Chitarre acustiche COLLINGS D2H e OM2H

Keith Richards, Lyle Lovett, Pete Townshend, Emmylou Harris, Andy Summers, David Crosby, Chris Hillman, Joni Mitchell, Don Felder, John Sebastian, Lou Reed, John Fogerty, Tim O’Brien, Pete Huttlinger, Kenny Smith, Brian May, Joan Baez, John Prine, Nigel Tufnel degli Spinal Tap e persino Steven Spielberg… bastano come referenze per Bob Collings? Sembra incredibile, ma il liutaio americano, nel giro di poco più di vent’anni, ha saputo ritagliarsi un posto di primissimo piano sulla scena mondiale. Stefan Grossman in un’intervista – o forse era una discussione privata, non ricordo bene – ha dichiarato lapidario: «Ti piace il suono delle vecchie Martin? Allora prenditi una Collings!» E in questa affermazione c’è tutta l’essenza del ‘progetto’ Collings, che coniuga la modernità della produzione attuale, con l’introduzione delle attrezzature a CNC, alla cura e alle sonorità della golden age della chitarra acustica. Dal 1999 il buon Bob ha poi aggiunto alla sua produzione mandolini, ukulele e solid body, completando così un’offerta quanto mai articolata e completa, senza rinunciare a quei livelli di realizzazione che lo hanno contraddistinto in tutti questi anni.
Grazie alla disponibilità di Tomassone, il noto negozio bolognese che è uno tra i pochissimi rivenditori autorizzati del marchio in Italia, abbiamo avuto la possibilità di provare quelli che sono probabilmente i due modelli di punta del costruttore californiano (di adozione), la D e la OM, nella versione con catene ‘alleggerite’, ovvero la 2H. Nell’imbarazzo della scelta… cominciamo dalla dread.d2

La D2H
Come era facile prevedere, la scelta dei materiali cade su strade battute e note, con abete Sitka per la tavola e pallisandro indiano per fasce e fondo. Naturalmente a questo livello si parla sempre e comunque di legni masselli e di ottima qualità. Il binding delle giunzioni è realizzato in ivoroid con il caratteristico motivo a ‘lisca di pesce’ (herringbone per gli anglofoni duri e puri) che spesso, anzi diciamo pure sempre, accompagna le chitarre con catenatura scalloped. Lo stesso motivo viene ripreso dal fregio alla buca, affiancato da un battipenna molto semplice, in celluloide, e sulla giunzione del fondo della cassa. Ponte e tastiera, in match, sono realizzati in ebano, con i caratteristici segnatasti romboidali. La paletta, impiallacciata in palissandro, possiamo definirla una ‘citazione’ del design Martin (nel senso che è identica) e monta meccaniche Waverly aperte dal look piacevolmente vintage. La realizzazione dello strumento è assolutamente impeccabile, senza imprecisioni o sbavature di sorta. Anche all’interno della buca, dove troviamo l’accesso al truss rod, la pulizia regna sovrana.
Nel complesso si ricava l’impressione di uno strumento solido, ben costruito, essenziale ma non troppo scarno, di gusto e di sostanza. E, una volta impugnato il plettro, di sostanza ne viene fuori parecchia. Si rischia di scadere nei soliti luoghi comuni del ‘banjo killer’ o del ‘pianoforte a coda’, ma effettivamente si fa un po’ di fatica a trovare il repertorio di aggettivi adatti. Anzitutto il volume: enorme, con una riserva che sembra infinita. Più si spinge con la mano destra, più la chitarra risponde, senza mai diventare ‘vetrosa’ o compressa. Piccolo aneddoto: pare che durante il Meeting di Sarzana, dove lo stand di Tomassone si trovava a fianco della sala in cui si tenevano le conferenze sulla liuteria, in un paio di occasioni qualcuno si sia lamentato del volume eccessivo della chitarra, chiedendo garbatamente di abbassare il volume. Si trattava proprio della D2H, che non era affatto amplificata.
Il tono è articolato e ricco di sfumature, di overtones, che comunque non si perdono con l’aumento di resa. Ariosa, corposa e ben bilanciata su tutta la gamma, risponde bene anche se suonata solo con le dita. Estremamente versatile, si avvicina al concetto di chitarra ‘definitiva’ secondo gli standard di molti di quelli che hanno avuto la possibilità di provarla.

