Riflessioni tecniche e regole di sopravvivenza (3) – Capotasti, plettri, corde, accessori…

(di Dario Fornara) – Se lo stato psicofisico non vi permette di giudicare con obiettività la funzionalità di un capotasto mobile, non serve farlo sapere al mondo. Anche per voi è semplicemente arrivato il momento di comprare una bici da corsa, o comunque di fare altro…
È normale possedere tanti capotasti mobili, quanti ne servono per non capire quale fra tutti va meglio.

dario fornara plettri

Il capotasto mobile non serve ad abbassare l’action, quello si chiama liutaio.
Il plettro ideale non esiste, ma ne servono almeno tre: uno in nylon sottile per gli accompagnamenti in strumming leggero, uno in materiale più rigido per il flatpicking solista… e uno che non va bene per niente, ma che comunque ci piace lo stesso e ogni tanto lo portiamo con noi: io ho a casa circa duecento plettri differenti, per cui non sentitevi in colpa se vivete la cosa in modo compulsivo.
Provate a utilizzare il vostro plettro anche di lato, sfruttandone le estremità arrotondate superiori: è lecito e per molti si è rivelata la soluzione definitiva.
I plettri non vanno tenuti nel portamonete insieme alle monete, perché si rovinano.
Provare tutti i tipi di corde in commercio è un’altra di quelle cose maniacali, utile a trovare le migliori per il proprio gusto e stile, ammesso che chi lo fa ne abbia almeno una briciola.
Le corde in generale, e anche le coated, non hanno una durata standard, che dipende da innumerevoli fattori, come la sudorazione personale e le condizioni climatiche; se ce l’avessero, la troveremmo scritta sulla confezione, tipo la scadenza delle supposte.
Imparare ad avvolgere correttamente una corda su una meccanica non richiede una particolare abilità; e anche sottoporle a un minimo di stretching, dopo averle montate, le renderà molto più stabili: gesti semplici, da imparare, che non richiedono l’intervento di un fisioterapista.
Lo straccetto che usate per pulire le corde, la tastiera e il manico, incredibilmente va lavato; e comunque ha una data di scadenza: un anno.
I pin di materiali diversi hanno una leggera influenza sul timbro della chitarra, qualcosa di difficilmente misurabile; il tema rimane uno degli argomenti top di discussione nei forum dedicati al nostro strumento: una cosa che non deve irritare nessuno e fa parte della nostra sana passione. Punto.
Evitare di piantare i bridge pin nel ponte a martellate può essere un buon consiglio, per procedere successivamente a toglierli senza rischiare di fare danni alla chitarra e alla propria anima. Controllateli sempre prima di rimontarli, specie se sono in legno.
Portate con voi sempre un bridge pin di scorta, anche se ovviamente può capitare solo a me di rompere una corda durante un concerto e vedere il pirolo partire fuori come un proiettile e ricadere a terra perdendosi nel buio.
Avere un amico che ha sei o sette bottleneck slide da poter provare è un regalo della vita: presentatevi a casa sua con due buone birre, eviterete l’ennesimo acquisto sbagliato e risparmierete automaticamente una cinquantina di euro, spedizioni comprese.
Se usate una tracolla, gli strap lock sono quasi obbligatori, anche se prima o poi si schianteranno insieme alla tracolla da qualche parte sullo strumento, rovinandolo per tutta la vita.
Le fibbie delle tracolle di regola non devono pesare più della chitarra.
Se vi serve una nuova custodia per la vostra chitarra provate a valutare l’acquisto di una buona custodia morbida, il che vuol dire con spessore dell’imbottitura di almeno 30 mm, o comunque dai 30 mm in su; sono oggetti costosi il cui valore supera spesso quello di un buon case rigido. Se viaggiate da soli, soprattutto in auto, un gig bag morbido è in grado di assorbire meglio le vibrazioni della macchina, gli scossoni e in generale i piccoli urti ai quali sottoponiamo continuamente il nostro strumento, anche appoggiandolo semplicemente da qualche parte. Molti case rigidi trasmettono alla chitarra gli urti in modo implacabile: avvisàti, quindi fateci attenzione!
Chiaramente un gig bag morbido non potrà mai diventare all’occorrenza un tavolo da pranzo, in compenso potrete ficcarci nelle tasche i vostri CD, la maglietta di ricambio, il dentifricio con lo spazzolino, il maglioncino per il dopo concerto, la tracolla, un cappellino, il cavo di scorta per la cantante ecc…
Ogni euro risparmiato sull’acquisto della sedia che utilizzate per lo studio con la vostra chitarra, potreste doverlo spendere – con gli interessi – in fisioterapia dopo: non lo auguro a nessuno, ma è bene farci un pensiero.

Dario Fornara
dariofornara1@alice.it
www.dariofornara.it

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