Altri aspetti della musica

Giovanni Pelosi in concerto © E. Berardelli

In quanto presenza costante in molte, se non tutte, le civiltà, la musica è nota a miliardi di persone da innumerevoli generazioni.
Adesso, per ‘‘occuparsi di musica’’, si intendono generalmente alcune attività, che possono riguardare i generi, gli stili, gli artisti, lo studio delle regole e dei simboli utilizzati per scriverla, gli strumenti, la storia, e molte altre cose.
Della musica si sono occupate e si occupano la psicologia, la neurologia, l’’evoluzionismo, la pedagogia, la medicina e diverse altre scienze non apparentemente pertinenti, e l’idea di acquisire qualche conoscenza di cosa queste scienze hanno da dire sulla musica è stata la molla che mi ha portato a qualche studio, diciamo, non convenzionale, sulla musica.
Alle volte studiare la musica viene scambiato con il solo studio della lettura del pentagramma, o di una tecnica strumentale, o delle tecniche di composizione…… ma in  realtà nella storia e nel mondo moltissime persone hanno scritto cose interessanti sulla musica, senza scrivere una nota.
Alcune discipline di studi si occupano delle tradizioni musicali popolari e, nonostante si buttino a pesce su qualsiasi testimonianza scritta in qualsiasi modo, tutte le volte che c’’è qualche vecchio personaggio che ha memoria e capacità esecutiva della musica del passato, lo si ascolta, e lo si trascrive per studiarlo e conservarlo alla posterità.
Se ciò era d’obbligo quando non c’era la disponibilità di strumenti oggi a disposizione di tutti, come registratori digitali anche portatili e videocamere, ora si può pensare di creare un archivio multimediale altrettanto poco ingombrante di trascrizioni informatizzate, nel quale contenere tutte le testimonianze musicali mantenendo relativamente inalterata la fonte originale.
Servirsi della simbologia musicale e delle sue leggi può essere utile ed in alcuni contesti indispensabile, ma si può cercare di guardare alla musica ed al suo apprendimento da parecchi punti di vista.
Noi, cioè, tu che leggi ed io che scrivo, siamo appassionati di chitarra acustica, ed il nostro modo di guardare ai fenomeni musicali quando abbiamo in mano la chitarra è abbastanza ristretto, anche se quando passiamo ad ascoltare ‘‘altro’’, o quando partecipiamo ad ‘‘altro’’, i nostri stimoli e le nostre problematiche diventano più ampi, anche se non necessariamente più profondi o complessi.
Provare a parlare di apprendimento e di apprendimento nell’ambito musicale/chitarristico è rischiosissimo, trattandosi di un processo che coinvolge argomenti di interesse per molte discipline, come vi accennavo.
Prima di sviluppare un discorso che spero sia interessante e utile sull’apprendimento musicale, vorrei portare alla vostra attenzione un primo, spero indiscutibile, fatto.

Non ci può essere apprendimento senza memoria, non può esserci memoria senza percezione.
Neanche ho finito di scrivere questa specie di postulato, che lo trovo discutibilissimo…… Come fa un neonato ad avere idea della suzione, senza averne avuta la percezione? Addirittura nel grembo materno?
La risposta che viene data normalmente a questa domanda è che esiste una sorta di ‘‘memoria di specie’’, per cui ad un pulcino non viene naturale provare a succhiare il latte se lo mettete vicino ad una femmina di una specie che ce l’’ha…… Dobbiamo ritenere che probabilmente questo patrimonio di nozioni sia trasmesso col corredo genetico. Gli oppositori, verosimilmente per ragioni ideologiche, di questo pensiero, affermano che possa trattarsi di acquisizione di elementi mnemonici durante lo sviluppo fetale.
Nonostante ciò, penso che per quanto riguarda l’’apprendimento della musica, e della chitarra in particolare, l’’affermazione precedente possa funzionare come se fosse corretta.

