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La copertina del cd "Addition" dei "Bruskers"

Matteo Minozzi ed Eugenio Polacchini, questi i nomi dei due chitarristi che dal 2003 danno vita a questo eterogeneo duo chitarristico. Eterogeneo per la loro estrazione musicale (più ‘moderna’ quella di Minozzi, ‘classica’ quella di Polacchini), per gli strumenti utilizzati (una classica per Polacchini ed una silent per Minozzi) ed anche per la loro ‘presenza’ live (misuratamente estroso Minozzi, più ‘impostato’ Polacchini).
Il tutto, però, confluisce in un perfetto amalgama musicale, senza protagonismi o sterili individualismi, un ensemble chitarristico omogeneo che ha come obiettivo la ‘somma’ delle diverse personalità dei due musicisti, che ben si alternano nel ruolo di solista.
E forse non a caso Addition è il titolo del secondo CD dei Bruskers. Fresco di stampa (dicembre 2011) è anch’esso, come il primo Guitar Sketch, pubblicato dall’etichetta di Fingerpicking.net.
Tredici brani, attinti quasi esclusivamente dai classici del mainstream jazz, tra i quali spiccano tre loro composizioni. E sono proprio queste che hanno maggiormente catturato la mia attenzione. Quasi in contrapposizione all’anima swing-gipsy-bossa che caratterizza il loro repertorio, Polacchini e Minozzi (una firma a quattro mani quella sugli originali) non mancano di esibire la loro vena più poetica, quasi intimista, riservando a “Cliffs of Moher”, “La mamma e il bambino” e “Dreams of a Black Cat” il compito di presentare un’altra faccia della loro eterogenea (appunto…) personalità musicale.
L’ascolto del CD (per i più curiosi, Polacchini lo si ascolta sul canale sinistro, mentre Minozzi è sul destro) scorre piacevolmente tra i brillanti e originali arrangiamenti di alcune creazioni di veri e propri mostri sacri come Sonny Rollins (“Alfie’s Theme”), Quincy Jones (“The Midnight Sun Will Never Set”) o ancora Django Reinhardt e Stéphane Grappelli (“Minor Swing” e “Nuages”). Senza voler tralasciare un classico intramontabile come “Blue Moon” della premiata ditta Rodgers & Hart, il CD si chiude con una particolarissima interpretazione di un classico del pop, stavolta, una “Englishman in New York” di Sting che vede Minozzi come sempre alla silent, ma con Polacchini che intesse contrappunti ‘bassistici’ pizzicando un violoncello.
Un lavoro molto curato, senza sbavature, godibilissimo, nell’ascolto del quale ci si dimentica quasi dell’esclusiva presenza della sei corde, coinvolti dal puro e semplice ascolto della musica.
Per quanti lo desiderino, è possibile approfondire la conoscenza dei Bruskers e vederli live grazie ai video presenti nelle apposite sezioni del portale Fingerpicking.net e del loro sito www.bruskers.com.


Chitarra Acustica, 2/2012, pp. 14-15

La copertina del cd "Addition" dei "Bruskers"

Matteo Minozzi ed Eugenio Polacchini, questi i nomi dei due chitarristi che dal 2003 danno vita a questo eterogeneo duo chitarristico. Eterogeneo per la loro estrazione musicale (più ‘moderna’ quella di Minozzi, ‘classica’ quella di Polacchini), per gli strumenti utilizzati (una classica per Polacchini ed una silent per Minozzi) ed anche per la loro ‘presenza’ live (misuratamente estroso Minozzi, più ‘impostato’ Polacchini).
Il tutto, però, confluisce in un perfetto amalgama musicale, senza protagonismi o sterili individualismi, un ensemble chitarristico omogeneo che ha come obiettivo la ‘somma’ delle diverse personalità dei due musicisti, che ben si alternano nel ruolo di solista.
E forse non a caso Addition è il titolo del secondo CD dei Bruskers. Fresco di stampa (dicembre 2011) è anch’esso, come il primo Guitar Sketch, pubblicato dall’etichetta di Fingerpicking.net.
Tredici brani, attinti quasi esclusivamente dai classici del mainstream jazz, tra i quali spiccano tre loro composizioni. E sono proprio queste che hanno maggiormente catturato la mia attenzione. Quasi in contrapposizione all’anima swing-gipsy-bossa che caratterizza il loro repertorio, Polacchini e Minozzi (una firma a quattro mani quella sugli originali) non mancano di esibire la loro vena più poetica, quasi intimista, riservando a “Cliffs of Moher”, “La mamma e il bambino” e “Dreams of a Black Cat” il compito di presentare un’altra faccia della loro eterogenea (appunto…) personalità musicale.
L’ascolto del CD (per i più curiosi, Polacchini lo si ascolta sul canale sinistro, mentre Minozzi è sul destro) scorre piacevolmente tra i brillanti e originali arrangiamenti di alcune creazioni di veri e propri mostri sacri come Sonny Rollins (“Alfie’s Theme”), Quincy Jones (“The Midnight Sun Will Never Set”) o ancora Django Reinhardt e Stéphane Grappelli (“Minor Swing” e “Nuages”). Senza voler tralasciare un classico intramontabile come “Blue Moon” della premiata ditta Rodgers & Hart, il CD si chiude con una particolarissima interpretazione di un classico del pop, stavolta, una “Englishman in New York” di Sting che vede Minozzi come sempre alla silent, ma con Polacchini che intesse contrappunti ‘bassistici’ pizzicando un violoncello.
Un lavoro molto curato, senza sbavature, godibilissimo, nell’ascolto del quale ci si dimentica quasi dell’esclusiva presenza della sei corde, coinvolti dal puro e semplice ascolto della musica.
Per quanti lo desiderino, è possibile approfondire la conoscenza dei Bruskers e vederli live grazie ai video presenti nelle apposite sezioni del portale Fingerpicking.net e del loro sito www.bruskers.com.


Chitarra Acustica, 2/2012, pp. 14-15

Alfonso Giardino
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