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	<title>Fingerpicking.net &#187; Strumenti</title>
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		<title>Great Owl Guitar</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 21:33:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reno Brandoni</dc:creator>
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		<title>Effetti a pedale per chitarra &#8211; T-Rex… prova acustica</title>
		<link>http://fingerpicking.net/effetti-a-pedale-per-chitarra-t-rex-prova-acustica/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 05:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[t-rex]]></category>

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(di Dario Fornara) &#8211; La T-Rex è un’azienda danese fondata nel 1996 da Lars Dahl e Sebastian Jensen, e da sempre l’approccio con il quale si rivolge al mercato non è cambiato: fondere innovazione high tech con il vecchio mondo artigianale per produrre i migliori effetti a pedale possibili. I prodotti T-Rex sono spesso [...]]]></description>
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<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/effetti-a-pedale-per-chitarra-t-rex-prova-acustica/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span><p><a  href="http://fingerpicking.net/files/pedalitrex1.gif" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1812" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/pedalitrex1.gif" alt="" title="pedalitrex1" width="459" height="344" class="alignnone size-full wp-image-1817" /></a></p>
<p><em>(di Dario Fornara)</em> &#8211; La T-Rex è un’azienda danese fondata nel 1996 da Lars Dahl e Sebastian Jensen, e da sempre l’approccio con il quale si rivolge al mercato non è cambiato: fondere innovazione <em>high tech</em> con il vecchio mondo artigianale per produrre i migliori effetti a pedale possibili. I prodotti T-Rex sono spesso innovativi, si inseriscono per qualità nella fascia di mercato alta, pur mantenendo prezzi ragionevolmente competitivi, e sono utilizzati da un grande numero di professionisti: quale migliore premessa per farsene mandare un set di prova, magari pensato per il chitarrista acustico? Detto fatto, abbiamo chiesto a Gold Music, distributore per l’Italia, di inviarci il compressore Comp-Nova e i nuovissimi Room Mate Junior (riverbero digitale) e Duck Tail Delay (dynamic digital delay): la chitarra è pronta, l’ampli pure… si parte con quella che si preannuncia una giornata interessante!</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/pedalitrex2.gif" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1812" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/pedalitrex2.gif" alt="" title="pedalitrex2" width="459" height="344" class="aligncenter size-full wp-image-1816" /></a></p>
<p>Intanto Giovanni Salerno della Gold Music ha pensato bene di fornirci i pedali accompagnandoli con l’imponente T-Rex <strong>Fuel Tank Chameleon</strong>, un robusto alimentatore studiato per portare l’alimentazione elettrica a 8 pedali contemporaneamente, la cui configurazione è variabile e può essere modificata impostando diverse tensioni in uscita: abbiamo quindi la possibilità di utilizzare uscite a 9 VDC, 12 VDC, 18 VDC e 12 VAC, una grande comodità, considerato il fatto che l’alimentatore viene fornito completo di tutta una serie di cavi per il collegamento agli effetti. La costruzione è impeccabile e i materiali di eccellente qualità: un ‘accessorio’ che fa presto dimenticare i soldi spesi per l’acquisto e che probabilmente rimpiangeremo di non aver avuto sottomano in molte occasioni passate.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/pedalitrex3.gif" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1812" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/pedalitrex3.gif" alt="" title="pedalitrex3" width="459" height="344" class="aligncenter size-full wp-image-1815" /></a></p>
<p>Il primo pedale che abbiamo testato è il T-Rex <strong>Comp-Nova</strong>, un compressore che si fa subito notare per la bella livrea color verde, come una rana. Le caratteristiche costruttive, peraltro comuni a tutta la linea di pedali, comprendono un massiccio scatolotto metallico con il fondo rivestito in gomma antiscivolo. La verniciatura non sembra temere troppo per il proprio destino, ovvero quello di essere preso a pedate sul pavimento di un palco per il resto della vita. Anche la qualità dei potenziometri è ottima, con una ‘pastosità’ e la giusta resistenza nel movimento che eviterà di poterli azionare inavvertitamente. Molto belle anche le manopoline, a ‘becco’ per il Comp-Nova e più tradizionali per gli altri due modelli in prova. Di qualità anche il solido pulsante di accensione (quando disattivati, i pedali T-Rex entrano in modalità <em>true bypass</em> ed il segnale della nostra chitarra arriverà direttamente all’amplificatore senza subire filtri di nessun tipo). Sul fondo è presente lo sportellino che ospita il vano per la batteria, comodo e di immediata accessibilità. Le prese per il collegamento allo strumento, all’amplificatore, e la presa per l’alimentazione opzionale esterna sono posizionate sul lato superiore del contenitore. Un piccolo ma luminoso led verde segnala inequivocabilmente quando il pedale è acceso.<br />
Presa la fedele Chatelier e acceso un amplificatore per chitarra acustica abbiamo iniziato a smanettarci con gusto! Il pedale è dotato di tre controlli: <em>Comp</em>, che regola la quantità di compressione applicata al segnale originale; <em>Level, </em>che regola il livello del segnale in uscita; e <em>Attack </em>che enfatizza come prevedibile l’attacco della nota. Ora è bene dire subito che il Comp-Nova è un pedale che lavora, e pesantemente. Il segnale risulta sufficientemente trasparente anche per un utilizzo ‘acustico’, anche se al suono originale viene aggiunta una punta di mediosità, una caratteristica magari utile a restituire un po’ di calore timbrico ai molti sistemi di amplificazione <em>piezo</em> dalla timbrica ‘vetrosa’.<em> </em>Il controllo<em> Comp </em>può spingere l’effetto al limite dell’innaturale ma, dosato con cautela, può aiutare enormemente una chitarra acustica ad uscire dal mix di un gruppo particolarmente rumoroso e, probabilmente, questo è il suo utilizzo ideale: se suonate da soli a casa collegati a un ampli da 2 watt probabilmente non ne sentirete la mancanza. Il pedale è veramente silenzioso, a differenza di molti concorrenti spesso inutilizzabili già solo per questo motivo. Naturalmente, non possiamo aspettarci le stesse prestazioni del nostro compressore ottico preferito utilizzato in studio da tremila euro ma, se sappiamo cosa stiamo cercando, questo può diventare un affidabile compagno di lavoro e, mai come in questo caso, è consigliabile una prova per scoprire se il nostro amico è per noi assolutamente inutile piuttosto che (sorprendentemente) indispensabile. Mi fermo qui, la prova è stata effettuata proseguendo poi con altre chitarre, ma sempre rigorosamente acustiche: utilizzandolo con altri tipi di strumenti per generi diversi in ambiti jazz, fusion, rock ecc., si aprono nuove possibilità, ovvio, che meriterebbero sicuramente di essere approfondite, magari in un altro articolo…</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/pedalitrex4.gif" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1812" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/pedalitrex4.gif" alt="" title="pedalitrex4" width="459" height="344" class="aligncenter size-full wp-image-1814" /></a></p>
<p>Passiamo al riverbero! Il <strong>Room Mate Junior</strong> è blu… e fin qui siamo tutti d’accordo! Il pedale è in grado di generare un effetto riverbero mono/stereofonico, ma dispone di un unico ingresso… cosa che sicuramente non rappresenterà un problema per la maggior parte dei possibili utilizzatori. Sul lato di destra sono presenti un piccolo potenziometro, che può essere spinto a scomparsa nello scatolotto e regola il gain in ingresso, ed un piccolo led rosso pronto a segnalarci eventuali <em>clip</em> del segnale. I controlli sulla parte superiore sono quattro: il potenziometro <em>Level </em>che regola la quantità di segnale in uscita; il potenziometro <em>Mix</em> che regola il bilanciamento tra suono diretto e suono effettato; il potenziometro <em>Decay</em> con il quale è possibile impostare la lunghezza del decadimento dell’effetto; il selettore a 4 posizioni<em> Mode</em> per selezionare i diversi algoritmi di funzionamento <em>Spring</em>, <em>Room</em>, <em>Hall </em>e<em> LFO</em>. Completano l’interfaccia utente il robusto pulsante di accensione ed un led tra i più luminosi che abbia mai incontrato, capace sicuramente di perforare, oltre alle nostre povere retine, anche il buio più pesto del più buio dei palchi. Alla prova pratica gli algoritmi <em>Spring</em> e <em>Room </em>si sono rivelati assolutamente realistici e in grado di simulare con efficacia i modelli ai quali si ispirano, ma è l’algoritmo <em>Hall</em> ad essere un vero piccolo capolavoro, capace di dare una reale tridimensionalità al suono, beneficiando di una ‘pasta’ sonora tra le più calde e musicali mai ascoltate: bello, veramente. L’algoritmo <em>LFO </em>aggiunge all’effetto di riverbero una marcata modulazione, in realtà, secondo chi scrive, anche in modo un po’ troppo invadente; chiaramente dipende dal genere e dalle sonorità che si stanno cercando (la T-Rex nel libretto di istruzioni consiglia di utilizzare questo algoritmo proprio con la chitarra acustica!) e, imbracciata la mia Strato, non è stato difficile in questa modalità arricchire di suggestione anche dei semplici arpeggi.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/pedalitrex5.gif" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1812" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/pedalitrex5.gif" alt="" title="pedalitrex5" width="459" height="344" class="aligncenter size-full wp-image-1813" /></a></p>
<p>Il T-Rex <strong>Duck Tail Dynamic Delay </strong>è un digital delay speciale perché, oltre a generare effetti di ritardo convenzionali, può lavorare in modo dinamico in funzione del nostro modo di suonare. Anche il Duck Tail possiede il potenziometro di regolazione per il gain (con il led rosso che segnala eventuali clip) posto sul fianco del contenitore; come nel precedente Room Mate, pigiandolo scompare all’interno dello scatolotto evitando che possa essere ruotato accidentalmente. Un ingresso e una uscita a jack, oltre alla consueta presa per l’alimentatore esterno (9 VDC 85 mA: con una normale batteria alcalina è garantita solo un’ora di autonomia, avvisati!), sono posizionati sulla parte anteriore dello stesso.<br />
Tra l’altro… parere personale… questo pedale rosso fiammante è bellissimo! I controlli sono quelli che si trovano normalmente sui pedali di questo tipo: <em>Level, </em>che dosa il livello del segnale in uscita; <em>Delay, </em>che regola la quantità di effetto generato; <em>Time </em>che imposta il tempo di ritardo (da 10 a 1000 ms) e <em>Feedback </em>che imposta il numero di ripetizioni. Sono presenti anche su questo pedale due led rossi dalla potenza devastante, uno per la segnalazione dello stato On/Off e l’altro per la visualizzazione del ‘tap tempo’ impostato. Infatti, grazie ad un secondo pulsante, sarà semplicissimo sincronizzare il tempo di ritardo sul bit del brano che stiamo eseguendo; due colpi con il piede e via!<br />
