Chitarra acustica – Eko Mia 018 CW FL XII

mia 12Ci sono delle ragioni ben specifiche per cui una chitarra a 12 corde rappresenta una scelta difficile, se non impossibile. Di solito sono chitarre ‘pesanti’, con un manico grosso e una tastiera ingovernabile. Solo dopo l’attenta cura di un bravo e competente liutaio, lo strumento può diventare suonabile. Questi ‘aggiustamenti’ necessitano di tempo, denaro e competenza che solo il professionista, o chi suona la chitarra con passione ‘avanzata’, può trovare. Chi si avvicina allo strumento come semplice appassionato per farsi avvolgere dal suono della 12 corde, o anche chi non ha voglia né tempo per inseguire l’assetto ideale della chitarra, di solito – dopo la prima prova – abbandona immediatamente l’idea di possederne una.
Evidentemente il buon Massimo Varini, che da tempo si dedica alla didattica e conosce perfettamente vizi e virtù dei giovani chitarristi, nel realizzare con la instancabile Eko la 12 corde Mia, ha preso in considerazione tutti questi elementi. Certo, la sfida era ambiziosa perché la Eko è la produttrice della Ranger, strumento storico e di sicuro riferimento per tutti gli appassionati del genere. La sfida si giocava su due elementi particolari: suonabilità e qualità del suono.
L’attenzione posta al primo problema è subito evidente. La chitarra si presenta con ben tre sistemi di regolazione: il FastLock (onore e vanto di Eko), il truss rod e il ponte regolabile in altezza con un sistema a vite. Giocando (si fa per dire… ci vuole sempre un po’ di competenza) con questi tre elementi si può ottenere un assetto perfetto. Non solo, questo assetto può essere facilmente aggiustato nel tempo con regolazioni di fino, qualora decidessimo di usare la chitarra più per il fingerstyle che per lo strumming.
Dopo un po’ che si maneggia la 018 CW FL XII bisogna riconoscere sinceramente che l’arte del settaggio è facilmente accessibile e in qualche modo piacevole. Provare le varie combinazioni e vedere l’effetto che fa un ‘giro’ di FastLock o un leggero abbassamento del ponte, rendono l’approccio allo strumento particolarmente interessante e divertente.
Il secondo elemento: la qualità del suono. La scelta del Fishman Presys Blend è particolarmente azzeccata. Collegando la chitarra a un amplificatore, il suono che ne esce è distinto e potente: il piezo e il microfono a condensatore fanno insieme un ottimo lavoro, regalando a questa chitarra una possibilità in più, quella di poter essere utilizzata sul palco con volume e pienezza di suono. Ciò non toglie nulla al fatto che, semplicemente in acustico, lo strumento si comporta con buona classe, proponendo un suono omogeneo e corposo. La presenza del pickup aggiunge ‘prestigio’ a uno strumento che si pone in una fascia di prezzo medio-bassa. La presenza dell’accordatore on board è un plus di non poco conto per una 12 corde, con i suoi ben noti problemi di intonazione dell’accordatura. Il suo inserimento mette automaticamente in mute la chitarra, permettendo di accordare senza riversare sui nostri ascoltatori la noiosa sequenza di alterazioni necessarie per la messa in tuning.
La chitarra, e Massimo Varini ci tiene a precisarlo, è un’evoluzione del modello Eko Mia 018 sei corde. Infatti il suo nome completo è 018 CW FL XII, dove 018 si riferisce al modello di base, CW indica il cutaway (comodissimo) e FL la presenza del FastLock.
Personalmente non sono un suonatore di 12 corde, quindi ho iniziato la prova con la curiosità del neofita e, soprattutto, ho cercato di superare la paura di mettere le dita su una tastiera così ‘piena’ di corde. Ho subito apprezzato la fluidità del manico e la facilità con cui i vari accordi potevano essere presi: dopo un poco quasi ci si scorda di essere su una 12 corde e si può procedere tranquilli a esplorare modalità e tecniche diverse.
Come per il modello a sei corde, il top è in cedro massello e il fondo e le fasce in mogano. Interessante notare come, insieme alla confezione, ti vengono date la batteria per il pickup e le chiavette per agire sui vari elementi di settaggio. Mi è sembrata una cosa giusta e rispettosa verso il musicista, che può iniziare con le sue regolazioni senza bisogno di ulteriori attrezzature. Evidentemente il ‘fai da te’ sta prendendo sempre più piede ed è una caratteristica predominante sulle chitarre dotate di FastLock.
Dopo la prova e ricordando la mia vecchia Eko Ranger XII (che chissà dove è finita… maledizione!) il paragone non delude. Anzi, per certi versi questi trent’anni di evoluzione e tecnologia hanno giovato, regalandoci un altro strumento di buona fattura e impareggiabile, nel suo rapporto qualità/prezzo, per chi vuole approcciarne lo studio. Certo non sembrerà un caso, ma invece lo è, che fingerpicking.net abbia appena pubblicato un manuale sulla chitarra dodici corde: allora forse è il momento buono per correre a comprare l’uno e l’altra!

