Da Chet Atkins agli standard jazz – Intervista a Jim Nichols

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(di Domenico Lobuono) – Esiste una categoria di chitarristi che pratica con uguale maestria il jazz e la musica country, si tratti di fingerpicking o meno. Esempi illustri del passato come Hank Garland, Chet Atkins e molti altri non mancano. Oggi il musicista che forse meglio incarna questa dote è Jim Nichols. Performer, stilista fingerpicking e insegnante con base a San Francisco, California, Nichols è chitarrista di rara raffinatezza stilistica: capace di passare senza difficoltà alcuna dai più complicati brani fingerpicking di matrice country alle sofisticate armonie degli standard jazz, suonati con uno swing naturale ed invidiabile, Jim rappresenta la migliore dimostrazione di come non esistano barriere musicali quando vi sia alla base una grande sensibilità unita alla padronanza tecnica. Esente da virtuosismi fine a se stessi, Jim rende la chitarra uno strumento ‘orchestrale’ che non necessita di accompagnamento. Al contempo Nichols è persona amabile, di grande umiltà e disponibilità. Assolutamente raccomandate le sue incisioni, tra cui si segnala il CD di sola chitarra dal titolo programmatico Jazz & Country, e le sue produzioni didattiche, tra cui il DVD Fingerstyle jazz.

Come hai iniziato a suonare la chitarra e quali sono stati i musicisti che hai preso come modello?
All’età di nove anni ho preso in mano un ukulele di plastica che trovai a casa di mia zia, e imparai alcuni semplici accordi da un libricino che lei aveva. Mia mamma e mio papà erano musicisti professionisti e mi regalarono una chitarra Stella di color verde per il mio compleanno. Costava 50 dollari, che allora erano un sacco di soldi. Poi mio papà trovò un’altra vecchia Stella per 5 dollari e quella verde venne riportata in negozio! Questa prima chitarra era difficile da suonare: naturalmente tutti dicono sempre ai neofiti di «lavorare molto e farsi i calli»; non ti dicono mai che suonare con corde pesanti, action alta e un manico curvo è come cercare di giocare a tennis con una racchetta da venti chili. Ho avuto una chitarra acustica di gran lunga migliore a dodici anni, poi comprai una Gretsch a sedici anni. La mia influenza più grande, all’epoca, era Chet Atkins. Ascoltai inizialmente la sua composizione “Trambone” suonata da Duane Eddy e, dopo averla ascoltata dal disco, ero in grado di suonare entrambe le parti. Dopodiché mi procurai tutti i dischi di Chet che riuscii a trovare e mi misi a suonare davanti al giradischi per ore, ogni giorno,cercando di ‘tirare giù’ i suoi brani. Ammiravo anche Merle Travis e Jerry Reed e ascoltavo molto rock, blues e anche rhythm and blues. I primi dischi di jazz furono quelli di Howard Roberts e Wes Montgomery, ma ho ascoltato quasi tutti i chitarristi jazz importanti nel corso degli anni. C’è qualcosa da imparare da chiunque tu ascolti attentamente, e ho sempre apprezzato un’ampia varietà di generi musicali. Per quanto riguarda la chitarra jazz sono probabilmente influenzato da Wes, Pat Martino, Joe Pass e Lenny Breau.

Hai avuto un’educazione musicale formale? Pensi che oggi sia ancora possibile essere musicisti autodidatti?
Ho preso lezioni per due o tre mesi, ma non mi piaceva leggere la musica e non arrivavo mai al punto di suonare un brano completo; mi limitavo ad apprendere gli esercizi propedeutici. Questo fu tutto; traevo molta più soddisfazione suonando a orecchio e imparando a casa i brani che mi piacevano. Quando ebbi la possibilità di cominciare a suonare in un gruppo musicale conoscevo già un sacco di canzoni, così che non mi fu troppo difficile inserirmi. Penso che oggi sia ancora possibile essere autodidatti: certo, devi avere una certa naturale abilità, ma il mondo digitale ha molte risorse per aiutarti ad apprendere. Puoi guardare praticamente chiunque suonare su YouTube, puoi portare con te nel tuo telefonino migliaia di canzoni, puoi prendere lezioni per videoconferenza, usare i software che rallentano la musica per imparare i pezzi difficili, ottenere partiture e tablature all’istante, e registrare ed editare musica a casa… Internet è un’immensa risorsa per apprendere, tenendo ovviamente presente che non sempre le parti musicali che trovi sono accurate al cento per cento.

