Dal jazz al funk con la settecorde – Intervista a Bill Solley

Bill Solley(di Domenico Lobuono) – Il duo chitarra e voce è una formazione che ha visto protagonisti alcuni dei giganti del jazz, Joe Pass con Ella Fitzgerald, Tuck Andress e Patti Cathcart, solo per citare due sodalizi tra i più famosi. Specialisti del genere sono Bill Solley e Kim Prevost, originari di New Orleans, che si sono fatti conoscere in Italia grazie alle frequenti apparizioni al festival Umbria Jazz. Incontriamo Bill Solley, chitarrista di estrazione classica, ma con un profondo amore per la musica jazz e funk, il quale ha elaborato una tecnica percussiva estremamente efficace, anche grazie all’impiego di una chitarra archtop a sette corde suonata in fingerstyle. Il suo stile è estremamente interessante e può essere ascoltato nel primo lavoro del duo, Just in Time, in cui la voce di Kim Prevost, notevole e carica di soul, trova perfetto supporto nell’accompagnamento di tipo orchestrale di Bill. Come se non bastasse, Bill Prevost è anche un eccellente solista che spazia dalla chitarra classica alla chitarra jazz.

Bill, quando vi siete conosciuti tu e Kim? E come è nato il vostro duo?
Il nostro duo si è formato alla fine degli anni ’90 a New Orleans, città dove vivevamo all’epoca; dopo l’uragano Katrina ci siamo trasferiti. Ho conosciuto Kim, divenuta poi mia moglie, grazie al famoso percussionista Bill Summers, che stava formando una band e aveva assunto me come chitarrista e Kim come vocalist. All’epoca, sia io che mia moglie avevamo già una carriera solista con differenti band di New Orleans. Io lavoravo con Allen Toussaint e Kim lavorava con Trent Reznor, del gruppo Nine Inch Nails.

Com’era la situazione musicale a New Orleans negli anni ’90? Si tende ad associare questa città al jazz tradizionale, ma immagino ci fosse molto di più.
Certo, c’era una quantità enorme di musica di differenti stili a New Orleans in quel periodo.

Quando vi siete conosciuti, avete deciso subito di creare questo duo?
Sì, abbiamo scoperto sin da subito che tra di noi c’era grande sintonia. Entrambi amiamo differenti stili musicali e il nostro primo CD, Just in Time, è un esempio perfetto di come mescoliamo assieme queste disparate influenze. Amiamo la musica funk, il jazz, la soul music e anche la musica brasiliana.

Questo viene fuori in maniera evidente ascoltando come Kim usa la voce, e anche dal repertorio che scegliete.
Sì, anche se da un po’ di tempo abbiamo cominciato a puntare di più su un repertorio di nostra musica originale.

Quali sono i vostri retroterra musicali? Avete avuto un’educazione musicale formale?
Io ho un diploma in chitarra classica conseguito presso l’università di New Orleans, dove ho studiato con Elias Barreiro. Kim non ha preso diplomi, ma considerato come canta, potrebbe tranquillamente avere un dottorato di ricerca!

Kim Prevost & Bill Solley

Come vi siete accostati alla musica jazz?
Io ho sempre amato e ascoltato la musica jazz. Ricordo che quand’ero piccolo mio padre era solito ascoltare i dischi di Jobim in casa. Dopo la laurea, ho approfondito gli studi di chitarra con tre importanti chitarristi jazz, Phil DeGruy, Hank Mackie e Steve Masakowski, tutti di New Orleans.

E hai proseguito con l’impostazione classica, suonando la chitarra con le corde di nylon con le unghie?
Sì, sono passato alle archtop più tardi, quando ho incontrato un altro chitarrista di New Orleans, Jimmy Foster, nei primi anni ’80. Non solo suonava benissimo, ma costruiva chitarre archtop a sette corde: è stato lui a costruire per me la mia prima sette corde, e ne ha costruite molte altre per i chitarristi che ho menzionato prima.

Questa è una delle tue caratteristiche, tu suoni uno strumento a sette corde, cosa non comune, anche se ci sono stati e tutt’ora ci sono altri chitarristi che l’hanno fatto, come George Van Eps, Bucky Pizzarelli e John Pizzarelli…
Adoro George Van Eps… In realtà il mio approccio è abbastanza diverso da quello degli altri chitarristi, in quanto utilizzo la tecnica della chitarra classica per suonare non solo jazz straight ahead, ma anche funk, aggiungendo pure tecniche percussive. Per gli amanti dei dettagli, la settima corda è un La.