Ma non è finita qui! Infatti con un altro selettore a levetta è possibile selezionare 3 modi diversi di funzionamento: <em>Classic </em>per una risposta dell’effetto fedele e lineare; <em>Tape, </em>in grado di simulare il comportamente ‘vintage’ dei vecchi eco a nastro, con la tipica degradazione del segnale proporzionale al numero delle ripetizioni; e finalmente… <em>Duck</em>! Il modo <em>Duck </em>prevede un comportamento dinamico dell’effetto, con la possibilità, in questo caso, di regolarne la sensibilità di intervento per meglio adattarlo alla nostra tecnica esecutiva; in parole povere l’effetto delay sarà più o meno udibile in funzione della quantità di segnale presente, e quindi, se lo desidereremo, praticamente assente durante i nostri arpeggi più vorticosi e più udibile nei momenti di silenzio, evitando di ‘impastare’ il tutto come spesso succede. Una volta inserito è veramente facile dimenticarsene proprio grazie alla sua discrezione, mentre abbinato ad altri effetti, come il riverbero Room Mate appena provato, il risultato può essere sorprendente, riuscendo ad arricchire il tutto solamente ‘là dove serve’<em>, </em>in modo davvero intelligente!<br />
Lo ammetto… a volte fare questo ‘sporco lavoro’ può essere davvero piacevole e, con questi pedali T-Rex, il piacere e il divertimento sono assicurati! Non ho particolari controindicazioni da segnalare, se non l’attenzione nel porsi le giuste eventuali domande prima di un possibile acquisto, soprattutto per quanto riguarda il compressore, in particolare cercando di mettere bene a fuoco quelle che sono le proprie esigenze. Questi pedali sono ‘strumenti di qualità’, suonano bene e valgono quello che costano… e il Duck Tail questa volta farà veramente fatica a tornare nella scatola…</p>
<p><a  href="mailto:dariofornara1@alice.it"><strong><em>dariofornara1@alice.it</em></strong></a><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Effetti a pedale T-Rex</strong><br />
<strong>Origine</strong>: Danimarca<br />
T-Rex Engineering ApS – Hjulmagervej 17E – DK-7100 Vejle – Denmark<br />
Tel. +45 7572 7181, Fax +45 7572 7198<br />
<strong>Distributore</strong>:<strong> </strong>Gold Music S.r.l. – Via Magellano, 23 – 10090 Bruino (TO) – Tel. 011 9084169<br />
<em>www.gold-music.it</em><br />
<strong>Modello</strong>: Fuel Tank Chameleon<br />
<strong>Tipo</strong>: alimentatore multiplo<br />
<strong>Prezzo</strong>: € 154,17 (IVA esclusa)<br />
<strong>Modello</strong>: Comp-Nova<br />
<strong>Tipo</strong>: compressore<br />
<strong>Prezzo</strong>: € 197,19 (IVA esclusa)<br />
<strong>Modello</strong>: Room Mate Junior<br />
<strong>Tipo</strong>: riverbero digitale<br />
<strong>Prezzo</strong>: € 247,94 (IVA esclusa)<br />
<strong>Modello</strong>: Duck Tail<br />
<strong>Tipo</strong>: delay digitale<br />
<strong>Prezzo</strong>: € 247,94 (IVA esclusa)</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1812" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" alt="" title="PUBBLICATO" width="179" height="97" class="alignnone size-full wp-image-1004" /></a><br />
<em>Chitarra Acustica, 4/2013, pp. 45-47</em></p>
 
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		<title>Restauro conservativo di una Kel Kroydon (1930-1932)</title>
		<link>http://fingerpicking.net/restauro-conservativo-di-una-kel-kroydon-1930-1932/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 19:17:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[kroydon]]></category>

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(di Andrea Bagnasco e Alessio Casati) L’amico e cliente Stefano Damonte, grande appassionato di blues acustico e ragtime, nonché di Gibson vintage (non sappiamo in che misura grazie – o a causa – della nostra frequentazione) ci ha contattato riguardo all’acquisizione e alle possibilità di recupero di una vecchia Kel Kroydon, offerta da un [...]]]></description>
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<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/restauro-conservativo-di-una-kel-kroydon-1930-1932/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span><p><em>(di Andrea Bagnasco e Alessio Casati)</em> L’amico e cliente Stefano Damonte, grande appassionato di blues acustico e ragtime, nonché di Gibson vintage (non sappiamo in che misura grazie – o a causa – della nostra frequentazione) ci ha contattato riguardo all’acquisizione e alle possibilità di recupero di una vecchia Kel Kroydon, offerta da un noto dealer americano a prezzo ‘popolare’, per via di una serie di problemi strutturali che avrebbero richiesto interventi di riparazione e restauro piuttosto estensivi, nonché onerosi, dal punto di vista sia dell’impegno economico, sia delle conoscenze necessarie per affrontare il restauro stesso in modo filologico e conservativo.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/foto13.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1794" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/foto13.jpg" alt="" title="foto13" width="459" height="305" class="aligncenter size-full wp-image-1795" /></a></p>
<p>Ovviamente la nostra risposta circa l’opportunità di imbarcarsi in questa avventura è stata positiva. Eccome. Come prima cosa, siamo noi stessi appassionati di vecchie Gibson. Poi, la chitarra in questione presentava tutti i presupposti per essere un candidato perfetto per questo tipo di operazioni: completamente originale e mai ‘riparata’ in precedenza. Insomma: i problemi erano da attribuire a un misto di peccati originali di fabbrica, età e stato di abbandono. Il punto di partenza ideale per poter intervenire con le necessarie operazioni di riparazione e restauro, con tecniche conservative, in modo da poter ambire ad un risultato finale eccellente da un punto di vista strutturale, funzionale, estetico e di percorso di vita. Cioè, riportando la chitarra alle condizioni a cui sarebbe approdata oggi, al netto dei problemi che invece presentava al suo arrivo nel nostro laboratorio.<br />
Miracoli del restauro ‘filologico’. E insistiamo col termine ‘restauro’, anziché ‘riparazione’, perché su questo tipo di strumenti sono fondamentali i concetti di recupero, ripristino e conservazione. Da cui la necessità di un’approfondita comprensione e conoscenza della loro storia, delle tecniche di costruzione e dei materiali propri del loro periodo. E magari anche del contesto socio-culturale dell’epoca che li riguarda. Non guasta. Credeteci: l’essenza stessa di uno strumento d’epoca (vintage) sta nella sua salute e nel suo stato di conservazione, che è strettamente legato alla sua storia. Qualsiasi decisione riguardo ad interventi su una chitarra (vintage e non) porta con sé ripercussioni sul lungo termine. Le decisioni sbagliate, per noncuranza, ignoranza, incapacità o anche semplice leggerezza, si pagano. E non solo in termini dell’esborso necessario per tentare di disfare vecchie riparazioni malfatte, ed eseguire il lavoro in modo corretto. Interventi sbagliati comportano un degrado dell’esperienza stessa dello strumento vintage, perché impediscono alla chitarra di esprimere appieno il suo potenziale. Che invece si basa su equilibri sottili. D’altro canto lo stesso strumento, propriamente messo a punto, è in grado di fornire, in modo solido e affidabile, quelle prestazioni per le quali la gente è disposta a esborsi anche importanti, e che lo contraddistinguono rispetto a qualsiasi chitarra nuova o di costruzione recente.<br />
La Kel Kroydon di Stefano, in particolare, presentava una lunga spaccatura nella parte inferiore della tavola armonica (la zona compresa tra ponte ed <em>endpin</em>), il parziale scollamento delle catene a X con conseguente deformazione eccessiva della ‘pancia’, un quasi completo scollamento del ponte, ma soprattutto una rotazione dello zocchettto del manico, accompagnata alla rottura della tavola nella zona accanto alla tastiera – lato cantini – dal bordo alla buca. Rottura particolarmente evidente perché causava la deformazione della rosetta e il famigerato ‘dente’ della buca. Inoltre il manico era particolarmente ‘imbarcato’, problema consueto su queste chitarre, causato dall’assenza di qualsiasi forma di rinforzo, dalla sottigliezza della tastiera e dall’esiguità del gambo dei tasti. A conclusione del quadro, il consueto (per una Gibson degli anni ’30) scollamento delle estremità delle catene del fondo, nessuna esclusa, e la necessità di correggere l’angolo di attacco del manico con il corpo (il tanto temuto <em>neck-reset</em>, che in realtà è semplice routine su strumenti vintage) per ottenere un’action suonabile con un’altezza corretta della selletta d’osso. In passato era invece pratica comune assottigliare l’intero ponte a colpi di pialla, rovinando così l’originalità dello strumento e la corretta geometria.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/foto6.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1794" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/foto6.jpg" alt="" title="foto6" width="459" height="306" class="aligncenter size-full wp-image-1797" /></a></p>
<p>Lasciando alle immagini il compito di documentare il complesso lavoro di restauro, focalizziamo qui alcuni aspetti di dettaglio.<br />
Tutto il lavoro è stato condotto, come nostra abitudine, utilizzando esclusivamente colla animale a caldo, l’unica che consente incollaggi assolutamente reversibili. Inoltre è la colla con cui erano assemblati praticamente tutti gli strumenti che adesso chiamiamo ‘vintage’, fino all’inizio degli anni ’60. Risponde quindi a criteri di rispetto dell’originalità dello strumento e di reversibilità del restauro. Inoltre siamo personalmente convinti della assoluta superiorità acustica della colla animale, rispetto ad altri tipi più moderni di colla.<br />
La particolare deformazione della tavola nella zona del ponte (<em>bellying</em>) ci ha spinto a utilizzare una tecnica avanzata di restauro, introdotta dal noto liutaio americano T.J. Thompson: si tratta di inumidire dall’interno la zona del <em>bridge plate</em> e di forzarla nella giusta posizione, stringendola tra controsagome di alluminio pre-riscaldate. In questo modo abbiamo ripristinato l’ottima arcuatura originaria della tavola e creato una superficie di incollaggio più regolare per il ponte.<br />
La rotazione dello zocchetto del manico ha richiesto la completa separazione della tavola dallo stesso e dalle due catene trasversali sopra la buca. Ciò ha consentito di re-incollare ed allineare la spaccatura della tavola eliminando il ‘dente’ che si era venuto a creare alla buca. Pressando opportunamente lo zocchetto (da dentro e da fuori lo strumento) lo si è riportato nella corretta posizione, re-incollando poi la tavola alle catene e allo stesso zocchetto. Un’operazione decisamente complessa e inconsueta, che rimedia a quella che poteva sembrare una rottura irreparabile, riportando la chitarra alle stesse condizioni di integrità e solidità di quando è nata. Risultato impossibile, lo ribadiamo, se qualcuno avesse precedentemente tentato la riparazione con colla diversa da quella animale a caldo.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/foto9.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1794" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/foto9.jpg" alt="" title="foto9" width="459" height="306" class="aligncenter size-full wp-image-1796" /></a></p>
<p>Dopo una seria riflessione abbiamo deciso di ‘alterare’ lievemente l’originalità dello strumento (sebbene in maniera completamente invisibile) inserendo all’interno del manico due barre in fibra di carbonio. Una combinazione di fattori (manico e tastiera sottili, tasti esigui ed assenza di rinforzi) rendeva il manico eccessivamente elastico, penalizzando la suonabilità (eccesso di <em>relief</em>) ma soprattutto il suono. In questo caso, sostituire gli ancora buoni tasti originali con tasti moderni (con maggior gambo, quindi recuperando rigidità sulla tastiera tramite una ritastatura a compressione) sarebbe stata un’operazione molto più evidente e per certi versi invasiva. Il giorno in cui dovesse rendersi necessario sostituire qualche tasto su questa chitarra, andremmo senz’altro ad utilizzare tasto NOS (<em>New Old Stock</em>) da mandolino, per assicurare una buona corrispondenza con i tasti originali. Pertanto l’inserimento nel manico di un paio di rinforzi in fibra di carbonio era la strada da seguire. Siamo infatti da tempo convinti, e la nostra esperienza su strumenti di diverse epoche lo conferma, che solo un manico molto rigido e compresso nel modo corretto consente alla chitarra di sviluppare completamente il suo potenziale sonoro (attacco, sustain, proiezione e contenuto armonico fondamentale).<br />
