Corso di registrazione: altre tecniche di microfonaggio

Lo scorso mese vi ho dato da ascoltare alcune registrazioni della stessa parte con microfoni identici in diverse posizioni.
Come avrete notato alcune di queste registrazioni sono praticamente inutilizzabili, mentre altre suonano più equilibrate: con quella particolare chitarra direi che la posizione più interessante era quella con il microfono a 25 cm, giunzione manico-corpo, ma la scelta è comunque una questione di gusto…
Ogni combinazione chitarra-esecutore-ambiente vi porterà comunque a delle scelte diverse, ed è quindi importante fare SEMPRE qualche breve test (anche solo di una ventina di secondi) con il microfono in diverse posizioni. A quel punto ascoltate, valutate e scegliete la soluzione che vi sembra più adatta.
Ultimamente mi è ad esempio capitato di registrare una Martin D-35, e in questo caso la posizione del microfono era spostata quasi fino al dodicesimo fret e l’altezza della capsula in verticale era ben al di sotto del Mi cantino, per evitare una eccessiva risonanza sulle basse.
È comunque evidente dalle registrazioni che l’effetto prossimità risulta eccessivo soprattutto nel cosiddetto close miking (microfoni vicino alla sorgente), in particolare davanti alla buca, quindi tenete presente che oltre alla posizione anche la distanza gioca un ruolo fondamentale nel controllo delle basse frequenze.
Se avete bisogno di un suono molto diretto senza risonanze indesiderate sulle basse, potete avvicinare il microfono il più possibile e usarlo in Omni, mettendo magari dei pannelli isolanti (gobos) di fronte alla chitarra, in modo da ridurre il rientro dell’ambiente.
Al di là delle varie difficoltà di suonare e registrarsi da soli, uno dei vantaggi di un chitarrista che si autoregistra è che la maggior parte delle volte lo fa nello stesso ambiente, con lo stessa accoppiata preamplificatore-microfono e con il suo strumento. Questo fa sì che una volta individuato il setup preferito lo si potrà facilmente riprodurre in successive sessioni.
Quando avrete scelto la posizione sull’asse orizzontale e la distanza, potete continuare con una ulteriore ricerca.
Spostando il microfono sull’asse verticale il risultato sarà ovviamente che avrete più bassi se la capsula è in corrispondenza del Mi basso, e meno se viene abbassata fino al Mi cantino.
Simile risultato sulle basse, ma con un sapore ben diverso, se partite con la capsula in posizione centrale (tra la quarta e la terza corda) e ruotate l’asse del microfono dai 30° ai 45° verso la paletta della chitarra (immagine 1).immagine1

Ulteriore variazione è l’angolazione del microfono sull’asse verticale, in modo che la capsula ‘senta’ di più i cantini se la inclinate verso il basso, o il contrario se punta in alto verso le corde basse.
Combinando tutte queste varianti sarete senz’altro in grado di avvicinarvi al suono che sentite mentre suonate.
E qui introduciamo un nuovo argomento: partendo dalla geniale osservazione che generalmente l’essere umano medio è dotato di almeno un paio di orecchie, se vogliamo avere un suono davvero naturale ed ampio sarà bene pensare di iniziare a utilizzare più di un microfono…
All’inizio semplificheremo in modo deciso l’argomento: si può aggiungere un microfono per integrare l’ambiente, posizionandolo in vari modi. Ad esempio sopra la testa del chitarrista con la capsula che punta verso il basso, oppure di fronte all’esecutore ad una certa distanza (generalmente dal metro ai tre metri), con la capsula che punta verso la chitarra, oppure in alto o ai lati se vogliamo più ambiente. Questo approccio presuppone però che i microfoni siano in fase, altrimenti presi singolarmente saranno interessanti, ma combinati non faranno altro che peggiorare il quadro generale.
Realizzare una multimicrofonazione in fase è decisamente impegnativo per un chitarrista che si registra da solo, quindi almeno per adesso adotteremo altre tecniche.
Il microfonaggio stereo è inizialmente il più semplice da gestire, ma anche in questo caso faremo delle scelte di campo in modo semplificarvi la vita.
Per chi è in grado di leggere in inglese e vuole approfondire l’argomento, quello che segue è un ottimo link tratto dal sito della DPA :

