Chitarristi e composizione

Cerco di sistematizzare e riordinare alcuni spunti che ho già sottoposto all’attenzione dei frequentatori nel Forum in passato.

Come  direttore artistico dell’etichetta discografica di Fingerpicking.net ho ascoltato, oltre alla ‘normale’ dose che si spara qualunque appassionato, una grande quantità di demo, spesso tramutati in cd, di chitarra acustica. Un album di acustica può contenere cover, arrangiamenti e composizioni originali. Spesso contiene, in diversa misura, tutte e tre le cose, ma ci sono molte eccezioni, nelle quali può essere privilegiata anche una sola delle tre scelte a disposizione. Senza pretendere di essere autorevole, desidero però essere sincero: a mio parere, una parte non trascurabile dei brani originali tradisce le aspettative che un livello tecnico chitarristico davvero molto elevato può indurre.

Sento, o leggo, spesso lamentele relative alla tirannia del mercato, che impone il successo di musica cosiddetta commerciale, e cioè di facile ascolto, senza grandi ambizioni artistiche, sufficientemente priva di originalità. D’altra parte, sento  affermazioni del tipo: “Di solito io non ce la faccio ad ascoltare un intero disco di chitarra acustica”… Il problema è che questo tipo di affermazioni le fanno gli stessi chitarristi!

L’idea che vorrei discutere è se è verosimile che ciascun chitarrista ‘debba’ essere un compositore, dando per scontato che ‘possa’. A me sembra strano che ci possano essere stati un Frank Sinatra, un Pavarotti, un Gazzelloni, un Segovia, un Chet Atkins, che hanno fatto innumerevoli dischi anche senza una propria composizione; e che, al contrario, non ci sia praticamente un solo chitarrista acustico che non includa qualche sua creazione in ciascuno dei cd che produce. Anzi, la tendenza è quella di produrre cd di soli originali. Da ascoltatore sufficientemente specializzato e smaliziato (limitatamente a questo nostro piccolo mondo) potrei assicurarvi che questo non è un bene; almeno, non molto spesso.

Prendiamo un esempio pertinente: Tommy Emmanuel. Il fenomeno, l’extraterrestre, il virtuoso showman dei cinque continenti, fa il suo PRIMO disco di soli originali alla soglia dei cinquant’anni. Secondo voi, aspetta tanto perché è timido, perché non sa suonare abbastanza bene, oppure perché aspetta di avere un numero sufficiente di brani propri all’altezza di quelli famosissimi che suona in concerto? Only è un grande album, “Those Who Wait” o “Mombasa” valgono i grandi evergreen che Tommy suona magistralmente in giro per il mondo.

Le migliori scuole di chitarra moderna, anche in Italia, insegnano e stimolano la composizione di brani su chitarra, e trovo questo assolutamente encomiabile. Cimentarsi con la composizione in modo cosciente è sicuramente auspicabile, e compito della scuola è quello di preparare i musicisti a fare bene il maggior numero di cose inerenti la professione del musicista. Il fatto non ‘costituisce reato’ finché i neo-autori riescono ad ascoltare ciò che compongono come se fosse di qualcun altro, e non come se avessero finito una sorta di obbligo per ottenere la considerazione dei critici.

Ciò che a me succede più spesso, è di trovarmi nell’imbarazzo di dover giudicare un chitarrista molto più bravo di me, che ha scritto delle cose che non trovo all’altezza della sua bravura chitarristica. Per il rispetto che si deve a tutti, e con l’istintivo affetto che un po’ mi lega a qualunque chitarrista, metto sempre in evidenza il mio apprezzamento per la tecnica chitarristica ed esprimo, se mi sembra il caso, delle perplessità sulla qualità compositiva dei brani. Devo dire che la risposta che quasi invariabilmente ricevo è positiva, di apprezzamento per l’attenzione che ho posto nell’ascolto e per una critica che viene recepita come costruttiva. Ma, mi domando: chitarristi  di così buone capacità, li ascoltano, i propri brani?