La percezione
Per ciò che riguarda la percezione dei suoni, sappiamo che il nostro sistema uditivo, costituito essenzialmente dall’’orecchio, dal nervo acustico e dall’’area uditiva del cervello, riceve, trasmette e rileva come ‘‘sonora’’ una vibrazione compresa, più o meno, tra i 20 ed i 20.000 kHz.
Tutto ciò che pure ha tutta l’’aria di esistere, e cioè vibrazioni più lente, chiamate subsoniche, e più rapide, chiamate ultrasoniche, non viene percepito e pertanto non è possibile memorizzarlo.
È difficile e, direi, inutile ai nostri fini, stabilire se, a quelle frequenze, sia l’’orecchio a non mettere in movimento il timpano e la catena degli ossicini, se sia il nervo acustico a non ricevere uno stimolo adeguato a trasmettere un segnale, o se sia la corteccia cerebrale ad ignorare uno stimolo eventualmente pervenuto.
Di certo è teoricamente possibile scrivere una partitura ultra o subsonica, basta dividere o moltiplicare le ottave ed uscire dal range uditivo.
Paradossalmente, quelle sarebbe possibile ricordarle…… come qualunque cosa che si legge, anche senza poter immaginare come suoni, perché non suona!
Eppure…… in uno dei testi di riferimento di questa serie di articoli, ‘La Memoria –. Come funziona e come usarla‘ di Alan Baddeley (Laterza, 1984; ed. or., Your Memory – A User’s Guide, Macmillan, 1982), l’’autore conclude che nella evocazione di ricordi di espressioni verbali che si sono lette, si utilizza prevalentemente il modello sonoro invece di quello visivo. In altre parole, ciò che viene letto viene ricordato come suono più che come immagine…… cioè, si legge con gli occhi, ma si ricorda con le orecchie, tanto per semplificare.
La percezione dei suoni musicali è assolutamente determinante per la loro memorizzazione e per l’’apprendimento, e quindi mi sbilancerei in una seconda, spero indiscutibile, affermazione:

Qualunque percorso musicale inizia dall’’ascolto.
Capisco che tutto ciò sembra giustificare, con qualche parola inutilmente complessa, l’’osservazione che ci si vede meglio di giorno che di notte, che è meglio essere ricchi che poveri e via Catalano dicendo…… ma spero che arriveremo insieme a risultati meno scontati, anche con il vostro contributo.
Un’affermazione che trovo interessantissima è la seguente:
«L’apprendimento nell’uomo avviene per circa l’83% attraverso la vista, soltanto per il 10% dall’udito, il resto dagli altri sensi. Dalla medesima indagine di Murgio risulta che un soggetto ricevente ricorda in media il 10% di ciò che legge, il 20% di ciò che ascolta, il 30% di ciò che vede e il 50% di ciò che contemporaneamente vede e ascolta.».
(http://213.92.16.218/wiki/Discussione:Apprendimento; cfr.Matthew P. Murgio, Communication graphics, Van Nostrand Reinhold, 1969).
Così come riportata in Wikipedia, alla voce ‘Apprendimento’.
Ciò che mi ha colpito è quanto la modalità di percezione della informazione influenzi la possibilità di apprendere.
I neurologi, i neurofisiologi ed i neuroradiologi si sono occupati e si occupano della musica in numerosi studi, sia per capire quello che Darwin aveva definito «tra i doni più misteriosi di cui sono dotati gli esseri umani», sia per cercare di capire come possa essere eventualmente utilizzabile la musica, quale, quanta e perché, nella terapia, e di quali disturbi.
Tra questi specialisti, chi ha dedicato una parte consistente di studi alla musica è il dott. Robert J. Zatorre, dell’Università di Montreal, il quale ha tra l’altro dimostrato l’aumento di produzione di dopamina, un mediatore chimico del sistema nervoso centrale, in corrispondenza del piacere dell’ascoltare la musica. Vi parlerò di come e perché si è interessato di questo fenomeno, e cercherò di prendere contatto con questo particolare studioso. Come succede spesso leggendo un articolo scientifico, si può entrare in un labirinto bibliografico nel quale si resta piacevolmente intrappolati, e questo mi è successo, e mi ha portato a leggere dell’importanza dei brividi nella valutazione del piacere dell’ascolto della musica, o del dubbio che le persone non vedenti abbiano o no un migliore udito, e……
Ook, non tutto oggi.


