12 BIRRE – Un thriller tra i post (6/21)12 BEERS – A thriller in the post (6/21)

6. Camilla

Ettore adagiò la Martin D28 nel fodero rigido, accanto alla porta del bagno del suo camerino, ancora incredulo per quello che era successo quella sera. La sequenza non faceva che ripetersi nella sua testa come un film inceppato: Mike che lasciava palco e concerto impassibile. La cosa aveva spiazzato davvero tutti, lui, Jeff, l’organizzatore della serata seduto in prima fila e i 1420 paganti del Dal Verme, rimasti sospesi su quell’assenza con mezzo applauso fra le mani e mezzo sorriso sulle labbra, convinti – o illusi – che qualsiasi improvvisa stranezza di uno show debba essere necessariamente prevista. Era stato il tempismo di Jeff a metterci una toppa, entrando in scena con la giusta dose di credibilità e riprendendo il brano di Mike esattamente da dove lui l’aveva interrotto.
Pur intuendo la dinamica forzata del suo intervento, il pubblico si era lasciato benevolmente ingannare, tanta era stata la carica emotiva dello spettacolo fino a quel momento, così pure quando Ettore aveva raggiunto l’amico inglese per eseguire almeno un paio dei sei pezzi previsti in trio, nel tentativo di abbozzare, nonostante tutto, un encore conclusivo.
A fine concerto i due si erano diretti dietro le quinte con passo svelto e deciso, ma sempre con l’apparente sicurezza di chi ha tutto sotto controllo. Per quanto tormentoso fosse il suo dolore, di certo non se la sarebbero mai aspettata una reazione del genere da Mike, attento com’era stato fino a quella caduta a non ostentarlo alla curiosità mondo, riuscendoci sempre con una forza invidiabile, in effetti. Ma ancora di più non erano riusciti a spiegarsi la scena di lui lungo il corridoio dei camerini, stranamente sorridente, intento a spiegare la sua fuga con la scusa di un improvviso giramento di testa all’organizzatore, l’unico immune dall’illusione collettiva. La cosa gli aveva completamente spiazzati.
Adesso che erano tutti e tre nel camerino di Ettore, Mike rivolse loro la parola con una certa serenità, come chi ha sbollito la rabbia e il torpore ed è pronto a ripartire.
«Scusatemi», disse, «non accadrà più».
Ettore e Jeff, stupiti dal cambiamento d’umore dell’amico, preferirono non aggiungere altro alla faccenda, sebbene il loro disappunto fosse ancora vivido, risparmiando a tutti ulteriori pensieri. La cosa venne archiviata definitivamente da Jeff, con l’ironia che usava ogni volta per defilarsi. Mentre usciva dal camerino, disse con il suo slang:
«La prossima volta che decidi di andartene, assicurati almeno che il brano su cui devo intervenire sia bello», e sparì dietro la porta con un’occhiata maliziosa.
Rimasti soli nel camerino, Ettore e Mike si scambiarono un lungo sguardo d’intesa e alla fine sbuffarono un sorriso divertito e liberatorio. Mike si alzò dalla sedia con un sospiro e seguì la scia di Jeff, ma prima che anche lui sparisse dietro la porta, Ettore lo afferrò per un braccio sulla soglia e proprio non riuscì a non chiederglielo. Gli occhi furenti e nuovi che gli aveva visto poco prima di entrare in scena lo avevano incuriosito e spaventato, come se la decisione che se ne intuiva fosse in realtà più pericolosa che salvifica. E allora, tra imbarazzo e disinvoltura, gli chiese:
«Come fai ad essere sicuro che non accadrà più?».
Mike non pensò, rispose e basta.
«Perché ho deciso di lasciarla».
Detto questo, abbassò lo sguardo e si allontanò, provando a nascondere la dolorosa evoluzione di quella scelta e lasciando all’amico la sorpresa di quella rivelazione tra le mani.
Fuori dal teatro, poco prima della mezzanotte, un gruppetto di fans decimato dal freddo gelido aspettò i tre per i soliti autografi, accerchiandoli come un plotone poco prima di sferrare l’attacco. Ettore, davanti a Mike e a Jeff, salutò la gente ringraziando, ancora un po’ stordito dalle parole di Mike, e cominciò distratto a firmare cartoni del suo disco, agende, pezzi di carta improvvisati, magliette e ogni cosa su cui si potesse scrivere, così come i suoi amici.