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Jim Nichols

Tu sei un rinomato insegnante. Hai sviluppato un metodo personale per insegnare? Trovi difficile insegnare agli altri il tuo modo di suonare?
Grazie per le gentili parole. L’insegnamento efficace dovrebbe coprire sia le aree di studio che lo studente desidera apprendere (come i brani preferiti, gli assoli jazz, rock o blues ecc.), sia gli argomenti che lo studente dovrebbe conoscere per capire meglio la musica (teoria applicata alla pratica, accordi, scale, tecniche della mano sinistra e destra, ecc.). Gli studenti non sono sempre interessati alla seconda categoria di argomenti, ma è molto più facile suonare un brano se conosci gli accordi, se sai dove sono posizionati sulla chitarra e dove si trovano le note della melodia. Il mio personale metodo di insegnamento consiste nel cercare di stimolare l’interesse degli studenti mostrando loro ciò cui sono interessati, ma al contempo spiegando perché facciamo questo o quello, in modo che la loro conoscenza musicale cresca: se tu non tieni vivo l’interesse di uno studente, lui lo perderà velocemente. Non è difficile spiegare agli altri come suono, ma ogni studente ha un diverso livello di abilità. Ai principianti mostro accordi semplici, arpeggi, scale, canzoni e forme molto elementari di fingerpicking. A studenti di livello avanzato posso mostrare qualcosa di più complicato. Sono stato fortunato a nascere con un buon orecchio musicale, ma ho anche lavorato molto per migliorare, studiando più che potevo. Da ragazzo non sapevo cosa fosse un accordo diminuito o un accordo alterato, perché non li avevo mai sentiti; me li immaginavo solamente, mentre ora fanno parte del mio bagaglio musicale. Si può apprendere qualsiasi brano difficile rallentandolo e dividendolo in sezioni, fino a quando non l’hai memorizzato. Quando hai imparato a suonare un lick complicato o un accordo strano, questi diventano dei tuoi ‘amici’ e non sono più un mistero.

Che consigli daresti a un giovane chitarrista che è interessato ad apprendere la chitarra jazz e il fingerstyle in particolare?
Io ho imparato a suonare copiando dai dischi e non ho avuto alcun percorso di studi formale. Tutti gli accordi, le scale e gli assoli che ho appreso vengono dai dischi. Ho avuto anche molte esperienze sul campo negli anni, suonando con ogni tipo di band e in concerti di chitarra sola. Tutto ciò mi ha aiutato a migliorare il mio orecchio e ad accrescere il numero di brani che conosco. Ho imparato abbastanza teoria da comprendere perlomeno quello che sto facendo, ma non ho mai fatto molta pratica nella lettura della musica e non ho una grande capacità di lettura a prima vista. Il mondo musicale oggi offre molte più risorse per apprendere rispetto a quelle che ho avuto io, ma non penso che per questo sia realmente più facile avere successo nel campo della musica. C’è più concorrenza che mai, e può essere davvero una sfida vivere di musica, cosa ancor più difficile che imparare a suonare bene. Devi essere amichevole, disponibile, versatile e sempre disposto a migliorare i tuoi punti deboli. Se tutto va bene, e se tu insisti a suonare la musica che ami, allora arriveranno opportunità di lavoro che si adattano ai tuoi interessi musicali.

