12 BIRRE – Un thriller tra i post (7/21)12 BEERS – A thriller in the post (7/21)

7. La telefonata

Quando Camilla aprì gli occhi e si sedette sul letto era già mattina. Una fessura di luce che filtrava dalle tende scure, tagliando a fette la penombra, le mostrò lo spazio anonimo della camera d’albergo ancora assonnata. Per terra, un mucchio di vestiti confusi e arruffati amoreggiavano uno sopra l’altro, accanto ad uno specchio stretto e lungo dentro cui si vide riflessa, nuda ed esposta. Il flash di un ricordo la sorprese con un sussurro tra le orecchie – lei avvinghiata con le cosce ai fianchi di un uomo – e poi un altro – una bocca che le baciava il seno abbondante – le solleticò la schiena con un brivido. Voltò lo sguardo verso il corpo rannicchiato che le dormiva a fianco e, come se fosse uno schermo cinematografico, rivide sulla sua pelle scura l’intera sequenza di immagini di loro due che facevano l’amore senza sosta, appassionati, infuocati e senza pudore alcuno. Per tutta la notte si era abbandonata fra le braccia e i desideri di Ettore con un fervore che l’aveva sorpresa e un piacere che l’aveva spaventata. Non si era mai sentita così eccitata e così sedotta e mai nessuno aveva dissetato le sue voglie in modo così appagante. Per un attimo ebbe la sensazione di potersene innamorare, di un uomo così, ma scacciò via subito quella ridicola eventualità, vergognandosi per averci pensato. Stava dimenticando il motivo per cui era lì e questo non doveva accadere, Ettore si sarebbe potuto svegliare e doveva fare in fretta.
Si alzò dal letto e si vestì con attenzione, provando a non farsi trascinare dal desiderio che ancora le accarezzava il ventre. Si chinò sui vestiti di Ettore e nella tasca posteriore dei suoi jeans trovò il portafoglio. Dopo quella notte certo le sembrava tutto diverso, poco preparata com’era a quelle reazioni e a quel coinvolgimento, ma se voleva cavare qualcosa da quella farsa doveva procedere nonostante la travagliata attrazione che la spingeva verso la sua preda.
Aprì il portafoglio e ci trovò solo due fogli da diecimila lire. Provò nelle tasche dei jeans e poi in quelle del giubbotto senza trovare ciò che cercava. Seccata e impacciata, ma ancora fortemente tentata dal desiderio, setacciò in silenzio l’intera camera senza trovare traccia alcuna del cachet del concerto che doveva rubare. Probabilmente, suppose, il compenso non era stato ancora diviso dai tre e fu irritata dall’eventualità che fosse Mike ad averlo, visto il fallimento di Sabrina. Ad iniettarle una nuova dose di fiducia fu l’ipotesi che il denaro lo custodisse Jeff, trovando inverosimile pensare ad Ettore come al referente del trio, considerata la sua giovane età. Di certo, si convinse, non poteva essere lui a trattare con quegli squali degli organizzatori di eventi.
Così decise che era tempo di sloggiare e raggiungere le sue complici nella hall, prima che Ettore si svegliasse e la scoprisse, confidando di trovarle già con il bottino in mano. Solo che, arrivata alla porta, sentì una stretta al petto trattenerla con decisione e lasciarla in apnea. Cos’era quella forza ammaliante che le impediva di andarsene via? Possibile che fosse davvero amore? Era stata davvero così sciocca da innamorarsi della sua preda? Si voltò a guardare Ettore, confusa e stordita, e proprio non riuscì ad evitarlo il desiderio di rimanere prigioniera del suo respiro, sospesa per sempre su quell’attimo. Ma più letale di vivere una vita non appagante è l’essere convinti di non poterle sfuggire e così, fedele a questa menzogna, depose ogni volontà. Si lasciò solo investire dal chiarore dell’ultimo flash – loro che si baciavano intensamente, occhi negli occhi – prima di dare le spalle a quella notte e uscire.