Dopo l’ennesimo autografo, dalla ressa intorno sbucò una ragazza con le braccia conserte e le spalle strette dal freddo, chiaramente disinteressata al frivolo souvenir d’inchiostro, e si mise a fissare Ettore con una certa insistenza, resistendo alla carica di mani e gomiti che volevano superarla, così vicina che quasi gli cascò in braccio. Lui fermò la penna a metà di una firma, un po’ infastidito dall’improvviso ostacolo, e alzò lo sguardo con tutta l’intenzione di guadagnare spazio a costo di spingere. Una bellezza dolce e sfrontata, però, lo investì con forza non appena guardò la ragazza, rimanendo in balia della calca della gente, senza reagire o dire niente.
Fu la ragazza a parlare, con la voce vellutata e ammaliante delle più spietate seduttrici.
«Pensi di passare tutta la notte a scarabocchiare fogli?», gli chiese.
Ettore non rispose, imbambolato com’era dal suo fascino letale. Passò quei lunghi secondi di silenzio a perlustrare con gli occhi tutti i dettagli della sua bellezza, dai lunghi riccioli neri alla pelle chiara, dagli occhi verdi alle labbra rosse e carnose. Ma c’era qualcosa che andava oltre l’aspetto, un misterioso richiamo a cui non seppe dare un nome, ma da cui si lasciò rapire. Non gli era mai capitato di sentirsi così improvvisamente e irrimediabilmente attratto da una donna, al punto di trascurare quel momento di eternità alimentato dai suoi seguaci, a cui raramente si negava.
«Beh», disse la ragazza sicura di sé, «io e le mie due amiche andiamo a bere qualcosa al pub qui all’angolo». Poi indicò con il mento la penna rimasta a mezz’aria e aggiunse:
«Quando finisce l’inchiostro e ti ritorna la parola potreste raggiungerci, tu e i tuoi amici».
Ettore abbozzò un sorriso, mentre tentava di resisterle, e l’accompagnò con lo sguardo quando si girò per andarsene facendosi largo tra i fans. Appena fuori dal mucchio, subito ricompattatosi attorno al proprio divo, lei si alzò sulle punte e gli trovò nuovamente gli occhi.
«Sempre che i tuoi accoliti ti mollino», concluse divertita e sparì nel buio di Milano.
Non appena lo stormo che lo circondava si disperse soddisfatto e gratificato, un’ora dopo circa, Ettore si sentì attratto senza scampo dalla scia di profumo lasciata dalla ragazza e vi lanciò sguardo e intenzioni, sebbene costantemente distratto dall’ingombrante confessione di Mike. Non fece molta fatica a convincere Jeff ad accettare l’invito al pub e Mike, non volendo nuovamente deludere gli amici dopo quanto successo quella sera, seguì entrambi senza dire niente, coltivando in segreto la speranza che le ragazze fossero già andate via, vista l’ora.
Appena dentro al locale i tre ne benedirono il calore – pur stagnato e maleodorante – e si addentrarono tra i tavoli eccessivamente in penombra e affollati, lasciando il gelo alla notte di fuori. Ettore si mise a perlustrare i volti fumosi che lo circondavano e in poco tempo riconobbe quello bellissimo della ragazza.
«Seguitemi», urlò sopra il baccano di musica dance e voci agli amici dietro di lui, puntando rapidamente il tavolo avvistato, con al seguito l’euforia di Jeff e la delusione di Mike. Usò la custodia rigida per farsi largo tra la gente, raggiungendo il profilo della ragazza con pochi passi.
«Ciao», salutò sopra la confusione generale.
La ragazza cercò con gli occhi quella voce e vide Ettore in piedi che la fissava.
«Ehi», urlò sorpresa, «allora 12 birre si è stancato di scrivere il suo nome, a quanto pare».
Sorrise, guardandolo dal basso.
«Prego sedetevi», aggiunse euforica, «vi stavamo aspettando».
I tre costruirono una sorta di castello sotto il tavolo con gli strumenti e si sedettero sulle panche di legno.
«Io sono Camilla», si presentò la ragazza, «lei è Giulia e lei è Sabrina».
La bionda Giulia e la castana Sabrina, di una bellezza più comune e meno appariscente, diedero la mano ai tre che a turno recitarono i propri nomi, come all’appello del mattino.
«Sappiamo chi siete», disse Giulia canzonandoli nel tono.
In effetti i soli a non conoscerli quella sera erano i clienti di quel posto, un popolo notturno distante anni luce dai loro personaggi e dal loro mondo, più predisposto per natura alla musica elettronica e alle discoteche che di lì a poco avrebbero popolato. Considerata la situazione, a nessuno dispiacque il non essere riconosciuti, per una volta.