Hai fatto riferimento al mondo digitale e ad Internet. Sei interessato anche all’insegnamento online?
Mi è sempre piaciuto insegnare sia individualmente, sia ad intere classi di alunni, e non mi dispiacerebbe insegnare online anche se la cosa dovrebbe essere organizzata da qualcun altro, visto che io non sono abbastanza esperto!

Prima hai parlato di Chet Atkins come tua influenza principale. So che hai inciso un CD con Tommy Emmanuel alcuni anni fa dedicato a Chet. Ti piace collaborare con altri musicisti?
Sì, mi piace molto, i musicisti di qualità tirano fuori il meglio che c’è in te. Chet Lag con Tommy è stato un gran divertimento ed è stato registrato in due sedute di mezza giornata ciascuna. Lui è talmente veloce ad apprendere, che non abbiamo neanche avuto bisogno di provare! In generale, ci sono brani che funzionano bene suonati da soli, altri funzionano meglio suonati in gruppo. Io adatto il brano a seconda della situazione. Se sono da solo preferisco non suonare a note singole, ma piuttosto in stile fingerpicking o ad accordi. Se voglio suonare un assolo a note singole, preferisco di solito avere un accompagnamento di chitarra, piano o basso e batteria. Gli assoli ad accordi riempiono di più di un assolo a note singole, quando suoni da solo. Ad ogni modo io effettuo sempre una combinazione di diversi elementi, dal momento che non ci sono regole fisse se non, semplicemente, quella di cercare di suonare bene. E provo continuamente a espandere la mia conoscenza ascoltando gli altri musicisti e assorbendo le loro idee.

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Jim Nichols

Tu hai sviluppato un tuo stile personale: in che direzione stai andando adesso? So che ti esibisci con tua moglie: il duo voce e chitarra ha conosciuto molti esempi famosi nel passato, Joe Pass e Ella Fitzgerald, Tuck and Patty e molti altri. Per un chitarrista la sfida è fare da supporto alla voce e non lasciare che la tensione cada quando è il turno di fare l’assolo. Qual è il tuo approccio?
L’obiettivo principale è fare da supporto alla voce senza essere invadente. Se suoni troppo forte, troppo piano, troppo complicato, suonando la melodia o contrappuntando la melodia o senza groove, sottrai qualcosa alla performance. Per l’assolo devi mantenere la propulsione, ma essere sicuro di restare dentro il feeling del brano. In un pezzo fingerpicking rimango tendenzialmente in questo stile per l’intero brano; in un brano jazz up-tempo uso una combinazione di linee di basso, assoli ad accordi e a note singole, per suonare un buon solo e consentire un rientro graduale della voce. È una sfida rimanere rilassato e allo stesso tempo stabile, quando si suona da solo; ma, come in ogni cosa, la pratica aiuta. Sono fortunato di avere una buona memoria: gli accordi e la forma di un brano girano nella mia mente come un carosello mentre suono. Se suono qualcosa per la prima volta, cerco di memorizzarlo durante l’esecuzione. Posso anche prepararmi uno spartito essenziale, o farmi una registrazione per impararlo dopo: alcuni brani sono troppo complessi e non puoi impararli all’istante; bisogna passare un po’ di tempo ad ascoltarli e a praticarli.

