AGM 2013 – Il corso di liuteria: riflessioni di un frequentatore assiduo

(di Giorgio Gregori) Il sottoscritto partecipa da cinque anni ai Corsi di liuteria del Meeting di Sarzana: ma non sono un liutaio, bensì un chitarrista dilettante al quale piace molto vedere come sono fatti i ‘giocattoli’ dall’interno, apprezzarne i costruttori, capire con quali criteri acquistare, fare settaggi e manutenzione delle mie ‘compagne di viaggio’. Ho incontrato Roy McAlister, John Monteleone, Harry Fleishman, Robert Godin, Jean Larrivée, Bryan Galloup, Rick Davis, Greg Deering, Carlos Michelutti e altri, oltre agli italiani Paolo Coriani, Roberto Fontanot, Leo Petrucci, Francesco Di Filippo. Quest’anno i corsi avevano come docenti Richard Hoover, fondatore della Santa Cruz Guitar Company, e il liutaio americano Kevin Ryan. Hanno inoltre partecipato al Meeting con conferenze anche Kim Breedlove, John Slobod, Martin Seeliger (fondatore della Lakewood).
Si potrebbe pensare: «Eh, non ci sono più le chitarre fatte come una volta a mano dal liutaio… un mestiere per artisti pignoli e solitari, che sfoderano rari gioielli scavati da sgorbie e piallette»… Ma una volta era proprio sempre così? Già quattro o cinque secoli fa «esistevano botteghe dove si producevano liuti in quantità ‘industriale’ che venivano assemblati – sotto la supervisione di un maestro liutaio – da più mani, con un tipo di lavoro paragonabile a quello di una catena di montaggio» (da Gian Luca Lastraioli, “Manuale di sopravvivenza del liutista aspirante e principiante”, 2010, http://societadelliuto.it/wp-content/uploads/Manuale-di-sopravvivenza.pdf). E sono anch’io dell’opinione che al giorno d’oggi, con le tecnologie a disposizione, vengano costruiti i migliori strumenti di sempre.
Quest’anno l’incontro con Ryan e Hoover è stato un po’ come tirare una riga, tentare di fare le somme per capire oggi cosa sia la liuteria. A Sarzana in esposizione c’era di tutto, dai liutai tradizionali alle grandi aziende. E sorge la prima domanda: cosa intendiamo per ‘grandi aziende’? E i prodotti che escono da queste, quanto sono oggetti considerabili ‘di liuteria’?
Negli anni scorsi abbiamo incontrato grandi liutai, che poi hanno creato grandi aziende le quali producono molte chitarre l’anno: Larrivée, Godin, solo per citare i più famosi. Jean Larrivée ad esempio oggi si occupa per lo più di girare il mondo alla ricerca di legni preziosi. Godin è un inventore di interessantissimi prodotti, poi realizzati e venduti su scala industriale a prezzi accessibili. E come considerare oggi la Martin? E la Taylor? Anche aziende grandissime, come la Yamaha, con produzione di un milione di chitarre l’anno, hanno un custom shop di tutto rispetto.

Ryan

Ryan

Kevin Ryan
Kevin Ryan in teoria è un liutaio tradizionale: una bottega familiare di tre persone che realizzano costosi gioielli, con caratteristiche molto particolari. Basta andare al sito www.ryanguitars.com alla sezione “Innovations” per ammirare l’appoggiabraccio destro (bevel) anche nella versione con i flutes, buchi per inviare il suono anche al musicista, e poi il disegno delle catene, la piastra sotto il ponte a nido d’ape, il ponticello, la curvatura del retro della cassa, la scala particolare, la verniciatura catalizzata agli ultravioletti, l’incollaggio sottovuoto e tanto altro ancora, finendo con i bellissimi intarsi arts and crafts e i bindings sottilissimi.
Kevin aveva portato anche un esemplare del suo modello di punta. Come suonava? Indegnamente ho provato ad imbracciarla un paio di volte negli intervalli, ma l’ambiente del corso non aveva un’acustica ottimale al punto da valorizzare i 30.000 dollari del gioiellino…
Dicevo che in teoria Kevin è un liutaio tradizionale: in pratica molto lavoro lo svolge a tavolino, progettando soluzioni, programmando macchine che poi svolgono quella parte del lavoro che, se fosse svolta da umani, sarebbe quasi impossibile o richiederebbe un numero di ore spropositato. Notare che in fiera un altro liutaio descriveva l’intarsio della sua chitarra come frutto di 300 ore di lavoro. Grazie alla computerizzazione (CNC) una bellissima chitarra Kevin Ryan al massimo richiede 40 ore di lavoro (Kevin costruisce circa 50 chitarre l’anno)…
Un articolo apparso su la Repubblica proprio in quei giorni mi ha fatto nascere un sospetto: non è che in un futuro sarà possibile ordinare una chitarra da un grande liutaio/progettista e stamparsela a casa in 3D?

