Conversazioni in musica – Intervista a John Stowell

(di Domenico Lobuono) Nel panorama della chitarra jazz John Stowell rappresenta senz’altro un unicum. Artefice di un chitarrismo sofisticato e armonicamente complesso, Stowell è diventato, nel corso della sua ormai quasi quarantennale carriera, uno dei principali punti di riferimento per la chitarra moderna. Le sue melodie “angolari”, avulse da cliché, e le armonie avventurose, ricche di “cluster” sono il suo marchio di fabbrica così come la sua postura chitarristica che gli consente di eseguire accordi apparentemente impossibili. La sua concezione musicale si basa sul concetto di “conversazione” tra musicisti o con sé stesso, nel caso di concerti di sola chitarra, ed infatti quella che abbiamo avuto con lui, in occasione del suo tour europeo che lo ha portato anche nella vicina Slovenia e a Trieste, più che una intervista, è una conversazione in cui le idee riguardo la musica e il jazz fluiscono liberamente e in maniera sempre molto interessante.

Grazie John per la tua disponibilità. Comincerò col chiederti se hai un nuovo CD e di parlarcene.
Il mio CD più recente è stato realizzato con una piccola etichetta indipendente di Seattle, Washington, la Origin Records che esiste da circa tredici anni e con essa ho pubblicato circa nove CD. Attualmente ho un trio con basso e batteria che abbiamo chiamato Scenes assieme a  musicisti che hanno suonato anche con Hal Garper. Il batterista è John Bishop che è il comproprietario di questa etichetta assieme a Matt Jorgensen, a sua volta batterista, il bassista è Jeff Johnson. Con questo gruppo abbiamo prodotto quattro CD per la Origin il più rcente dei quali si chiama Silent Photographer. Ho anche un altro progetto in duo con il chitarrista Christopher Woitach dal titolo Ghost In A Corner. E’ una produzione indipendente e si può trovare su CDBaby.

Tu sei rinomato per le tue incisioni in solo, trovi interessante suonare con un combo o anche con un pianoforte?
Sì è bello avere una varietà di situazioni perché ognuna di questa è un tipo di “conversazione” differente. Quando suono da solo conduco una sorta di conversazione con me stesso. Io ho cominciato a suonare in solo circa trentacinque anni fa in piccoli ristoranti, così ho imparato e ho sviluppato la mia concezione di chitarra in solo. Negli ultimo dieci anni ho inciso tre CD di chitarra dove suono da solo uno dei quali è un CD “dal vivo” nella forma di “house concert”. Due di essi sono stati pubblicati per la Origin di cui ti parlavo. Nel CD Solitary Tales impiego una chitarra con le corde di nylon mentre nel CD Residence pubblicato per la Origin utilizzo diverse chitarre acustiche. Suonare da solo è una delle tante cose che mi piace fare ma credo che se facessi solo una cosa mi annoierei così preferisco dedicarmi ad una serie di progetti diversi uno dall’altro. Ad esempio tu hai fatto riferimento al piano, strumento con il quale ho fatto alcune incisioni. Ho inciso un CD dal vivo per la Summer Records circa dieci anni fa con il quartetto Live One e il pianista Chuck Maronek, l’incisione è stata fatta in Arizona. Con il piano c’è una conversazione di tipo diverso, ci sono due strumenti che entrambi possono suonare gli accordi cosicché, quando suono, ho il sostegno degli accordi suonati dal piano. Chuck da buon accompagnatore suggerisce delle idee interessanti ma non le esaurisce, non riempie tutto lo spazio, lascia un’idea accennata e poi la colora e questo è un altro tipo di conversazione musicale. Ho anche un altro Cd in cui suono col piano assieme al pianista Rick Helzer, questo è un CD in duo inciso in San Diego che contiene perlopiù brani originali di Rick. Rick è un pianista eccellente ma diverso, ha una formazione di tipo classico cosicché da un punto di vista armonico suona in maniera differente da Rick. Sono entrambi eccellenti pianisti ma il tipo di conversazione musicale è differente. Suonare con basso e batteria rappresenta, a sua volta, un tipo diverso di conversazione: posso suonare più accordi, ho una maggiore componente ritmica di cui tener conto e una gamma dinamica superiore. Amo molto ciascuna di queste differenti situazioni musicali. Una delle cose piacevoli del fatto di viaggiare è proprio data dall’opportunità di avere molte differenti conversazioni musicali con musicisti diversi.