«Accettate con questa facilità tutti gli inviti post concerto?», chiese con ironica provocazione Camilla, rivolta più ad Ettore che al resto del gruppo.
«Solo quelli delle ragazze impertinenti», rispose lui assecondandone il tono, assorto in ogni dettaglio della sua bellezza quasi dolorosa. Trovava difficilissimo riuscire a parlarle senza essere assalito dal desiderio incontrollato di baciarle le labbra e di sentirne il gusto, come di fronte ad un dolce dall’aspetto invitante non ancora assaggiato. Si era sorpreso affamato di lei non appena l’aveva vista nella calca fuori dal teatro, vittima di un intruglio magico il cui fine non era solo il momentaneo piacere del sesso, pur essendo parte della mistura, ma un’interazione molto più profonda.
«Allora avete fatto bene ad accettare», intervenne Sabrina, sorprendendolo tra i pensieri.
In quel momento arrivò il cameriere e aggiunse tre bionde medie all’ordine che già aveva scarabocchiato sul foglietto sotto il posacenere, un’ora prima.
«Dovrai fare di meglio, 12 birre», lo sfidò Camilla sventolandogli l’ordine davanti.
Ettore sorrise per la battuta, inebriato di lei.
«Le ho già bevute prima del concerto», la riprese con ovvietà, «se conosci il mio nome di battaglia dovresti saperlo».
«Allora potremmo ribattezzarti 24 birre, questa sera», rilanciò la ragazza.
«Sarà difficile», avvertì lui, «ma se ci vuoi provare hai il mio permesso».
Da quelle parole scivolò un’involontaria dichiarazione di infatuazione che raggiunse Camilla veloce e diretta. Lei fu sul punto di dire qualcosa, lusingata, ma spettò a Giulia smascherare l’evidente realtà con malizia.
«Il permesso lo abbiamo già rivendicato invitandovi», precisò.
Jeff intervenne con il suo slang spigoloso, mostrando pure lui le sue intenzioni piuttosto chiaramente. Disse:
«Potete contare su tutto il nostro appoggio, allora».
Ci fu una risata generale che diede all’aria un’ulteriore slancio di confidenza a parole e distanze. Tra gli sbuffi di risa Sabrina si rivolse a Mike, rimasto zitto e defilato per tutto il tempo, e ne stuzzicò il silenzio.
«Per essere il veterano del gruppo parli davvero poco, Mud», gli disse sarcastica.
Fu il cameriere e le tre bionde medie che salvarono Mike, impacciato, svogliato, stanco e agitato. Non era certo il posto in cui aveva pensato di schiarirsi le idee, dopo la fuga di quella sera. Il suo unico desiderio in quel momento era di tornare in albergo e probabilmente era lo stesso di tutti a quel tavolo, ma certamente per motivi assai diversi l’uno dall’altro. E dopo il tempo di cinque birre, in effetti, se ne stava già parlando tra una battuta e un’allusione, e alla fine fu cosa decisa.
I sei si alzarono all’unisono dalle panche di legno e pagarono in fretta, spinti in strada dal desiderio. Camminarono con passo veloce lungo il viale buio e gelido che li avrebbe condotti all’hotel, ammutoliti dal freddo e dal batticuore, raggiungendone l’ingresso in pochissimo tempo. Davanti alle porte a vetri dell’albergo a quattro stelle, quasi naturalmente si definirono coppie e intenzioni: Giulia era già avvinghiata a Jeff ed Ettore stringeva la mano di Camilla. Solo Sabrina e Mike erano a distanza di braccio, lei seccata, lui combattuto.
L’imminente epilogo, in effetti, tentava e stuzzicava le aspettative di tutti con evidenti strattoni emotivi e anche Mike, di fronte a quella possibilità, si era sentito spingere con forza. Non erano esattamente quelle le modalità con cui era intenzionato a farlo, tuttavia il pensiero di lasciarsi il dolore alle spalle con quel gesto irrimediabilmente definitivo lo aveva colto in ogni caso e con un certo sgomento. Fu proprio l’improvvisa consapevolezza di esserne capace ad allontanarlo stranamente da quell’ipotesi, ad una distanza che gli permise di rivolgersi al gruppo con occhi sicuri e voce convinta.
«Scusatemi», disse guardando in sequenza i volti di tutti, «sono molto stanco e credo che me ne andrò a letto».
L’ultimo su cui posò lo sguardo fu quello di Sabrina, irritata all’idea di dover aspettare le amiche nella hall tutta la notte, a cui le dimostrò gratitudine con un sorriso. Poi si girò e andò via.