Potenziale che nel caso della piccola chitarra in esame era veramente elevato. Una volta stabilito un corretto angolo del manico e ottenuta un’action perfetta mantenendo la selletta originale (una rarità) abbiamo finalmente potuto accordare lo strumento e restarne affascinati. Il risultato ha superato le già alte aspettative che avevamo: questa Kel Kroydon è sicuramente tra le migliori Gibson anni ’30 di questo formato che ci è capitato di provare.</p>
<p><strong><em>Guitar Repair</em></strong><br />
<em>Via Santa Lucia 5 – Savona</em><br />
<em>www.guitar-repair.eu</em></p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1794" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" alt="" title="PUBBLICATO" width="179" height="97" class="alignnone size-full wp-image-1004" /></a><br />
<em>Chitarra Acustica, 4/2013, pp. 38-41</em></p>
 
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		<title>Serie Classic &#8211; Unico e David</title>
		<link>http://fingerpicking.net/serie-classic-unico-e-david/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 06:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reno Brandoni</dc:creator>
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<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/serie-classic-unico-e-david/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span>]]></content:encoded>
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		<title>Chitarra acustica Tanglewood Super Jumbo TW-66-FMP-B</title>
		<link>http://fingerpicking.net/chitarra-acustica-tanglewood-super-jumbo-tw-66-fmp-b/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 21:57:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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(di dario Fornara) «Una jumbo dovrebbe far parte dell’arsenale minimo e obbligatorio di ogni ‘bravo chitarrista’»… Non ricordo chi l’ha detto, anche se non è poi così difficile condividere questa opinione, quando ti capita tra le mani una chitarra come la nostra Tanglewood TW-66-FMP-B, una sei corde jumbo cutaway elettrificata di fabbricazione orientale, scelta [...]]]></description>
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<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/chitarra-acustica-tanglewood-super-jumbo-tw-66-fmp-b/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span><p><a  href="http://fingerpicking.net/files/tanglewood2.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1710" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/tanglewood2.jpg" alt="" title="tanglewood2" width="459" height="344" class="aligncenter size-full wp-image-1711" /></a></p>
<p><em>(di dario Fornara)</em> «Una jumbo dovrebbe far parte dell’arsenale minimo e obbligatorio di ogni ‘bravo chitarrista’»… Non ricordo chi l’ha detto, anche se non è poi così difficile condividere questa opinione, quando ti capita tra le mani una chitarra come la nostra Tanglewood TW-66-FMP-B, una sei corde jumbo cutaway elettrificata di fabbricazione orientale, scelta che ha sempre permesso al brand inglese di proporre strumenti dall’ottimo rapporto qualità/prezzo.<br />
In particolare, questa bella chitarra si fa apprezzare già dal primo approccio per la qualità delle finiture generali. La tavola è realizzata in abete Engelmann massello di qualità <em>A-grade</em> ed è contornata da un generoso <em>binding</em> in abalone e noce, lo stesso che contorna e decora la rosetta della buca. La cassa è costruita in acero laminato e presenta una ‘fiammatura’ davvero spettacolare. Il lavoro di assemblaggio è ben eseguito, e anche all’interno della cassa regnano la precisione e la pulizia: un bel lavoro. La finitura è satinata, sembra piuttosto leggera a dispetto del peso generale che, come consuetudine per strumenti di questo tipo, non risulta essere esattamente quello di una piuma. Il ponte, così come la tastiera, è realizzato in palissandro, di disegno originale, e monta una selletta compensata in osso. Sulla tastiera sono montati 22 tasti di dimensioni medie, mentre i segnaposizione sono dei diamantini in abalone. Anche il manico è realizzato in acero, ha un profilo tondeggiante e non è particolarmente largo, misurando al <em>nut</em> 43 mm: ottimo per chi ha dita corte e cicciottelle, ma probabilmente un po’ meno confortevole per chi come me ha delle dita lunghe e fuori misura. La paletta, di disegno classico e squadrato, anteriormente è rivestita di acero fiammato, presenta il classico rinforzo piramidale in stile Martin all’innesto con il manico ed è contornata dal ‘solito’ binding in abalone; in abalone è anche l’intarsio con il logo Tanglewood al centro della stessa, che malgrado le dimensioni tende un po’ a scomparire in mezzo a tanta lucentezza. Le meccaniche sono delle collaudate Grover, dorate, solide e massicce, una garanzia. La chitarra è equipaggiata con un sistema di amplificazione<em> on board</em> B-Band A3T, con accordatore incorporato, del cui funzionamento parleremo più avanti.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/tanglewood1.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1710" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/tanglewood1.jpg" alt="" title="tanglewood1" width="459" height="1110" class="aligncenter size-full wp-image-1712" /></a></p>
<p>Per ora direi tutto bene! Soddisfatti gli occhi, è arrivato il momento di metterci finalmente le mani e scoprirne suono e suonabilità! Premetto che mi sono sempre tenuto alla larga da questo tipo di chitarre, poiché ho sempre pensato avessero un carattere poco versatile e una timbrica tanto grossa quanto ‘svuotata’ e quindi poco adatta al fingerstyle. Ma come spesso accade, soprattutto in ambito chitarristico, le opinioni possono cambiare, e questo grazie a strumenti coma la nostra <em>biondona</em> in esame, che sorprende proprio per una inaspettata versatilità.<br />
La chitarra non è leggerissima ma non per questo scomoda, anzi, risulta perfettamente bilanciata sia da seduti che in piedi: lo <em>shape </em>della cassa si rivela infatti comodo da imbracciare, mentre l’ampio <em>cutaway</em> agevola l’accesso agli ultimi tasti della tastiera. Il timbro, come detto, è meno svuotato del previsto, la chitarra ha un suono piuttosto equilibrato, ricco di proiezione e, a dispetto della massa di legno non indifferente che ci si ritrova tra le mani, reagisce dinamicamente anche suonata con le dita. Se vorrete sfruttarne appieno la potenza dovrete però armarvi di un buon plettro: solo allora, come prevedibile, sarete in grado di spingere letteralmente lo strumento al massimo generando una ‘botta’ sonora davvero notevole… una bella sensazione! Le chitarre in acero hanno spesso un suono particolarmente compresso, una caratteristica presente anche in questo modello, ma sicuramente meno invadente rispetto a quella tipica di alcuni strumenti di riferimento americani.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/tanglewood3.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1710" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/tanglewood3.jpg" alt="" title="tanglewood3" width="459" height="344" class="aligncenter size-full wp-image-1713" /></a></p>
<p>La chitarra monta un set di corde Elixir Nanoweb .012, la tastiera è intonata e non presenta zone morte,<em> </em>l’<em>action</em> è regolata su valori medi, come riportato dal tagliando di setup che accompagna ogni singolo strumento. Personalmente la abbasserei un pochino e i margini per farlo ci sarebbero tutti proprio in virtù del buon assetto generale. Il sistema di amplificazione B-Band A3T con accordatore incorporato permette una riproduzione piuttosto fedele del suono originale, anche se è presente una certa enfatizzazione dei cantini, che ritengo tipica di questo trasduttore e che potrebbe non piacere a tutti… <em>de gustibus</em>.<br />
In definitiva uno strumento ben costruito, con un bel suono, potente ed equilibrato, che ci permetterà di affrontare e suonare vari generi e stili musicali. Lo <em>street price</em>, come di consueto, risulta più vantaggioso rispetto a quello indicato dal listino, ma ciò non toglie che – oltre alle chiavi di regolazione del truss rod – una bella custodia a corredo di questa chitarra ci sarebbe stata proprio bene…<br />
«Una jumbo dovrebbe far parte dell’arsenale minimo e obbligatorio di ogni ‘bravo chitarrista’»… Okay, confermo!</p>
<p align="right"><strong><em>dariofornara1@alice.it www.dariofornara.it</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Scheda tecnica</strong><br />
<strong>Tipo</strong>: Chitarra acustica super jumbo cutaway<br />
<strong>Origine</strong>: Cina<br />
<strong>Distributore: </strong>Gold Music S.r.l. – Via Magellano, 23 – 10090 Bruino (TO) – Tel. 011 9084169 <em>www.gold-music.it</em><br />
<strong>Prezzo</strong>: € 1.310,84 (IVA inclusa)<br />
<strong>Top: </strong>abete Engelmann <em>A-grade</em> massello<br />
<strong>Fasce e fondo</strong>: acero fiammato, laminato<br />
<strong>Binding</strong>: abalone e noce.<br />
<strong>Manico</strong>: acero<br />
<strong>Tastiera</strong>: palissandro<br />
<strong>Ponte</strong>: palissandro, disegno originale<br />
<strong>Amplificazione: </strong>B-Band A3T<br />
<strong>Cutaway</strong>: sì<br />
<strong>Meccaniche</strong>: Grover dorate<br />
<strong>Larghezza al capotasto</strong>: 43 mm<br />
<strong>Scala</strong>: 650 mm<br />
<strong>Tasti: </strong>20<br />
<strong>Colore</strong>: <em>natural</em></p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1710" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" alt="" title="PUBBLICATO" width="179" height="97" class="alignnone size-full wp-image-1004" /></a><br />
<em>Chitarra acustica, 3/2013, pp. 36-38</em></p>
 
<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/chitarra-acustica-tanglewood-super-jumbo-tw-66-fmp-b/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span>]]></content:encoded>
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		<title>Chitarra acustica &#8211; Breedlove STAGE C25/SRE</title>
		<link>http://fingerpicking.net/chitarra-acustica-breedlove-stage-c25sre/</link>
		<comments>http://fingerpicking.net/chitarra-acustica-breedlove-stage-c25sre/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2013 17:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[Breedlove]]></category>

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(di Dario Fornara) &#8211; Parlando di chitarre acustiche, sono pochi i marchi che hanno saputo in breve tempo costruirsi una valida reputazione proponendo strumenti originali, soprattutto quando hanno sfidato le regole della tradizione che impone soluzioni estetiche e costruttive ormai consolidate: Breedlove è uno di questi. Il marchio americano si è imposto all’attenzione del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[ 
<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/chitarra-acustica-breedlove-stage-c25sre/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span><p><a  href="http://fingerpicking.net/files/breedlove1.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1600" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/breedlove1.jpg" alt="" title="breedlove1" width="459" height="459" class="aligncenter size-full wp-image-1603" /></a></p>