E’ una cosa che ho sentito spesso dire ai grandi chitarristi. Grant Green, ad esempio, diceva di aver imparato a suonare ascoltando Charlie Parker oltre che Charlie Christian e altri chitarristi ovviamente, ma principalmente Charlie Parker. Tu hai ascoltato molti strumentisti di sax e tromba?
E’ una buona domanda, credo che probabilmente la mia influenza principale sia Jim Hall il quale a sua volta ha detto di essere stato influenzato principalmente da Ben Webster e Coleman Hawkins in ogni caso Jim ha un background di studi davvero eclettico in quanto ha anche una formazione classica, da giovane ha studiato al Cleveland Conservatory e ha imparato a scrivere per quartetti d’archi. Lui ama molto anche il blues e ha avuto l’opportunità di suonare in trio con Jimmy Giuffre e Bob Brookmeyer cosicché Jim non ha mai avuto il linguaggio convenzionale del bebop. Ne è certamente al corrente, conosce Charlie Parker ma credo che il suo stile sia una sorta di mix tra un certo tipo di musica astratta con suoni molto “aperti”, la musica classica e il blues delle origini, il tutto mescolato assieme al linguaggio bebop. Ha un modo di suonare ampio che lascia molto spazio. A parte Jim Hall, non credo di essere stato molto influenzato dai chitarristi, mi piacciono alcune cose di tutti i chitarristi, Pat Martino ad esempio, il suo modo incisivo e chiaro di suonare gli ottavi, in questo Pat Martino è uno dei migliori  ma non ho quel tipo di vocabolario.  Poi c’è Jimmy Raney e anche Tal Farlow… mi piace suonare in quello stile occasionalmente ma non per l’intera serata cosicché prendo un po’ da ciascuno. Credo, in realtà, di essere stato influenzato maggiormente dai pianisti per quanto riguarda il mio modo di accompagnare. A volte ho preso dei voicing da chitarristi che a loro volta erano influenzati dai pianisti come Jimmy Wyble o Ted Greene, questi erano musicisti che suonavano sulla chitarra un po’ come avrebbe fatto un pianista quando riducevano gli accordi in voicing più ridotti o muovevano le parti interne degli accordi. Così dico ai chitarristi che le forme fondamentali di accordi che essi conoscono vanno bene per la maggior parte dei casi specialmente se suonano da soli o in duo ma in trio con basso e batteria c’è un intero nuovo mondo di accordi chitarristici più vicini alla concezione pianistica come quelli creati da Jimmy Wyble e Ted Greene.

Tu sei noto per le tue armonie “avventurose” e molto interessanti, hai parlato di Jim Hall che a sua volta è noto per essere un musicista a volte sperimentale. Pensi sia corretto dire che tu ti poni grossomodo tra Wes Montgomery e Jim Hall, i due principali caposcuola della chitarra jazz, in una sorta di terza corrente?
Può essere, amo molto Wes, non credo di essere stato realmente influenzato da lui ma amo molto il suo modo di suonare molto musicale e interessante. Dico sempre in effetti ai miei studenti che se vogliono approcciare lo stile chord-melody due buoni punti di inizio sono Joe Pass e Wes Montgomery perché utilizzano delle diteggiature relativamente semplici. I singoli accordi non sono difficili ma loro li combinano assieme creando splendidi arrangiamenti con linee di basso, idee single-note… Ci sono poi chitarristi come Ted Greene or Jimmy Wyble che hanno un vocabolario accordale più complesso e diteggiature più complicate. Wes e Joe erano più dentro la tradizione e facevano uso degli accordi principali utilizzati magnificamente. Se io devo mettermi tra Wes e Jim Hall direi che sono probabilmente più vicino a Jim Hall. Anche se amo molto Wes e conosco molti dei suoi assoli credo di essere più vicino a Jim Hall per quanto riguarda l’uso dello spazio e le mie concezioni armoniche. In ogni caso ogni chitarrista jazz dovrebbe conoscere Wes Montgomery, chitarrista importantissimo. Sai ci sono in giro molti grandi chitarristi, li conosco tutti, so come suonano e a mia volta ho preso un piccolo pezzo da ciascuno di essi, un po’ da John Scofield, un po’ da Pat Martino, un po’ da Jim Hall, un po’ da Jimmy Wyble… noi tutti abbiamo la possibilità di prendere qualcosa da tanti artisti diversi, da Bill Evans, da Herbie Hancock e così via. Io credo che possiamo prendere qualcosa di ciò che ci piace semplicemente ascoltando abbastanza, in questo modo si comincia a comprendere la specifica concezione dell’armonia e del ritmo di un determinato artista. Naturalmente trascrivere è un modo perfetto per prendere delle idee specie all’inizio per formarsi un vocabolario.

