Andrea ValeriMaybeVinile RecordsAndrea ValeriMaybeVinile Records

Credo sia la prima volta, in più di vent’anni di articoli sui miei incontri con la musica e i musicisti, che mi capiti di parlare del disco di un chitarrista targato anagraficamente 1991: l’età di mia figlia. Mi rendo conto che, prima o poi, doveva pur capitare, ma non nego che la cosa faccia un certo effetto. E, ascoltando le undici (belle) tracce di questo Maybe, mi fa ancora più effetto l’idea che un ragazzo di non ancora vent’anni possa mostrare un così invidiabile rapporto con la sua sei corde.
Ma il talento è talento e non conosce età. Ed è del tutto evidente che, qui, del talento c’è. Non so voi, ma personalmente sono sempre felice di incontrare – anche se, per ora, solo attraverso l’acustica delle note – chitarristi come Andrea Valeri. Anche perché non si tratta di incontri così frequenti.
Felice, ma anche preoccupato. Non fraintendete: preoccupato in senso positivo. Per la speranza che il talento abbia la sapienza (l’occasione, evidentemente, l’ha già avuta) di riuscire a mantenere ciò che promette. Che non è certo poco. Come ricordava uno dei grandi maître à penser del Novecento – l’Uomo Ragno – “da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Ora, se alla parola “potere” sostituiamo la parola “talento”, cogliamo il senso di questa mia preoccupata speranza. La cosa di Andrea che colpisce sin dal primo ascolto è la straordinaria contiguità con lo strumento. Si sente subito che tra lui e ‘lei’ c’è una relazione immediata. Nel senso letterale del termine: priva di mediazioni. Ascoltandolo hai l’impressione (confermata da quanto è visibile in rete) che lo strumento sia una sorta di emanazione diretta della persona. Come se la ‘voce di fuori’ non avesse alcuna difficoltà a dar voce alla ‘voce di dentro’. Il passaggio dalla seconda alla prima appare, infatti, quasi istantaneo. Il che è un dono. Grande. Tutto fluisce naturale, spontaneo, immediato. Tutto viene ‘facile’. O, meglio, sembra facile. Ed è proprio questa apparente facilità uno dei segni rivelatori del talento. Una facilità che, però, è moneta a due facce. Da un lato, porta spalancata verso la creatività; dall’altro, pericolosa tentazione di strada già compiuta, di fatica già archiviata. L’idea di possedere già ciò che – per ovvie ragioni – ancora non si può possedere.
Ascoltando Maybe si sente la passione, si sente il cuore (grande), si sente la vitalità (prorompente), si sente l’istinto. Si sente, cioè, che la musica e la chitarra hanno scelto Andrea. Non serve fare esempi: tutte le tracce di questo album dicono la stessa cosa: c’è un ragazzo al quale la musica ‘dà del tu’, il quale, a sua volta, ‘dà del tu’ alla chitarra. Cosa vogliamo di più? Nulla. O, maybe
Veramente, se posso, una cosettina ci sarebbe: che non si lasci tentare e non tradisca questo dono. Che continui a lavorare per trovare quel delicatissimo e fondamentale equilibrio tra ciò che è in potenza (“natura”) e ciò che sarà in atto (“cultura”). Il mai agevole passaggio da “chitarrista” ad “artista”. Che ricambi, cioè, ciò che la musica ha fatto scegliendo lui e che, anche lui, scelga lei. Perché la sua lingua sia sempre più sua e il valore, il senso, la profondità, l’originalità del suo ‘cosa’, raggiungano presto l’immediatezza, la cristallinità, la freschezza e l’energia del suo ‘come’. Solo così, nota dopo nota, questo Maybe diventerà “Sure!” e le promesse saranno mantenute. Per il suo, e per il piacere di tutti noi.