Suonare la chitarra è un’attività mentale, emozionale e fisica distinta dal comporre musica. Noi non sappiamo neanche quale strumento suonasse Irving Berlin, potremmo non sapere cosa suona Ennio Morricone, ecc. E conosciamo molte loro composizioni non per averle ‘lette’, ma perché qualcuno le ha interpretate, e spesso in modo memorabile. Sottolineando che il ‘come’ si suona, secondo me, sta prendendo il sopravvento sul ‘cosa’, non vorrei sembrare ostile alla ricerca della propria composizione: questa è una nobile ambizione, che andrebbe coltivata con una adeguata dose di senso autocritico. Imparare ad ascoltarsi è altrettanto importante, per la crescita di un musicista, che imparare delle nozioni o delle tecniche.

Ritengo che il successo dei concerti dal vivo, rispetto alla misera condizione del riscontro discografico (che adesso tocca tutti i generi, ma che nel nostro è sempre esistita), possa essere messo in relazione a due cose, e provo a spiegarmi. Vedere una one man band come i moderni fingerstyler i quali, sfruttando ogni porzione della chitarra, riescono a ricoprire più ruoli strumentali, fa una certa impressione, stupisce, coinvolge. In un cd, l’ascolto non consente assolutamente, a meno di aver assistito allo show, di essere altrettanto coinvolti. La seconda ragione dell’inesistenza di un mercato discografico, a mio avviso, è nella carenza di buone composizioni originali.

La storia ci dice che il primo hit strumentale sia stato “Apache” nella versione degli Shadows, nel 1960. Non so se Jerry Lordan, l’autore del brano, fosse o no un chitarrista. Di sicuro era un compositore, come dimostrò la sua “Wonderful Land”, che finì nelle prime dieci hit un paio d’anni dopo, sempre nell’interpretazione degli Shadows. Mi fermo con gli esempi dopo aver menzionato i grandi successi di “Maria Elena” e di “Giochi Proibiti”: la questione è che il successo commerciale può arridere alla musica strumentale e a quella per chitarra sola, bisogna solo avere dei  brani adatti.

Che siano, o no, nostri brani originali.

I would like to order and represent some of my thoughts which, in the past, I have already introduced and discussed in Fingerpicking.net’s  Forum.

Being the art director of Fingerpicking.net’s record label, in addition to the ‘normal’ dose as a music fan, I listen to a large quantity of demos (that often become CDs) of acoustic guitar. An acoustic album may present cover songs, arrangements and original compositions. It often contains, in different number, all of the three, but there are many exceptions, in which one of the three choices may be privileged. Without pretending to be authoritative, I would like to be honest: in my opinion a large number of originals betrays the expectations given the undisputed high technical guitar level shown.

I  often hear and read complaints about the tyranny of the market, which imposes the success of so-called commercial music, easy listening music, with no artistic ambitions, sufficiently  trite. Furthermore I hear people say: “Most of the times I cannot listen to a whole CD of acoustic guitar”… The problem is that such assertions are made by the same guitarists!

The idea that I would like to discuss is whether it is likely that every guitar player ‘should’ be a composer, assuming that he ‘may’. It seems curious to me that we have people like Frank Sinatra, Pavarotti, Gazzelloni, Segovia, Chet Atkins, who have recorded numerous CDs without including a personal composition; while, on the contrary, acoustic guitarist always include some of  their own original songs in each CD they produce. Indeed the tendency is to produce only originals. Considering myself a sufficiently skilled and astute listener (limited to our small musical world) I must say that this is not a good thing, at least most of the times.

Let’s take a relevant example: Tommy Emmanuel. The phenomenon, the extraterrestrial, the virtuoso showman of the five continents, he makes his FIRST  record with only originals at the age of fifty. According to you, why so late? Is it because he’s shy, because he doesn’t play well enough, or because he wants to have a sufficient number of great original songs like the famous ones he plays when performing? Only is a great album, “Those Who Wait” or “Mombasa” are worth the great evegreens that Tommy plays remarkably well around the world.

The best modern guitar schools, even in Italy, teach and stimulate the composition of songs on the guitar, and I consider this a good thing. Seriously working on composition is certainly desirable, it’s the school’s task to form musicians capable of best doing the many things belonging to the musical profession. So the fact is not an ‘offense’, as long as the neo-authors listen to their compositions as if they  belonged to somebody else, and not as if they had just finished an obligation in order to receive the view of the critics.

I’m frequently embarrassed in judging a much better guitarist than me, who has written things not worthy of his technical skills. For the respect due to all, and with the instinctive affection that links me to all guitarist, I always show my appreciation for the guitar technique and, if appropriate, my doubts concerning the qualities of the compositions. I must say that I mostly receive positive returns, appreciation for my listening to the song and for a criticism that is perceived as constructive. But I wonder: do these skilled guitarists listen to their own songs?

