Arrangiare con la chitarra acustica – Come studiare (3)

bazzani

Delle molte cose chieste dagli studenti che da qualche tempo si cimentano con brani di altri, questa è forse la più frequente. La domanda di solito è: «Mi piacerebbe arrangiare qualcosa ma non so da dove cominciare, come faccio?» Può essere più o meno articolata di così, ma di solito il senso è quello.
I più volenterosi, intrepidi o semplicemente curiosi, alla domanda accompagnano un loro primo, timido, tentativo di arrangiamento. Segno, per me, di ottima predisposizione e voglia di fare.
Sapendo di non avere una risposta definitiva, provo ad articolare qualche pensiero che spero potrà essere utile.
Intanto, per arrangiare qualcosa bisogna provare a farlo: so che suona banale, ma è così.
La seconda cosa da fare (potete anche invertire questa con la prima) è ascoltare la musica per chitarra solista, quella con cui ci si cimenterà nell’arrangiamento, e cercare di capire, fra i brani originali e gli arrangiamenti degli altri, come viene usato lo strumento. Provate a mettervi in cuffia, ad occhi chiusi, ad ascoltare come il musicista di turno abbia usato la polifonia data dalle sei corde: alcuni sfruttano maggiormente la parte ritmica, altri quella melodica, c’è chi ama stravolgere il brano e chi cerca di replicare ogni voce con la chitarra, si può fare davvero tutto e il contrario di tutto. Ascoltate tanto perché molte vostre idee verranno anche da quello.
Cerchiamo però di andare su qualche consiglio più pratico, soprattutto perché chi è alle prime armi spesso non sa davvero da che parte iniziare. La cosa che sto per scrivere dovrò ampliarla, quindi sappiate che contiene qualcosa di più complesso.
Prendete una canzone che vi piace, con una melodia semplice e molto definita, un giro di accordi non troppo complesso, e cercate, magari in prima posizione, le note del tema, unendole subito dopo, laddove sarà possibile, con gli accordi che avrete individuato in precedenza. Anche un solo basso, magari la tonica per iniziare, svolgerà bene il compito. Questo perché dobbiamo intanto cercare di costruire uno ‘scheletro’ al nostro arrangiamento, una base che riproduca, anche in maniera essenziale, ciò che stiamo cercando di suonare.
In questa fase si scoprono molte cose importanti, per esempio che una sola nota di basso con una di melodia contribuisce a dare un’idea ‘molto’ precisa di cosa stiamo suonando. E capiamo anche che a volte basta suonare molto meno di quanto credessimo necessario per ottenere risultati soddisfacenti; non sempre, ovviamente, ma più spesso di quanto si creda.
Il consiglio è quello di iniziare dalla tonalità originale del brano, e questo porta alla seconda considerazione, che è parte anch’essa di ciò che amplierò a breve: la tonalità di un brano molto spesso non ci permette di suonare in prima posizione sulla chitarra, le note della melodia risultano essere troppo basse o troppo alte, e il tutto si traduce in una inutile ricerca di elementi da suonare.
Ecco quindi il secondo passaggio: cambiate tonalità, cercando le stesse note trasposte e gli accordi in quella nuova, fino a che non troverete la più adatta o che vi stimola di più. Siamo all’inizio, quindi ci interessa trovare un registro comodo. Andiamo per gradi, il gusto musicale e il resto arriveranno dopo, per ora si tratta di un esercizio, difficile e stimolante, ma dobbiamo prenderlo come un passaggio da cui imparare.
Questo ci insegna fra l’altro a capire come le varie tonalità contribuiscano all’arrangiamento: suonare in Do non è come suonare in La, e via dicendo, senza elencarle tutte.
Cosa volevo dire all’inizio, che avrei ampliato? Esattamente quello che scrivevo poco fa: in questa fase dobbiamo renderci conto che ‘svariare’ per la tastiera non è una cosa facile da fare. Se il nostro arrangiamento si muoverà in prevalenza sulla prima posizione, avvalendosi di corde a vuoto quando ci fossero da usare, sarà molto meglio; altrimenti rischiamo di iniziare con qualcosa di talmente poco suonabile da risultare quasi frustrante. Ecco che diventa fondamentale capire una cosa che ci tornerà sempre utile, in futuro: quando vogliamo arrangiare un brano dobbiamo subito capire in che range si muove la melodia, quali siano la nota più bassa e quella più alta in base anche alla tonalità, cercando di capire se sarà possibile suonare ciò che desideriamo. Perché spesso ci si accorge che non solo è difficile suonare una canzone che non era stata scritta per chitarra solista, ma che è proprio impossibile. La distanza fra nota alta e nota bassa potrebbe essere molto ampia: non ci facciamo spaventare e magari cambiamo tonalità, se vediamo che quella originale è troppo difficile da rendere.
Diciamo che un buon metodo da seguire, per muovere i primi passi, è quello di cercare le note della melodia in modo che siano (almeno in questa fase) sulle corde più alte, scrivere la sequenza degli accordi del brano e cercare di unire le due cose. Come accennavo in precedenza, anche solo la nota fondamentale dell’accordo può andare bene all’inizio. Bisogna poi vedere se le cose si possono sommare o meno, e dare anche un tempo al tutto: non si può certo prescindere dall’andamento ritmico. Ma sarà bene affrontare una difficoltà alla volta.
Se il nostro tentativo andrà a buon fine, avremo qualcosa che ricorda il brano di partenza, e vi assicuro che non è poco. Ricordando che questi sono consigli molto ‘di base’: una regola vera non c’è, quindi se non riuscite potrebbe anche essere colpa di questi suggerimenti!
Per annotare le idee, o scrivere delle voci in modo da provare poi a suonarle, ci sono numerosi software di notazione musicale piuttosto utili a questo scopo; anche se con gli anni ho imparato che saper gestire più note mentalmente porta grandi benefici con il passare del tempo.
Pertanto armiamoci di santa pazienza, tanta voglia di fare, un po’ di coraggio, e mettiamo da parte la paura di non riuscire, che non ci è molto utile.

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 11/2013

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