Immagino che tu, come ogni musicista, non ami essere “etichettato” ma, ovviamente, la critica e il mondo commerciale sono soliti usare etichette per definire i musicisti come “mainstream” o “avant-garde jazz” dato che il semplice “jazz” sembra essere insufficiente.
Buona domanda, non credo di appartenere al “mainstream”, quando mi ascolto non ho l’impressione di essere un chitarrista “mainstream”, credo che alcune persone userebbero il termine “chamber-jazz” (jazz cameristico n.d.t.). Qualcun altro potrebbe ritenermi vicino alla musica classica anche se in realtà non l’ho specificamente studiata,  mi piace molto, la ascolto da quasi 50 anni ma non l’ho mai studiata anche se si può sentire il contrappunto nel mio stile. Amo Bach, amo i compositori classici e li ho ascoltati, conosco quella musica. Per quanto mi riguarda, credo di aver creato la mia personale categoria in quanto suono in maniera completamente diversa da chiunque altro. Vengo sempre definito un chitarrista di “modern jazz”, in effetti la mia musica non è mainstream e non è bebop. Amo anche la musica brasiliana e ho un certo feeling con i ritmi brasiliani così sono un mix di stili e credo che le etichette che vengono usate siano qualcosa che usiamo quando non abbiamo la possibilità di ascoltare l’artista. Ho sicuramente preso delle cose dai musicisti che ti ho menzionato. Se proprio dovessi mettere un’etichetta alla mia musica la chiamerei credo “modern chamber jazz”.

Parliamo allora del tuo stile che è molto originale sotto molti profili. La prima cosa che si nota guardandoti suonare è la maniera in cui imbracci la chitarra, con il manico quasi verticale.
Sì ci sono molti altri musicisti che lo fanno in realtà, musicisti di classica ed alcuni chitarristi jazz. L’idea è di permettere l’allargamento delle dita della mano sinistra sul manico nel caso tu voglia suonare intervalli vicini come le seconde minori. In questo caso devi allargare molto le dita a meno che non usi le corde a vuoto. Ho trovato la posizione giusta usando la punta delle dita e tenendo il manico con un angolo simile a quello di un violoncello, cosa che mi consente di suonare queste posizioni allargate, ormai suono così da 35 anni. Altri hanno cercato di adottare questa impostazione, più comoda per il polso, per suonare gli accordi che uso io derivati dal piano, utilizzare quella postura rende molto più semplice eseguire quelle posizioni allargate. Quando mi guardo suonare a quel modo sembra che io sia in tensione e quindi penso che dall’esterno appaia insolito anche agli altri ma in realtà io la sento perfettamente naturale. Ogni tanto sento la necessità di scuotere un po’ la mia mano sinistra per scioglierla se suono per molto tempo ma in ogni caso la posizione è confortevole e non ho mai avuto problemi di tendinite o tunnel carpale. Uso corde leggere e una action piuttosto bassa e questo, assieme alla posizione verticale del manico, mi consente di eseguire senza sforzo quegli allargamenti delle dita. D’altro canto non adopero quel tipo di accordi sempre ma soprattutto quando suono da solo o in duo.

