislativo sopra richiamato, infatti, si è riformato anche il capo relativo ai diritti degli artisti interpreti ed artisti esecutori, ossia cantanti, musicisti, attori, ballerini e altre persone che rappresentano, cantano, recitano o eseguono in qualunque modo opere dell’ingegno, siano esse tutelate o di dominio pubblico.
Ebbene, oggi viene riconosciuto anche a questa categoria il diritto di autorizzare la comunicazione al pubblico delle proprie prestazioni artistiche dal vivo, nonché la diffusione via etere e la comunicazione via satellite delle stesse, in qualsivoglia forma e modo, tra cui la messa a disposizione del pubblico in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente.
Scopo della riforma è stato quello di migliorare quanto precedentemente stabilito, al fine di evitare alcune anomalie al riguardo come, ad esempio, il rischio di assistere a dispute relative alla ricerca dell’identificazione del soggetto, che avesse avuto la titolarità del diritto di diffondere in rete esecuzioni.
L’importanza di quanto così introdotto e riformato porta anche a ulteriori conseguenze.
La nuova normativa, infatti, riconosce agli artisti interpreti e agli artisti esecutori il diritto di opporsi alla comunicazione al pubblico o alla riproduzione della loro rappresentazione, recitazione o esecuzione, che possa recare pregiudizio al loro onore o alla loro reputazione, così come il diritto degli stessi a vedere indicato il loro nome nella comunicazione al pubblico di quanto eseguito, nonché al fatto che questo nome venga stabilmente apposto sui supporti contenenti la relativa fissazione – quali fonogrammi, videogrammi o pellicole cinematografiche – qualora detti artisti sostengano le prime parti nell’opera o composizione drammatica, letteraria o musicale.
Inoltre, occorre porre l’accento sulla lungimiranza del legislatore in merito e sull’importanza di quanto così nuovamente formulato, con particolare riguardo alla voluta genericità del testo normativo utilizzato.
Per definire meglio i contorni dell’art. 80 l.d.a. e agevolare una più corretta comprensione e applicazione del relativo contenuto normativo, una recente giurisprudenza di merito ha tratto spunto da una particolare categoria professionale, i cosiddetti rumoristi (o foley artists).
Nell’occasione appena richiamata, infatti, si è ricordato e precisato come il rumorista – figura professionale che varia dal tecnico specializzato nel missaggio del suono al montatore degli effetti sonori – sia un artista specializzato nella creazione e registrazione degli effetti sonori.
Di fatto i rumoristi collaborano con il fonico e con il compositore alla creazione e realizzazione della colonna sonora, divenuta sempre più sofisticata al fine di creare quel particolare ‘avvolgimento sonoro’ che l’odierno spettatore sicuramente conosce, migliorando l’attuale opera rispetto a quanto si è fatto, o meglio si è potuto fare, in precedenza.
L’arte del rumorista, infatti, si riscontra proprio nel creare e ricreare questi ‘rumori’, attuando di fatto un controllo sugli stessi anche attraverso un necessario quanto specifico adattamento ai dialoghi, al fine di sincronizzarli, realizzando così qualcosa di ulteriormente nuovo, diverso, volto a dar completezza all’opera di cui fanno parte.
È proprio su tali considerazioni che viene riconosciuto a questo processo un carattere creativo, in modo tale da dover annoverare anche i cosiddetti rumoristi, o meglio creatori di suoni e rumori, nella categoria degli artisti con tutto ciò che ne consegue.
L’esempio di questa categoria, su cui ci si è in parte dilungati, è stato doveroso per evidenziare come sia necessario, di volta in volta, porre una particolare attenzione al processo creativo che ha condotto alla realizzazione di un’opera.
La genericità adottata nella norma in esame, infatti, ha inteso lasciare il debito spazio interpretativo, allo scopo di poter giustamente immaginare l’opera dell’ingegno come suscettibile di molteplici forme interpretative, che possono mutare in funzione della creatività degli interpreti ed esecutori, dell’evoluzione tecnologica e sociale, non dovendo così restringere a un numero chiuso le forme di esecuzione di un’opera dell’ingegno, che si basano su un momento creativo da parte dell’interprete o dell’esecutore.

legale@chitarra-acustica.net


Chitarra Acustica, 4/2013, p. 14

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Redazione

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