Danube: Una fan fret marchiata Maxmonte

(di Alberto Ziliotto) Abbiamo già intervistato Massimiliano Monterosso, in arte Maxmonte, sul numero di Chitarra Acustica di novembre 2011. Ma abbiamo continuato a seguire le nuove produzioni da vicino e bisogna dire che, da allora, Monterosso ha fatto passi da gigante! Le sue chitarre sono, a ogni produzione, sempre più belle per legni, precisione costruttiva, cura dei particolari, ma soprattutto nel timbro ormai distinguibile delle sue creazioni: un suono ricco di armoniche, volume e sustain.

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Caratteristiche tecniche e aspetto estetico
La Danube si presenta come una chitarra molto elegante. La prima cosa a colpire è la tastiera radiale con relativo ponte inclinato. Questa particolare configurazione è stata voluta da Matteo Gobbato (il committente dello strumento) per poter utilizzare accordature aperte con bassi profondi. Il diapason fan fret progettato da Max misura 666 mm sul Mi basso e 635 mm sul Mi cantino. La scelta delle scale è stata dettata dalla volontà di avere una tensione globale sulla tavola grosso modo equivalente a quella della scala normale, in modo da poter montare delle corde light ed accordare la chitarra in standard.
Fasce e fondo sono in un bellissimo cocobolo e la verniciatura rende onore a questo bellissimo legno. È delicato da trattare, perché la sua polvere è tossica, ma la fatica nel lavorarlo gli rende giustizia come si vede dalle foto!  La catenatura particolare a doppia X del fondo è stata pensata per supportare in modo adeguato un fondo particolarmente sottile.
Oltre all’affascinante tastiera radiale, è presente un comodissimo poggia braccio, ormai segno distintivo delle chitarre Maxmonte. Quest’ultimo, come tutto il binding, è realizzato in ebano ed è assolutamente comodo e necessario su una chitarra con una cassa bella larga, simile a una J-200. Ponticello e capotasto (45 mm) sono realizzati in corno di bufalo e danno un tocco di eleganza alla linea manico-buca-ponticello della chitarra. Bisogna sottolineare come l’osso sul ponticello sia più largo del comune, questa attenzione è utilizzata anche da Somogyi, e permette una migliore intonazione e trasmissione delle vibrazioni, soprattuto su strumenti come questo con diapason variabile.
Il manico in mogano è realizzato con doppio rinforzo di carbonio e truss rod regolabile in due direzioni. Risulta comodo, trattato ad olio, con un profilo a C non troppo grosso. La paletta è ‘giuntata’, come nella tradizione delle chitarre classiche, con in più un elegante backstrap in palissandro sul retro, conserva legno prezioso e rende la paletta molto più resistente.

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Timbro e suono
Il suono è… travolgente! Nonostante le dimensioni, la chitarra risponde bene anche ad un tocco leggero, ma non si spaventa certo di fronte a mani più… pesanti. La scala lunga sui bassi dona un attacco vigoroso sui registri gravi mentre i cantini restano morbidi, ma comunque presenti. Il midrange complementa bene le parti suonate sui cantini, il tutto condito da una buona dose di armonici e sustain. Anche il bilanciamento è esemplare.
Nonostante la chitarra fosse appena nata, alla prima prova ha molto colpito in quando ad armonici e sustain delle note. Inoltre la tastiera fan fret è impercettibile e le dita si sentono a proprio agio.

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E il diretto interessato cosa ne pensa?
Matteo quali sono state le tue impressioni a freddo sulla nuova chitarra ?
La chitarra al primo setup mi ha subito colpito, c’era una gran presenza di bassi ed era proprio quello che cercavo. Purtroppo le corde che erano state montate prima dell’Acoustic Guitar Meeting non erano quelle che uso di solito. La scala lunga sicuramente aiuta ad avere una bella presenza dei bassi anche quando magari porto la sesta corda in Do. È stata espressamente progettata per le accordature aperte. Una volta tornati da Sarzana, sono subito andato da Max,  abbiamo alzato l’osso e sostituito le corde con delle Elixir, marca che monto abitualmente. In conclusione devo dire che la chitarra, oltre ad essere un fantastica opera d’arte, dove i legni sono di prima qualità e i particolari curatissimi, rispecchia proprio quello che cercavo, qualità che non ho mai trovato in una chitarra di fabbrica. Motivo per cui mi sono rivolto a un liutaio esperto.

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Conclusioni
Max ha costruito una chitarra davvero con i fiocchi. Oltre ad essere molto bella, elegante e curata perfettamente, nella verniciatura quanto nei particolari, la tastiera radiale non porta alcuno scompenso alle dita della mano sinistra. Ho provato Danube prima a Sarzana e poi con più calma la settimana dopo. Il setup fatto per Sarzana era molto basso e le corde si sono ossidate dopo pochi giorni come accade di solito nelle fiere. Nonostante l’action fosse bassa con corde .012, appena ho suonato il Mi basso ho subito sentito tutta la chitarra vibrare e il basso risuonare nello stomaco! Di solito quando succede così i cantini sono penalizzati, invece era tutto ben bilanciato, anche se la chitarra era praticamente appena nata.
La settimana dopo ho avuto occasione di provare Danube con gli accorgimenti sull’action chiesti da Matteo. Le corde erano un po’ più alte e con maggior diametro (.013). Mi sono trovato ancora più a mio agio nel suonarla e il suono sembrava averne guadagnato in sustain e armoniche. Complimenti a Max, sapevo che sarebbe diventato molto bravo! Danube è una chitarra che non ha assolutamente nulla da invidiare ad altre chitarre blasonate di liuteria italiana e americana.

Alberto Ziliotto

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 7/2013, pp.52-54

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Redazione
  1. Kyösti Nuttukontio Reply

    Beautiful

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