Giù nella hall vide Giulia e Sabrina chiacchierare animosamente, sotto il grande orologio che segnava le 08:45. Si asciugò le lacrime che la sorpresero lungo il tragitto e si avvicinò proprio mentre Giulia emetteva quel verdetto che sperava di non sentire. Ne fu davvero irritata.
«Cosa?», sbottò Camilla, «neanche l’inglese aveva i soldi?».
«Cosa vuoi dire?», le chiese Giulia perplessa, «che anche il tuo era a secco?».
Sabrina le riprese entrambi.
«Abbassate la voce, vi sentirà tutto l’albergo».
Il portiere non risparmiò loro l’occhiata decisa che intimava discrezione, così la ragazza prese per il braccio le amiche e le trascinò a forza verso la porta a vetri.
«È meglio andare fuori», disse nervosa.
In strada, il freddo del mattino fu come una lametta affilata che agì sulla loro pelle, nonostante i guanti e i giubbotti indossati prima di uscire. Si allontanarono dall’hotel con passo svelto lungo le vie di Milano, già chiacchierate e clacsonanti, fermandosi accanto ad una cabina telefonica. Camilla guardò le complici con lo sguardo deluso, ma ancora intimamente coinvolto e segnato dalla notte.
«I soldi ce li ha Mike», disse con ovvietà e rassegnazione.
«Certo», intervenne Sabrina, irritata dalla lunga attesa nella hall rivelatasi vana, «quel Mud non ha proprio spina dorsale». E poi, sbuffando, aggiunse: «Ha rovinato tutto».
Camilla ripensò alla decisione di lasciare la moglie confidatale da Ettore e provò compassione per lui. Di certo non attribuì al suo rifiuto una mancanza di carattere, intuendone il travagliato stato d’animo, piuttosto un’invidiabile lucidità. Avrebbe potuto approfittare dell’evidente provocazione e invece si era mostrato determinato e forte, a costo di apparire uno smidollato.
«Senza quei soldi non ci rimane che il disturbo», proseguì Sabrina, «mi auguro che almeno vi siate divertite».
Camilla fu colta da un vuoto allo stomaco che le tagliò il respiro. Provò a nascondere la portata delle emozioni che la invasero scaldandole il petto, custodendo con cura il ricordo di ogni sospiro e del sapore di ogni bacio, assieme alla pericolosa verità che le si svelò davanti con chiarezza proprio in quell’istante, inevitabile e definitiva. Ne fu così turbata che quasi cedette sulle gambe, consapevole di non poterle più sfuggire. Era cosa avvenuta, ormai. Si era innamorata.
Guardò Giulia per spiarne le emozioni e cogliere i medesimi travagli, ma ad abitarle gli occhi c’erano solo l’eco di una notte routinaria e l’evidente stizza per il colpo mancato, nulla a che vedere con il fuoco che bruciava nei suoi. Provò un senso di nausea e di miseria e si sorprese felice di non avere rubato quei soldi.
«E adesso che facciamo?», chiese Sabrina seccata dal silenzio delle amiche.
«Quello che va fatto», rispose Camilla, forte di nuove intenzioni, «telefoniamo e riferiamo».
Neanche il tempo di pronunciare quelle parole che un paio di gettoni già cadevano nell’apparecchio telefonico così come la ruota dei numeri girava a intervalli. Dopo qualche secondo, dall’altra parte del filo, una voce scandì con gentilezza il suo nome: «Paolo Veronesi», come a dare il benvenuto.
«Sono io», versò Camilla nella cornetta.
Il DJ di Radio Popolare ne riconobbe subito la voce sensuale.
«Buongiorno», la salutò cordiale, «allora?».
«Li abbiamo adescati, come hai chiesto».
«Tutti e tre i chitarristi?».
«No», ammise lei, «solo due».
Per nulla sorpreso e impaziente, Paolo chiese:
«Chi?».
«Ha importanza?», domandò Camilla, un po’ acida nel tono.
«Certamente», rispose il DJ.
