Clarence White

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Clarence White

Ecco un contributo per celebrare la musica del grande Clarence White. Questo lavoro fa parte di una piccola campagna che sto promuovendo su varie testate e durante i miei seminari, per ricordare ai chitarristi che Clarence White è un maestro della chitarra, e che dovrebbe essere rievocato e onorato nei festival e nei vari eventi dedicati a questo strumento.

Non è stato facile raccogliere un’introduzione essenziale per raccontare musicalmente il suo stile. White ci ha lasciato una grossa mole di materiale e uno stile veramente complesso con molti arrangiamenti, licks e fraseggi. È stata per me una grande gioia trascorrere tante ore ascoltando la sua musica, per trascrivere frammenti significativi del suo modo di suonare. Il risultato è una piccola collezione di licks con strutture e tonalità diverse, che possono essere usati nella costruzione di un solo o nel backup di un brano.
Quando si presta molta attenzione all’estetica di White e si analizzano le sue scelte musicali, la sua lezione può andare in profondità, molto oltre la semplice ripetizione delle sue note.
Clarence White fu senza dubbio il primo chitarrista a innovare la tecnica del crosspicking, con una creatività molto più ampia di quella fino a quel momento sviluppata dai capostipiti dello stesso stile (George Shuffler, Doc Watson, ecc.). Il crosspicking nacque come un arpeggio su tre corde adiacenti con uno schema fisso ripetitivo (down-down-up) in cui la melodia veniva possibilmente adattata per essere suonata sulla più grave delle tre corde, partendo in genere sul primo ottavo della battuta.
Clarence usò il crosspicking in deliziosi brevi fraseggi di riempimento (esempi 1 e 2) o con funzione melodica (esempio 3) dove viene inserito in punti imprevedibili della battuta musicale (quasi mai sul tempo forte) intercalandolo ad altre tecniche e cercando le note di melodia anche sulle corde più acute della triade.
Gli esempi 4 e 5 riguardano invece il raffinatissimo uso della tecnica dei double stops (parti in armonia su due corde adiacenti) sempre calibrata con perfetta dinamica e la giusta evidenza alla nota di melodia. Da notare come la scelta di Clarence non sia mai su una lunga serie ininterrotta di doppie note, ma come queste vengano alternate e interrotte ad arte con configurazioni diverse e uso di effetti.
È anche importante vedere come egli riesca a personalizzare e dare nuova linfa ai fraseggi giocati sui patterns più tradizionali, come negli esempi 6 e 7 dove poche semplici note inaspettate rinnovano il suono dell’intera frase.
Negli esempi 8, 9 e 10 ho voluto infine esemplificare alcune tra le sue frasi più famose, in cui traspare chiaramente il senso del gioco e dello scherzo, ma che nella velocità e chiarezza di esecuzione ottengono un effetto di grande virtuosismo e divertimento.