Giuseppe Cesaro

I think it’s the first time, in more than twenty years of writing articles about my encounters with music and musicians, that I happen to write about an album by a guitarist whose year of birth is 1991 – the same year as my daughter. It was obvious that sooner or later it was going to happen, but I can’t deny that I found it a bit uncanny. And as I listen to the eleven (beautiful) tracks of this album Maybe, I find it still more striking that a boy who isn’t even twenty years old can demonstrate such an enviable relationship with his six-string.
But talent is talent regardless of age. And it’s more than clear that there’s a lot of talent here. I don’t know about you, but personally I’m always happy to meet guitarists like Andrea Valeri – even if for now it’s only an indirect meeting through the acoustics of his notes. I’m all the happier especially because it doesn’t happen often.
I’m happy but I’m also anxious. Don’t get me wrong – I’m anxious in a positive sense. I’m anxious but hopeful that this talent has the wisdom (it’s clearly already had the opportunity) necessary to enable it to fulfil the promises it’s made. That’s not a small demand. As one of the great 20th century maître à penser – Spider-Man – remembered, “with great power comes great responsibility”. Now, if you substitute the word “power” with “talent”, it should help you understand why I am worried but hopeful. The thing about Andrea that strikes you right from the very first time you listen to him is the extraordinary contiguity he has with his instrument. You realise at once that there is an immediate understanding between him and ‘she’. In the literal sense of the word – there’s no need for any mediation. As you listen, you get the impression (confirmed by what is visible online) that his instrument is a kind of direct emanation from his person. It’s just as if the ‘voice from outside’ had no difficulty whatsoever in giving voice to the ‘voice from inside’. In fact, the transition from the former to the latter appears almost instantaneous. This is a gift. A great gift. Everything flows naturally, spontaneously and unhesitatingly. Everything comes ‘easily’. Or rather, it seems easy. And it’s precisely this apparent ease that is one of the revealing indicators of talent. However, it’s an ease that cuts both ways. On the one hand, the door is wide open towards creativity; on the other hand, there is the terrible temptation of paths that have already been trodden, effort that has already been made. I’m referring to the idea of already possessing that which – for obvious reasons – you can’t already possess.
As you listen to Maybe, you can sense the passion, you can sense his heart (large), you can sense his vitality (unbridled), you can sense his instinct. That is to say, you can sense that both music and the guitar have singled him out. I don’t need to give examples: all the tracks in this album say the same thing – here’s a boy that music talks to ‘intimately’ and who, in turn, talks ‘intimately’ to his guitar. What more could we ask for? Nothing. Or maybe
In actual fact, if I could go so far, there would be one little thing I’d like to ask for – that he doesn’t give into temptation and betray his talent. That he continues to work hard to discover that delicacy and fundamental balance between that which can be found in his potential (“nature”) and that which has to be found in his action (“culture”). The never easy rite of passage from “guitarist” to “artist”. I hope that he acknowledges what music has done by choosing him, and that he too chooses music. I hope that his language becomes ever more his, with every day that passes, and that the value, meaning, depth and originality of his ‘what’ reaches the immediacy, crystal-clearness, freshness and energy of his ‘how’ in due time. Only in this way, note after note, will this Maybe become “Sure!” and his promises kept. To the delight of the artist himself, as well as all of us who listen to him.

Giuseppe Cesaro

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  1. vecchiaradio Reply

    Queste parole di Giuseppe sono stupende, ho avuto la fortuna di conoscere Andrea di persona, e tutto ciò lo emana anche dai suoi occhi… ma per ascoltare veramente Andrea ci sono solo delle parole che non possiamo scrivere… sono quelle del cuore…

    Stefano Vessicchio

  2. flavius Reply

    Giuseppe, le tue parole sono perfette per descrivere quanto ho già tentato (molto piu confusamente )di dire personalmente ad Andrea, grazie anche da parte mia. Flavio

  3. Andrea Carpi Reply

    Giuseppe, hai detto esattamente quello che da qualche tempo desideravo dire ad Andrea Valeri, però non trovavo le parole giuste per dirlo. Tu le hai trovate, bravissimo!

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