La ragazza aspettò prima di rispondere, colta da un improvviso timore. Quando aveva accettato quel lavoro non aveva fatto domande, non era certo la prima volta che le chiedevano di addolcire un VIP per le più svariate ragioni, politiche o d’affari che fossero, ma mai per nessun uomo si era data pensiero, il giorno dopo. Adesso era diverso, anche se ancora stentava a crederlo, e la paura di poter nuocere ad Ettore fu un sufficiente motivo per farla tacere e per schierarsi. Non sarebbe andata oltre con l’inganno, con nessuno inganno. Non più. Si era di colpo convinta di poter sfuggire a quella routine per sempre e con sfrontatezza chiese:
«Cosa c’è sotto?».
Paolo fu sorpreso dalla domanda.
«Niente che un’accompagnatrice di lusso debba sapere», rispose cercando di mantenere il controllo.
«Bene», sputò decisa lei, «allora rimarremo entrambi all’oscuro» e riattaccò.
Sabrina sgranò gli occhi, incredula dal comportamento dell’amica.
«Ma che fai?», le gridò in faccia.
«La cosa giusta», ammise a lei e a sé stessa, «per una volta».
«Ma così non avremo i soldi neanche del cliente e avremo fatto tutto per niente».
Sabrina era fuori di sé, per poco non le mise le mani addosso
«No, io non lo credo», si difese Camilla decisa, uscendo dalla cabina telefonica.
«Ora calmatevi», intervenne Giulia, «dobbiamo schiarirci le idee».
Camilla non volle sentire altro, protesa com’era verso ogni cosa che riguardasse Ettore, girò i tacchi e si allontanò dalle sue complici con passi svelti. Giulia si allungò in avanti, come per fermarla.
«Camilla, ma dove vai?».
«A schiarirmi le idee», gridò lei ormai lontana, senza voltarsi.

Paolo mise giù la cornetta, rammaricato da quella complicazione inaspettata. L’accompagnatrice gli aveva negato proprio l’informazione più importante e di certo non ne capiva il motivo. Pensò alla possibilità che potesse richiamare, magari per riscuotere il denaro che le aveva promesso, ma gli sembrò subito improbabile, considerato il tono piuttosto deciso con cui gli aveva risposto. Così, dopo una serie di congetture appena abbozzate sul perché di quella sorta di ammutinamento, se ne fece una ragione. In effetti, si convinse, aveva comunque un indizio su cui basare le proprie ipotesi e su quello avrebbe certamente puntato.
Senza pensare oltre, riprese la cornetta in mano e fece girare la ruota dei numeri, senza accorgersi che qualcuno oltre la porta lo stava spiando. Una voce rispose dopo appena uno squillo e lui disse:
«Sono io».
«Hai scoperto qualcosa?», la voce gli chiese.
«Sì», rispose Paolo con una mezza verità, «ma voglio incontrarti».
Di là si sentì un silenzio imbarazzato.
«Non credo sia una buona idea».
«È meglio così», insistette il DJ.
L’attesa di una risposta fu più lunga di prima, ma alla fine la voce disse:
«Stasera, da me», e riattaccò.
Paolo rimase con la cornetta a mezz’aria, preocupato e nervoso, mentre dietro di lui l’ombra si allontava senza far rumore.

7. The Phonecall

When Camilla opened her eyes and sat up in bed it was already morning. A ray of light filtered through the dark curtains and cut into the half-shadows, revealing the anonymous space of the hotel room to her sleepy eyes. A messy pile of crumpled clothes lay on the floor next to a long, narrow mirror which reflected her naked, exposed body back to her. The voice of a memory surprised her with a whisper in her ear – it was of herself wrapped around the body of a man. And then another one – a mouth that was kissing her full breast. A shiver ran down her spine. She turned and looked at the curled up body that was sleeping next to her. His dark skin became a cinema screen and on it she watched the entire sequence of images of them both making love without stopping, passionate, enflamed and without any embarrassment whatsoever. The whole night long, with a fever that had surprised her and an intense pleasure that had frightened her, she had abandoned herself in the arms and desires of Ettore. She had never felt that turned on or that seduced before and no-one had ever quenched her desires in such a satisfying way. For a moment, she had the sensation of being able to fall in love with a man like that but she quickly smothered such ridiculous possibilities, ashamed at herself for having even thought of it. She was forgetting the reason why she was there and she mustn’t let that happen. Ettore could wake up at any moment and she had to hurry.