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Clarence White

Here is a contribution to celebrate the great music of Clarence White. This work is part of a little “campaign” I’m doing in several magazines and workshops to remind guitar enthusiasts that Clarence White is one of the world guitar masters that should be remembered and celebrated in guitar festivals and other events.
It was not easy to assemble an essential introduction to the style of Clarence White. He left us a great deal of material and a very complex style with many arrangements, main licks and phrases. It was for me a great joy to spend many hours giving close attention to his music again, to transcribe essential fragments of his playing. The result is a small collection of phrases of different structures and keys that can be used in the construction of a solo or in the back-up of a piece. When you pay close attention to Clarence’s aesthetic and analyze his musical choices, his lesson can go deep, far beyond the simple repetition of his notes.
Clarence was for sure the flatpicker who innovated the crosspicking technique with a progressive creativity that went far beyond the usual way tipical of that period.
At that time crosspicking solos were generally played with repetitive and squared “down-down-up” arpeggios where the melody notes were generally played on the lowest of the three strings, starting on the first beat of the measure. Clarence used crosspicking in delicious short fill in phrases (examples # 1 and # 2) or with a melodic function (example # 3).
He could play the melodic notes in every place of the “triad” and he sometimes started the crosspicking in some unpredictable places of the measure blending it also with other techniques.
Examples # 4 and # 5 are about the “double-stop” technique that Clarence mastered at the best with fine taste, perfect dynamics, always giving the right evidence to the melodic notes. Also in this case, the choice is not a banale uninterrupted series of double notes in harmony, but the technique is artistically alternated and mixed with other configurations and effects.
It is also important to see how Clarence was able to give a new life to the licks based on the more traditional phrases like in examples # 6 and # 7 where few simple and unespected notes give a new modern spirit to the phrases invented by the old masters.
The examples # 8, # 9 and # 10 are the transcriptions of some of the most famous phrases invented by Clarence where the freedom of his musical spirit and his sense of having fun in playing with the notes are clearly evident. With Clarence’s speed and clarity of execution all of this phrases reach an effect of great fun and virtuosity.
I suggest the readers to have a concentrated listening session of his music before starting to learn it, I’m sure you will have a lot of fun!

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  1. Andrea Tarquini Reply

    Scusate la punteggiatura…non l’ho ricontrollata…

  2. Andrea Tarquini Reply

    Ciao Beppe!! Ciao Tutti,

    negli anni passati a cimentarmi in studi di flatpicking ho notato una cosa. Schematizzando molto ci sono flatpickers con un tocco ed un timing più vicino a Tony Rice, David Grier, JAck Kawrence… e ci sono altri più simili a Crary e Barenberg. I primi crossano molto meno, sono apparentemente più “virtuosi” nel senso rockettaro del termine e, nei loro fraseggi, si può percepire un lievissimo e sicuramente previsto “ritardo” nel timing. I secondi crossano molto, al contrario dei primi sembra che tendano ad “anticipare”, utilizzano il plettro come un arco di violino, battono quasi sempre un down stroke quando nella battuta c’è un beat. Da qui viene lo sviluppo di complicatissime tecniche di mano destra di cui Beppe è maestro con i vari D-D-Ups, Double Down Ups…etc… in definitiva, questi secondi trai quali voglio includere oltre a Beppe anche il grande Scott Nygaard, mischiano le tecniche molto di più e appaiono secondo me un po’ più creativi nel loro approccio allo strumento. Bryan Sutton nella sua bravura quasi da cyborg, a mio modo di vedere non ha un o stile proprio e definito ma è un contenitore vivente di tutti gli stili e gli approcci del flatpicking….il che comunque non è affatto poca cosa. Mi chiedo, venendo al punto, se non sia il caso che qualcuno pubblichi un metodo, un libro, un dvd, un qualcosa che descriva i differenti approcci su ciascun pezzo tradizionale così da poter illustrare bene esempi come quelli che ho fatto qui. Chissà il grande Beppe cosa ne pensa…. Saluti, Andrea.

  3. Davide&Anita Reply

    Grande Beppe!
    E grande Clarence!!

  4. pacotom Reply

    Complimenti, bellissimo contributo!

  5. Mark Skywalker Reply

    Ciao Beppe,

    grazie per questo articolo, Clarence White e’ stato davvero un grande ed e’davvero una grandissima perdita la sua scomparsa.

    Lui ha dato davvero molto alla tecnica Flatpicking, anche Tony Rice ha secondo me attinto molto da Clarence.

    Russ Barenberg fece un bellissimo libro su Clarence White ora introvabile (che sicuramente tu possiedi), ma recentemente ho ricevuto una sua mail dove diceva della possibilita’ di fare un digital download del libro completo direttamente dal suo sito, cosa non male per poter leggere di questo grande chitarrista.

    Ciao e spero tantissimo che porterai il “decennale” anche a Milano o Stradella poiche’ hai un line up di artisti davvero mitico.

    Marco da Milano

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