Noto anche che tu solitamente adoperi chitarra “thinline”. Anche Mick Goodrick adopera questo tipo di strumenti molto piccoli e sottili.
Sì, uso chitarre a cassa bassa perché imbraccio la chitarra in quel modo e grosse chitarre come la L5 o la Super4 non sono comode per me e anche il feedback cui sono soggette queste chitarre può dare qualche problema così credo di aver suonato negli ultimi 30 anni solo solid body o tutt’al più chitarre con la camere tonali, in ogni caso tutte le mie chitarre sono a cassa bassa. Goodrick credo che usi una Hohner, per quanto mi riguarda ho molte chitarre diverse, quella con cui viaggio è prodotta dalla SoloEtte, una piccola ditta, è senza paletta con le meccaniche poste sull’altra estremità del corpo con delle sottili montature di plastica che riproducono la forma della chitarra. Questa chitarra è ottima per viaggiare in aeroplano ed è l’unica chitarra che porto con me in aereo, da sei anni a questa parte. Quando invece mi sposto in macchina, porto con me alcune chitarre costruite dai liutai di Portland Mike Doolin e Jim Soloway. Ne ho anche una presa più recentemente costruita da Tom Ribbecke che è un ottimo costruttore del nord della California puoi vedere e ascoltare alcune delle sue chitarre su Youtube, assomigliano un po’ a delle Les Paul ma sono in realtà a cassa vuota con la tavola intagliata a mano, sono strumenti davvero molto belli; suono la mia da circa nove o dieci mesi. Poi ho una Höfner costruita appositamente per me ha l’aspetto di una ES335 con un solo pickup e ha il blocco centrale interno; ho anche una chitarra fretless costruita da Bobby Warren e una chitarra baritona di James Soloway. La fretless è in realtà una chitarra originariamente con i tasti i cui ferretti sono poi stati tolti e sostituiti da sottili segnatasti di plastica, la accordo una terza maggiore sotto così che le corde più basse abbiano un suono più simile a quello di un basso o di un violoncello. Il costruttore Bobby Warren vive su un’isola nello stato di Washington. E’ uno strumento che possiedo ormai da vent’anni e mi ci trovo davvero bene, l’ho usata in parecchie incisioni e si può trovare qualcosa anche su Youtube. La chitarra fretless ha un suono davvero speciale, è difficile suonare gli accordi su di essa perché se una delle note non è presa perfettamente ed è troppo alta o troppo bassa l’accordo suona molto male, così solitamente suono degli accordi piuttosto semplici ma per le linee melodiche e certi voicing e come timbrica da impiegare un paio di volte in una serata ha davvero un bel suono. Quando mi sposto in macchina porto complessivamente con me circa cinque chitarre.

Vorrei chiederti qualcosa a proposito del tuo timbro chitarristico. Gran parte dei chitarristi moderni è andato alla ricerca di un suono personale e distintivo, è il caso di John Scofield, ad esempio, e di Pat Metheny. Sono musicisti che puoi riconoscere immediatamente dal loro suono mentre mi sembra che tu preferisca prediligere un semplice suono pulito il più possibile acustico.
Sì è vero. Io ho svariati strumenti e li suono tutti, uno di questi e completamente acustico, ho fatto almeno una incisione con ciascuno di questi strumenti ma, in realtà, hai ragione, io sono alla ricerca solo di un buon suono pulito. Su alcune incisioni ho fatto uso di qualche effetto applicato dopo le riprese per un paio di brani orientati verso la fusion, si trattava di un po’ di distorsione o di chorus, ma quando suono dal vivo solitamente mi limito ad impiegare solo un po’ di riverbero. Quando mi sposto in macchina porto con me due amplificatori e una cassa aggiuntiva che collego tra di loro per suonare in stereo, ho un Acoustic Image e un AER con una cassa esterna della Acoustic Image, così se ho abbastanza spazio sul palco collego i tre elementi e ottengo un suono molto pieno con solo un po’ di riverbero aggiuntivo. Credo che la mia identificabilità provenga non tanto dal suono pulito, dato che molti chitarristi hanno un buon suono pulito, quanto piuttosto dal contenuto armonico delle mie linee melodiche, dai miei accordi, dal mio approccio improvvisativo. In realtà il mio suono non è molto diverso da quello di molti altri chitarristi come Jonathan Kreisberg, Lage Lund, Mike Moreno, Julian Lage o Howard Alden. In realtà penso che la differenza e distintività sia data dal contenuto di ciò che fai più che dal suono così, quando qualcuno mi sente suonare, può riconoscermi semplicemente dagli accordi che eseguo e dalle mie linee melodiche. D’altro canto posso dire di avere in realtà molti timbri differenti che ottengo dalle mie chitarre, quella con le corde di nylon, la fretless, la chitarra baritona, eccetera tuttavia il mio suono è grossomodo sempre lo stesso su ciascuna di esse, almeno lo spero…!