om1La OM2H
La sorellina più piccola, la OM2H, condivide con la D2H praticamente gli stessi ‘ingredienti’, ovvero per la sua realizzazione sono stati utilizzati esattamente gli stessi materiali, alla virgola. Quindi inutile ripetere per filo e per segno quanto scritto poche righe sopra, l’unica variante è lo shape del corpo. Oltre alle dimensioni del battipenna che in questo caso è leggermente più piccolo, a goccia, molto elegante. Anche in questo caso, comunque, inutile cercare imperfezioni o problemi, perché non se ne trovano neanche con la lente di ingrandimento.
Passando quindi direttamente alla prova pratica, si rimane subito sorpresi dall’enorme differenza tra i due strumenti. La OM è… molto OM. Bilanciata, corposa ed equilibrata, ma senza la ‘sfacciataggine’ della D. In questo caso siamo assolutamente in territorio per fingerstyler inccalliti, senza mezze misure. Se la dread è fatta apposta per emergere dal magma sonoro di una bluegrass band, questo è uno strumento da solisti, fatto per toni delicati e sussurrati. Intendiamoci, non è che manchi di volume o proiezione, ma con la OM rientriamo in canoni decisamente più tradizionali.

Come spesso accade (forse è stato Peter Finger a dirlo, come commento a un suo disco) «soft tone penetrates deeper»… Alla fine per le nostre ‘corde’ la OM risulta più affine, ma siamo in un ambito di gusti strettamente personali. Probabilmente un paio di quelli che hanno provato la D2H mi toglieranno il saluto, dopo questa affermazione. L’ideale sarebbe averle entrambe, in modo da non dover fare scelte difficili. I prezzi non sono esattamente ‘popolari’, ma sognare non costa nulla…

mario.giovannini@chitarra-acustica.net

Scheda tecnica D2H
Tipo: Chitarra acustica
Costruzione: USA
Prezzo: ???
Top: abete Sitka
Catene: abete
Fasce e fondo: palissandro indiano dell’Est
Manico: mogano
Tastiera: Ebano
Binding: ivoroid
Meccaniche: Waverly cromate
Scala: 650 mm
Tasti: 20

Scheda tecnica OM2H
 
Tipo: Chitarra acustica
Costruzione: USA
Prezzo: ???
Top: abete Sitka
Catene: abete
Fasce e fondo: palissandro indiano dell’Est
Manico: mogano
Tastiera: ebano
Binding: ivoroid
Meccaniche: Waverly cromate
Scala: 650 mm
Tasti: 20

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 7/2012, pp. 52-54

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  1. Mario Giovannini Reply

    Scusate il ritardo della risposta, ma il periodo è vacanziero 🙂
    Il discorso volume/proiezione della D2H è, naturalmente, molto soggettivo. Diciamo che per quello che ‘ne ho io’ non sono riuscito ad arrivare al limite. Ma ci sono mani parecchio più ‘decise’ della mia.
    Per i prezzi la cosa più semplice è contattare direttamente Tomassone, che sarà felice di fornire tutte le indicazioni del caso.

  2. Nicola Boschetti Reply

    Ciao, bella recensione, accurata e stimolante che fa venire “l’acquolina in bocca”…

    Non avete indicato i prezzi: non erano disponibili oppure possono essere soggetti a variazione? Mi rendo conto che ci troviamo di fronte a strumenti nella fascia di prezzo di qualche migliaio di Euro, ma avere un’indicazione se siamo sotto o sopra i 4/5K non sarebbe male 🙂

    Grazie, Nic

  3. degre Reply

    Bella recensione, precisa ed essenziale.
    Ho avuto parecchie sensazioni in comune con te, eccezion fatta per il discorso volume/proiezione della D2H.
    A me è parsa ottima se suonata non troppo forte.
    Ad un uso molto energico del plettro sembrava slabbrare, distorcere.
    Paolo

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