<p><em>(di Dario Fornara)</em> &#8211; Parlando di chitarre acustiche, sono pochi i marchi che hanno saputo in breve tempo costruirsi una valida reputazione proponendo strumenti originali, soprattutto quando hanno sfidato le regole della tradizione che impone soluzioni estetiche e costruttive ormai consolidate: Breedlove è uno di questi. Il marchio americano si è imposto all’attenzione del mercato producendo strumenti di straordinaria qualità, chitarre di alta liuteria costruite in serie limitata. Oggi il brand propone diverse linee, che coprono diverse fasce ed esigenze di mercato, affiancando alla produzione artigianale made in USA una serie di strumenti di costruzione orientale, chitarre di qualità destinate a coloro che non vogliono rinunciare a possedere una ‘vera’ Breedlove, pur avendo a disposizione un budget limitato. Non che lo strumento in prova su queste pagine sia propriamente ‘economico’, ma sicuramente più accessibile delle sorelline americane.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/breedlove2.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1600" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/breedlove2.jpg" alt="" title="breedlove2" width="459" height="358" class="aligncenter size-full wp-image-1601" /></a></p>
<p>La Breedlove STAGE C25/SRe è un modello della serie Atlas di costruzione coreana, una bella chitarra <em>concert cutaway</em> elettrificata dalla linea moderna e originale, un disegno che piace e del quale si apprezza una non comune elegante semplicità. La tavola è costruita in abete sitka massello dalle venature fitte e regolari, il fondo è in massello di palissandro indiano mentre le fasce, dello stesso materiale, sono in laminato. Il contorno della tavola è bordato da un binding in abalone che rende lo strumento un po’ serioso, una soluzione estetica che pur non essendo necessariamente sinonimo di qualità, lo impreziosisce anche in considerazione dell’ottimo lavoro di assemblaggio eseguito; lo stesso materiale decora il contorno della buca. All’interno della cassa tutto è perfettamente lindo e pulito, le catene e le controfasce sono lavorate con cura, gli incastri sono ben eseguiti. Breedlove utilizza una incatenatura originale dotata dell’ “Ultra light JLD Bridge Truss”,  un sistema brevettato che consente di controllare la tensione del top dello strumento aumentandone il sustain  naturale.  Il ponte in palissandro, di disegno originale, monta una selletta in <em>tusq;</em> non ospita i soliti pins per l’ancoraggio delle corde, ma presenta una soluzione a fori passanti longitudinali: difficile dire esattamente se questa soluzione abbia una sensibile influenza sul suono dello strumento, di fatto è decisamente comoda e permette un rapido e agevole cambio delle corde. La cassa della chitarra presenta una verniciatura lucida <em>high gloss</em>, mentre il manico ha una finitura satinata molto leggera e piacevole al tatto. Questo è realizzato in mogano, ha un profilo tondeggiante e piuttosto ‘cicciottello’ e ospita un’intelligente truss rod a doppia azione; la paletta e il tacco sono riportati, soluzione largamente utilizzata dalla stragrande maggioranza dei costruttori e che indubbiamente ha un effetto positivo sull’economicità del progetto. La tastiera in palissandro è perfettamente realizzata, i 22 frets, stretti e piuttosto alti, sono ben posati e rifiniti. Sempre la tastiera ospita dei preziosi ed eleganti segna posizione in madreperla, il nut in <em>tusq</em> misura 43 mm e permette un’agevole action anche ai primi tasti.  La paletta, dal tipico disegno Breedlove, monta sei meccaniche Grover Mini tuners cromate dal funzionamento regolare e preciso; anteriormente è rivestita da uno strato di palissandro scuro, anch’esso lucidato a specchio, mentre la ‘B’ in madreperla del costruttore svetta orgogliosamente su tutto… siamo arrivati sulla cima! Adesso si suona!<br />
Imbracciata, se ne apprezza subito il bilanciamento che la rende molto comoda sia in piedi che da seduti. Il profilo tondeggiante del manico è di quelli ‘facili’, e la mano prende facilmente confidenza, il nut piuttosto stretto potrà non piacere a tutti, ma sarà sicuramente apprezzato da coloro che frequentano solitamente chitarre solid body. Il suono acustico è molto equilibrato e definito, perfetto per il fingerstyle: la chitarra risponde in modo molto dinamico e regala un generoso sustain anche sulla parte alta della tastiera dove, spesso, molte mostrano i loro limiti.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/breedlove3.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1600" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/breedlove3.jpg" alt="" title="breedlove3" width="459" height="344" class="aligncenter size-full wp-image-1602" /></a></p>
<p>Lo strumento non è privo di una certa asprezza giovanile, ma si possono prevedere rapidi miglioramenti timbrici e già dopo un’oretta di uso i ‘primi vagiti’ acquistano una maggiore complessità timbrica. Questa Breedlove monta un sistema di amplificazione L.R. Baggs Stage Pro System;  la fascia superiore ospita i tradizionali controlli di equalizzazione con il filtro notch  e il tastino  phase, il potenziometro per il volume ed il display dell’accordatore cromatico. Il suono amplificato è decisamente buono e restituisce fedelmente le caratteristiche acustiche dello strumento: i sistemi L.R. Baggs sono apprezzati ed utilizzati da moltissimi musicisti professionisti e sono sicuramente una garanzia in fatto di qualità ed affidabilità. Anche l’accordatore svolge egregiamente il suo lavoro e sarà di grande aiuto a chi è solito dimenticarselo a casa! La chitarra ha in dotazione una bella custodia rigida Breedlove, inclusa nel prezzo di acquisto, elegante e robusta, proprio come la vorremmo (al suo interno abbiamo trovato oltre alla consueta chiave per la regolazione del truss rod anche una seconda selletta di ricambio). In definitiva un bello strumento, versatile, perfetto per chi cerca una chitarra ‘seria’ e affidabile, ottima in situazioni live….magari in duo con una cantante. Il prezzo è giusto, considerato il sistema di amplificazione, la custodia, ed il marchio sulla paletta!</p>
<p align="right">dario fornara</p>
<p align="right"><a  href="mailto:dariofornara1@alice.it">dariofornara1@alice.it</a></p>
<p><strong>Tipo</strong>: chitarra acustica<br />
<strong>Modello</strong>:  Breedlove STAGE C25/SRe<br />
<strong>Origine:  </strong>Korea<br />
<strong>Distributore</strong>: <strong>GOLD MUSIC Srl </strong>Via Magellano, 23 10090 Bruino (TO) &#8211; Italy Tel. +39 011 9084169 Fax +39 011 9087832 Web  <a  href="http://www.gold-music.it/">http://www.gold-music.it</a><br />
<strong>Prezzo</strong>: Euro  € 1,300  IVA compresa.<br />
<strong>Top: </strong>abete sitka massello<br />
<strong>Fasce e fondo</strong>: palissandro indiano (fondo massello, fasce laminato)<br />
<strong>Binding</strong>: si, abalone<br />
<strong>Manico</strong>: mogano.<br />
<strong>Tastiera</strong>: palissandro<br />
<strong>Ponte</strong>: palissandro, disegno originale.<br />
<strong>Amplificazione: </strong> si, L.R. Baggs Stage Pro System<br />
<strong>Cutaway</strong>: si</p>
<h2><strong>Meccaniche</strong>: Grover Mini tuners cromate</h2>
<p><strong>Larghezza al capotasto</strong>: 43 mm<br />
<strong>Scala</strong>: 650 mm<br />
<strong>Tasti: </strong>20<br />
<strong>Colore</strong>: natural</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1600" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" alt="" title="PUBBLICATO" width="179" height="97" class="alignnone size-full wp-image-1004" /></a><br />
Chitarra Acustica, 1/2013, pp. 40-42</p>
 
<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/chitarra-acustica-breedlove-stage-c25sre/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span>]]></content:encoded>
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		<title>ER90C</title>
		<link>http://fingerpicking.net/er90c/</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Dec 2012 20:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reno Brandoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/er90c/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span><br /><img src="http://fingerpicking.net/file/strumenti/valeri-test-maton.jpg" alt="media" /><br />

 
<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/er90c/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span>]]></content:encoded>
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		<title>I plettri Pleks: intervista a Pedro Scassa I plettri Pleks: intervista a Pedro Scassa </title>
		<link>http://fingerpicking.net/i-plettri-pleks-intervista-a-pedro-scassa/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Oct 2012 21:24:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[pecks]]></category>
		<category><![CDATA[plettri]]></category>

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di Alberto Ziliotto &#8211; La caratteristica che accomuna i plettri Pleks, realizzati artigianalmente a Roma da Pedro Scassa, è la pienezza del suono, la comodità e il controllo nel tocco da parte del musicista.  È piacevole sentire il suono del legno del plettro che si appoggia sulle corde prima di spingere per produrre la [...]]]></description>
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<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/i-plettri-pleks-intervista-a-pedro-scassa/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span><p><!--:it--><em>di Alberto Ziliotto</em> &#8211; La caratteristica che accomuna i plettri Pleks, realizzati artigianalmente a Roma da Pedro Scassa, è la pienezza del suono, la comodità e il controllo nel tocco da parte del musicista.  È piacevole sentire il suono del legno del plettro che si appoggia sulle corde prima di spingere per produrre la nota! Prima di provare questi plettri può essere difficile capire che cosa dia quel timbro particolare alla nota; è quel minimo dettaglio a fare la differenza, lo stesso che è possibile ascoltare in alcuni CD di flatpicking se volete riprodurli sulla vostra chitarra! Alla prova pratica e messi al confronto con gli altri in commercio, quello che ha colpito di più dei plettri che realizza Pedro è che sono davvero molto comodi nonostante lo spessore. I fori e lo smusso per l’indice rendono questi plettri molto facili da usare dopo pochi minuti che si impugnano. Valida alternativa ai marchi più blasonati, sono consigliati per chi volesse sperimentare un suono diverso, più ‘grosso’ e ‘legnoso’ rispetto ai plettri comuni.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/plettripleks.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1469" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/plettripleks.jpg" alt="" title="plettripleks" width="459" height="358" class="aligncenter size-full wp-image-1470" /></a></p>
<p><strong>Ciao Pedro: parlaci un po’ di te, da quanto tempo hai questa passione?</strong><br />
Il mio interesse per i plettri è di lunga data. Da chitarrista, ho sempre sperimentato con diversi materiali cercando il plettro ‘giusto’. Negli anni ’80, prima di Internet quindi, per avere informazioni c&#8217;erano solo le riviste specializzate, dove qualche volta ho trovato notizie a proposito dei maestri: Joe Pass per esempio usava plettri a goccia e molto piccoli; Metheny li adoperava usando le spalle e non la punta; già Scofield usava plettri spessi da 2 mm. Proprio da Scofield mi è venuta voglia di sperimentare con spessori maggiori. Un amico mi ha fatto vedere un plettro Dugain in legno da 4 mm e da lì è cominciato la via del non ritorno… ne ho comprati alcuni, poi li ho modificati, successivamente ho cominciato a farmeli da solo.</p>
<p><strong>Che modelli di plettri realizzi?</strong><br />
Attualmente realizzo diciotto modelli diversi. Ognuno ha le sue caratteristiche, credo che il plettro perfetto non esista, ognuno trova quello più adatto alla mano e allo stile. Quindi, i plettri possono essere piccoli o grandi, più o meno spessi, a punta o molto tondi. Essendo un oggetto piccolo, un millimetro in più o in meno cambia tutto. Per non parlare dei materiali…</p>