Hoover

Hoover

Richard Hoover
Altro discorso con Richard Hoover (www.santacruzguitar.com). Qui ci troviamo di fronte a una piccola azienda di 15 persone, che produce al massimo 700 chitarre di altissima qualità l’anno, in particolare cercando di ricreare lo spirito degli strumenti anteguerra. Dice Hoover: «A noi non interessa essere i migliori. Interessa fare gli strumenti migliori». Qui l’uso del computer è ridotto al minimo, soprattutto è rivolto al rispetto del lavoratore/liutaio: perché rovinarsi i polsi con certi lavori ripetitivi, quando questi possono essere fatti dalla macchina? Il liutaio deve avere più tempo per dedicarsi all’intonazione della tavola, alla personalizzazione dello strumento, alla cura del suono. Le Santa Cruz, in effetti, sembrano l’esatto opposto delle Kevin Ryan: essenziali e tradizionali, verniciate alla nitrocellulosa «perché è come il legno». Niente manico avvitato, ma incollato. Dicono: «Siamo liutai, non assemblatori di pezzi fatti al computer».

Ma allora, al giorno d’oggi, cosa è la ‘liuteria’? Che cosa spinge un musicista a rivolgersi a un liutaio?
Beh, in fin dei conti la chitarra è come un vestito, che vogliamo sia fatto sulle nostre misure (non troppo largo né troppo stretto), ci faccia sentire a nostro agio per poterci esprimere al meglio a seconda della situazione in cui ci troviamo. Nei prêt-à-porter delle grandi aziende forse riusciamo a trovare, tra i tanti modelli, quello adatto. Ma se vogliamo il nostro vestito, non c’è che avere un rapporto diretto con il sarto/liutaio, fargli limare di qui, accorciare di là, scegliere il legno adatto al nostro suono.
Incontrare in questi anni i grandi maestri è stata una grande emozione, soprattutto quando il loro lavoro è strettamente legato a una grande simpatia e carica umana, come nel caso di Richard Hoover e Roy McAlister (dei quali pubblicheremo prossimamente un’intervista realizzata al Meeting), un valore aggiunto che ‘si sente’ nei loro strumenti.
Da loro c’è molto da imparare, ma senza dimenticare che vengono volentieri in Italia per ammirare le nostre opere d’arte e assorbire quella creatività e originalità che fa apprezzare gli italiani nel mondo. In fin dei conti l’arte della liuteria è una creazione italiana – permettetemi, bresciana: la famiglia Micheli, o De Michelis, rappresenta allo stato dell’arte la più antica bottega conosciuta (cfr. www.liuteriabresciana.it). E non c’è neppure bisogno di andare lontano: a Sarzana c’erano valentissimi liutai (e liutaie!) italiani, con bellissimi strumenti che per vari motivi sono ancora fatti a mano… tenendo presenti anche i consigli e gli stimoli di docenti come Hoover, Ryan, McAlister.
L’appuntamento allora è all’Acoustic Guitar Meeting 2014. Magari ci sarà anche qualche altro chitarrista a curiosare come si fabbricano i ‘giocattoli’…

Giorgio Gregori

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 7/2013, pp. 38-39

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