Playing the guitar is a mental, emotional and physical activity, something different than composing. We don’t even know what instrument Irving Berlin played, we may not know what Ennio Morricone plays, etc. And we may know many of their compositions not by ‘reading’ them, but because they have been interpreted by someone, and most often in a memorable way. By considering that, according to me, ‘how’ you play is taking over on ‘what’ you play, I’m not saying I’m against composing; it’s a noble ambition that should be cultivated by an adequate amount of  self critical sense. Learning to listen to oneself is, for the growth of a musician, as important as acquiring the technical skills.

I believe that the success of the live concerts, compared to the miserable situation of the record industry (now affecting all kind  of music and not only our), can be related to two things that I would like to explain. Watching a modern guitarist perform, using the guitar to cover different instrumental roles while playing the instrument, is quite striking and surprising, you feel involved. The same thing does not happen when you only listen to the CD  (unless you have seen the show). The second reason for a bad recording market is, in my opinion, the lack of good original compositions.

History tells us that the first instrumental hit was “Apache”, version played by the Shadows in 1960. And I’ve never known whether Jerry Lordan, author of the song, was a guitarist or not. But I surely know that he was a composer since his “Wonderful Land”, played again by the Shadows, years later was in the top ten hits. After mentioning the great success of “Maria Elena” and “Jeux interdits”, I’ll cease with the examples: the point is that you can reach commercial success with instrumental music or solo guitar music, but you must have the right songs.

Whether they’re our originals, or not.

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  1. raph78ael Reply

    Ciao, sono un Credente cristiano, e suono la chitarra acustica per Dio. Non sono bravissimo, ma comunque amo la musica e mi piace approfondire grazie ai professionisti e a coloro che si prodigano per la promulgazione di studi, opinioni e consigli vari. Un abbraccio a tutti.

  2. pablo64 Reply

    Ciao Giovanni, ciao a tutti,
    provo a uscire dalla mia pigrizia ‘mentale’ e a contribuire (spero!) alla discussione su queste fondamentali questioni, in base alla mia modestissima esperienza. Da poco è uscito tra l’altro il mio cd nonSolo con l’etichetta Fingerpicking.net e ne sono fiero!
    Il discorso sulle finalità per cui si incide il cd è basilare: non sono l’unico che non fa il musicista per lavoro, e questo mi ‘permette’ di non pormi il problema del successo commerciale come fine principale. Penso comunque che anche per chi vive di musica il fine di fare un bel prodotto, di realizzare la propria creatività, è essenziale (siamo nel campo dell’arte!).
    Il senso critico e autocritico è un ingrediente fondamentale (certo, come si insegna?), probabilmente va di pari passo con l’esperienza e con la preparazione, sia tecnica sullo strumento, che sulla ‘teoria’ musicale (o no?).
    Il fattore tempo è soggettivo, io sono arrivato a pubblicare il primo cd a quarant’anni già ‘suonati’ da tempo!
    Sulla scelta dei brani la mia esperienza è che in concerto privilegio di solito cover e arrangiamenti, nel cd ho messo dieci composizioni mie e tre adattamenti di brani di altri autori.
    È anche vero che ho sentito il bisogno di inserire altri musicisti in alcune delle mie composizioni, un po’ per il piacere di arricchire le mie musiche con altri strumenti, un po’ forse per il timore di poter essere noioso!?
    Infine, comunque ritengo importante a livello didattico che un maestro o una scuola di musica considerino lo stimolo alla creatività un aspetto importante del percorso dell’allievo.
    Ciao,