<p><strong>Qual è la differenza tra i normali plettri e i tuoi Pleks a livello di suono e suonabilità?</strong><br />
La differenza fondamentale è lo spessore. Un plettro <em>medium</em> ha uno spessore di 0,70 mm, mentre i Pleks ne hanno normalmente 3 o 4. Lo spessore maggiore è necessario per vari motivi. Non solo per avere lo spazio per gli incavi per il pollice e per l&#8217;indice, ma anche per l&#8217;importantissima lavorazione dei lati e della punta con quello che viene chiamato ‘smusso asimmetrico’. Questa particolarità consente di avere un timbro molto più corposo e potente, nonché una maggior velocità nell&#8217;esecuzione. Django Reinhardt già usava plettri lavorati così, negli anni ’30.</p>
<p><strong>A chi consigli i tuoi plettri?</strong><br />
Consiglio i Pleks a qualsiasi musicista che abbia la mente aperta e voglia di sperimentare, senza pregiudizi. Detto questo, penso veramente che il plettro sia l’anello di congiunzione tra il musicista e il suo strumento, parte primaria della filiera del suono. Spero di non dire un’ovvietà, ma è logico che un plettro da mezzo millimetro di spessore abbia una risposta timbrica completamente diversa da un altro di quattro. L&#8217;area di contatto tra il plettro e la corda è varie volte più grande e questo si traduce in termini di volume e timbro.<br />
Queste differenze si possono sentire chiaramente. Nel caso specifico delle chitarre acustiche ho avuto un ottimo riscontro dai musicisti, poiché spesso gli strumenti di liuteria esprimono più distintamente tutte le sfumature e dinamiche sonore.</p>
<p><strong>Dove si possono provare i tuoi plettri ? Speri un giorno di poterlo fare come lavoro?</strong><br />
Ho un piccolo laboratorio a casa dove, da due anni, sbrigo il lavoro. È un&#8217;attività quindi artigianale in tutto e per tutto, ogni plettro viene fatto a mano da me soltanto. Ovviamente ho degli standard e margini di tolleranza stringenti per garantire la qualità dei plettri e il fatto che siano consistenti. Col tempo spero di allargarmi e trovare soluzioni per velocizzare la produzione, senza però perdere la qualità di adesso.</p>
<p align="right"><strong><em>Alberto Ziliotto</em></strong></p>
<p>Per contattare Pedro Scassa potete visitare il suo blog <span style="text-decoration: underline;"><a  href="http://plekspicks.blogspot.it">http://plekspicks.blogspot.it</a></span> oppure scrivere una mail a <a  href="mailto:pleks@gmx.com">pleks@gmx.com</a></p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1469" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" alt="" title="PUBBLICATO" width="179" height="97" class="alignnone size-full wp-image-1004" /></a><br />
<em>Chitarra Acustica, 9/2012, pp. 54-55</em><!--:--><!--:en--><em>di Alberto Ziliotto</em> &#8211; La caratteristica che accomuna i plettri Pleks, realizzati artigianalmente a Roma da Pedro Scassa, è la pienezza del suono, la comodità e il controllo nel tocco da parte del musicista.  È piacevole sentire il suono del legno del plettro che si appoggia sulle corde prima di spingere per produrre la nota! Prima di provare questi plettri può essere difficile capire che cosa dia quel timbro particolare alla nota; è quel minimo dettaglio a fare la differenza, lo stesso che è possibile ascoltare in alcuni CD di flatpicking se volete riprodurli sulla vostra chitarra! Alla prova pratica e messi al confronto con gli altri in commercio, quello che ha colpito di più dei plettri che realizza Pedro è che sono davvero molto comodi nonostante lo spessore. I fori e lo smusso per l’indice rendono questi plettri molto facili da usare dopo pochi minuti che si impugnano. Valida alternativa ai marchi più blasonati, sono consigliati per chi volesse sperimentare un suono diverso, più ‘grosso’ e ‘legnoso’ rispetto ai plettri comuni.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/plettripleks.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1469" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/plettripleks.jpg" alt="" title="plettripleks" width="459" height="358" class="aligncenter size-full wp-image-1470" /></a></p>
<p><strong>Ciao Pedro: parlaci un po’ di te, da quanto tempo hai questa passione?</strong><br />
Il mio interesse per i plettri è di lunga data. Da chitarrista, ho sempre sperimentato con diversi materiali cercando il plettro ‘giusto’. Negli anni ’80, prima di Internet quindi, per avere informazioni c&#8217;erano solo le riviste specializzate, dove qualche volta ho trovato notizie a proposito dei maestri: Joe Pass per esempio usava plettri a goccia e molto piccoli; Metheny li adoperava usando le spalle e non la punta; già Scofield usava plettri spessi da 2 mm. Proprio da Scofield mi è venuta voglia di sperimentare con spessori maggiori. Un amico mi ha fatto vedere un plettro Dugain in legno da 4 mm e da lì è cominciato la via del non ritorno… ne ho comprati alcuni, poi li ho modificati, successivamente ho cominciato a farmeli da solo.</p>
<p><strong>Che modelli di plettri realizzi?</strong><br />
Attualmente realizzo diciotto modelli diversi. Ognuno ha le sue caratteristiche, credo che il plettro perfetto non esista, ognuno trova quello più adatto alla mano e allo stile. Quindi, i plettri possono essere piccoli o grandi, più o meno spessi, a punta o molto tondi. Essendo un oggetto piccolo, un millimetro in più o in meno cambia tutto. Per non parlare dei materiali…</p>
<p><strong>Qual è la differenza tra i normali plettri e i tuoi Pleks a livello di suono e suonabilità?</strong><br />
La differenza fondamentale è lo spessore. Un plettro <em>medium</em> ha uno spessore di 0,70 mm, mentre i Pleks ne hanno normalmente 3 o 4. Lo spessore maggiore è necessario per vari motivi. Non solo per avere lo spazio per gli incavi per il pollice e per l&#8217;indice, ma anche per l&#8217;importantissima lavorazione dei lati e della punta con quello che viene chiamato ‘smusso asimmetrico’. Questa particolarità consente di avere un timbro molto più corposo e potente, nonché una maggior velocità nell&#8217;esecuzione. Django Reinhardt già usava plettri lavorati così, negli anni ’30.</p>
<p><strong>A chi consigli i tuoi plettri?</strong><br />
Consiglio i Pleks a qualsiasi musicista che abbia la mente aperta e voglia di sperimentare, senza pregiudizi. Detto questo, penso veramente che il plettro sia l’anello di congiunzione tra il musicista e il suo strumento, parte primaria della filiera del suono. Spero di non dire un’ovvietà, ma è logico che un plettro da mezzo millimetro di spessore abbia una risposta timbrica completamente diversa da un altro di quattro. L&#8217;area di contatto tra il plettro e la corda è varie volte più grande e questo si traduce in termini di volume e timbro.<br />
Queste differenze si possono sentire chiaramente. Nel caso specifico delle chitarre acustiche ho avuto un ottimo riscontro dai musicisti, poiché spesso gli strumenti di liuteria esprimono più distintamente tutte le sfumature e dinamiche sonore.</p>
<p><strong>Dove si possono provare i tuoi plettri ? Speri un giorno di poterlo fare come lavoro?</strong><br />
Ho un piccolo laboratorio a casa dove, da due anni, sbrigo il lavoro. È un&#8217;attività quindi artigianale in tutto e per tutto, ogni plettro viene fatto a mano da me soltanto. Ovviamente ho degli standard e margini di tolleranza stringenti per garantire la qualità dei plettri e il fatto che siano consistenti. Col tempo spero di allargarmi e trovare soluzioni per velocizzare la produzione, senza però perdere la qualità di adesso.</p>
<p align="right"><strong><em>Alberto Ziliotto</em></strong></p>
<p>Per contattare Pedro Scassa potete visitare il suo blog <span style="text-decoration: underline;"><a  href="http://plekspicks.blogspot.it">http://plekspicks.blogspot.it</a></span> oppure scrivere una mail a <a  href="mailto:pleks@gmx.com">pleks@gmx.com</a></p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/PUBLISHED.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1469" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/PUBLISHED.jpg" alt="" title="PUBLISHED" width="179" height="97" class="alignnone size-full wp-image-1005" /></a><br />
<em>Chitarra Acustica, 9/2012, pp. 54-55</em><!--:--></p>
 
<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/i-plettri-pleks-intervista-a-pedro-scassa/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span>]]></content:encoded>
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		<title>HERDA OM Custom Fanfrets e SJ-C ArmrestHERDA OM Custom Fanfrets e SJ-C Armrest</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2012 21:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[herda]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
di Roberto De Luca &#8211; A ben pensarci, in fondo il futuro non è poi così nero. Almeno per noi chitarristi acustici. Se è vero (come è vero) che la libertà di scelta è un bene prezioso, viviamo forse nel migliore dei mondi possibili. Possiamo svoltare casualmente al primo angolo virtuale e inciampare in [...]]]></description>
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<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/herda-om-custom-fanfrets-e-sj-c-armrest/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span><p><!--:it--><em>di Roberto De Luca</em> &#8211; A ben pensarci, in fondo il futuro non è poi così nero. Almeno per noi chitarristi acustici. Se è vero (come è vero) che la libertà di scelta è un bene prezioso, viviamo forse nel migliore dei mondi possibili. Possiamo svoltare casualmente al primo angolo virtuale e inciampare in piacevoli sorprese. Entrare, ad esempio, in una cittadina nel cuore della Slovacchia, che è poi il cuore geografico dell’Europa, e imbatterci in due giovanissimi liutai, entusiasti del proprio lavoro. Nel loro piccolo laboratorio, i coniugi Herda sfornano quattro chitarre al mese: numeri lontanissimi dalle produzioni industriali e vicini al buon artigianato. Una passione, quella degli Herda, nata tra i banchi di scuola e proseguita con anni di gavetta in Inghilterra, sotto la supervisione del maestro liutaio Patrick James Eggle. Nel 2009, il ritorno in patria e la nascita della piccola società.<br />
Marek e Monika precisano, e fanno bene, che ogni fase costruttiva è eseguita nel proprio laboratorio: viviamo su una pazza giostra in cui globalizzazione troppo spesso fa rima con omologazione e appiattimento. Si aggiunga a ciò un’attentissima scelta dei materiali, una perizia costruttiva degna della migliore tradizione, un listino che offre, oltre ai tre modelli base – Dreadnought, Small Jumbo e OM – interessanti possibilità di customizzazione facilmente concordabili, grazie a un approccio costruttore/cliente amichevole e rassicurante (meno male, viene da aggiungere, visto che il marchio è attualmente sprovvisto di importatore italiano). Il risultato è un prodotto dal rapporto qualità/prezzo sorprendente; strumenti che colpiscono per accuratezza e maturità, nonostante la giovane età della piccola ditta, soprattutto se paragonati a brand ben più blasonati. Prova di ciò sono le due piccole meraviglie che mi ritrovo tra le mani.</p>
<p><strong>HERDA OM Custom Fanfrets</strong><br />