She got up from the bed and put on her clothes carefully, trying not to let herself be carried away by the desire that was still playing havoc in her stomach. She bent over Ettore’s clothes and found his wallet in the back pocket of his jeans. She had been completely unprepared for her emotional reaction and level of involvement and now she saw everything in a very different light to how it had seemed the evening before. But if she wanted to get something out of this farse she had to go on with it despite the tormenting attraction that drew her towards her prey.
She opened his wallet and found only two ten-thousand-lire notes inside – less than ten pounds! She tried his jeans pocket and then in his jacket but she didn’t find what she was looking for. Annoyed and put out but still strongly tempted by her desire, she searched the whole room in silence without finding a single trace of the concert’s fees she had been asked to steal. She supposed that the most likely thing was that the money had not yet been divided up and she was further annoyed at the idea that it was probably Mike who had it, and Sabrina had failed in her mission. She found new hope in the hypothesis that maybe Jeff was the treasurer, it being in fact unlikely that the young Ettore was the trio’s representative. It certainly wasn’t him who did dealings with those sharks who organised the events.
With these thoughts in mind, she decided that it was time to get out of there and rejoin her accomplices in the hall before Ettore could wake up and find her. She trusted she’d find them with the booty already in their hands. But as she reached the door, she felt something tighten in her chest and hold her back in no uncertain way, stopping her from breathing. What was that bewitching force that blocked her from going away? Could it really be love? Was she really so silly to have fallen in love with her prey? She turned to look at Ettore, confused and dazed, and found that she couldn’t escape from the overwhelming desire to remain prisoner of his breath, suspended for ever in that moment. But more lethal still than living an unrewarding life was her conviction of not being to do otherwise and so remaining faithful to this lie, she gave up her will. She allowed herself to be dazzled by one last glimmer – the memory of them kissing intensely, eye to eye – before turning her back on that night and closing the door behind her.
Down in the hall, Julia and Sabrina were chatting with animosity under the big clock that marked 8.45 am. Camilla dried the tears that had surprised her on her way down the stairs but just as she was approaching her friends she heard Julia cry out the words she had hoped not to hear. It was the last straw.
“What?!” she burst out, “Not even the English one had any money?”
“What do you mean?” asked Julia perplexed, “Yours didn’t either?”
Sabrina scolded them both. “Lower your voices or the whole hotel will hear you.”
The porter in fact was giving them warning looks. Before he could say anything, the girl took her each of her friends by the hand and led them towards the glass front door.
“It’s best we go outside,” she said bad-temperedly.
Out in the road, the morning cold was like a sharp blade on their skin despite their gloves and coats. They went briskly away from the hotel along the Milan streets, which were already filled with the noise of chatter and car-horns, until they came to a phonebox where they stopped. Camilla looked at her accomplices forlornly, although she still felt intimately involved and changed by what had happened that night.
“Mike had the money,” she said, spelling out the obvious with resignation.
“Of course,” intervened Sabrina, irritated by her long wait in the hall, which had proved in vain, “That Mud has no back-bone.” And then, she added fuming, “He’s ruined everything.”
Camilla thought back at his decision to leave his wife, which Ettore had confided in her, and felt compassion for him. She certainly didn’t attribute his refusal to weakness of character. Guessing his tormented state of mind just then, it seemed enviably lucid. He could have made the most of the obvious provocation but instead he had showed himself to be determined and strong, at the risk of appearing spineless.
“Without that money we’ve gone to all this trouble for nothing,” continued Sabrina, “I hope at least that you had some fun.”