http://www.dpamicrophones.com/en/Mic-University/StereoTechniques.aspx

Tra le numerose tecniche di ripresa stereo per ora analizzeremo solo quelle cosiddette ‘coincidenti’, cioè con i due microfoni con le capsule il più possibile vicino, in modo da minimizzare eventuali problemi di fase.
1. La prima è la cosiddetta XY, che prevede l’utilizzo di due microfoni identici con le capsule angolate a 90° sul piano orizzontale (immagine 2).immagine2

Un paio di importanti considerazioni: la spazialità stereo di questa tecnica non è ampissima, ma la compatibilità in mono è alta. Dovrete però usare dei microfoni con una risposta fuori asse il più possibile lineare, perché le capsule ‘ascolteranno’ lo strumento soprattutto con i lati della capsula.
Al di là delle preferenze soggettive, l’AKG414 e l’Oktava MK-012 sono ad esempio microfoni con una buona risposta fuori asse (off-axis). Per testare tale aspetto non dovete fare altro che parlare nel vostro microfono, prima restando di fronte alla capsula, poi mettendovi a circa 45°, infine a 90° parlando quindi nel lato del microfono .
Se il microfono ha una buona risposta off-axis noterete che la timbrica della vostra voce resterà simile, avvertirete soltanto più ambiente. In caso contrario la risposta in frequenza varierà, nella peggiore delle ipotesi con una drastica riduzione delle basse. Alcuni microfoni hanno infatti una timbrica molto convincente in asse, ma non altrettanto off-axis: questo li renderà dei buoni candidati in close miking, ma difficilmente utilizzabili in XY o peggio ancora come microfoni di ambiente.
2. Un’altra tecnica molto efficace è quella cosiddetta MID-SIDE, molto diffusa nei paesi anglosassoni.
Qui posizionerete il primo microfono (cardioide o omni) come se fosse un microfono singolo, seguendo quindi le indicazioni già approfondite all’inizio dell’articolo. Aggiungerete poi un secondo microfono in figura ad otto, in modo che riprenda i due lati del microfono principale (immagine 3).immagine3

A questo punto avete registrato due tracce, ma è necessaria una codifica MS per ascoltare il risultato finale. Esistono diversi apparati hardware per eseguirla, ma potete farlo da soli senza aggiunte tramite il vostro sequencer.
Ecco come:
la traccia MID (il microfono cardioide o omni) avrà inizialmente un pan centrale e il volume a 0 db.
La traccia SIDE (il microfono a otto) andrà duplicata. L’originale verrà ‘panpotatto’ completamente a sinistra, la copia completamente a destra. A questo punto sul canale dx invertite la fase con un plugin.
Create un gruppo con le due tracce, in modo che i volumi delle due tracce siano assolutamente simmetrici: se il canale sx è a -8db, così deve essere anche il dx.
L’ultima considerazione è la latenza inerente al vostro software, che può creare problemi di fase. Attivate quindi la compensazione tramite il relativo controllo (‘Delay Compensation Engine’ o similari, tutti i SW più noti ce l’hanno, da Protools a Logic, a Nuendo, ecc.). Se non vi è possibile farlo aprite sul canale MID e sul canale sx del SIDE lo STESSO IDENTICO plugin senza inversioni, in modo da preservare la coerenza di fase.
Ascoltate la traccia MID e cominciate ad alzare il volume dei due faders SIDE finché non avete un’apertura sufficiente. La compatibilità mono è totale, perché in quel caso i due side si annullano e sentirete solo il MID.
L’esempio audio a corredo è la stessa parte di chitarra registrata sia in XY che in M-S, con la traccia MID mono da sola, e poi combinata con lo stereo SIDE.
Ascoltate e come sempre valutate secondo il vostro gusto…