Leggerezza, comodità, equilibrio. Siamo nel tipico territorio ‘Orchestra Model’, che sempre sia benedetto. Ciò premesso, lo strumento merita appieno la denominazione <em>custom</em> in virtù delle tante particolarità che presenta. A cominciare dalla scelta dei legni, rigorosamente massello: una tavola armonica in abete tedesco, dalle fibre regolari e dalla sorprendente sottigliezza, insolitamente abbinata a un corpo in padouk, legno equatoriale africano dal bel colore rossiccio, che dona allo strumento un’insolita eleganza. Il manico è un monoblocco, ponte e tastiera sono in ebano, come pure il binding al corpo e l’impiallacciatura della paletta, quest’ultima dalla sagoma sobria e raffinata. Qua e là, emergono dettagli tipici di strumenti di pregio e di fascia superiore: la discreta <em>soundport</em>, le infallibili meccaniche Gotoh 510 (top della gamma), il bel riporto in padouk nel retro paletta, il capotasto e la sella in osso, l’originalissimo disegno della rosetta, tra suggestioni futuriste e reminiscenze <em>navajo</em>. La verniciatura alla nitro è leggerissima ed è un piacere notare i pori del legno che emergono in controluce. Come guardoni, sbirciamo all’interno dall’apertura laterale: ci investe il delizioso odore del legno e un’impressione di pulizia e precisione assolute.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/herda_fanfrets1.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1439" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/herda_fanfrets1.jpg" alt="" title="herda_fanfrets1" width="268" height="459" class="aligncenter size-full wp-image-1442" /></a></p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/herda_fanfrets2.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1439" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/herda_fanfrets2.jpg" alt="" title="herda_fanfrets2" width="344" height="459" class="aligncenter size-full wp-image-1443" /></a></p>
<p>Arriviamo alla tastiera, caratteristica saliente della chitarra. La scelta dei <em>fanfrets</em>, la cui presenza appena accennata comincia a evidenziarsi all’altezza del nono tasto, lungi dall’assecondare una moda che va progressivamente diffondendosi, sembra nascondere precisi intenti: i 650 mm di scala si riducono a 645 al cantino e aumentano a 655 sul Mi basso; ciò consente di abbassare l’accordatura e di ‘droppare’ i bassi senza perdere eccessiva tensione. Ne deriva un maggiore equilibrio tonale, confermato durante la prova dello strumento, eseguita in DADGAD. La chitarra canta e vibra sullo stomaco che è un piacere. Complici gli spessori ridotti dei legni, la leggerezza della verniciatura e la forma del body, le frequenze sono tutte ben definite e omogeneamente distribuite; le riserve di volume appaiono notevoli, tanto sui bassi quanto sui cantini, anche quando si comincia a giocare con il capotasto su e giù per la tastiera. Il padouk separa le frequenze e schiarisce un po’ il timbro, senza arrivare alle asprezze del mogano; il sustain è ottimale, mentre la soundport conferisce una certa spazialità al suono, quasi un accenno di stereofonia, che gratifica non solo l’ascoltatore ma soprattutto il musicista (e vogliamoci bene, ogni tanto!). Il settaggio dello strumento è perfetto: si imbraccia e si parte. Tutta questa grazia di Dio è opportunamente protetta da una comoda e leggera custodia rigida Hiscox. Insomma, una chitarra ‘diversa’, pensata e costruita su misura per fingerstyler coraggiosi, che amano baloccarsi con accordature alternative, che non hanno paura delle novità e che vogliono concedersi dettagli di lusso senza terremotare il conto in banca e innescare pericolose e ancor più costose crisi matrimoniali.</p>
<p><strong>HERDA SJ-C Armrest</strong><br />
Si torna su terreni più tradizionali. Il modello Small Jumbo identifica nel listino Herda una chitarra dalle dimensioni in verità piuttosto generose: 510 mm di lunghezza, 410 mm di larghezza e soprattutto 120 mm di profondità, 5 in più della ‘sorellina’ OM. La combinazione dei legni – ovviamente in massello – è il canonico abbinamento abete/palissandro. La tavola è molto chiara, con accenni di marezzature; il fondo e le fasce presentano striature omogenee e ben definite. La qualità c’è tutta, senza dubbio. Il binding al corpo è in palissandro e l’effetto visivo restituisce un meraviglioso contrasto chiaro-scuro. Le meccaniche sono questa volta delle Schaller M6 vintage, ottime anche se non paragonabili alle 510 Gotoh. Anche qui troviamo sella e capotasto in osso, mentre la rosetta presenta una più consueta perfilatura in abalone. La verniciatura nitro <em>high gloss</em> denota qui una maggiore consistenza. Non mancano anche su questo modello elementi che impreziosiscono l’insieme: la spalla mancante veneziana e, pezzo forte, uno stupendo <em>armrest</em> in palissandro, che a un primo colpo d’occhio lascia a bocca aperta. La chitarra è molto bilanciata e perfettamente settata. La sensazione dell’armrest sotto il gomito destro sollecita una domanda nient’affatto scontata: «Come ho fatto finora a farne a meno?» Le dimensioni, i legni del corpo e le masse in gioco fanno la differenza: la pasta sonora di fondo è la medesima (si avverte la mano sapiente dello stesso liutaio), ma la SJ presenta una gamma di frequenze nettamente diversa. I cantini sono un po’ più indietro e lo spettro si apre man mano che ci si avvicina alle frequenze basse, fino a diventare prepotente sulla sesta corda. L’emissione sonora è veramente notevole; mi accorgo che il lavoro in arpeggio è interrotto spesso dalla tentazione di tirare un colpo pieno col dorso delle unghie. La chitarra ‘chiama’ un lavoro ritmico o addirittura il plettro (eresia!). Insomma, parliamo di una jumbo, e questa chitarra suona come una jumbo.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/herda_armrest1.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1439" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/herda_armrest1.jpg" alt="" title="herda_armrest1" width="289" height="459" class="aligncenter size-full wp-image-1441" /></a></p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/herda_armrest2.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1439" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/herda_armrest2.jpg" alt="" title="herda_armrest2" width="459" height="344" class="aligncenter size-full wp-image-1440" /></a></p>
<p>Le Herda sono generalmente sfornite di pickguard, scelta in questo caso opinabile, visto che lo strumento appare decisamente versatile e adatto a svariate tecniche esecutive. La separazione delle frequenze è stavolta meno netta, anche se i bassi suonano rotondi e brillanti, senza alcun effetto ‘fangoso’. Con tutta probabilità la chitarra, di costruzione recentissima, acquisterà col tempo una definizione timbrica più marcata. Provvista della sua comoda Hiscox rigida, la SJ-C è dunque uno strumento ‘totale’, a suo agio con stili e generi anche molto differenti, ottimo per chi non cerca una chitarra, ma ‘la chitarra’, che allo standard elevato dell’insieme coniuga elementi originali e preziosi, in una fascia qualità/prezzo inarrivabile se confrontata con marchi di grande fama.</p>
<p align="right"><em> </em></p>
<p align="right"><strong><em>robertodeluca@myspace.com</em></strong><strong></strong></p>
<p><strong>HERDA OM Custom Fanfrets</strong><br />
<strong>Tipo</strong>: Chitarra acustica<br />
<strong>Costruzione</strong>: Slovacchia<br />
<strong>Distributore</strong>:<strong> </strong>–<br />
<strong>Prezzo</strong>: € 1970 (IVA inclusa)<br />
<strong>Top</strong>: abete tedesco massello<br />
<strong>Catene: </strong>abete<br />
<strong>Fasce e fondo</strong>: padouk massello<br />
<strong>Manico</strong>: mogano sapele<br />
<strong>Tastiera</strong>: ebano<br />
<strong>Ponte</strong>: ebano<br />
<strong>Binding</strong>: ebano<br />
<strong>Meccaniche</strong>: Grover 510<br />
<strong>Amplificazione: </strong>no<br />
<strong>Larghezza al capotasto</strong>: 45 mm<br />
<strong>Distanza Mi-mi al ponte: </strong>55 mm<br />
<strong>Scala</strong>: 650 mm (655 mm – 645 mm)<br />
<strong>Tasti</strong>: 21</p>
<p><strong>HERDA SJ-C Armrest</strong><br />
<strong>Tipo</strong>: Chitarra acustica<br />
<strong>Costruzione</strong>: Slovacchia<br />
<strong>Distributore</strong>:<strong> </strong>–<br />
<strong>Prezzo</strong>: € 1950 (IVA inclusa)<br />
<strong>Top: </strong>abete tedesco massello<br />
<strong>Catene</strong>: abete<br />
<strong>Fasce e fondo:</strong> palissandro indiano massello<br />
<strong>Manico</strong>: Mogano sapele<br />
<strong>Tastiera</strong>: ebano<br />
<strong>Ponte</strong>: ebano<br />
<strong>Binding</strong>: palissandro<br />
<strong>Meccaniche</strong>: Schaller M6 vintage<br />
<strong>Amplificazione: </strong>no<br />
<strong>Larghezza al capotasto</strong>: 45 mm<br />
<strong>Distanza Mi-mi al ponte: </strong>55 mm<br />
<strong>Scala</strong>: 650 mm<br />
<strong>Tasti</strong>: 20</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1439" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" alt="" title="PUBBLICATO" width="179" height="97" class="alignnone size-full wp-image-1004" /></a><br />
Chitarra Acustica, 7/2012, pp. 56-59<!--:--><!--:en--><em>di Roberto De Luca</em> &#8211; A ben pensarci, in fondo il futuro non è poi così nero. Almeno per noi chitarristi acustici. Se è vero (come è vero) che la libertà di scelta è un bene prezioso, viviamo forse nel migliore dei mondi possibili. Possiamo svoltare casualmente al primo angolo virtuale e inciampare in piacevoli sorprese. Entrare, ad esempio, in una cittadina nel cuore della Slovacchia, che è poi il cuore geografico dell’Europa, e imbatterci in due giovanissimi liutai, entusiasti del proprio lavoro. Nel loro piccolo laboratorio, i coniugi Herda sfornano quattro chitarre al mese: numeri lontanissimi dalle produzioni industriali e vicini al buon artigianato. Una passione, quella degli Herda, nata tra i banchi di scuola e proseguita con anni di gavetta in Inghilterra, sotto la supervisione del maestro liutaio Patrick James Eggle. Nel 2009, il ritorno in patria e la nascita della piccola società.<br />
Marek e Monika precisano, e fanno bene, che ogni fase costruttiva è eseguita nel proprio laboratorio: viviamo su una pazza giostra in cui globalizzazione troppo spesso fa rima con omologazione e appiattimento. Si aggiunga a ciò un’attentissima scelta dei materiali, una perizia costruttiva degna della migliore tradizione, un listino che offre, oltre ai tre modelli base – Dreadnought, Small Jumbo e OM – interessanti possibilità di customizzazione facilmente concordabili, grazie a un approccio costruttore/cliente amichevole e rassicurante (meno male, viene da aggiungere, visto che il marchio è attualmente sprovvisto di importatore italiano). Il risultato è un prodotto dal rapporto qualità/prezzo sorprendente; strumenti che colpiscono per accuratezza e maturità, nonostante la giovane età della piccola ditta, soprattutto se paragonati a brand ben più blasonati. Prova di ciò sono le due piccole meraviglie che mi ritrovo tra le mani.</p>
<p><strong>HERDA OM Custom Fanfrets</strong><br />
Leggerezza, comodità, equilibrio. Siamo nel tipico territorio ‘Orchestra Model’, che sempre sia benedetto. Ciò premesso, lo strumento merita appieno la denominazione <em>custom</em> in virtù delle tante particolarità che presenta. A cominciare dalla scelta dei legni, rigorosamente massello: una tavola armonica in abete tedesco, dalle fibre regolari e dalla sorprendente sottigliezza, insolitamente abbinata a un corpo in padouk, legno equatoriale africano dal bel colore rossiccio, che dona allo strumento un’insolita eleganza. Il manico è un monoblocco, ponte e tastiera sono in ebano, come pure il binding al corpo e l’impiallacciatura della paletta, quest’ultima dalla sagoma sobria e raffinata. Qua e là, emergono dettagli tipici di strumenti di pregio e di fascia superiore: la discreta <em>soundport</em>, le infallibili meccaniche Gotoh 510 (top della gamma), il bel riporto in padouk nel retro paletta, il capotasto e la sella in osso, l’originalissimo disegno della rosetta, tra suggestioni futuriste e reminiscenze <em>navajo</em>. La verniciatura alla nitro è leggerissima ed è un piacere notare i pori del legno che emergono in controluce. Come guardoni, sbirciamo all’interno dall’apertura laterale: ci investe il delizioso odore del legno e un’impressione di pulizia e precisione assolute.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/herda_fanfrets1.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1439" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/herda_fanfrets1.jpg" alt="" title="herda_fanfrets1" width="268" height="459" class="aligncenter size-full wp-image-1442" /></a></p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/herda_fanfrets2.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1439" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/herda_fanfrets2.jpg" alt="" title="herda_fanfrets2" width="344" height="459" class="aligncenter size-full wp-image-1443" /></a></p>
