Bert Jansch 1943-2011

Mi stavo preparando a scrivere l’editoriale per raccontare i contenuti principali di questo numero, l’importanza data ai festival di chitarra acustica e le prove di chitarre Larrivée, quando è giunta la notizia della morte di Bert Jansch, avvenuta la mattina del 5 ottobre «in una casa di cura di Hampstead all’età di sessantasette anni, dopo una lunga battaglia contro il cancro che lo affliggeva». La notizia era stata diffusa dalla Geomusic di Gigi Bresciani, «fiera di averlo rappresentato fino all’ultimo in Italia».

1967

Sono andato subito sul sito di Jansch per saperne di più, e l’ho trovato drammaticamente fermo su questo comunicato: «È stato tristemente necessario annullare il concerto di Bert a Edimburgo di sabato 20 agosto perché Bert non sta bene. Sia lui che i suoi dottori avevano sperato che si sarebbe sentito meglio in tempo per il concerto, ma sfortunatamente non è stato questo il caso e Bert resterà in ospedale almeno fino alla prossima settimana. Bert è terribilmente dispiaciuto di mancare il concerto, e si scusa profondamente con tutti i fan e coloro che speravano di vederlo. Nella speranza di vedervi la prossima volta!» E andando indietro fino alle ultime notizie, si legge della recentissima riunione di quest’anno dei Pentangle: «Oltre a questi concerti come solisti, e in seguito al loro trionfante ‘40th Anniversary Reunion Tour’, i membri originali dei Pentangle: Bert Jansch, John Renbourn, Jacqui McShee, Danny Thompson e Terry Cox – ciascuno una leggenda per proprio conto – si sono riuniti nuovamente per tre speciali concerti quest’estate. Appena  rientrati dal primo spettacolo del 25 giugno al Festival di Glastonbury, i Pentangle sono anche in programma sabato 30 luglio come special guest al Folk Festival di Cambridge e, per una serata intera, lunedì 1° agosto alla Royal Festival Hall di Londra. Inoltre, tutti e cinque i membri originali dei Pentangle stanno attualmente lavorando insieme su del nuovo materiale, per la prima volta da quando si sono sciolti nel 1973. Il gruppo sta anche progettando di pubblicare prossimamente delle registrazioni dal vivo del tour del 2008».
E finisco a rileggere con maggiore attenzione e da una prospettiva più stringente alcune frasi pronunciate da suoi colleghi sul suo conto, che assumono oggi un senso definitivo. Innanzitutto Neil Young: «Tanto Jimi [Hendrix] era un grande chitarrista, quanto lo è Bert Jansch per la chitarra acustica… il mio preferito». E Jimmy Page, che notoriamente incise su Led Zeppelin I una “Black Mountain Side” simile in tutto e per tutto alla “Black Water Side” di Jansch: «Ad un certo punto ero assolutamente ossessionato da Bert Jansch. Quando ascoltai quel 33 giri [Bert Jansch, Transatlantic, 1965
], non potevo crederci. Era talmente avanti rispetto a quello che chiunque altro stesse facendo! Nessuno in America poteva arrivarci». E infine Johnny Marr: «Ha completamente re-inventato il modo di suonare la chitarra e fissato degli standard che sono ancora oggi ineguagliati […] senza Bert Jansch, la musica rock così come si è sviluppata negli anni sessanta e settanta sarebbe stata molto diversa. Potete sentirlo in Nick Drake, Pete Townshend, Donovan, The Beatles, Jimmy Page e Neil Young. Ci sono chitarristi che nemmeno si rendono conto di essere stati indirettamente influenzati da lui».

2006

Il mio pensiero corre indietro al mio primo viaggio in Inghilterra, a Cambridge, nel 1966. Mentre i miei amici andavano a ballare nei locali, il mercoledì sera io andavo al folk club. Una sera ascoltai due musicisti che cantavano e suonavano come piaceva a me, e alla fine chiesi loro dei consigli su qualcosa da ascoltare; mi risposero rispettivamente: Doc Watson e Bert Jansch. Così il giorno dopo andai in un negozio e comprai Doc Watson & Son (Fontana, 1965) e It Don’t Bother Me di Bert Jansch (Transatlantic, 1965). E il gioco era fatto! Dopo qualche anno formai un gruppo con Diana al canto e alla chitarra, Stefano al mandolino, bouzouki e chitarra, Fabrizio al contrabbasso e Massimo alle percussioni: una formazione molto simile a quella dei Pentangle, che cercava di ispirarsi al loro tipo di lavoro sulla musica tradizionale britannica, adattandolo al folklore musicale italiano.

