Chitarra classica – Sangirardi & Cavicchi fanned frets

(di Gabriele Posenato)
Per la serie: recensisco solo quello che compro, perché se lo compro è perché mi ha convinto.

Premessa
Io nasco come chitarrista classico. Ho avuto solo una chitarra classica nella mia vita, e neanche di valore: una Aria A551 che mi ha accompagnato dai tredici ai ventitre anni. Poi ho avuto solo chitarre acustiche. Ma da circa un anno mi è venuto un ‘tarlo’ per le corde di nylon e così, avendo bisogno di una chitarra da viaggio, l’ho presa classica: una Yamaha Silent che mi piace molto. Siccome l’appetito vien mangiando, all’Acoustic Guitar Village di Cremona Musica mi sono imbattuto nelle Salvador Cortez e me ne sono presa una, la CC-140. Non ero certo intenzionato a prendermi un’altra chitarra, ne ho dieci e non so più dove metterle. Ma si sa… nella vita non si può mai dire.

sangirardi & cavicchiAntefatto
Dalle pagine di Facebook leggo che i liutai Sangirardi & Cavicchi hanno costruito una classica con tastiera fanned frets che mi ha incuriosito non poco, così ai primi di febbraio, di ritorno da un concerto a Rimini, li contatto per andare a provarla. Sapendo che avrei fatto perdere loro del tempo, mi porto una gran bottiglia di Amarone come ‘contrappasso’ del tempo che mi avrebbero dedicato.
Arrivato in liuteria, comincio a provare alcune chitarre e l’occhio va su questa classica con i tasti a ventaglio. Decido di provarla giusto per vedere l’effetto che fa, immaginando che tanto avrei fatto fatica ad abituarmici. E invece dopo qualche minuto… SI PUÒ FARE! Non solo mi ci trovo benissimo, ma non ho mai avuto sotto le mie dita una chitarra con un manico così docile. Col passare dei minuti la GAS aumenta, ma devo controllare gli impulsi: mi sono riproposto di non fare più acquisti. Provo altre chitarre arpa per distrarmi e cercare di assopire certe voglie, poi non ho neanche con me il libretto degli assegni, per cui mi lascio con i ragazzi dicendo che ci avrei pensato. E sì che ci ho pensato a lungo nel giorno successivo: con quel suono in testa ho finalmente fatto in venti minuti un arrangiamento di un brano celtico che non voleva mai venire… Restava solo un ostacolo: mia moglie!

Lei, vedendomi così entusiasta, dentro di sé aveva già approvato l’acquisto, ma voleva tenermi sulle spine. Così ho dato fondo alle mie capacità persuasive e le ho detto: «Senti cara, quando ci siamo sposati non avevamo soldi. Con l’unico milione (di lire) che avevamo sul conto corrente mi hai detto: “Comprati la chitarra che hai visto, così farai molti viaggi musicali… visto che non ci siamo permessi il viaggio di nozze.”» Bene, allora ho ribadito: «Non vorrai festeggiare i vent’anni di matrimonio senza una nuova chitarra?» E così è stato, una settimana dopo la chitarra era a casa mia. Le specifiche le trovate sulla scheda a fianco, a me non resta che raccontarvi le mie impressioni.

sangirardi & cavicchiImpressioni
Definirla una chitarra classica direi che è riduttivo. Una crossover, pensando a un qualcosa tipo spalla mancante e tastiera stretta per facilitare i chitarristi acustici, forse. Diciamo che è un bell’ibrido tra un concetto classico e uno innovativo, non certo per la soundport, che ormai si vede su molte chitarre classiche di liuteria: certamente la tastiera fanned frets è quello che più colpisce e, per questo, lascio più avanti la parola ai liutai Sangirardi & Cavicchi per farci una idea su questo concetto di tastiera.

La chitarra è molto minimal. La lucidatura a gommalacca le conferisce un che di antico, che incontra il moderno rappresentato dal disegno stilizzato sul fondo, dove si uniscono le fasce e che riprende la rosetta, molto fine a vedersi. La tastiera è un florilegio di dot che faranno saltare sulla sedia i puristi classici, ma a me piacciono. Guardando dentro lo strumento dalla soundport sulla fascia superiore, si ha l’impressione di essere di fronte a uno strumento antico: i liutai Sangirardi & Cavicchi usano solo gli attrezzi essenziali, non ci sono macchine a controllo numerico nel loro laboratorio. Si nota subito l’attacco del manico ‘alla spagnola’, secondo lo stile costruttivo classico della tradizione dei grandi liutai iberici (Torres, ecc.), che conferisce una maggiore robustezza allo strumento e una maggior resa sonora. Le fasce entrano nel blocco del manico, che forma a sua volta un unicum con piano, fondo e appunto fasce. Il piano armonico è in abete ‘torrefatto’: il legno ha subìto un trattamento termico particolare che lo ha ‘invecchiato’ artificialmente, togliendo la resina e l’umidità; questo permette di avere da subito un suono maturo sullo strumento. Le fasce e fondo sono in palissandro indiano, come la tastiera e il ponte, mentre il manico è in cedrella con inserto in ebano.