    Paolo Capizzi

  3. Riccardo Zappa Reply

    Affare fatto. Adesso chiedo ad un amico comune se è disposto ad effettuare le registrazioni durante una tranquilla navigazione al largo delle coste sarde, così da trovare la giusta ispirazione!
    Poi, più seriamente, aggiungo qualche considerazione in merito al tuo interessantissimo post: intanto, giacché in passato ho condiviso questa ‘pena’ consistente nell’individuare fra decine e decine di proposte quella meritevole di una pubblicazione, posso testimoniare il forte imbarazzo nel dover sostenere, nei confronti del proponente, delle ragioni, eventualmente negative, con le parole. È qui, infatti, che collidono una musica fatta di nuvole, con le ragioni di un’estetica (e di un mercato) fatte di nostre personalissime convinzioni. Un brano efficace, convincente, del quale speri che quella non sia l’ultima strofa perché poi finirebbe, è una autentica rarità dell’universo. Alcuni ci arrivano subito senza disporre di grande tecnica, altri debbono passarci mesi interi solo per comporne e registrarne il preludio.
    In una situazione tale per cui ci si interroga seriamente, addirittura, se ha ancora senso confezionare un cd, occorre adesso procedere lungo un campo teorico, di fiduciosa speranza, tale per cui, eventualmente, possano precipitare queste terribili realtà culturali che staccano sempre più le aspettative di chi fa musica, quindi di chi deve pubblicarla e, per finire, di quelli che invece desiderano semplicemente goderne nell’ascolto. Per questo, si capisce che una realtà come Fingerpicking.net costituisca un faro nella notte, e che l’invio di un cd demo al tuo indirizzo porti con sé aspettative delicate, spesso decisive.

  4. teo6corde Reply

    Premetto che prima di scrivere ciò che appunto mi accingo a scrivere, mi sono letto tutto, commenti compresi e mi ci è voluto un po’. Noto però una cosa, tutti quelli che hanno commentato, non sono proprio persone sconosciute, mi spiego meglio: tutti sono musicisti più o meno affermati e trovo che a questa domanda non debbano rispondere loro, ma io, cioè non io perchè sono il più bello, ma io perchè in questo momento incarno la figura dell’esordiente, di quello che nessuno conosce etc. Concordo con l’articolo Giovanni, ma credo che chi prima, chi dopo, indifferentemente dalla tecnica senta il bisogno di scrivere qualcosa di personale, o almeno è quello che sentivo io preciso che dal mio modesto punto di vista, per come la vedo, pure riarrangiare un brano significa scrivere qualcosa di personale. Io sono uno di quelli che la demo a fingerpicking.net l’ha mandata, non tanto perchè voglio fare un cd, ma per sentire il parere di gente “navigata” che di chitarra ce ne capisce. Ed ho mandato una demo con dei pezzi originali, che tirò, ho ascoltato tanto e ancora di più prima di decidermi a registrarli. Condivido anche quello che ha detto Daniele, in fin dei conti se una persona scrive un pezzo che poi prova a proporre a qualcun altro, per lo meno a lui che lo compone dovrà piacere, altrimenti qualcosa non torna 😉
    Infine concludo probabilmente divagando riguardo il tema dell’articolo, ma per un giovane che comincia e che vuole farsi un nome si aprono due strade: o sei veramente bravo e hai un dono di natura tipo Gareth Pearson (che però a me piace fino ad un certo punto perchè è uno dei tanti cloni di Tommy Emmanuel) o punti sulla tecnica che almeno in un primo momento possa impressionare qualcuno. Ora io non rientro in nessuno dei due casi, ma questa è un altra storia, non ho la pretesa di fare musica come lavoro, ma come si è già parlato precedentemente nel forum, per una persona uscire dall’anonimato, nonostante ci sia youtube etc, non è semplice.

  5. Gabriele Posenato Reply

    penso che siano due cose completamente diverse essere tecnicamente preparati e avere delle buone idee musicali indipendentemente dall’essere chitarristi. non è detto che saper suonare perfettamente i brani di tommy emmanuel (per i quali serve una certa preparazione tecnica) sia un lascia passare per poter scrivere dei brani propri con un tocco che permetta agli ascoltatori di riconoscerti dopo tre note senza vederti o meglio ancora vedendo un tua tab (trovo che saprei riconoscere una tab di giovanni tra tante). trovo che youtube abbia creato dei falsi geni chitarristici ma va bene così siamo in un mondo libero dove ognuno può proporsi poi sarà il pubblico a decidere.
    quando ascolto zingarom di reno, non mi chiedo se fa passaggi in tapping o inutili accordi con la mano sinistra sopra il manico (quando si potrebbero fare comodamente in posizione normale)alla fine mi resta in testa la melodia (non il selotenga di erik mongrain) e me la fischio…cazzo se me la fischio! vi faccio una domanda visto che gio ne ha posta una: ascoltate i vostri cd. io vi faccio questa: avete mai pensato la vostra musica suonata da un pianoforte? ricordo su youtube un brano di tommy suonato al koto (mi sembra), era bello uguale.