In effetti, ascoltando le tue incisioni, si sente che fai un grande uso delle tecniche percussive anche sfruttando la settima corda.
Beh, sì, in realtà vorrei segretamente essere un batterista! Credo di aver sempre desiderato essere un grande batterista come Steve Gadd, non so perché ho scelto la chitarra anziché la batteria. Adopero, però, anche tecniche più ortodosse come il cosiddetto walking bass, anche se non ho mai suonato il contrabbasso.

Venendo ai vostri lavori in duo, puoi spiegarci come approcci un brano con Kim e come scegliete la maniera di arrangiarlo?
Buona domanda. All’inizio, quando abbiamo cominciato a suonare assieme, cercavo di evitare di suonare gli standard con swing. Amo molto il funk, come altri tipi di ritmi, e cercavamo di reinterpretare i classici con uno spirito funk, o comunque diverso dal solito. Mi piaceva che l’arrangiamento avesse un suono ‘completo’, facendo sentire con la mia sette corde sia la parte del batterista che quella del basso: è questo l’effetto che vorrei si sentisse quando suono in duo, un accompagnamento definibile come orchestrale. Sto continuando a lavorare su questo aspetto, così come su quello più strettamente armonico.

Sky High - Kim Prevost & Bill SolleySo che avete recentemente realizzato un nuovo CD in duo. Puoi parlarci di questa incisione e di quelle che hai realizzato da solo?
Il nuovo CD si chiama Sky High ed è un po’ diverso rispetto al precedente, in quanto include brani originali nostri, anche se è stato inciso nella stessa maniera del precedente. Inoltre, ho in uscita un secondo CD di sola chitarra, che uscirà nel 2017: è inciso per metà con la chitarra classica e per metà con una steel-string, questa volta non ci sono chitarre a sette corde.

Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente?
Per quanto riguarda la chitarra classica, John Williams ed Elias Barriero; per la chitarra jazz, Pat Martino e Allan Holdsworth; per la chitarra rock Jimmy Page, e mi piace molto anche John Scofield.

Avrei detto che il tuo stile fosse stato influenzato da chitarristi famosi per i loro duo, come Joe Pass e Tuck Andress.
In realtà non sono stato inflenzato da loro in maniera diretta. Piuttosto direi che sono stato influenzato dal funk, adoro i Tower of Power, e dai groove di New Orleans.

Ci puoi parlare dell’attività live del duo? Passate molto tempo in tour?
Sì, è una cosa che ci piace molto fare, anche se dobbiamo coordinare quest’attività con la nostra famiglia. Abbiamo una figlia di tredici anni, e anche se è venuta con noi qualche volta, cerchiamo di fare tour piuttosto brevi.

Verrete in Italia prossimamente?
Sì, saremo ad Umbria Jazz 2017! Abbiamo già partecipato diverse volte a questo festival, sia nell’edizione estiva che in quella invernale.

Bill SolleySo che sei anche un insegnante: è una cosa che ti appassiona? E che metodo usi?
È una cosa che amo molto fare; insegno tra l’altro anche chitarra classica. Ovviamente utilizzo anche i metodi di insegnamento a distanza come Skype, com’è ormai frequente. Non ho un metodo fisso, dipende dallo studente che ho di fronte e da cosa vuole imparare a fare.

Parliamo della tua strumentazione. Parlavi prima di una tua chitarra di liuteria, la usi tuttora? E che amplificatore usi?
Attualmente utilizzo una sette corde costruita da Gabriele Ballabio, liutaio di Perugia che ho conosciuto in una delle occasioni in cui ho suonato ad Umbria Jazz. Solitamente suono entrando direttamente nel PA; per le situazioni in locali piccoli invece adopero un amplificatore Fishman Loudbox Mini.

Grazie molte Bill per la tua disponibilità. Vuoi lasciare qualche tua informazione di contatto per chi volesse scriverti?
Certo, il nostro sito è www.kimandbill.com, la mia mail è billsolley@gmail.com.

Domenico Lobuono

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