Cose che ho imparato (parte prima)

In my musical life I had the chance to meet some great musicians, some of them, not wanting to, gave me some great lessons, I’d like to share them with you, hoping you’ll like the idea. It’s small things, but really important, when we get their meaning.

At the end of the 80’s I saw for the first time Robben Ford live, at BigMama blues club in Rome. A couple of years after he’s back in town promoting his new album in a record store, I go there and, being not too crowded, I spend a few minutes talking to him.
I tell him about that show I saw, complimenting about his great sound, and I ask about the setup, guitars, amps. He looks at me and says: “Don’t say anything, I couldn’t use my gear for a power and transformers problem (in Italy we have 220v instead of 110v), I only had my guitar, it was a nightmare”.
I saw a Fender Twin silver face amp and a Midiverb unit on top of it, he rememebers: “They were loaned, that amp was half broken, a bad one”.
Now I’m curious. I ask about clean and overdriven sounds (similar to those I listened on “Talk To Your Daughter” obtained with a very expensive Howard Dumble amp), knowing that that amp has a single channel, he answers that the amped was cranked up, and he went from Clean to Crunch just using the knob on the guitar, reducing the volume.
I didn’t know about the problems and tell him that he had a great sound, he looks at me, showing the palm of both hands open, as if he was showing me the numer 10, and says:
“Remember, your sound is in your hands”.

I had to think about something new for me, and now I know that’s the truth, and talking about acoustic guitars this is even more true, beacause “our” sound is nowhere but in our hands, of course the guitar helps, but put the same guitar in 100 different hands, you’ll listen to 100 different sounds.

I can add a small thing that a friend told after being at the Los Angeles Namm many years ago; he had been in a very small room with a few people, one of them was Eddie Van Halen, he was playing his electric guitar, unplugged.
I still remember my friend saying: ”Daniele, you won’t believe this, Eddie was playing the guitar without an amp, but the sound was exactly the same your hear on records!”.Nella mia vita musicale ho avuto la fortuna di conoscere qualche grande musicista, alcuni di loro, anche non volendo, mi hanno dato delle importanti lezioni, vorrei dividerne qualcuna con voi, sperando di fare cosa gradita. Sono piccole cose, ma davvero importanti, se ne comprendiamo il significato.

Alla fine degli anni ’80 ho visto per la prima volta un concerto di Robben Ford, al BigMama di Roma. Un paio di anni dopo torna in città per presentare un nuovo album, in un importante negozio di dischi, vado a vedere di che si tratta, non c’è grande ressa e posso quindi fermarmi a fare due chiacchiere con lui.
Gli dico che ho visto il suo concerto al BigMama e gli chiedo qualcosa riguardo al suo setup, lui mi guarda con aria scocciata (non per la mia domanda, per fortuna) e mi dice: “Non me ne parlare, è stata una serataccia, non ho potuto usare la mia strumentazione per un problema di alimentazione (in Usa hanno la 110v invece delle 220v) e trasformatori mancanti, di mio avevo solo la chitarra, un incubo.”
Gli dico che sul palco avevo visto un amplificatore Fender Twin silver face con un Midiverb sopra, mi risponde: “Si, me li hanno prestati, il Fender era al locale, un pessimo amplificatore” (a bad amp, testuale, non tutti, quello era mezzo rotto). Incuriosito, gli chiedo come avesse tirato fuori quei bellissimi suoni distorti, per me identici a quelli che avevo ascoltato sul disco “Talk To Your Daughter” ottenuti con un costosissimo ampli Howard Dumble, lui mi spiega che aveva l’amplificatore a tutto volume, e gestiva il suono passando dal distorto al pulito solo dal potenziometro della chitarra. Spiazzato dalla sua risposta dico che per me, non sapendo dei problemi, aveva un gran bel suono, ed è lì che Robben si ferma un attimo, mi mostra il palmo di entrambe le mani aperto come a indicare il numero dieci, e mi dice:
“Ricorda, il tuo suono è nelle tue mani”.

Mi fece riflettere su qualcosa di nuovo, ed è questa la verità, e in ambito acustico la sua considerazione ha un valore ancora più importante, perchè il “nostro” suono non è altro che nelle nostre mani, certo, la chitarra usata aiuta, ma provate a prendere la stessa acustica e metterla in cento mani diverse, sentirete cento suoni completamente differenti.

Aggiungo una cosa raccontatami da un amico anni fa, era stato a Los Angeles in occasione della fiera musicale, e aveva avuto la fortuna di trovarsi in una piccola stanza chiusa con poche persone, uno dei quali era Eddie Van Halen, che suonava la sua chitarra elettrica spenta.
Ricordo ancora le sue parole: “Daniele, non ci crederai, aveva la chitarra elettrica senza amplificatore, ma il suono era lo stesso dei dischi!”.

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  1. riccardo paddeu Reply

    e’ davvero bello “leggerti”,
    io credo che , e probabilmente e’ un illusione che tengo mia, lo strumento serva a ben poco, o meglio lo strumento accompagna “il musicista” che ogni musicista e’, abile o meno che sia e ne plasma alla fine la sua musica e il suo stile, x il resto servono cuore ,mani e qlke nota fortunata capitata per caso o x talento.

    ora non so jhon lee hooker o leo kottke su mesaboogie e compressori a manetta come sarebbe stato ma sicuramente non sarebbe stata la stessa cosa:)

    con seri dubbi che quello che ho scritto abbia senso e che soprattutto sia in italiano ti mando un forte abb.
    ric

  2. Daniele Bazzani Reply

    Ciao Guido, sai bene che sono della tua stessa idea, il mio articolo non vuole affermare che le chitarre suonino tutte uguali, vuole dire che le mani hanno molta più importanza di quanto spesso gli si attribuisca.
    Grazie per il commento, a presto.

  3. Guido Reply

    Begli aneddoti, bel racconto!
    Come gia’ sai caro Daniele, mi trovi d’accordo solo in parte sul fatto che il suono sia nelle mani. Cosi’ come e’ vero che la stessa chitarra suona diversa in 100 mani diverse, le stesse mani tireranno fuori suoni diversi da chitarre diverse. Non bisogna dimenticare che, fisicamente, il suono risiede nello strumento. E’ lui che vibra, che sostiene, che “risponde”.

  4. Nik Ottocorde Reply

    parole sante…ho visto gente che spende migliaglia di euro per comprare di tutto, la chitarra migliore, il super amplificatore, i pedalini con le valvole dentro, i jack con i contatti in oro…e avere suoni orribili!!! quello che spesso non capiamo, è che l’ unica cosa che “suona” è il nostro cuore, e “lui” suona attraverso le nostre mani…lo strumento è solo un mezzo…

  5. Dr Tadpole Reply

    Chiedo scusa per avere mispelled il nome del mitico Stevie Ray.
    Ringrazio Daniele per questo post che fa molto riflettere.

    enjoy music

    Giorgio

  6. Dr Tadpole Reply

    “Purtroppo” è assolutamente vero che il suono è nelle mani, ed è li che si misura la differenza tra i grandi come te e le schiappe tra cui navigo io. Non sono così d’accordo sul fatto che sull’elettrica sia meno influente. Basta sentire un solo di Gilmour, di Jimi o di Steve Ray solo per fare qualche esempio e provare risuonarlo.
    Nella mia limitata esperienza ho visto che trascrivere in dettaglio i pezzi aiuta tantissimo a migliorarsi perchè ti obbliga ad ascoltare anche i più piccoli particolari della articolazione del suono.

    Ciao

    Giorgio

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