Camilla felt a sudden emptiness in her stomach that made her catch her breath. She tried to hide the gush of emotions that invaded her, burning her chest, carefully guarding the memory of each sigh and the taste of each kiss, together with the terrible truth which unveiled itself before her with perfect clarity in that instant. She was so upset by it that her legs went weak for she knew that she couldn’t run away from it. It had happened and there was no going back. She was in love.
She glanced at Julia to catch her emotions and see the same signs but in her friend’s eyes there was only the echo of a routine night and her evident irritation for the missing booty, nothing to be compared to the fire that was burning in her own eyes. She felt nautious and wretched and was suddenly happy that they hadn’t managed to steal the money.
“And what are we going to do now?” asked Sabrina annoyed at her friends’ silence.
“What we have to do,” replied Camilla, strengthened by her new intentions, “We are going to phone and report what happened.” No sooner had she finished speaking then a pair of coins were falling into the phonebox and the dial was turning at intervals. After a few seconds, from the other end of the line, a polite voice greeted them, “Paolo Veronesi”.
“It’s me,” said Camilla into the receiver.
Radio Folk’s DJ immediately recognised the sensual voice.
“Good morning,” he said amicably, “And so?”
“We seduced them as you asked.”
“All three of the guitarists?”
“No,” she admitted, “Only two.”
Neither surprised nor impatient, Paolo asked, “Who?”
“Is it important?” demanded Camilla, a little icily.
“Certainly,” replied the DJ.
The girl waited before answering, suddenly afraid. When she had accepted the job, she hadn’t asked questions. It certainly wasn’t the first time she had been asked to sweeten up VIPs for the most varied of reasons, be they political or business, and never had she given a second thought for any of the men the next day. But now it was different, even though she still found it hard to believe. Her fear of saying something that could harm Ettore in any way was enough to keep her silent. She drew up her defences. She would go no further with this deception or with any deception ever again. She’d had enough. She was suddenly convinced of her ability to escape from that routine forever. She asked boldly, “What’s it all about?”
Paolo was surprised by her question.
“Nothing that a high-class escort woman needs to know about,” he answered trying to keep a hold of the situation.
“Fine,” she said decidedly. “In that case we’ll both remain in the dark.” And she hung up.
Sabrina opened her eyes astonished at her friend’s behaviour.
“But what the heck are you doing?” she shouted in her face.
“The right thing,” she admitted to her friend and to herself, “for a change.”
“But like this we won’t even have the money from the client and we’ll have done everything for nothing.”
Sabrina was besides herself with rage and could hardly keep her hands off Camilla.
“No, I don’t think that’s so,” Camilla defended herself as she came out of the phone box.
“Calm down,” Julia took control of the situation, “we must decide what to do.”
Camilla didn’t want to hear anything else, she was far too touchy about anything that regarded Ettore. She turned on her heels and began walking away from her friends as fast as she could.
Julia reached out to stop her. “Camilla, where do you think you’re going?”
“I’m going to decide what to do,” she shouted back without turning round.

Paolo put the receiver down, annoyed at this unexpected hitch. The escort had denied him the piece of information that was most vital and for the life of him he couldn’t understand why. He thought of the chance that she might phone back, especially since she had to pick up the money she had been promised. But even so it seemed unlikely considering the rather decisive tone with which she had answered him. So, after a series of half-sketched conjectures as to the reason for this kind of mutiny, he decided to just accept it. In actual fact, he still had some form of evidence on which to base his own hypothesis and he would make the most of it. Without any more ado, he picked up the receiver again and dialled a series of numbers without realising that someone the other side of the door was spying on him. A voice answered after only one ring and he said, “It’s me.”
“Well, have you discovered anything?” the voice asked.
“Yes,” answered Paolo with a half-truth, “But I think we should meet.”
There was an embarrassed silence at the other end of the line.
“I don’t think that’s a good idea.”
“I think it would be better,” the DJ insisted.
There was a longer pause than before but in the end the voice said, “This evening, at my place.” and hung up.
Paolo remained with the receiver in mid-air, worried and tense, while behind him someone’s shadow moved silently away.

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