Parliamo dell’insegnamento. Io stesso ho diverso materiale tuo, libri e DVD, e l’ho apprezzato molto. Hai altri progetti didattici in cantiere?
Ho un certo numero di cose su cui sto lavorando, la mia collaborazione principale è con la Mel Bay e con Corey Christiansen (da noi intervistato nel numero di luglio 2012, n.d.r.). Ho realizzato un certo numero di libri e DVD per loro che si occupano delle cose di cui abbiamo appena discusso: sostituzioni usando le scale minore melodica e minore armonica e le triadi, inoltre ho altri prodotti per la Mel Bay: un DVD di esecuzioni di chitarra sola su brani originali e ho un eBook con gli spartiti di questi brani originali. L’idea era che l’eBook non è necessario se uno non vuole suonare i miei brani perché sono prevalentemente idee nello stile chord-melody che illustrano la maniera di concepire gli accordi e il loro utilizzo: i miei accordi, in realtà, possono anche essere un punto di partenza affinché ciascuno trovi i propri voicing. In totale, quindi, ho tre prodotti per la Mel Bay. Sette anni fa ho iniziato una collaborazione con la TrueFire, società che si trova in Florida, ho due corsi in CD Rom prodotti per loro il primo dei quali si chiama Modern Chord Melody ed è costituito da cinque mie composizioni nello stile chord-melody che ho scomposto ed analizzato per mostrare il mio modo di lavorare con gli accordi, come li metto assieme e come improvviso su questi brani. Il secondo testo si chiama Modern Jazz Improvisation ed è una sorta di continuazione del primo libro pubblicato per la Mel Bay, tratta fondamentalmente delle mie idee riguardo alle sostituzioni con le scale minore melodica, minore armonica e con le triadi. Ho un terzo testo con loro che verrà pubblicato presto spero già quest’anno, consiste nel prendere brevi progressioni armoniche e turnaround mostrando semplici maniere di alterare l’armonia e di collegare queste semplici variazioni. Così ho tre testi per la TrueFire e tengo anche dei corsi di insegnamento online per Mike Galler il sito è www.mikesmasterclasses.com dove è possibile acquistare lezioni individuali. Io ho realizzato sette lezioni per questo sito lunghe una ventina di minuti ciascuna. Questi sono i miei progetti per quanto riguarda l’insegnamento spero di poter realizzare ulteriori lezioni per Mike Galler e altri corsi per la TrueFire.

Che ne pensi dell’insegnamento a distanza?
Mi piace l’insegnamento online, è un campo che ogni musicista che è anche insegnante dovrebbe esplorare perché ti dà la possibilità di raggiungere una platea più vasta e dà maggiore visibilità, credo che rappresenti il futuro, sempre più persone insegnano online ed è una gran cosa anche per gli studenti. Molti anche tra i musicisti famosi lo fanno, Andreas Oberg ad esempio lo fa molto bene così come Martin Taylor e questi sono solo alcuni tra i nomi famosi, conosco anche corsi online tenuti da insegnanti meno noti ma fatti molto bene. Si tratta solitamente di sottoscrizioni mensili e alcuni di questi insegnanti hanno anche due o trecento allievi che sottoscrivono ogni mese le loro lezioni e tutto questo semplicemente stando a casa davanti al computer. Credo che io stesso dovrei farlo di più perché alcune persone hanno espresso interesse a fare lezione con me tramite Skype, cosa che non ho ancora fatto ma, avendo l’iPad, in realtà potrei  farlo anche quando viaggio. Penso proprio che chi ama insegnare dovrebbe esplorare di più questo aspetto dell’insegnamento.