    • Giovanni Pelosi Reply

      Grazie Gabriele, sono felice di averti stanato;-)
      Come mi faceva notare Silvia, mia figlia, alla quale avevo parlato di questo articolo mentre lo scrivevo, non si dovrebbe negare uno “specifico compositivo” della chitarra: immagina di fischiare “Asturias”: ‘na ciofeca-)). Cioè, ci sono delle cose che nascono per essere proposte al meglio con lo strumento per cui si compongono, e cose che hanno la possibilità di restare belle qualunque cosa se ne faccia (che, neanche a dirlo, sono le mie preferite).

  6. Daniele Bazzani Reply

    Un ragionamento che nel complesso non fa una piega.
    Il chiedersi se il prodotto che proponiamo sia all’altezza del mercato discografico è la prima domanda che tutti noi ci dobbiamo porre, il problema è che poi giudichiamo secondo il nostro gusto, e se le cose le abbiamo scritte e registrate è probabile che poi ci piacciano pure.
    Non a caso nelle etichette discografiche c’è sempre stata più di una figura di riferimento in tal senso, pronta a prendersi la responsabilità di una pubblicazione.

    • Giovanni Pelosi Reply

      Grazie Dan, proprio perchè nel mio piccolissimo sarei “quella” figura di riferimento per fingerpicking.net, e perchè la mia difficoltà risiede spesso nell’accettare non il chitarrista, che di solito, se presenta un demo ad un’etichetta discografica, si preoccupa di essere almeno “sufficientemente bravo”. Ma il contenuto musicale della sua proposta spesso non è commisurabile alla sua capacità tecnica. Sembra come se fosse un aspetto secondario di un CD, e su questo volevo richiamare l’attenzione.
      E’ chiaro che, in tutti i casi in cui fingerpicking.net ha messo nel proprio catalogo un CD, ho ritenuto di assumermi quella responsabilità di cui hai parlato.

  7. fulvio Reply

    >> ma vi ascoltate quando suonate cose vostre?

    Secondo me la domanda non è questa!
    La vera domanda è: perchè si incide un disco?
    Perchè abbiamo cose da raccontare? vogliamo far vedere quanto siamo bravi? è un corredo immancabile per i concerti? è una strada per portare a casa la pagnotta?

    Alla fine non sarà un discorso se l’ “artista” ha ascoltato o meno il proprio parto, ma un discorso di maturità.
    Ciao.

    • Giovanni Pelosi Reply

      “Perchè si incide un disco?” è la TUA “vera domanda”, caro amico;-))
      La mia è, se proprio vogliamo cambiare quella che ho scritto: “Ascoltate con piacere il vostro CD?”. O, ancora: “Vi piacerebbe un CD come il vostro, se l’avesse fatto qualcun altro?”

      Ciao!

  8. Riccardo Zappa Reply

    A mia volta, pur ritenendomi principalmente un autore, piuttosto che un interprete, mi sono cimentato nella pubblicazione di cover, in ciò non pentendomene affatto. La prima volta è stata assai curiosa perchè mi fu proposto di sostituire Johnny, dei celebri Santo & Johnny, avendo i due fratelli sciolto il duo per divergenze artistiche. Lì, oltre alla bellezza di veder lavorare da vicino due grandi arrangiatori come Carlo Siliotto e Ares Tavolazzi, ebbi modo di comprendere bene cosa significhi, come nel caso di Santo, che di cognome fa un italianissimo Farina, avere un proprio ed inconfondibile suono.
    Poi mi prese la mattana di interpretare Bach, che rimane uno dei miei album più venduti, se togliamo quelli del periodo progressive. Anche in questo caso è stata una bella occasione di imparare a genuflettersi e chinar la testa di fronte a partiture che non ammettono leggerezze interpretative: feci ascoltare il master appena finito al Maestro Massimo Annoni, il quale sembrava apprezzare assai fin che non mi chiese di fermare tutto perchè nell’Aria sulla quarta corda aveva colto, accidenti a lui, un grave errore di lettura, che però a me suonava benissimo e che pertanto lasciai lo stesso.
    Mi sono cimentato anche con il repertorio di Eros Ramazzotti, attirandomi qualche naso storto dai fans più irriducibilmente votati all’idea che uno debba vivere di applausi e basta.
    Per finire, caro amico mio, qualche tempo fa commentasti un mio video riconducendone l’ispirazione ad una radice “Marviniana”. Io, per non sapere ne leggere ne scrivere, son corso su Google per vedere chi potesse essere questo tale. E siccome apparvero decine di personaggi famosi in tutto meno che per virtuosismo chitarristico, ti risposi vagheggiando di essermi ispirato a John Martin. Ma come diamine avevo fatto a non pensare a Hank Marvin? Quello che effettivamente ha dato inizio a tutta quanta la mia storia! Sai che ti dico: ora preparo un album di cover degli Shadows. Me lo pubblichi tu?