Chitarra Acustica, 2/2012, pp. 12-13

Giovanni Pelosi in concerto © E. Berardelli

In quanto presenza costante in molte, se non tutte, le civiltà, la musica è nota a miliardi di persone da innumerevoli generazioni.
Adesso, per ‘‘occuparsi di musica’’, si intendono generalmente alcune attività, che possono riguardare i generi, gli stili, gli artisti, lo studio delle regole e dei simboli utilizzati per scriverla, gli strumenti, la storia, e molte altre cose.
Della musica si sono occupate e si occupano la psicologia, la neurologia, l’’evoluzionismo, la pedagogia, la medicina e diverse altre scienze non apparentemente pertinenti, e l’idea di acquisire qualche conoscenza di cosa queste scienze hanno da dire sulla musica è stata la molla che mi ha portato a qualche studio, diciamo, non convenzionale, sulla musica.
Alle volte studiare la musica viene scambiato con il solo studio della lettura del pentagramma, o di una tecnica strumentale, o delle tecniche di composizione…… ma in  realtà nella storia e nel mondo moltissime persone hanno scritto cose interessanti sulla musica, senza scrivere una nota.
Alcune discipline di studi si occupano delle tradizioni musicali popolari e, nonostante si buttino a pesce su qualsiasi testimonianza scritta in qualsiasi modo, tutte le volte che c’’è qualche vecchio personaggio che ha memoria e capacità esecutiva della musica del passato, lo si ascolta, e lo si trascrive per studiarlo e conservarlo alla posterità.
Se ciò era d’obbligo quando non c’era la disponibilità di strumenti oggi a disposizione di tutti, come registratori digitali anche portatili e videocamere, ora si può pensare di creare un archivio multimediale altrettanto poco ingombrante di trascrizioni informatizzate, nel quale contenere tutte le testimonianze musicali mantenendo relativamente inalterata la fonte originale.
Servirsi della simbologia musicale e delle sue leggi può essere utile ed in alcuni contesti indispensabile, ma si può cercare di guardare alla musica ed al suo apprendimento da parecchi punti di vista.
Noi, cioè, tu che leggi ed io che scrivo, siamo appassionati di chitarra acustica, ed il nostro modo di guardare ai fenomeni musicali quando abbiamo in mano la chitarra è abbastanza ristretto, anche se quando passiamo ad ascoltare ‘‘altro’’, o quando partecipiamo ad ‘‘altro’’, i nostri stimoli e le nostre problematiche diventano più ampi, anche se non necessariamente più profondi o complessi.
Provare a parlare di apprendimento e di apprendimento nell’ambito musicale/chitarristico è rischiosissimo, trattandosi di un processo che coinvolge argomenti di interesse per molte discipline, come vi accennavo.
Prima di sviluppare un discorso che spero sia interessante e utile sull’apprendimento musicale, vorrei portare alla vostra attenzione un primo, spero indiscutibile, fatto.

Non ci può essere apprendimento senza memoria, non può esserci memoria senza percezione.
Neanche ho finito di scrivere questa specie di postulato, che lo trovo discutibilissimo…… Come fa un neonato ad avere idea della suzione, senza averne avuta la percezione? Addirittura nel grembo materno?
La risposta che viene data normalmente a questa domanda è che esiste una sorta di ‘‘memoria di specie’’, per cui ad un pulcino non viene naturale provare a succhiare il latte se lo mettete vicino ad una femmina di una specie che ce l’’ha…… Dobbiamo ritenere che probabilmente questo patrimonio di nozioni sia trasmesso col corredo genetico. Gli oppositori, verosimilmente per ragioni ideologiche, di questo pensiero, affermano che possa trattarsi di acquisizione di elementi mnemonici durante lo sviluppo fetale.
Nonostante ciò, penso che per quanto riguarda l’’apprendimento della musica, e della chitarra in particolare, l’’affermazione precedente possa funzionare come se fosse corretta.