Jim Hall ha avuto modo di dire che l’ascolto è ancora oggi la chiave giusta per l’apprendimento. Data l’importanza di ascoltare i grandi, quali musicisti suggeriresti di ascoltare ad un giovane che vuole apprendere il jazz?
Come probabilmente saprai un elenco del genere è molto personale, così quelli che citerò sono semplicemente i miei preferiti.  Ci sono davvero tanti grandi jazzisti ma io consiglierei ad ogni giovane musicista di non ignorare il passato, di non ascoltare solo i musicisti della loro epoca ma di andare indietro perché anche ascoltando Louis Armstrong nel 1930 che suona con Earl Hines, l’unica cosa che appare un po’ datata è il vibrato veloce ma il contenuto armonico e melodico è ancora affascinante. Così consiglio di ascoltare Louis Armstrong per il fraseggio e come usa gli spazi e anche il contenuto armonico, ascoltate i grandi sassofonisti come Lester Young, Ben Webster, Coleman Hawkins, Don Byas e, venendo al bebop, naturalmente Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Thelonious Monk, Bud Powell, tutte personalità che non ho specificamente studiato ma di cui conosco le opere. Poi ci sono gli artisti della generazione antecedente alla mia, ho citato prima Jim Hall per la chitarra, Jimmy Wyble, adoro Bill Evans e Herbie Hancock per il piano, adoro Sonny Rollins al sax. Mi piace molto anche qualcosa di Miles Davis e di Wayne Shorter, tra l’altro alcuni di questi artisti sono ancora in attività… mi piace molto anche Chick Corea. Così io direi prima di tutto di cercare di ascoltare molti tra i differenti “eroi” della musica e non soltanto quelli della propria epoca come Lage Lund, Julian Lage, Kurt Rosenwinkel, lui leggermente più anziano dei primi due, John Scofield, Pat Metheny… Ciascuno di questi artisti ha detto qualcosa di interessante con la propria musica. Ovviamente è anche giusto ascoltare la tanta altra musica che c’è in giro, amo la musica brasiliana, ad esempio, e la musica classica. Se amate il versante rock e blues potete inserire questi stili nel vostro, John Scofield, Pat Metheny o Scott Henderson l’hanno fatto. Non penso che ci si debba limitare ad ascoltare un solo musicista o anche un solo stile. Va benissimo anche copiare e trascrivere, all’inizio, per cominciare ad avere un proprio vocabolario con l’idea di andare oltre in un secondo tempo per trovare una propria voce personale.  Copiare ed ascoltare Jim Hall, ad esempio, è una cosa ottima. Un’altra cosa che i giovani musicisti scopriranno è che, studiando l’armonia, cominceranno a comprendere e riconoscere il contenuto armonico della musica che ascoltano. Così accade che mentre stai ascoltando qualcuno che suona ti rendi conto improvvisamente che lui sta usando quello specifico mezzo espressivo armonico che anche tu stai studiando. Alla fine, lo studio della parte tecnica e teorica ti mette in condizione anche di ascoltare meglio dal momento che riesci a comprendere come organizzare le informazioni armoniche. Per quanto mi riguarda, quello che cerco di fare è di concentrarmi sulla pratica quando mi esercito mentre cerco di non usare la parte razionale del mio cervello quando effettivamente suono in un concerto. Noi usiamo la parte razionale del cervello per organizzare le informazioni e, cosa affascinante, questa organizzazione rende automaticamente il tuo orecchio più sofisticato.

Qual è la tua pratica quotidiana se ne hai una? Su cosa ti eserciti in generale?
Dipende da cosa sta succedendo nella mia vita musicale in quel momento, voglio dire che qualche volta mi trovo a lavorare ad un progetto e con i miei musicisti dobbiamo apprendere e sviluppare un determinato materiale. Al mio ritorno dall’Europa, ad esempio, uno dei miei concerti sarà con un quartetto d’archi, cosa che non faccio spesso. Il violinista, a sua volta, ha suonato musica jazz  in passato, il suo nome è Stanley Chapaitiz, è un gran musicista ed ha grossomodo la mia età. Ha un suo percorso musicale sia nel jazz sia nella classica, abbiamo lavorato assieme facendo workshop e suonando in concerti. Lui e sua moglie hanno un quartetto d’archi con il quale hanno preso dei brani di Bach e li hanno arrangiati in modo da eseguirne una prima parte in cui il brano viene eseguito così come Bach l’ha scritto mentre nella seconda parte il brano viene arrangiato con accordi jazz e viene lasciato spazio alla improvvisazione. Questo è uno dei còmpiti che ho da svolgere, non ho ancora fatto molto con loro ma ho tutto il materiale su cui sto lavorando. Solitamente, se ho un compito determinato, non ho una routine fissa di pratica, mi limito a suonare ogni giorno lavorando su un brano che conosco o anche esercitandomi su aspetti tecnici. Può anche essere che io mi limiti ad organizzare delle piccole jam session con amici o a lavorare con loro su nuovo materiale. Ci sono alcuni che sono molto disciplinati, suonano col metronomo per mezz’ora, poi fanno un’ora e mezza di lettura a prima vista e così via, la mia routine di pratica non è mai stata così organizzata.