    • Giovanni Pelosi Reply

      E no, Riccardo: per pubblicare un tuo disco di cover degli Shadows c’è una forca caudina: le devi suonare con me!
      E grazie della tua testimonianza…anche se, essendo un ormai profondo conoscitore della tua biografia, questi aspetti della tua vena musicale mi erano noti;-)

      • Pino Reply

        @Giovanni Pelosi,

        Perché non venite a far parte del ns. Club?

        http://www.clubshadows.it/

        Fatemi sapere qualcosa! Buone Feste.

        • Giovanni Pelosi Reply

          Ciao Pino, buone feste anche a te!
          Grazie dell’invito; lasciami, però, dire, che non trovo questo un commento, ed in particolare all’articolo che hai scelto di commentare.
          Sarebbe, inoltre, simpatico se, prima di invitarci ad entrare nella comunità shadowsiana (della quale, credo in un altro forum, ho già fatto parte), entrassi nella nostra, no?

  9. wayx Reply

    Ricordo che ne abbiamo parlato, en passant, a Sarzana anche in termini umoristici 🙂

    e ribadisco qui che sei assolutamente nel giusto, pur non dovendomi sciroppare decine di demo e compilation, la sensazione imperante è quella di smarrimento della retta via… ascolto fior fiore di strumentisti suonare cose che appena si levano dal livello di decenza, solo in nome della composizione propria, che per distinguersi dal marasma, DEVE essere originale, diversa, non somigliante a qualcosa di già sentito e per questo ostica all’ascolto ed alla comprensione…sono rari i casi di opere prime originali di buon gusto, per non parlare poi del prosieguo…quando va bene una pedissequa replica del primo lavoro (ma non sempre va così bene)…per me hai colto nel segno nel dichiarare “ma vi ascoltate quando suonate cose vostre?)…

    Saluti

    • Giovanni Pelosi Reply

      Grazie Paolo, hai aggiunto “parole sante” al mio incerto ragionamento.
      Ciao!

  10. Giovanni Pelosi Reply

    Sono d’accordo, Fulvio. Fra l’altro, molti brani di cui conosciamo soltanto la versione più nota non sono degli originali, ma li viviamo come tali. Così, potremmo considerare un brano “originale” soltanto perchè non lo conosciamo.
    Quindi, il nosto modo di ascoltare un brano può essere diverso, potendo anche dipendere dall’essere o meno in grado di apprezzare delle variazioni, per esempio, cosa impossibile se non conosciamo altre versioni dello stesso pezzo.
    “Nelle funzioni” di art director, anch’io mi baso sul gradimento, ma non posso esimermi di andare a guardare chi ha scritto cosa, ed ho tratto da ciò le mie discutibili conclusioni.
    Aggiungerei, a titolo di esempio, che ascoltando Chet Atkins ho aprezzato la grandezza, come sutore, di Jerry Reed.
    Ciao!

  11. fulvio Reply

    Ciao Giovanni,
    Ad una prima lettura mi sembra tu abbia toccato diversi (e notevoli) argomenti. Dico la mia solo su questo:

    >> L’idea che vorrei discutere è se è verosimile che ciascun chitarrista ‘debba’ essere un compositore, dando per scontato che ‘possa’.

    Non sono mai andato a fare il conto di quanti pezzi originali ci sono in un disco. Indipendentemente dal fatto che sia di un chitarrista, trombettista o gruppo metal. Continuo a trovare esaltante/stimolante ascoltare tizio o caio che si mettono in gioco su pezzi noti. E continuo a trovare esaltante/stimolante ascoltare tizio o caio che si propongono con un pezzo originale. Basta che il tutto sia di mio gradimento.

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