Reno Brandoni

Scheda tecnica
Tipo: chitarra acustica
Origine: Cina
Distributore: Eko Music Group SpA – Via Falleroni, 92 – P.O. Box 52 – 62019 Recanati (MC) – Tel. 0733 22627 www.ekomusicgroup.com
Prezzo: € 373 (IVA inclusa)
Fasce e fondo: mogano laminato
Top: cedro
Battipenna: trasparente
Binding: acero
Manico: mogano
Tastiera: palissandro
Ponte: palissandro
Cutaway: sì
Amplificazione: Fishman Presys Blend
Meccaniche: senza marchio con palettina in ebano
Scala: 650 mm
Tasti: 20
Colore: natural

PUBBLICATO
Chitarra Acustica 4/2013, pp. 42-43

...sull'Autore
  1. Luciano Miranda Reply

    Io penso che tutti ci hanno pensato almeno… mille volte, nella loro vita di liutai o costruttori. Non è semplice decidere di intromettersi pesantemente in una costruzione di per sé già perfetta. Intendo, con questo, la Martin Guitar, autentico capolavoro, assolutamente unico. Forse paragonabile solo al violino, standardizzato ormai da secoli.
    E chi è che aggiungerebbe o toglierebbe qualcosa alla conformazione del violino?!?

  2. Rino Reply

    Sarà che io non ho la vostra sensibilità… sarà che forse mi accontento di poco… sarà che non ho molti soldi da spendere… sara’ che di dodici corde ne ho posseduta solo una e circa 25 anni fa (ora non so più dove sia)…
    beh… io questa EKO l’ho appena presa (il giorno della Befana!!) e a parte la regolazione dell’action fatta in 30 secondi con il fastlock… devo dire che la chitarra mi piace… suono elettrico bello e duttile… suono acustico forzatamente limitato dalla cassa ma comunque buono.
    Ovviamente quanto detto è una opinione personale e comunque riportata al costo e al mercato del modello in discussione… insomma io ne sono contento… anche la spalla mancante mi sta bene e il manico… beh… non è tanto più grande dalla mia Ovation Classica stereo…

    Ciao
    Rino

    • fabfor Reply

      Ciao Rino,
      se hai letto bene il mio commento, ho specificato di non riferirmi allo strumento indicato perché non l’ho provato e tantomeno ho espresso quanto sopra riportato in merito ad una sensibilità che tra l’altro non ho e non millanto di possedere, visto che sono un modesto chitarrista autodidatta. Volevo solo esprimere una mia personale opinione su certi “meccanismi” che, sempre secondo me, sono più utili al costruttore che non al musicista, specie se alle prime armi (è il target a cui mi pare si rivolga la serie Mia). Per ultimo sottolineavo come altri marchi che costruiscono sempre in Cina, nella medesima fascia di prezzo, riescano a mettere in commercio strumenti che non hanno bisogno di interventi costosi post-acquisto per poter essere utilizzati in maniera propria.
      Detto ciò sono strafelice che ti trovi bene con la tua chitarra (tra l’altro che sia di un marchio italiano mi può far solo che piacere).

      • Rino Reply

        in realtà io non mi riferivo né a te né a nessun altro… il mio ragionamento era molto più terra-terra
        In definitiva era solo un altro punto di vista… per inciso… Io possiedo felicemente da 1 anno e mezzo ormai una Yamaha Silent… felice fino a quando si è trattato di intervenire sullo strumento perché il manico si è piegato lungo la sua lunghezza (suono in casa per diletto, e gli strumenti restano nelle loro custodie tutti insieme in locali a temperatura di casa)… per fortuna che sono riuscito a far valere la garanzia e comunque sono 3 mesi che la aspetto!!!

        In effetti questo non vuol dire niente… può capitare.…
        Come ho detto volevo solo riportare un punto di vista diverso…

        Ciao
        Rino

      • Mario Giovannini Reply

        Mah, in effetti se hai avuto l’occasione di leggere l’intervista a Remo Serrangeli, uscita su “Chitarra Acustica” poco dopo la presentazione della Mia con FastLock, lui (che ne ha depositato il brevetto) ne parla proprio in termini: l’idea è nata per la necessità di poter fare interventi sostanziali di setup sugli strumenti una volta arrivati in Italia. Tra l’altro ne parla in termini molto semplici, come se gli sembrasse strano che nessuno ci avesse pensato prima.