Vorrei farti una domanda sul blues che è una delle radici del jazz ma oggi sembra essere trascurato specialmente in Europa. Tu che ne pensi?
Il blues è La radice del jazz. Tuttavia, ciascuna musica ha la sua storia e il jazz ha la sua, ogni musica cambia per adeguarsi alla visione culturale ed estetica di quella particolare generazione cosicché è stato giusto per il jazz rinnovarsi e magari allontanarsi da alcune influenze blues. Molti musicisti europei che mescolano la tradizione dei loro paesi con il jazz fanno ciò che ha fatto il jazz all’inizio della sua storia. Ai suoi esordi il jazz era un mix di blues, ritmi africani, e armonia europea quando ha preso avvio a New Orleans e i musicisti creoli hanno innalzato il livello dei musicisti blues di colore, il jazz è stato sempre una fusione di generi. Così è stato giusto per il jazz allontanarsi dalla sua base blues? Sicuramente. Ascoltando Grant Green o Barney Kessel o Herb Ellis o Charlie Christian puoi avvertire un bel po’ di blues nel loro stile ma puoi trovare oggi dei chitarristi che vivono in Norvegia o in Italia che a loro volta sono assolutamente eccellenti. Ho sentito molti ottimi musicisti europei così come in Argentina dove ho avuto modo di lavorare e quindi conosco un po’ di persone là e alcuni di loro mescolano il tango con il jazz. Sono sicuro che ci sono musicisti interessanti in Croazia o forse in Ungheria o nella Repubblica Ceca che mescolano ritmi dispari con il vocabolario jazz, cosa che fanno anche molti musicisti a New York. Credo che quello che tu debba fare sia in definitiva trovare la tua voce personale e l’importante è fare qualcosa che abbia valore. In definitiva, va benissimo avere del blues nella tua musica ma credo che fare qualcosa di nuovo e fresco sia ugualmente importante.

Ti sei trovato bene in Slovenia e in Italia? Hai trovato un pubblico preparato e attento?
Sì, ho viaggiano in molti paese queste è solo la mia seconda volta in Slovenia e ho trovato degli ottimi musicisti a Lubiana e a Capodistria quando mi ci sono recato con Marko Cepak (chitarrista sloveno, n.d.t.). Non conosco molto la Slovenia ma ho sentito un paio di musicisti davvero eccellenti, forse conoscerai Jami Moder che ha studiato a Boston con Mick Goodrick, vive a Lubiana ed è un ottimo chitarrista. Abbiamo fatto una piccola jam session in Lubiana e anche Igor Matkovic ottimo trombettista, anche lui di Lubiana. Devo dire che ci sono ottimi musicisti dappertutto nel mondo, alcuni vengono negli Stati Uniti per studiare e ritornano nei loro paesi per insegnare o suonare. E poi sono stato molte volte in Italia, ci sono degli ottimi musicisti con cui ho piacere di suonare. Quando io e te ci siamo incontrati un anno fa è stata la prima volta che sono venuto in contatto con i musicisti dell’area di Trieste, Igor Checchini, ad esempio, che è un ottimo batterista.

Grazie John c’è qualcos’altro che vuoi dire ai nostri lettori riguardo al tuo sito web, le tue lezioni o altro?
Se i lettori vogliono entrare in contatto con me, sarò molto lieto di parlare con tutti. Il mio sito web è www.johnstowell.com. Ci sono molte cose mie su Youtube, sono anche reperibile su Facebook per chiunque abbia domande sulla mia musica. E’ possibile vedere delle anteprime gratuite delle mie lezioni sul sito di Mike Galler o su quello di TrueFire. Non è difficile trovarmi in rete e desidero augurare a tutti i vostri lettori  buona fortuna con la loro musica e spero di incontrarli in futuro e magari suonare con loro.

Domenico Lobuono


Chitarra Acustica, 1/2013, pp. 32-39

...sull'Autore
Redazione

Related Posts

Lascia il tuo commento

*

Captcha * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.