Acoustic Tellers – 7 Melissa Freire incontra Nico Maraja

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(di Francesco Manfredi) È impossibile non essere affascinati dalla voce di Melissa Freire, che anche da sola, a cappella, o con l’accompagnamento di un pandeiro, ti porta a Belo Horizonte, da cui proviene. Un orizzonte infinito di note perdute, malinconia e speranza che si fondono nella tipica saudade brasiliana, che potremmo grossolanamente tradurre con ‘nostalgia’ e che tanto ricorda la apucundria di Pino Daniele e dei napoletani, spesso accostati ai brasiliani per musicalità e carattere aperto e gioioso.
La bossa nova è un movimento culturale straordinario, che dagli anni ’60 ha influenzato e continua a influenzare chitarristi e cantanti in tutto il mondo. E anche se ora in Brasile la musica è andata in direzioni più pop e hip hop, cantanti come Marisa Monte e Maria Gadu fanno riferimento ancora a quel mondo fatato, semplice e sussurrato. Una semplicità cui fa da contraltare una complessità armonica e ritmica spesso sottovalutata all’estero, dove molti si improvvisano suonatori di bossa senza averne capito bene il ritmo. Tanto che i brasiliani chiamano la bossa suonata male gringo bossa. I primi a non capirci nulla sono stati proprio gli americani, che però hanno contribuito a diffonderla nel mondo inserendola nel calderone del jazz e nella discografia che conta. Melissa ce lo spiega, chitarra alla mano, ma il discorso è lungo e complesso. Nico Maraja è avido di esempi, e Melissa lo accontenta.
Un incontro diverso oggi, rispetto al solito incontro ‘cult-emergente’, che è l’idea del nostro format e della rubrica che state leggendo, ma credo che non sarà l’unico. Lo scambio invece di essere generazionale può anche essere geografico e culturale.
E anche Nico ha molto da raccontare col suo pianoforte. Storie di ratti filosofi e lune disegnate con tratti semplici, quasi come se fossero colorate da un pittore ad acquerello, o sussurrate da Toquinho.
Poi cantano ancora e nasce una versione estemporanea di “Estate” di Bruno Martino, un brano che trasuda classe e saudade ed è ormai entrato nel repertorio standard di jazzisti e non solo.
Si abbracciano e si salutano, riproponendosi di incontrarsi ancora in Brasile, dove ormai Melissa è tornata a vivere dopo vent’anni passati in Italia. Molti brasiliani rientrano a casa, dopo anni di emigrazione e di fuga da dittature e povertà, tornano a sognare nella loro terra in pieno boom economico. Speriamo di riuscirci anche noi qui in Italia, a sognare e cantare nonostante la recessione, lasciando la saudade e la tristezza solo per le canzoni.

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PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 7/2013, p. 14

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Redazione

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  1. Melissa Freire Reply

    muitissimo obrigada, grazie mille Francesco ! Abraço

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