sangirardi & cavicchi

Come suona: per i primi tre giorni, più che il chitarrista ho dovuto fare il domatore; il suono sembra scapparti dalle mani, complice una tastiera con un assetto che più basso non si può. Una volta prese le misure con la dinamica dello strumento, è piacere puro. Se devo definirla con una parola e solo una, direi: viva. Il suono sembra veramente di una chitarra rodata, molto comoda e bilanciata, che risulta facile da suonare, ideale per chi pensa che la chitarra classica sia ostica.
Il manico risulta essere la novità positiva: di una scorrevolezza disarmante, la tastiera è intonata su tutti i tasti; il diapason differenziato dovuto ai fanned frets rende i cantini molto presenti e i bassi precisi: il suono ne risulta bilanciato e diretto. Francamente non ho trovato difficoltà ad abituarmi alla nuova tastiera, anzi, per certe posizioni che devi prendere con la mano sinistra molto distesa sui mezzi barré, risulta più comoda.

Vi consiglio di fare un giro a Pieve di Cento dai liutai Sangirardi & Cavicchi. E se volete una chitarra da loro, affrettatevi: la lista di attesa comincia a essere lunga.

Gabriele Posenato

Scheda tecnica
sangirardi & cavicchiTipo: chitarra classica fanned frets
Origine: Italia
Costruttore: Sangirardi & Cavicchi – Pieve di Cento (BO)
Tavola armonica e catene: abete sitka torrefatto
Fondo e fasce: palisandro indiano
Manico: cedrella con striscia centrale in ebano
Tastiera: palissandro con tasti fanned
Ponte: palissandro
Nut: 52 mm
Traversino: osso
Finitura: gommalacca
Meccaniche: Rubner
Tasti: Jescar
Scala: 66 cm sui cantini, 64 cm sui bassi

 

Fanned frets, perché?
Da sempre crediamo nella validità del sistema multiscala. I vantaggi che una chitarra con tastiera con fanned frets – questo è il nome inglese con cui sono note queste tastiere – sono di tipo sonoro ed ergonomico.
sangirardi & cavicchiChi usa le accordature aperte e si trova ad accordare il Mi grave in Re o in Do si accorgerà che, con un diapason lievemente più lungo sulle corde basse, le note suoneranno meglio, più definite e bilanciate. Su una chitarra ‘normale’, un Mi grave accordato in Do sarà meno definito e stabile, a meno che non si incrementi lo spessore della corda.
Il concetto di strumenti multiscala non è nuovo in assoluto e, anzi, è applicato da secoli ad alcuni strumenti molto conosciuti e usati, ad esempio il pianoforte e l’arpa!
Il bilanciamento sonoro dello strumento è a nostro parere superiore coi fanned frets: nessuna nota prevale sull’altra e questo è molto importante, soprattutto in sede di registrazione. L’intonazione è molto più precisa e l’ergonomia maggiore, sia sugli accordi in barré che nella parte alta della tastiera. La mano si affatica meno e, contrariamente a quanto molti pensano, non c’è bisogno di tempo per abituarsi alla tastiera coi tasti obliqui: la mano suonerà senza accorgersi della differenza!

I fanned frets sono sempre più usati ultimamente dai grandi chitarristi, come ad esempio Andy McKee.
L’invenzione viene generalmente attribuita al liutaio londinese John Rose, che nel 1580 circa creò l’orpharion, il primo strumento a plettro con corde dalla lunghezza differente, in cui appunto i bassi sono più lunghi dei cantini.
Crediamo che queste chitarre siano perfette per il fingerstyle, il fingerpicking e il folk, ma non c’è genere musicale che non tragga beneficio da una tastiera simile. Chitarre elettriche con simili tastiere, infatti, vengono molto usate anche per il metal moderno!

La lunghezza della scala – o la distanza tra la selletta del ponte e il capotasto, la parte vibrante della corda – è probabilmente la parte più sottovalutata della progettazione di una chitarra per quanto riguarda il suono. La lunghezza della corda è responsabile della regolazione dell’energia vibrante proiettata sul piano armonico, in pratica ‘accende’ il motore dello strumento. Anche se una miriade di particolari contribuiscono a dare il suono alla chitarra, la lunghezza della corda, il diapason, stabilirà i parametri con cui il resto del sistema ‘chitarra’ dovrà fare i conti.
A questo proposito un vantaggio del metodo multiscala è che possiamo scegliere appunto un diapason (una scala) diversa per ogni corda, ad esempio avere un basso bello definito con una scala 26” (66,04 cm) e quei cantini dolci e pastosi di una scala 25″ (63,5 cm).

Suonare una chitarra multiscala è a nostro avviso più comodo ed ergonomico che suonare una chitarra ‘tradizionale’. Se guardate la vostra mano mentre suonate, noterete che le vostre dita sono aperte a ventaglio partendo da un punto comune: assomigliano agli angoli di una chitarra multiscala, che in molti casi richiede uno sforzo minore per essere suonata; specie al polso, che spesso è costretto a torsioni che noi tutti chitarristi odiamo, proprio perché dobbiamo adattare le nostre dita ‘a ventaglio’ su linee parallele perpendicolari alle corde, come avviene su una chitarra ‘standard’.

Sangirardi & Cavicchi

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Redazione

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