Crisi? Non per il pentagramma

Sembra incredibile, ma se c’è un settore che – dati alla mano – sembra non risentire della crisi nel nostro paese è proprio quello degli strumenti musicali. Per il quarto anno consecutivo con il segno più, questa volta un bel +3,4%, è un segmento che in Italia vale la bellezza di 400 milioni di Euro, il 2% dell’intero mercato mondiale. E a far da traino, a fianco degli immortali synth e pianoforti elettrici (che sono anche i più soggetti ad una rapida obsolescenza tecnologica), sono state le percussioni etniche + 10%, di gran moda da un po’ di tempo a questa parte e, udite udite, le chitarre acustiche con un incremento del +9%. Con una schiacciante supremazia nei confronti delle cugine elettriche che hanno incassato un malinconico –1%. Ovviamente il dato include tutta la famiglia delle ‘vuote dentro’, che per una volta può essere una definizione azzeccata, mettendo nel mucchio steel string, amplificate o meno, classiche, flamenco, varie ed eventuali.

Fonte Dismamusica (dati riferiti al confronto con il 2008)

Pianoforti digitali + 25%
Synt e campionatori + 21%
Pianoforti + 10%
Percussioni + 10%
Chitarre acustiche + 9%
Strumenti ad arco + 9%
Tastiere portatili – 1%
Chitarre elettriche – 1%
Strumenti a fiato – 7%
Organi e calvicembali – 19%

Nel 2009 sono state vendute chitarre acustiche per 22.256.110 Euro, che fa abbastanza impressione come dato in se per se, anche se in realtà si tratta di circa la metà di quello che è stato speso per le elettriche (38.457.640 Euro e dai dati resi pubblici non si riesce a dedurre se il settore amplificazione e effettistica sia compreso o meno in questi conti, ma è poco probabile). Il prezzo medio di acquisto di un’acustica è stimato in 127 Euro(!), quello di un’elettrica 459. Questo però è un dato che fa parecchio riflettere.
Numeri interessanti, che fanno intravedere una progressiva rinascita per la musica e per tutto quello che gira intorno, a discapito anche del settere della tecnologia puramente consumer che nello stesso periodo ha preso una secca bastonata (-18%).
Per contro – ovviamente ci doveva essere un contrappasso – la situazione dal punto di vista strettamente culturale rimane desolante. Solo il 20% dei musicisti è professionista a tutti gli effetti. L’istruzione musicale è confinata in scuole private, non riconosciute e rette dalla passione e dall’entusiasmo di pochi. In Italia al momento ci sono solo 650 istituti medi a indirizzo musicale con corsi per tutti gli strumenti.
Nel nostro paese si spende in musica un terzo rispetto alla media europea e un quinto di quella americana…

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  1. Riccardo Reply

    Molto interessante!
    Dicono che conoscere il passato (e, si potrebbe aggiungere, anche il presente) sia determinante.
    I numeri che ridicolizzano il nostro Paese rispetto agli altri ci sono sempre stati, e le ragioni partono da molto lontano.
    Bisogna che noi della “vecchia guardia”, assieme a quelli che adesso si accingono a produrre qualcosa, si trovi delle idee nuove, ma anche un pubblico disposto almeno a sentirle.
    Ha ragione la signora Prina, che gestisce uno dei più antichi negozi di strumenti musicali di Milano, quando mi dice che gli strumenti musicali si vendono se i ragazzi li sentono suonati bene da qualcuno.

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