Clive Carroll a Un Paese a Sei CordeClive Carroll at Un Paese a Sei Corde

PELLA, 26 giugno 2011 – Se pensate che suonare la chitarra sia un’immensa gioia, allora state pensando a Clive Carroll. D’accordo, il posto in cui ha tenuto il suo concerto era una meraviglia, con l’Isola di San Giulio lì, a un passo, dalla deliziosa Piazza Motta di Pella. Va bene che vederla pian piano sparire dietro una siepe, sempre più fitta di pubblico, è stato esaltante, ma la felicità che questo artista inglese esprimeva nel suonare era davvero contagiosa.
Forse non tutti i presenti erano in grado di seguire le sue battute in lingua madre e tantomeno le spiegazioni date ai vari brani suonati, ma simpatia e bravura hanno sicuramente colmato ogni incomprensione. La musica è in fondo una lingua universale, che non ha bisogno di dizionario per essere compresa, e quella suonata da Clive Carroll, poi, sa spaziare in ogni ambito e in ogni luogo del mondo, sempre con grande padronanza e disinvoltura.
Ha aperto la serata con un brano tipico della tradizione celtica irlandese per poi passare al jazz, con “Blue Moon”, e di seguito al blues, con il celeberrimo “Mississippi Blues”, ricco di groove. Chiacchierando su Chet Atkins e sul festival di Nashville che porta il suo nome, ha anche dimostrato come si possa suonare qualsiasi cosa in stile flatpicking, persino – perché no – un pezzo dei Queen. E dopo averci fatto sentire come suonano nel Kentucky, ecco un saggio anche di come lo fanno nel Tennessee, che poi ricorda molto le sonorità e l’eleganza del liuto. Ma forse è stato solo il pretesto per regalarci la magia di un dolcissimo brano di John Dowland, così inaspettato da estasiare i presenti, mentre sempre più gente interrompeva la passeggiata per fermarsi ad ascoltare senza poi riuscire ad andare via. La lingua non sembrava nemmeno più un ostacolo, come se la comunicazione avvenisse a livelli più alti, direttamente da anima ad anima. Cose che riescono solo ai grandi artisti. Una intensissima “Oregon” e la divertente “Sid the Squid” hanno rappresentato un assaggio dei brani da lui composti, per poi passare a un’incredibile “Csárdás” di Monti, la cui velocità e perfezione di esecuzione ha letteralmente lasciato tutti a bocca aperta. Per non dimenticare nessun genere musicale, non poteva certo mancare un bel rock and roll di Johnny Cash. Quando è tornato a suonare un’altra sua composizione, la dolcissima “Eliza’s Eyes”, dedicata alla figlia, l’ha fatto con una dolcezza e una passione commoventi.
Prima di rendercene conto, il concerto è giunto al termine, ma per fortuna Clive ha voluto regalare ancora qualche bis al suo pubblico, che non lo voleva proprio lasciare andare e continuava ad applaudire fino a spellarsi le mani. “Aerial Discoveries”, intensissima, ha quasi ipnotizzato i presenti ed è stata la degna chiusura di una serata strepitosa, con un artista che si è speso davvero tanto e ha dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, che perfezione d’esecuzione e leggerezza possono convivere perfettamente.

Patrizia & Mauro Gattoni
Foto di Patrizia Gattoni

PELLA, 26th June 2011 – If you think that playing the guitar is a huge joy, then you’re thinking of Clive Carroll. You have to agree that the place where his concert was held was something amazing, there by the Island of Saint Giulio, just one step away from the delightful Motta square in Pella. Seeing it disappear little by little as the crowds of people got thicker and thicker was exalting, but nothing to compare with the happiness that this English artist is able to express through his playing, that’s truly contagious.
Maybe not everyone present was able to follow his jokes in his mother tongue, nor his explanations about the various pieces he performed, but his friendliness and bravura definitely filled the gap created by any problems in communication. Deep down, music is a universal language that doesn’t need a dictionary to be understood, and the music played by Clive Carroll with his usual skill and confidence knew just how to flood into every environment and every place in the world. He began the evening with a typical piece from the Irish-Celtic tradition and then went on to jazz with “Blue Moon”, followed by blues and the renowned “Mississippi Blues” full of grooves. Chatting about Chet Atkins and the Nashville festival that bears his name, he also demonstrated how you could play anything in flatpicking style, even – why not? – a piece by Queen. And after having let us hear how they play in Kentucky, there was a lesson on how they do it in Tennessee, that really recalled the sounds and elegance of the lute. But perhaps it was only a pretext to offer us the magic of a truly tender piece by John Dowland, that was so unexpected it sent everyone present into ecstasies, while more and more people interrupted their stroll to stop and listen, without managing to get up and go away again. The language barrier didn’t even seem like an obstacle anymore. It was if communication happened at a higher level, directly from soul to soul – something that only great artists manage. A really intense version of “Oregon” and the funny “Sid the Squid” represented a taster of pieces composed by himself. He then went on to play an incredible version of Monti’s “Csárdás”. The speed and perfection of his performance left everyone with their mouths gaping – literally. He didn’t miss a single musical genre. He could hardly leave out a beautiful rock and roll by Johnny Cash. When he returned to playing another one of his own compositions, a really sweet piece dedicated to his daughter called “Eliza’s Eyes”, he did so with moving passion and tenderness.
Before we realised, the concert had finished, but luckily Clive still wanted to give us several encores. His public really didn’t want to let him go and continued to applaud until their hands were raw. “Aerial Discoveries” was so intense it practically hypnotised all those present and was a worthy ending to an amazing evening, with an artist who really gave a lot of himself and who showed, if there was still any need to do so, that perfect technique and lightness can live perfectly side by side.

Patrizia & Mauro Gattoni
Photo by Patrizia Gattoni

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  1. luapnea Reply

    aerial discoveries… non mi sembra proprio il suo genere.

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