Chitarra classica Venturin Crossover

(di Dario Fornara) La chitarra di questa recensione è mia, e per quanto possibile cercherò di descriverne le qualità in modo obiettivo, presentandone le caratteristiche tecniche che la rendono particolarmente adatta ad essere utilizzata anche da chi – come me – non ha assolutamente una formazione di tipo classico, né tanto meno tecnica e repertorio adeguati a una chitarra classica ‘tradizionale’. Le crossover sono strumenti ‘ibridi’, nascono proprio per i chitarristi che solitamente utilizzano chitarra acustiche con corde in acciaio e cercano la sonorità delle corde in nylon, senza necessariamente dover rivedere la propria impostazione; strumenti di facile approccio per chi vuole ampliare la propria tavolozza timbrica, affrontare nuovi repertori o semplicemente dare un nuovo colore alla propria musica.

La prima cosa che abbiamo pensato nel progettare questo strumento è stato il diapason, i 633 mm della scala corta a me congeniale e comune a tutte le chitarre acustiche che utilizzo solitamente. Da qui l’idea – peraltro già vista e collaudata sugli strumenti Schertler progettati da Pagelli – di realizzare uno strumento con attacco del manico alla cassa al XIII tasto, per riportare il ponte in una posizione meno arretrata e più vicina alla buca. Questo accorgimento ha permesso prima di tutto un assetto d’uso molto familiare e una timbrica generale più equilibrata. Si è cercata una sonorità ricca di grande calore, ma definita e controllata, in virtù del fatto che questo strumento nasce sin dal principio per essere amplificato e utilizzato a volumi sostenuti. Per la tavola è stato utilizzato dell’abete Val di Fiemme, mentre per il fondo la soluzione in tre pezzi di palissandro indiano, acero e palissandro indiano ha donato allo strumento una proiezione sulle frequenze basse davvero entusiasmante; ci avevamo sperato già in fase di progetto e speravamo proprio di ottenere questo risultato adottando questa particolare scelta costruttiva! Le fasce sono chiaramente in palissandro indiano. La cassa dello strumento presenta una forma originale e la buca decorata con una semplice striscetta di abalone potrebbe tranquillamente essere adottata per una steel-string. Per le catene è stato adottato un sistema a cinque raggi, piuttosto inconsueto e minimale, che garantisce la giusta rigidità alla tavola armonica senza penalizzarne la resa timbrica, vista la posizione avanzata del ponte e la scala ridotta.

È stato scelto di adottare una selletta non interamente passante, ma incassata come avviene di solito su una chitarra acustica steel, per semplificare l’installazione del sistema di amplificazione, in questo caso uno Schertler Dual; in realtà un modello custom con la possibilità di gestire, oltre che il sottosella Lydia, due ulteriore sensori elettrodinamici a contatto. Altra caratteristica del ponte, che è realizzato in ebano con ossicino del ponte in osso torrefatto, è la presenza del doppio foro di passaggio e ancoraggio delle corde, che rende inutile l’attorcigliamento delle stesse; una soluzione semplice quanto efficace. Il manico è in cedrella, legno leggerissimo e stabile; la finitura ‘antracite’ è stata da me espressamente voluta: qualcosa di nuovo, molto ‘aggressivo’ e di impatto, che può piacere o meno e che io adoro; mentre odio il colore arancione, da serramenti in Douglas, tipico di molte chitarre di pregio… Il manico monta un truss rod a doppia azione e al suo interno sono inserite due piccole strisce di rinforzo in carbonio: una struttura stabile e sensibile che permette una regolazione del relief molto precisa. La tastiera è in ebano e monta tasti piccoli e piuttosto bassi. Il nut in osso torrefatto misura 48 mm. La paletta dal disegno romantico tipicamente Panormo è rivestita anteriormente e posteriormente in ebano; le meccaniche sono delle Schertler nere con palettina in ebano: funzionano bene con il loro rapporto 1:18 e hanno il pregio di dare un tocco di modernità all’insieme. Su questa mia nuova crossover ho voluto montare le nuove Savarez Alliance Cantiga High Tension, perfette per il diapason corto e particolarmente stabili; non sono un esperto in corde per classica, ma con queste mi trovo bene, mi reggono tranquillamente accordature tipo DADGAD senza cedimenti di sorta.

La chitarra è leggera e bilanciata, il manico e l’assetto generale la rendono suonabilissima e già da subito ci si sente a casa. Il timbro è caldo e bilanciato, definito, con dei bassi caldissimi e un sustain molto pronunciato. Il sistema di amplificazione ripropone in modo fedele le caratteristiche dello strumento acustico, complice un paio di striscette di carbonio posizionate tra selletta del ponte e sensore Lydia, che bilanciano e tolgono quella punta di asprezza che spesso si presenta con sistemi di questo tipo: provate, io vi ho avvisato.

Questo strumento, che di fatto non presenta nulla di particolarmente nuovo e innovativo, racchiude in sé, in realtà, tanti piccoli accorgimenti e caratteristiche che la rendono la chitarra perfetta per le mie esigenze: dettagli, misure, soluzioni raccolte in anni di prove, che Venturin ha saputo riunire e realizzare in questo progetto. Una chitarra che vi invito a provare, quando ci vedremo durante i miei prossimi concerti e demo.

Dario Fornara

dariofornara1@alice.it

www.dariofornara.it

Scheda tecnica

Venturin Crossover

Tipo: chitarra corde in nylon tipo ‘crossover’

Modello: Fornara

Info: carlo.venturin@gmail.com

Tavola: abete Val di Fiemme massello

Fondo e fasce: palissandro indiano massello, fondo in tre pezzi con striscia centrale in acero figurato

Manico: cedrella

Tastiera: ebano

Ponte: ebano

Selletta: osso

Diapason: 633 mm

Nut: 48 mm in osso

Meccaniche: Schertler con rapporto 1:18

Amplificazione: Schertler Dual, sottosella Lydia + trasduttore elettrodinamico a contatto tavola

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