<p>Arriviamo alla tastiera, caratteristica saliente della chitarra. La scelta dei <em>fanfrets</em>, la cui presenza appena accennata comincia a evidenziarsi all’altezza del nono tasto, lungi dall’assecondare una moda che va progressivamente diffondendosi, sembra nascondere precisi intenti: i 650 mm di scala si riducono a 645 al cantino e aumentano a 655 sul Mi basso; ciò consente di abbassare l’accordatura e di ‘droppare’ i bassi senza perdere eccessiva tensione. Ne deriva un maggiore equilibrio tonale, confermato durante la prova dello strumento, eseguita in DADGAD. La chitarra canta e vibra sullo stomaco che è un piacere. Complici gli spessori ridotti dei legni, la leggerezza della verniciatura e la forma del body, le frequenze sono tutte ben definite e omogeneamente distribuite; le riserve di volume appaiono notevoli, tanto sui bassi quanto sui cantini, anche quando si comincia a giocare con il capotasto su e giù per la tastiera. Il padouk separa le frequenze e schiarisce un po’ il timbro, senza arrivare alle asprezze del mogano; il sustain è ottimale, mentre la soundport conferisce una certa spazialità al suono, quasi un accenno di stereofonia, che gratifica non solo l’ascoltatore ma soprattutto il musicista (e vogliamoci bene, ogni tanto!). Il settaggio dello strumento è perfetto: si imbraccia e si parte. Tutta questa grazia di Dio è opportunamente protetta da una comoda e leggera custodia rigida Hiscox. Insomma, una chitarra ‘diversa’, pensata e costruita su misura per fingerstyler coraggiosi, che amano baloccarsi con accordature alternative, che non hanno paura delle novità e che vogliono concedersi dettagli di lusso senza terremotare il conto in banca e innescare pericolose e ancor più costose crisi matrimoniali.</p>
<p><strong>HERDA SJ-C Armrest</strong><br />
Si torna su terreni più tradizionali. Il modello Small Jumbo identifica nel listino Herda una chitarra dalle dimensioni in verità piuttosto generose: 510 mm di lunghezza, 410 mm di larghezza e soprattutto 120 mm di profondità, 5 in più della ‘sorellina’ OM. La combinazione dei legni – ovviamente in massello – è il canonico abbinamento abete/palissandro. La tavola è molto chiara, con accenni di marezzature; il fondo e le fasce presentano striature omogenee e ben definite. La qualità c’è tutta, senza dubbio. Il binding al corpo è in palissandro e l’effetto visivo restituisce un meraviglioso contrasto chiaro-scuro. Le meccaniche sono questa volta delle Schaller M6 vintage, ottime anche se non paragonabili alle 510 Gotoh. Anche qui troviamo sella e capotasto in osso, mentre la rosetta presenta una più consueta perfilatura in abalone. La verniciatura nitro <em>high gloss</em> denota qui una maggiore consistenza. Non mancano anche su questo modello elementi che impreziosiscono l’insieme: la spalla mancante veneziana e, pezzo forte, uno stupendo <em>armrest</em> in palissandro, che a un primo colpo d’occhio lascia a bocca aperta. La chitarra è molto bilanciata e perfettamente settata. La sensazione dell’armrest sotto il gomito destro sollecita una domanda nient’affatto scontata: «Come ho fatto finora a farne a meno?» Le dimensioni, i legni del corpo e le masse in gioco fanno la differenza: la pasta sonora di fondo è la medesima (si avverte la mano sapiente dello stesso liutaio), ma la SJ presenta una gamma di frequenze nettamente diversa. I cantini sono un po’ più indietro e lo spettro si apre man mano che ci si avvicina alle frequenze basse, fino a diventare prepotente sulla sesta corda. L’emissione sonora è veramente notevole; mi accorgo che il lavoro in arpeggio è interrotto spesso dalla tentazione di tirare un colpo pieno col dorso delle unghie. La chitarra ‘chiama’ un lavoro ritmico o addirittura il plettro (eresia!). Insomma, parliamo di una jumbo, e questa chitarra suona come una jumbo.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/herda_armrest1.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1439" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/herda_armrest1.jpg" alt="" title="herda_armrest1" width="289" height="459" class="aligncenter size-full wp-image-1441" /></a></p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/herda_armrest2.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1439" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/herda_armrest2.jpg" alt="" title="herda_armrest2" width="459" height="344" class="aligncenter size-full wp-image-1440" /></a></p>
<p>Le Herda sono generalmente sfornite di pickguard, scelta in questo caso opinabile, visto che lo strumento appare decisamente versatile e adatto a svariate tecniche esecutive. La separazione delle frequenze è stavolta meno netta, anche se i bassi suonano rotondi e brillanti, senza alcun effetto ‘fangoso’. Con tutta probabilità la chitarra, di costruzione recentissima, acquisterà col tempo una definizione timbrica più marcata. Provvista della sua comoda Hiscox rigida, la SJ-C è dunque uno strumento ‘totale’, a suo agio con stili e generi anche molto differenti, ottimo per chi non cerca una chitarra, ma ‘la chitarra’, che allo standard elevato dell’insieme coniuga elementi originali e preziosi, in una fascia qualità/prezzo inarrivabile se confrontata con marchi di grande fama.</p>
<p align="right"><em> </em></p>
<p align="right"><strong><em>robertodeluca@myspace.com</em></strong><strong></strong></p>
<p><strong>HERDA OM Custom Fanfrets</strong><br />
<strong>Tipo</strong>: Chitarra acustica<br />
<strong>Costruzione</strong>: Slovacchia<br />
<strong>Distributore</strong>:<strong> </strong>–<br />
<strong>Prezzo</strong>: € 1970 (IVA inclusa)<br />
<strong>Top</strong>: abete tedesco massello<br />
<strong>Catene: </strong>abete<br />
<strong>Fasce e fondo</strong>: padouk massello<br />
<strong>Manico</strong>: mogano sapele<br />
<strong>Tastiera</strong>: ebano<br />
<strong>Ponte</strong>: ebano<br />
<strong>Binding</strong>: ebano<br />
<strong>Meccaniche</strong>: Grover 510<br />
<strong>Amplificazione: </strong>no<br />
<strong>Larghezza al capotasto</strong>: 45 mm<br />
<strong>Distanza Mi-mi al ponte: </strong>55 mm<br />
<strong>Scala</strong>: 650 mm (655 mm – 645 mm)<br />
<strong>Tasti</strong>: 21</p>
<p><strong>HERDA SJ-C Armrest</strong><br />
<strong>Tipo</strong>: Chitarra acustica<br />
<strong>Costruzione</strong>: Slovacchia<br />
<strong>Distributore</strong>:<strong> </strong>–<br />
<strong>Prezzo</strong>: € 1950 (IVA inclusa)<br />
<strong>Top: </strong>abete tedesco massello<br />
<strong>Catene</strong>: abete<br />
<strong>Fasce e fondo:</strong> palissandro indiano massello<br />
<strong>Manico</strong>: Mogano sapele<br />
<strong>Tastiera</strong>: ebano<br />
<strong>Ponte</strong>: ebano<br />
<strong>Binding</strong>: palissandro<br />
<strong>Meccaniche</strong>: Schaller M6 vintage<br />
<strong>Amplificazione: </strong>no<br />
<strong>Larghezza al capotasto</strong>: 45 mm<br />
<strong>Distanza Mi-mi al ponte: </strong>55 mm<br />
<strong>Scala</strong>: 650 mm<br />
<strong>Tasti</strong>: 20</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/PUBLISHED.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1439" title=""><img src="http://fingerpicking.net/files/PUBLISHED.jpg" alt="" title="PUBLISHED" width="179" height="97" class="alignnone size-full wp-image-1005" /></a><br />
Chitarra Acustica, 7/2012, pp. 56-59<!--:--></p>
 
<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/herda-om-custom-fanfrets-e-sj-c-armrest/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Chitarra resofonica ‘round neck’ SAVANNAH SR 550 TRIOLIAN  Chitarra resofonica ‘round neck’ SAVANNAH SR 550 TRIOLIAN  </title>
		<link>http://fingerpicking.net/chitarra-resofonica-round-neck-savannah-sr-550-triolian/</link>
		<comments>http://fingerpicking.net/chitarra-resofonica-round-neck-savannah-sr-550-triolian/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Aug 2012 05:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Strumenti]]></category>

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		<description><![CDATA[ 

di Dario Fornara &#8211; Le chitarre con risuonatore nascono negli Stati Uniti durante gli anni venti, opera dei fratelli Dopyera (da cui Dopyera Brothers, ‘Do-Bro’), quattro emigranti cecoslovacchi trasferitisi in California. Una storia a dire il vero piuttosto complicata che prosegue, con cambi di proprietà, fino ai nostri giorni. Oggi sono diversi i costruttori [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[ 
<span class = "" style = "height: 40px;  "><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://fingerpicking.net/chitarra-resofonica-round-neck-savannah-sr-550-triolian/&layout=button_count&send=false&show_faces=false&width=195&action=like&colorscheme=light&font=" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:195px; height:40px"></iframe></span><p><!--:it--><a  href="http://fingerpicking.net/files/dobro1.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1370" title="dobro1"><img class="aligncenter size-full wp-image-1373" title="dobro1" src="http://fingerpicking.net/files/dobro1.jpg" alt="" width="221" height="459" /></a></p>
<p>di Dario Fornara &#8211; Le chitarre con risuonatore nascono negli Stati Uniti durante gli anni venti, opera dei fratelli Dopyera (da cui Dopyera Brothers, ‘Do-Bro’), quattro emigranti cecoslovacchi trasferitisi in California. Una storia a dire il vero piuttosto complicata che prosegue, con cambi di proprietà, fino ai nostri giorni. Oggi sono diversi i costruttori che propongono strumenti simili agli originali prodotti in quegli anni, e tra questi Savannah. La Savannah SR 550 Triolian è una chitarra di provenienza orientale e fa parte di una linea di strumenti che, per caratteristiche, si ispira proprio a quei modelli storici ed è contraddistinta da un vantaggioso rapporto qualità/prezzo. Imbracciare una resofonica come la Savannah SR 550 Triolian significa fare un viaggio indietro nel tempo, ma anche (ri)scoprire il fascino di sonorità che sono attuali, oggi come allora. Inoltre, aprire una custodia e trovarci una bella resofonica ‘round neck’ luccicante è un evento che può riempire l’intera giornata di una piacevole euforia. Mettiamoci le mani e le dita sopra…<br />
Il corpo della Savannah SR 550 è costruito interamente in mogano laminato ed è contornato da un binding in plastica bianco crema. La cassa dello strumento presenta una verniciatura <em>gloss </em>che, assieme al colore rossiccio dei legni utilizzati, crea un bel contrasto cromatico con il luccicante risuonatore metallico. Il risuonatore utilizza un cono da 9,5” Hand-Spun, con ponte <em>biscuit</em> in acero ed ebano, e monta un coperchio in ottone nichelato, stesso materiale utilizzato per l’attaccacorde a campana. Il corpo presenta le classiche buche ad ‘effe’ simili ai modelli di riferimento. Complessivamente la costruzione sembra in linea con la politica del costruttore, che intende offrire a un prezzo contenuto uno strumento essenziale ma ben realizzato. Considerato il prezzo al quale viene offerto, non ci sono particolari difetti da segnalare.<br />