Paolo Costola

[LINK ESEMPIO AUDIO]
http://www.chitarra-acustica.net/media/costola_art5.zip

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 2/2012, pp. 65-66

About Paolo Costola

Paolo Costola, nato a Brescia nel mese di Maggio del 1965, inizia ad avvicinarsi attivamente alla musica e alla chitarra all\'eta\' di 15 anni.\nL\'interesse a tutto tondo per la musica lo porta ad avvicinarsi ai piu\' svariati generi : dal country, al folk, al rock e rock-blues passando attraverso il Jazz e la Fusion.\nDiplomatosi come chitarrista al Guitar Institute di Los Angeles nel \'90, la crescente passione per il suono in generale lo porta gia\' dalla prima meta\' degli anni \'90 a lavorare come tecnico del suono a tempo pieno.\nNel corso della sua attivita\' sia come fonico freelance che nel suo studio di Brescia (www.macwavestudios.com),ha l\'occasione di lavorare con diversi artisti e musicisti,quali ad esempio Marco Masini e Marco Ferradini con Massimo Alessi,Sarah Jane Morris, Eugenio Finardi e Neffa con le Custodie Cautelari, Charlie Cinelli, Paolo Vallesi, Sandro Gibellini, Franco Testa, Elio Rivagli, Alfredo Golino, Ellade Bandini, Max Gabanizza, Alberto Pavesi e Luca Visigalli e diversi altri.\nTra i lavori acustici e folk spiccano ultimamente le collaborazioni con Reno Brandoni, Giorgio Cordini, Michele Gazich e Mark Olson dei Jayhawks.\nSvolge anche attivita\' didattica e di consulenza relativamente alla realizzazione e alla gestione tecnica di uno studio di registrazione.

...sull'Autore
Paolo Costola, nato a Brescia nel mese di Maggio del 1965, inizia ad avvicinarsi attivamente alla musica e alla chitarra all\'eta\' di 15 anni.\nL\'interesse a tutto tondo per la musica lo porta ad avvicinarsi ai piu\' svariati generi : dal country, al folk, al rock e rock-blues passando attraverso il Jazz e la Fusion.\nDiplomatosi come chitarrista al Guitar Institute di Los Angeles nel \'90, la crescente passione per il suono in generale lo porta gia\' dalla prima meta\' degli anni \'90 a lavorare come tecnico del suono a tempo pieno.\nNel corso della sua attivita\' sia come fonico freelance che nel suo studio di Brescia (www.macwavestudios.com),ha l\'occasione di lavorare con diversi artisti e musicisti,quali ad esempio Marco Masini e Marco Ferradini con Massimo Alessi,Sarah Jane Morris, Eugenio Finardi e Neffa con le Custodie Cautelari, Charlie Cinelli, Paolo Vallesi, Sandro Gibellini, Franco Testa, Elio Rivagli, Alfredo Golino, Ellade Bandini, Max Gabanizza, Alberto Pavesi e Luca Visigalli e diversi altri.\nTra i lavori acustici e folk spiccano ultimamente le collaborazioni con Reno Brandoni, Giorgio Cordini, Michele Gazich e Mark Olson dei Jayhawks.\nSvolge anche attivita\' didattica e di consulenza relativamente alla realizzazione e alla gestione tecnica di uno studio di registrazione.

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  1. Nicola Boschetti Reply

    Ciao Paolo, veramente molto MOLTO interessante… ho un sacco da provare e sperimentare…! Grazie per il bell’articolo 🙂

  2. Paolo Costola Reply

    Ciao Stefano,
    mi fa davvero piacere che tu abbia cominciato a sperimentare con entusiasmo.
    Non mollare, piu’ ci provi e piu’ ti diverti con i risultati….

  3. Stefano Barbati Reply

    Ho sperimentato il sistema MID-SIDE come indicato nell’articolo e devo dire che il risultato è sorprendente… adesso vorrei ri-registrare tutto il mio materiale con questa tecnica. Complimenti e… grazie.
    Stefano

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