Goodbye, Bert!

Questo editoriale è in Chitarra Acustica, n. 7, ottobre 2011, p. 5.PUBBLICATO

 

 

 

I was getting ready to write my editor’s review of the main contents of this issue about the emphasis we have given to acoustic guitar festivals and the tests of Larrivée’s guitars, when the news of Bert Jansch’s death reached me. He died on the morning of 5th October «in a care home in Hampstead at the age of sixty-seven, after a long battle against cancer». The news was reported by Gigi Bresciani for Geomusic, «proud of having represented him in Italy right up to the end».

1967

I went onto Jansch’s site immediately to try to find out more information and I found it dramatically fixed on this press release: «Bert’s Edinburgh show on Saturday 20th August has sadly had to be cancelled as Bert is unwell. Both he and his doctors were hoping he would be well enough in time to do the show, but unfortunately that has not been the case and he will be in hospital at least until next week. Bert is desperately disappointed to miss the show, and apologises profusely to all the fans and those who were hoping to see him. Hopefully see you next time!» Going backwards to the last piece of news, you can read about the very recent reunion this year of the Pentangle: «As well as these solo shows, and following their triumphant 40th anniversary reunion tour in 2008, the original members of Pentangle: Bert Jansch, John Renbourn, Jacqui McShee, Danny Thompson and Terry Cox – each one a legend in their own right – have reunited again for three special shows this summer. Fresh from the first show at Glastonbury Festival on 25 June, Pentangle also appear as special guests at Cambridge Folk Festival on Saturday 30 July and, in a full evening’s performance, at London’s Royal Festival Hall on Monday 1 August. In addition, all five original members of Pentangle are currently working together on new material for the first time since they disbanded in 1973. The group also plan to release live recordings from the 2008 tour in the near future».
I finished by reading with greater attention and from a more pressing perspective some of the things said about him by his colleagues that today take on a definitive meaning. In particular, I quote Neil Young: «As much of a great guitar player as Jimi [Hendrix] was, Bert Jansch is the same thing for acoustic guitar… and my favourite». And Jimmy Page, who is notorious for having recorded a ‘Black Mountain Side’ on Led Zeppelin I that’s similar in every way to Jansch’s ‘Black Water Side’: «At one point, I was absolutely obsessed with Bert Jansch. When I first heard that LP [Bert Jansch, Transatlantic,1965], I couldn’t believe it. It was so far ahead of what everyone else was doing. No one in America could touch that». And lastly, Johnny Marr’s words: «He completely re-invented guitar playing and set a standard that is still unequalled today […] without Bert Jansch, rock music as it developed in the ‘60s and ‘70s would have been very different. You hear him in Nick Drake, Pete Townshend, Donovan, The Beatles, Jimmy Page and Neil Young. There are people playing guitar who don’t even realise they’ve been influenced by him one step removed».

2006

My thoughts go back to my first trip to England when I went to Cambridge in 1966. While my friends went out to dance in the clubs, I used to go to the folk club on Wednesday evenings. One evening I listened to two musicians who were playing and singing in a way that I really liked and so afterwards I asked them for advice as to what to listen to. They replied respectively: Doc Watson and Bert Jansch. And so the next day, I went to a shop and bought Doc Watson & Son (Fontana, 1965) and It Don’t Bother Me by Bert Jansch (Transatlantic, 1965). And Bob’s your uncle! After a few years, I formed a band with Diana for the vocals and guitar, Stefano on the mandolin, bouzouki and guitar, Fabrizio on the double bass and Massimo on percussion. It was a formation very similar to that of the Pentangle and it sought to get its inspiration from their kind of work developed from traditional British music, while adapting it to suit Italian folk music.

Goodbye, Bert!

This editorial is in Chitarra Acustica, n. 7, October 2011, p. 5.

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Redazione
  1. allen Reply

    Pentangle caught my ear in the 70’s with terrific acoustic guitar playing. Bert has been a guitar hero to me ever sense. I was very sorry to hear about his death. Thanks for your article.

  2. claudio Reply

    molti anni fa l’ho visto in concerto a milano (non ricordo il posto). eravamo in pochi, forse perché ai tempi il genere folk non tirava piu. decisamente ha influenzato la mia vita musicale. ascolto ancora i suoi dischi e, malgrado gli anni, ho ancora delle “good vibration”. un grande

  3. Costantino moro Reply

    Soltanto oggi leggo la notizia. Un grande, grande dolore per chi, come me, ha consumato i solchi dei dischi dei Pentangle. Sulle note di So clear, addio, Bert, e grazie.
    Costantino

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