Andrea ValeriDay DreamVinileAndrea ValeriDay DreamVinile

La copertina del cd "Day Dream" di Andrea VAleri


“Sensazionale chitarrista italiano entusiasma Cape Town”: titolava così, a metà dicembre, il sito Artslink.co.za, a proposito del talento esorbitante («outrageous», addirittura) di Andrea Valeri che aveva fatto balzare il pubblico in piedi alla prima della International Guitar Night, all’Olympia Bakery di Kalk Bay. Nello stesso articolo, si racconta di un pubblico sbalordito dal «prodigio italiano», definito un chitarrista implacabile («ferocious») e rigoroso («exacting»). Ho riportato tra parentesi i termini inglesi, perché mi sembra che, sia nel senso che nel suono, diano – ancor più della traduzione italiana – idea dell’impatto di Andrea e della sua musica su quanti lo ascoltano.
Che dire? Felici per lui (se lo merita) e per noi, che (speriamo) ci meritiamo lui. «Il talento è talento e non conosce età», scrivevo su queste pagine a proposito dell’album precedente di Valeri (Maybe) e sono felice di vedere che non solo non sbagliavo, ma che un’identica consapevolezza ha ormai raggiunto anche l’altro emisfero. Evviva! Se penso alla vera e propria ‘new wave’ di ‘fingerstylepicker’ (passatemi la crasi) italiani di grande talento e creatività (molti dei quali visibili e udibili su fingerpicking.net), mi consola l’idea che se – dopo quello che è successo al Giglio – forse non possiamo più dirci un popolo di ‘navigatori’, di certo possiamo continuare a dirci un popolo di grandi musicisti/chitarristi.
Com’è, allora, questo ‘sogno ad occhi aperti’ in tredici ‘movimenti’ che Valeri ci propone? Mantiene le promesse fatte con Maybe? Lo dico subito: mantiene le promesse. È un bel sogno e attraversarlo è davvero un bel sognare. Occhi aperti per spazi aperti: i grandi spazi di una musica ispirata e fresca, che sgorga limpida e impetuosa, come acqua di sorgente in quota e riesce a non perdere brillantezza e leggerezza fino alla foce.
Andrea è nocchiero che padroneggia il timone a sei corde con straordinario senso del mare e traccia rotte affascinanti. Veleggia ogni genere di mare, cucendo melodie avvincenti, su tessiture armonico-ritmiche sapide, vigorose e inappuntabili. Il tutto, accogliendo, filtrando e personalizzando ogni linguaggio, dal songwriting dal groove più anglosassone (“3.06pm” o “Elena”) al fingerpicking della tradizione blues/ragtime (“Train-ing”, “B.B. Shuffle”), a ritmi di un’Africa costiera, velata di calypso (“Afrisong”), ad echi ispano-classicheggianti (“Sant’Anna”, “Never Give Up” o “Guanches”) senza mai perdere personalità e appeal.
Le doti migliori del ‘prodigio italiano’ restano naturalezza (non una sola nota suona cercata o forzata) e semplicità (da non confondersi con banalità o superficialità) e non è difficile profetizzare che, a mano a mano che la coscienza affiancherà la forza dell’intuizione e la cultura nutrirà di sé gli elementi della natura, ci troveremo di fronte ad un musicista come ne nascono e se ne sentono pochi.
Di questo sogno e del suo sognatore conquista soprattutto il fatto che non siamo davanti a un talento assertivo. Le tredici tracce di “DayDream” non dicono «ascoltatemi: sono un outrageous talent!»; dicono, più semplicemente e assai più nobilmente: «Sono Andrea, ho vent’anni, suono la chitarra: ho fatto un sogno ad occhi aperti e vorrei dividerlo con voi.» Va da sé che un invito così non si può declinare, anche perché il bello dei sogni è che, dividendoli, si moltiplicano! Ma non c’è nemmeno una compiaciuta esibizione di muscolarità: il ragazzo non è un bodybuilder a sei corde, ma un’anima scelta dalla musica (che, evidentemente, lo considera uno dei suoi giovani araldi prediletti) che ha, giustamente, deciso di mettere le… ali alle mani, per adempiere al meglio al suo mandato di ‘Mercurio’.
«Sì, sì, sì: sembra facile!» recitava il Carosello che, negli anni sessanta, pubblicizzava una famosa marca di moka. Lo stesso si può dire per la musica di Andrea, la cui immediatezza e apparente facilità non deve trarre in inganno noi, facendoci dimenticare il lavoro di ‘messa a fuoco’ e costruzione che segue la scintilla dell’ispirazione; così come non deve trarre in inganno lui, sapendo che – come ci ricordano molte grandi coscienze – «il genio è “10% ispirazione e 90% traspirazione» (vale a dire sudore) e che quel 10% esiste, ma ci deve trovare al lavoro! Alla via così, allora, giovane Capitano: c’è tanto mare da esplorare e molta musica ancora alla quale mettere le… mani. E, mi raccomando: occhi sempre ben aperti per… sognare!