Tu sei in grado di suonare con la stessa competenza il repertorio country-fingerpicking e quello jazz-maistream con la stessa tecnica fingerstyle. Ci sono differenze tra i due mondi, che ti fanno cambiare qualcosa nella tua tecnica?
La mia tecnica può cambiare un po’, ma più in relazione a specifici brani che in relazione al tipo di musica. Uso sempre il pollice e due dita della mano destra per suonare quasi tutto, e suono i passaggi a note singole con pollice e indice. Occasionalmente uso solo il plettro per il pollice o solo le dita per i passaggi melodici, se mi risulta più facile. Nel fingerpicking il pollice suona di solito un basso alternato. Nel jazz il pollice pizzica i bassi dell’accordo o suona linee di walking bass. In altri casi le mie dita suonano delle melodie o dei lick o le note dell’accordo. La maggior parte dei chitarristi jazz che ho ascoltato usa un plettro, così che ho dovuto capire come adattare il mio stile, che alterna pollice e indice, per riprodurre i loro assoli. La sfida del jazz è di comprendere melodie, accordi e brani complessi, eseguire un buon assolo da inventare sul momento e, malgrado tutto, continuare a suonare con groove. Suonare un brano di Chet Atkins o di Jerry Reed può essere più impegnativo che suonare un brano jazz, perché c’è molto da suonare e alcune delle posizioni accordali e delle frasi musicali sono davvero inusuali. Per esempio pezzi come “Liza”, “Reedology” e “Stump Water” hanno tutti accordi complessi e frasi che impegnano entrambe le mani per tutto il tempo dell’esecuzione. Un normale brano jazz, invece, richiede che tu suoni accordi e melodia, ma non necessariamente nello stesso tempo, e puoi eseguire l’assolo mentre qualcun altro suona gli accordi. Per me questo è più semplice che suonare i più complicati brani fingerstyle.

Fai uso di accordature alternative?
Sì, ecco alcuni esempi: “Black Mountain Rag” e alcuni altri arrangiamenti di Chet sono in open G (DGDGBD). “Struttin’”, “Reedology” e alcuni arrangiamenti di Johnny Smith sono in drop D (DADGBE). DADGAD invece è un’accordatura popolare per i brani di musica celtica. Uso qua e là anche alcune altre accordature. Ci sono centinaia di accordature alternative che consentono accordi unici e rendono possibile suonare cose che, altrimenti, sarebbero molto difficili da realizzare con l’accordatura standard.

Che mi dici della tua strumentazione? So che suoni sia chitarre flat top che archtop. Che differenze ci sono nel suono o nel setup che ti fanno decidere quale strumento utilizzare?
Sono sempre stato più un chitarrista elettrico, perché gli strumenti elettrici sono generalmente più facili da suonare. Ma ho tutti i tipi di chitarra: classica, flat top, hollow-body e solid-body. La mia chitarra elettrica preferita è una hollow-body custom costruita da Bill Hollenbeck. Ho anche una Morris flat top custom e una Taylor 914. Ho addirittura costruito io stesso alcune Telecaster e Stratocaster nel corso degli anni. Alcuni brani suonano meglio con una chitarra o l’altra, ma in realtà puoi sempre suonare tutto con una sola chitarra. Grazie alla tecnica della mia mano destra ho un tocco molto leggero, cosicché preferisco un’azione bassa e corde leggere su ogni strumento. Preferisco sempre suonare con l’amplificatore, in modo da poter controllare il mio volume e non dover colpire le corde con troppa forza. Ho amplificatori Mesa Boogie, AER e Ultrasound. Per la chitarra elettrica uso corde .011/.049, qualche volta con la terza corda non avvolta. Se suono blues, rock o country, preferisco corde più leggere come le .010/.047. Sulla chitarra con le corde di nylon uso qualunque tipo di corde, anche se preferisco quelle a bassa tensione. La scalatura delle corde e l’azione sono questioni individuali: Stevie Ray Vaughan usava corde pesanti e azione alta, così come anche Pat Martino; mentre molti chitarristi country usano corde molto leggere e azione bassa.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Sei solito suonare molto dal vivo? Sarebbe bello avere l’opportunità di ascoltarti in Italia.
Sono sempre molto impegnato a suonare in ogni tipo di situazione, tuttavia non viaggio molto in questo periodo. Credo che la crisi economica abbia reso più complicato per i festival chiamare a suonare musicisti dall’estero. Fortunatamente le cose sembrano migliorare ultimamente.

Domenico Lobuono

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 01/2014

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Redazione

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