Il manico è realizzato in mogano con tacco e paletta riportati, ha un profilo tondeggiante che riempie bene la mano e permette una ‘solida’ presa, sempre necessaria su strumenti di questo tipo che, spesso, montano set di corde non propriamente <em>light</em> e hanno una action più adatta al bottleneck che alle dita. La tastiera, che al nut misura 43 mm, ha un profilo piuttosto piatto: è realizzata in palissandro di discreta qualità, monta 19 tasti di medie dimensioni, piuttosto bassi, i segnaposizione sono dei <em>dot</em> in madreperla. Sulla paletta <em>slotted</em> svetta l’austero logo Savannah ed è presente l’accesso al truss rod, con il consueto coperchietto in plastica triangolare. La chitarra monta delle meccaniche nichelate di tipo aperto, abbastanza precise e dall’aspetto purtroppo non propriamente <em>vintage</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a  href="http://fingerpicking.net/files/dobro2.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1370" title="dobro2"><img class="aligncenter  wp-image-1372" title="dobro2" src="http://fingerpicking.net/files/dobro2.jpg" alt="" width="490" height="367" /></a></p>
<p>Questa ‘Triolian suona esattamente come ci si aspetta, un suono piuttosto dolce e con una buona complessità armonica, grazie all’impiego del mogano, che può andare anche oltre il blues. Il timbro è sempre comunque netto e definito, è ottima con il bottleneck (inutile dirlo) ma decisamente più versatile di quanto si possa pensare a priori. La chitarra monta un sistema di amplificazione K&amp;K Pure Resonator BB passivo (non fornito di serie, ma anch’esso distribuito e fornibile a richiesta da Music Gallery), un rilevatore che prevede l’utilizzo di una pastiglia a contatto e l’installazione di una presa jack da applicare direttamente sullo strumento.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/dobro3.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1370" title="dobro3"><img class="aligncenter size-full wp-image-1371" title="dobro3" src="http://fingerpicking.net/files/dobro3.jpg" alt="" width="344" height="459" /></a></p>
<p>Provato sul fedele amplificatore e in diretta nell’impianto bisogna dire che funziona egregiamente bene, restituendo fedelmente ogni sfumatura timbrica prodotta dalla chitarra, e addirittura concedendo qualcosa di più al suono originale, regalando la sensazione di suonare uno strumento di qualità superiore. Il livello del segnale in uscita è piuttosto alto e facilmente gestibile, anche senza una DI o uno specifico preamplificatore; la resistenza al feedback davvero ottima.<br />
In conclusione, il prezzo di questa Savannah SR 550 Triolian sembra confermare la politica di questo marchio, che offre per 348 euro una chitarra dalle buone caratteristiche timbriche e costruttive. Inutile paragonare lo strumento ad altri che costano dieci volte tanto, ma qui di ‘materia’ per fare musica ne abbiamo abbastanza, soprattutto se la chitarra è amplificata a dovere, come in questo caso. Uno strumento da portarsi in giro senza troppi scrupoli e da ‘spremere’ a fondo, in tutte le situazioni nelle quali magari vogliamo risparmiare le nostre ‘primedonne’. O molto più semplicemente la resofonica giusta per chi una chitarra di questo tipo non ce l’ha mai avuta e vuole iniziare a divertirsi con poca spesa.</p>
<p align="right"><strong><em>Dario Fornara<br />
</em></strong><em>dariofornara1@alice.it</em></p>
<p><strong>Scheda tecnica</strong><br />
<strong>Tipo: </strong>chitarra acustica resofonica ‘Triolian’ model<br />
<strong>Origine:</strong> made in China<br />
<strong>Distributore:</strong> Music Gallery srl, via V. Monti 52, 20017 Rho (MI) <span style="text-decoration: underline;">www.musicgallery.it</span><br />
<strong>Prezzo: </strong>€ 348 (IVA inclusa)<br />
<strong>Top: </strong>mogano laminato, buche ad effe<br />
<strong>Fasce e fondo:</strong> mogano laminato<br />
<strong>Battipenna:</strong> no<br />
<strong>Binding: </strong>plastica bianco crema<br />
<strong>Risuonatore:</strong> cono da 9,5” Hand-Spun, coperchio risonatore in ottone nichelato<br />
<strong>Ponte: ‘</strong>biscuit’ in acero<br />
<strong>Manico: ‘</strong>round neck’ in mogano<br />
<strong>Tastiera: </strong>palissandro<br />
<strong>Meccaniche: </strong>nichelate ad ingranaggio aperto<br />
<strong>Larghezza al capotasto:</strong> 43 mm<br />
<strong>Scala:</strong> 650 mm<br />
<strong>Tasti:</strong> 19<br />
<strong>Amplificazione:</strong> no (sullo strumento è stato installato su richiesta il pickup K&amp;K Pure Resonator BB, € 102.50 IVA inclusa)<br />
<strong>Custodia: </strong>no</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1370" title="PUBBLICATO"><img class="alignnone size-full wp-image-1004" title="PUBBLICATO" src="http://fingerpicking.net/files/PUBBLICATO.jpg" alt="" width="179" height="97" /></a><br />
<em>Chitarra Acustica, 7/2012, pp. 60-61</em><!--:--><!--:en--><a  href="http://fingerpicking.net/files/dobro1.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1370" title="dobro1"><img class="aligncenter size-full wp-image-1373" title="dobro1" src="http://fingerpicking.net/files/dobro1.jpg" alt="" width="221" height="459" /></a></p>
<p>di Dario Fornara &#8211; Le chitarre con risuonatore nascono negli Stati Uniti durante gli anni venti, opera dei fratelli Dopyera (da cui Dopyera Brothers, ‘Do-Bro’), quattro emigranti cecoslovacchi trasferitisi in California. Una storia a dire il vero piuttosto complicata che prosegue, con cambi di proprietà, fino ai nostri giorni. Oggi sono diversi i costruttori che propongono strumenti simili agli originali prodotti in quegli anni, e tra questi Savannah. La Savannah SR 550 Triolian è una chitarra di provenienza orientale e fa parte di una linea di strumenti che, per caratteristiche, si ispira proprio a quei modelli storici ed è contraddistinta da un vantaggioso rapporto qualità/prezzo. Imbracciare una resofonica come la Savannah SR 550 Triolian significa fare un viaggio indietro nel tempo, ma anche (ri)scoprire il fascino di sonorità che sono attuali, oggi come allora. Inoltre, aprire una custodia e trovarci una bella resofonica ‘round neck’ luccicante è un evento che può riempire l’intera giornata di una piacevole euforia. Mettiamoci le mani e le dita sopra…<br />
Il corpo della Savannah SR 550 è costruito interamente in mogano laminato ed è contornato da un binding in plastica bianco crema. La cassa dello strumento presenta una verniciatura <em>gloss </em>che, assieme al colore rossiccio dei legni utilizzati, crea un bel contrasto cromatico con il luccicante risuonatore metallico. Il risuonatore utilizza un cono da 9,5” Hand-Spun, con ponte <em>biscuit</em> in acero ed ebano, e monta un coperchio in ottone nichelato, stesso materiale utilizzato per l’attaccacorde a campana. Il corpo presenta le classiche buche ad ‘effe’ simili ai modelli di riferimento. Complessivamente la costruzione sembra in linea con la politica del costruttore, che intende offrire a un prezzo contenuto uno strumento essenziale ma ben realizzato. Considerato il prezzo al quale viene offerto, non ci sono particolari difetti da segnalare.<br />
Il manico è realizzato in mogano con tacco e paletta riportati, ha un profilo tondeggiante che riempie bene la mano e permette una ‘solida’ presa, sempre necessaria su strumenti di questo tipo che, spesso, montano set di corde non propriamente <em>light</em> e hanno una action più adatta al bottleneck che alle dita. La tastiera, che al nut misura 43 mm, ha un profilo piuttosto piatto: è realizzata in palissandro di discreta qualità, monta 19 tasti di medie dimensioni, piuttosto bassi, i segnaposizione sono dei <em>dot</em> in madreperla. Sulla paletta <em>slotted</em> svetta l’austero logo Savannah ed è presente l’accesso al truss rod, con il consueto coperchietto in plastica triangolare. La chitarra monta delle meccaniche nichelate di tipo aperto, abbastanza precise e dall’aspetto purtroppo non propriamente <em>vintage</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a  href="http://fingerpicking.net/files/dobro2.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1370" title="dobro2"><img class="aligncenter  wp-image-1372" title="dobro2" src="http://fingerpicking.net/files/dobro2.jpg" alt="" width="490" height="367" /></a></p>
<p>Questa ‘Triolian suona esattamente come ci si aspetta, un suono piuttosto dolce e con una buona complessità armonica, grazie all’impiego del mogano, che può andare anche oltre il blues. Il timbro è sempre comunque netto e definito, è ottima con il bottleneck (inutile dirlo) ma decisamente più versatile di quanto si possa pensare a priori. La chitarra monta un sistema di amplificazione K&amp;K Pure Resonator BB passivo (non fornito di serie, ma anch’esso distribuito e fornibile a richiesta da Music Gallery), un rilevatore che prevede l’utilizzo di una pastiglia a contatto e l’installazione di una presa jack da applicare direttamente sullo strumento.</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/dobro3.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1370" title="dobro3"><img class="aligncenter size-full wp-image-1371" title="dobro3" src="http://fingerpicking.net/files/dobro3.jpg" alt="" width="344" height="459" /></a></p>
<p>Provato sul fedele amplificatore e in diretta nell’impianto bisogna dire che funziona egregiamente bene, restituendo fedelmente ogni sfumatura timbrica prodotta dalla chitarra, e addirittura concedendo qualcosa di più al suono originale, regalando la sensazione di suonare uno strumento di qualità superiore. Il livello del segnale in uscita è piuttosto alto e facilmente gestibile, anche senza una DI o uno specifico preamplificatore; la resistenza al feedback davvero ottima.<br />
In conclusione, il prezzo di questa Savannah SR 550 Triolian sembra confermare la politica di questo marchio, che offre per 348 euro una chitarra dalle buone caratteristiche timbriche e costruttive. Inutile paragonare lo strumento ad altri che costano dieci volte tanto, ma qui di ‘materia’ per fare musica ne abbiamo abbastanza, soprattutto se la chitarra è amplificata a dovere, come in questo caso. Uno strumento da portarsi in giro senza troppi scrupoli e da ‘spremere’ a fondo, in tutte le situazioni nelle quali magari vogliamo risparmiare le nostre ‘primedonne’. O molto più semplicemente la resofonica giusta per chi una chitarra di questo tipo non ce l’ha mai avuta e vuole iniziare a divertirsi con poca spesa.</p>
<p align="right"><strong><em>Dario Fornara<br />
</em></strong><em>dariofornara1@alice.it</em></p>
<p><strong>Scheda tecnica</strong><br />
<strong>Tipo: </strong>chitarra acustica resofonica ‘Triolian’ model<br />
<strong>Origine:</strong> made in China<br />
<strong>Distributore:</strong> Music Gallery srl, via V. Monti 52, 20017 Rho (MI) <span style="text-decoration: underline;">www.musicgallery.it</span><br />
<strong>Prezzo: </strong>€ 348 (IVA inclusa)<br />
<strong>Top: </strong>mogano laminato, buche ad effe<br />
<strong>Fasce e fondo:</strong> mogano laminato<br />
<strong>Battipenna:</strong> no<br />
<strong>Binding: </strong>plastica bianco crema<br />
<strong>Risuonatore:</strong> cono da 9,5” Hand-Spun, coperchio risonatore in ottone nichelato<br />
<strong>Ponte: ‘</strong>biscuit’ in acero<br />
<strong>Manico: ‘</strong>round neck’ in mogano<br />
<strong>Tastiera: </strong>palissandro<br />
<strong>Meccaniche: </strong>nichelate ad ingranaggio aperto<br />
<strong>Larghezza al capotasto:</strong> 43 mm<br />
<strong>Scala:</strong> 650 mm<br />
<strong>Tasti:</strong> 19<br />
<strong>Amplificazione:</strong> no (sullo strumento è stato installato su richiesta il pickup K&amp;K Pure Resonator BB, € 102.50 IVA inclusa)<br />
<strong>Custodia: </strong>no</p>
<p><a  href="http://fingerpicking.net/files/PUBLISHED.jpg" class="thickbox no_icon" rel="gallery-1370" title="PUBLISHED"><img class="alignnone size-full wp-image-1005" title="PUBLISHED" src="http://fingerpicking.net/files/PUBLISHED.jpg" alt="" width="179" height="97" /></a><br />
<em>Chitarra Acustica, 7/2012, pp. 60-61</em><!--:--></p>
 
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