Giuseppe Cesaro


Chitarra Acustica, 2/2012, p.15

La copertina del cd "Day Dream" di Andrea VAleri

“Sensazionale chitarrista italiano entusiasma Cape Town”: titolava così, a metà dicembre, il sito Artslink.co.za, a proposito del talento esorbitante («outrageous», addirittura) di Andrea Valeri che aveva fatto balzare il pubblico in piedi alla prima della International Guitar Night, all’Olympia Bakery di Kalk Bay. Nello stesso articolo, si racconta di un pubblico sbalordito dal «prodigio italiano», definito un chitarrista implacabile («ferocious») e rigoroso («exacting»). Ho riportato tra parentesi i termini inglesi, perché mi sembra che, sia nel senso che nel suono, diano – ancor più della traduzione italiana – idea dell’impatto di Andrea e della sua musica su quanti lo ascoltano.
Che dire? Felici per lui (se lo merita) e per noi, che (speriamo) ci meritiamo lui. «Il talento è talento e non conosce età», scrivevo su queste pagine a proposito dell’album precedente di Valeri (Maybe) e sono felice di vedere che non solo non sbagliavo, ma che un’identica consapevolezza ha ormai raggiunto anche l’altro emisfero. Evviva! Se penso alla vera e propria ‘new wave’ di ‘fingerstylepicker’ (passatemi la crasi) italiani di grande talento e creatività (molti dei quali visibili e udibili su fingerpicking.net), mi consola l’idea che se – dopo quello che è successo al Giglio – forse non possiamo più dirci un popolo di ‘navigatori’, di certo possiamo continuare a dirci un popolo di grandi musicisti/chitarristi.
Com’è, allora, questo ‘sogno ad occhi aperti’ in tredici ‘movimenti’ che Valeri ci propone? Mantiene le promesse fatte con Maybe? Lo dico subito: mantiene le promesse. È un bel sogno e attraversarlo è davvero un bel sognare. Occhi aperti per spazi aperti: i grandi spazi di una musica ispirata e fresca, che sgorga limpida e impetuosa, come acqua di sorgente in quota e riesce a non perdere brillantezza e leggerezza fino alla foce.
Andrea è nocchiero che padroneggia il timone a sei corde con straordinario senso del mare e traccia rotte affascinanti. Veleggia ogni genere di mare, cucendo melodie avvincenti, su tessiture armonico-ritmiche sapide, vigorose e inappuntabili. Il tutto, accogliendo, filtrando e personalizzando ogni linguaggio, dal songwriting dal groove più anglosassone (“3.06pm” o “Elena”) al fingerpicking della tradizione blues/ragtime (“Train-ing”, “B.B. Shuffle”), a ritmi di un’Africa costiera, velata di calypso (“Afrisong”), ad echi ispano-classicheggianti (“Sant’Anna”, “Never Give Up” o “Guanches”) senza mai perdere personalità e appeal.
Le doti migliori del ‘prodigio italiano’ restano naturalezza (non una sola nota suona cercata o forzata) e semplicità (da non confondersi con banalità o superficialità) e non è difficile profetizzare che, a mano a mano che la coscienza affiancherà la forza dell’intuizione e la cultura nutrirà di sé gli elementi della natura, ci troveremo di fronte ad un musicista come ne nascono e se ne sentono pochi.
Di questo sogno e del suo sognatore conquista soprattutto il fatto che non siamo davanti a un talento assertivo. Le tredici tracce di “DayDream” non dicono «ascoltatemi: sono un outrageous talent!»; dicono, più semplicemente e assai più nobilmente: «Sono Andrea, ho vent’anni, suono la chitarra: ho fatto un sogno ad occhi aperti e vorrei dividerlo con voi.» Va da sé che un invito così non si può declinare, anche perché il bello dei sogni è che, dividendoli, si moltiplicano! Ma non c’è nemmeno una compiaciuta esibizione di muscolarità: il ragazzo non è un bodybuilder a sei corde, ma un’anima scelta dalla musica (che, evidentemente, lo considera uno dei suoi giovani araldi prediletti) che ha, giustamente, deciso di mettere le… ali alle mani, per adempiere al meglio al suo mandato di ‘Mercurio’.
«Sì, sì, sì: sembra facile!» recitava il Carosello che, negli anni sessanta, pubblicizzava una famosa marca di moka. Lo stesso si può dire per la musica di Andrea, la cui immediatezza e apparente facilità non deve trarre in inganno noi, facendoci dimenticare il lavoro di ‘messa a fuoco’ e costruzione che segue la scintilla dell’ispirazione; così come non deve trarre in inganno lui, sapendo che – come ci ricordano molte grandi coscienze – «il genio è “10% ispirazione e 90% traspirazione» (vale a dire sudore) e che quel 10% esiste, ma ci deve trovare al lavoro! Alla via così, allora, giovane Capitano: c’è tanto mare da esplorare e molta musica ancora alla quale mettere le… mani. E, mi raccomando: occhi sempre ben aperti per… sognare!

Giuseppe Cesaro


Chitarra Acustica, 2/2012, p.15

...sull'Autore

Related Posts

  1. Zio Mich (Riese P. X) Reply

    visto al meeting ADGPA di Pieve di Soligo quest’estate, dal vivo Andrea trasmette una forza incredibile, la sua chitarra è magnetica e sprigiona note che ti polarizzano all’istante!! Dicono che sarà per via dei suoi vent’anni, ma io credo che non sia solo l’entusiasmo giovanile a fare la differenza in questo bravissimo (in tutti i sensi) ragazzo. Forza Andrea, facci sognare!!

Lascia il tuo commento

*

Captcha * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.