La percezione
Per ciò che riguarda la percezione dei suoni, sappiamo che il nostro sistema uditivo, costituito essenzialmente dall’’orecchio, dal nervo acustico e dall’’area uditiva del cervello, riceve, trasmette e rileva come ‘‘sonora’’ una vibrazione compresa, più o meno, tra i 20 ed i 20.000 kHz.
Tutto ciò che pure ha tutta l’’aria di esistere, e cioè vibrazioni più lente, chiamate subsoniche, e più rapide, chiamate ultrasoniche, non viene percepito e pertanto non è possibile memorizzarlo.
È difficile e, direi, inutile ai nostri fini, stabilire se, a quelle frequenze, sia l’’orecchio a non mettere in movimento il timpano e la catena degli ossicini, se sia il nervo acustico a non ricevere uno stimolo adeguato a trasmettere un segnale, o se sia la corteccia cerebrale ad ignorare uno stimolo eventualmente pervenuto.
Di certo è teoricamente possibile scrivere una partitura ultra o subsonica, basta dividere o moltiplicare le ottave ed uscire dal range uditivo.
Paradossalmente, quelle sarebbe possibile ricordarle…… come qualunque cosa che si legge, anche senza poter immaginare come suoni, perché non suona!
Eppure…… in uno dei testi di riferimento di questa serie di articoli, ‘La Memoria –. Come funziona e come usarla‘ di Alan Baddeley (Laterza, 1984; ed. or., Your Memory – A User’s Guide, Macmillan, 1982), l’’autore conclude che nella evocazione di ricordi di espressioni verbali che si sono lette, si utilizza prevalentemente il modello sonoro invece di quello visivo. In altre parole, ciò che viene letto viene ricordato come suono più che come immagine…… cioè, si legge con gli occhi, ma si ricorda con le orecchie, tanto per semplificare.
La percezione dei suoni musicali è assolutamente determinante per la loro memorizzazione e per l’’apprendimento, e quindi mi sbilancerei in una seconda, spero indiscutibile, affermazione:

Qualunque percorso musicale inizia dall’’ascolto.
Capisco che tutto ciò sembra giustificare, con qualche parola inutilmente complessa, l’’osservazione che ci si vede meglio di giorno che di notte, che è meglio essere ricchi che poveri e via Catalano dicendo…… ma spero che arriveremo insieme a risultati meno scontati, anche con il vostro contributo.
Un’affermazione che trovo interessantissima è la seguente:
«L’’apprendimento nell’’uomo avviene per circa l’’83% attraverso la vista, soltanto per il 10% dall’’udito, il resto dagli altri sensi. Dalla medesima indagine di Murgio risulta che un soggetto ricevente ricorda in media il 10% di ciò che legge, il 20% di ciò che ascolta, il 30% di ciò che vede e il 50% di ciò che contemporaneamente vede e ascolta.».
(http://213.92.16.218/wiki/Discussione:Apprendimento; cfr.Matthew P. Murgio, Communication graphics, Van Nostrand Reinhold, 1969).
Così come riportata in Wikipedia, alla voce ‘Apprendimento’.
Ciò che mi ha colpito è quanto la modalità di percezione della informazione influenzi la possibilità di apprendere.
I neurologi, i neurofisiologi ed i neuroradiologi si sono occupati e si occupano della musica in numerosi studi, sia per capire quello che Darwin aveva definito ‘«tra i doni più misteriosi di cui sono dotati gli esseri umani’», sia per cercare di capire come possa essere eventualmente utilizzabile la musica, quale, quanta e perché, nella terapia, e di quali disturbi.
Tra questi specialisti, chi ha dedicato una parte consistente di studi alla musica è il dott. Robert J. Zatorre, dell’’Università di Montreal, il quale ha tra l’’altro dimostrato l’’aumento di produzione di dopamina, un mediatore chimico del sistema nervoso centrale, in corrispondenza del piacere dell’’ascoltare la musica. Vi parlerò di come e perché si è interessato di questo fenomeno, e cercherò di prendere contatto con questo particolare studioso. Come succede spesso leggendo un articolo scientifico, si può entrare in un labirinto bibliografico nel quale si resta piacevolmente intrappolati, e questo mi è successo, e mi ha portato a leggere dell’’importanza dei brividi nella valutazione del piacere dell’’ascolto della musica, o del dubbio che le persone non vedenti abbiano o no un migliore udito, e……
Ook, non tutto oggi.


Chitarra Acustica, 2/2012, pp. 12-13

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