  3. Luciano Miranda Reply

    Le Yamaha acustiche sono le uniche chitarre sulle quali non ho mai, dico mai, avuto bisogno di mettere mano. Tutte le altre le ho sempre martoriate da capo a pie’, prima di farmele piacere (a ancora le martorisco) uff… che vita grama quella di noi chitarristi eternamente insoddisfatti 🙂

  4. fabfor Reply

    Il primo brevetto di manico per acustica regolabile mi sembra sia della “Chris Adjustomatic” degli anni ’50 prodotta in USA. Il ponte regolabile fu introdotto negli anni ’70, tra gli altri, da mamma Gibson e quei modelli sono sottostimati sul mercato del vintage proprio per il ponte regolabile in altezza.
    Sono dell’avviso che simili marchingegni siano più utili al costruttore che evita un’accuratezza nell’assemblaggio più costosa che non al musicista, specie se agli inizi. Detto ovviamente in linea generale, non mi esprimo sullo strumento in questione perché non l’ho provato. Devo però dire che ho una Yamaha FG 12 corde che esce di fabbrica con un setup da paura, non si sogna manco di visitare il liutaio e il manico è quello di una acustica normale.

  5. Luciano Miranda Reply

    Ciao Matteo!
    Purtroppo più passa il tempo e più mi sento ancorato alla “tradizione”.
    Voglio dire: esistono Yamaha, Ibanez, Sigma guitar, etc. che a mio avviso superano di gran lunga queste chitarre, sia come suono e sia per il prezzo. Probabilmente il punto forte delle chitarre Eko Mia consiste nell’amplificazione, che a me però non interessa, personalmente.
    Inoltre non mi piacciono né le casse ridotte, né le finiture scelte, molto personali, intendendo con questo, cioè, troppo vicine al gusto del costruttore che non coincide col mio, abituato da 35 anni ad una visone della chitarra standardizzata.

    Possiedo uno dei primi dieci prototipi usciti dalla mente di Max (Varini), che evidentemente non ha niente a che fare con i modelli odierni
    Eko Mia molto più evoluti, né con quelli precedenti il fast-lock, ma mi è bastato per farmi “uscire pazzo”. 🙂
    Dopo averlo relegato nello scantinato (nell’attesa che acquisti valore per… superati limiti di età, ahahah) e deciso a non pensarci più, beh, mi sento molto più sollevato.
    Adesso ho la mia brava D28 della Sigma e chi me la leva più dalle mani?!?
    Per quanto riguarda la 12 corde ho sempre la Eko Ranger (manico ridotto come una sei, dicevo) ed una Stagg che suona pure meglio (forse).
    Ciaooo!

  6. Matteo Paiato Reply

    Ciao Luciano,

    si evince proprio che la Mia non ti piace proprio, de gustibus non dispuntandum… beh ognuno ha i suoi gusti, mi sembra che il successo che questa serie sta avendo dimostra però che al momento sono più numerosi gli estimatori di queste caratteristiche

    ciao

  7. Luciano Miranda Reply

    Beh, il mio pallino è sempre stato poter suonare i miei pezzi con la 12 corde, con il plettro, ma il manico grosso mi impediva di utilizzare il pollice della mano sinistra come di consueto, sui bassi, limitandomi nella fluidità.
    Allora ho preso la mia Eko Ranger 12 corde, nuova edizione, le ho tolto il manico e ho cominciato a lavorarlo con flex, levigatrice e carta vetrata ed abrasiva annesse.
    Ho portato lo spessore del manico vicino ai termini di quello della sei corde, il minimo indispensabile per l’uso del capotasto 12, ovviamente, che volendo si può sostituire anche con un capotasto da sei per rendere la guitar seicordevole (che, per la verità, ridotta così suona molto meglio della corrispondente sei corde, ma questa è un’altra storia ed è una mia opinione).
    Inutile dire che dopo l’iniziale entusiasmo per il suono ricco ed avvolgente, dopo un po’ però si finisce (nel mio caso) per ritornare nel rassicurante mondo delle sei corde, molto più intimamente connesso ad un fraseggiare più articolato e distinguibile (amando io, poi, svisceratamente il suono di Tony Rice…).

    Ovviamente io mi sento già molto incasinato nel cercare di trovare sempre un action che mi soddisfi agendo sul ponticello, sostituendo o sbassando ossi,limando o sostituendo capotasti ed agendo più o meno pesantemente sul truss-rod e trovo il fast-lock superfluo. Forse sarà anche una buona idea, anzi lo è senz’altro, ma a mio avviso subirà lo stesso percorso del micro-tilt delle strato degli anni settanta, penso.

    Comunque, per dirla tutta, amo solo la 12 corde in formato dreadnought e come al solito avrei da ridire sull’omarino stampato al 12cesimo tasto della chitarra posta in essere ed inoltre non amo la tastiera spoglia dei dot (anche “l’occhio vuole la sua parte” :-)).
    Per finire, per quanto mi è possibile, cerco sempre di evitare le guitar con la spalla mancante, che, concludendo, trovo estremamente disdicevole su una 12 corde.

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