Changes – Intervista a Claudio Bruno

(di Mario Giovannini) – Classe 1993, nato a Reggio Calabria ma romano d’adozione, Claudio Bruno ha iniziato lo studio della chitarra giovanissimo in conservatorio, per poi frequentare il Corso di laurea in Chitarra pop del Saint Louis College of Music. Allievo di Massimo Varini e Ruggero Brunetti, oltre a portare avanti diversi progetti inediti – The Syndrome, Camelias Garden, Gazzelle ecc. – ha lavorato stabilmente con Fiordaliso per parecchi tour, con Ivana Spagna e Paolo Mengoni. Collabora stabilmente con il produttore e compositore Rosario Canale.

Claudio Bruno

A marzo è uscito Changes, il suo primo disco da solista, un EP acustico di cinque brani. È un disco che rispecchia una scelta importante e che vuole rappresentare in generale il concetto di ‘cambiamento’, grande o piccolo che sia, come parte integrante della vita.

L’intero EP è un viaggio che ripercorre il cammino scaturito da questo cambiamento, un percorso di vita ma anche musicale, che simboleggia un profondo legame con la chitarra acustica. In una manciata di brani, cinque per la precisione, Claudio mette in mostra una tecnica di ottimo livello, una grande padronanza dello strumento anche con le tecniche più moderne ma, soprattutto, dimostra di avere qualcosa da dire anche a livello artistico. Insomma, il minidisco ci è piaciuto parecchio, tanto da voler fare quattro chiacchiere con l’autore.

Ci racconti una ‘versione breve’ della tua storia in ambito musicale?
Ho iniziato a studiare pianoforte all’età di otto anni, spinto dai miei genitori. Dopo cinque anni, però, ho iniziato a interessarmi alla chitarra – guardavo le lezioni di chitarra di mio fratello – e a tredici ho deciso di abbandonare gli studi di pianoforte per dedicarmi totalmente alla chitarra, prima da autodidatta poi in conservatorio. Contemporaneamente ho studiato con diversi maestri e seguito tante masterclass. Adesso, da tre anni, frequento il Corso di laurea in Chitarra pop presso il Saint Louis College of Music a Roma. Da un po’ di anni approfondisco questi studi con alcuni tra i migliori musicisti del panorama nazionale e internazionale, tra tutti Massimo Varini e Ruggero Brunetti.

Malgrado tu sia giovanissimo, l’esperienza non ti manca, sia in studio che con artisti di calibro. Come sei arrivato a questa professionalità?
Credo fermamente che l’esperienza ‘sul campo’ sia fondamentale. Accanto agli studi accademici, assolutamente indispensabili, ho sempre affiancato qualcosa di più ‘concreto’: ho sempre cercato di suonare il più possibile nei posti più disparati, così da farmi le ossa; la gavetta è fondamentale! E devo dire che questa esperienza me la ritrovo in ogni occasione. Sono convinto però che questo sia solo l’inizio, solo una piccolissima parte della strada che voglio percorrere, perché – sarà pure una frase fatta – ma non si finisce mai di imparare… e io ci credo davvero!

Claudio BrunoChanges è un titolo molto evocativo, ma immagino anche simbolico, forse riferito a un cambio di rotta sul piano aristico o sullo strumento?
Sì, il titolo rispecchia perfettamente un cambio di rotta artistico, ma anche un vero e proprio cambio di vita. “Changes” è stato il primo brano che ho composto, ormai quasi tre anni fa, quando mi sono trasferito da Reggio Calabria a Roma: è stato un cambiamento abbastanza forte, ma ne sono felice, questa città ti offre tantissimo e io sto davvero bene qui.
Il cambio di rotta sullo strumento c’è stato, non così drastico però. Mi sono reso conto di avere un rapporto speciale con la chitarra acustica, la sento mia e mi rispecchia perfettamente. Credo che sia ‘semplice’ e genuina, senza troppi ‘segreti’. Voglio ringraziare Massimo Varini che, per primo, mi ha fatto innamorare di questo mondo e mi ha seguito e consigliato – continuando a farlo anche adesso – ogni volta che ne sento il bisogno; mi ha insegnato tanto a livello tecnico sullo strumento, ma non questo soltanto!

Nei brani dell’EP, oltre a un’ottima padronanza delle tecniche ‘moderne’ sull’acustica, mi è sembrato di sentire anche una certo ‘eco’ dello stile di Franco Morone, sbaglio?
Sì, mi ci ritrovo molto, lo ascolto molto spesso. Di grande ispirazione sono anche Massimo Varini, Tommy Emmanuel e Andy McKee, insieme ad altri grandi della chitarra acustica e non solo.

Che progetti hai per il futuro prossimo?
Suonare, suonare e… suonare! Ho tanta voglia di studiare e approfondire sempre più il mondo della chitarra in tutti i suoi aspetti… che sono moltissimi! Sono ormai convinto della strada che ho intrapreso, quella del turnista, quindi spero che il futuro mi riservi tante altre esperienze e lavori interessanti. Infine porterò avanti il progetto solista: sono sicuro che Changes sia solo l’inizio e spero che presto arrivi un secondo disco; qualche brano è già pronto!

Claudio Bruno

Due parole sulle tue chitarre?
Da qualche anno ormai utilizzo le chitarre Eko e sono davvero felice di questa scelta. Il disco è registrato con una Eko Massimo Varini Signature, equipaggiata con pickup Fishman Rare Earth Blend: la trovo molto equilibrata e perfetta per questo tipo di tecniche. Ho anche una Eko EVO Parlor – piccoletta ma… che suono! – nonché una Eko MIA 12 corde e… un Ukulele Concerto.

mario.giovannini@chitarra-acustica.net

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