«Fantastico», sbottò la ragazza respinta.
Nessuno disse altro finché Mike non fu fagocitato dalla penombra dell’albergo. Ettore ne seguì le tracce provando a capire lo stato d’animo dell’amico, soprattutto alla luce della decisione presa quella sera, ma gli fu quasi impossibile pensare ad altro, in quel momento. Camilla, avida e sensuale, assorbiva tutta la sua attenzione.
«Io vi aspetto giù», aggiunse Sabrina tra collera e invidia, «non vi divertite troppo», e sparì anche lei lungo il percorso di Mike.
Un altro silenzio si insinuò tra il freddo e la notte milanese, macchiando con un piccolo alone la tela bianca sopra cui, le due coppie rimaste in strada, stavano per dipingere la loro passione. Jeff guardò Ettore scuotendo la testa e, senza curarsi delle due ragazze, disse:
«Te l’ho detto. Lo farà impazzire».
Poi prese Giulia e la trascinò con sé dentro l’albergo, stringendole un braccio intorno al collo.
Incuriosita da quelle parole, Camilla ne intuì la delicata vicenda a cui erano riferite.
«Chi farà impazzire chi?», chiese con delicatezza.
Ettore, ormai completamente anestetizzato dal suo charme, non ci trovò nulla di male nel confidarle la cosa, illuso in effetti dall’improbabile idea che quella notte avrebbe potuto avere un seguito. Di certo lo sperava, invaghito e affamato com’era della sua presenza.
«Mike», ammise vago, provando ad opporre un’ultima resistenza. Ma poi, scioltosi dentro i suoi occhi verdi, le rivelò: «oggi ha deciso di lasciare la moglie».
Camilla non ebbe reazione alcuna, come se la vita di un musicista in effetti non potesse avere altra sorte. Gli accarezzò la barba incolta e si avvicinò con un passo, fino a premere il seno abbondante contro il suo corpo, proprio all’altezza del cuore.
«Sembra che la cosa turbi più te».
«Voglio bene a Mike. È la mia famiglia».
«Capisco», disse lei allungandosi con il collo, «adesso, però, non ci pensare».
Percorse lentamente l’ultimo spazio che li divideva e lo baciò. Prima con dolcezza e poi con vigore.
«Vieni con me», gli sussurrò con le labbra umide e carnose, «anche io so come fare impazzire un uomo».
Un altro bacio sigillò le loro bocche e infine Camilla aggiunse:
«Credimi».

6. Camilla

Ettore placed his Martin D28 in its hard case and leant it against the bathroom door in his dressing room. He was still shocked by what had happened that evening. The sequence of events kept repeating themselves over and over again in his head like a scratched record – Mike impassively leaving the stage and the concert. It had stunned everyone – himself, Jeff, the concert’s organiser sitting in the front row and the 1420 paying guests at the Dal Verme, left suspended in his absence with a half-finished clap in their hands and a half-smiled smile on their lips, convinced or deceived that any kind of unexpected strangeness in a show must somehow have been meant to happen and be pre-planned. It was Jeff who picked up the pieces and saved the evening, coming on stage with confident credibility and taking over Mike’s piece from the exact note on which it had been interrupted.
Such was the emotional charge of the show up to that moment that despite the awkwardness of the exchange, the audience allowed itself to be pleasantly taken in. And their warmth continued when Ettore joined his English friend to continue the improvisation and try despite everything to play at least a couple of the six pieces that should have been trios. An encore was demanded.
At the end of the concert, the two of them headed straight back-stage, their footsteps firm and decisive with the confidence of those who think they have everything under control. However tormented Mike’s sorrow had been, they had certainly never expected such a reaction as this from him, especially since he had been so careful not to air his trouble to the world’s curiosity. And up till then, he had managed with enviable force of character.
They found the scene that followed in the corridor by the dressing rooms even harder to explain. With a strange smile on his face, he was busy explaining his flight to the organiser as the result of a sudden dizziness that had come over him. But the organiser was immune to the collective illusion. He was completely stunned by what had happened.
Now all three of them were back in Ettore’s dressing room, Mike spoke with strange calmness, like one who has burned out his anger and stupor and is ready to move on.
“Sorry,” he said, “it won’t happen again.”
Ettore and Jeff, surprised at their friend’s sudden change of mood, preferred to let things lie and save everyone from further stress even though their chagrin was still vivid. Jeff put an end to the matter with his irony that he specialised in on such occasions. As he left the dressing-room, he said in his imperfect Italian, “The next time you decide to walk out on us, at least make sure that it’s in the middle of a decent piece if you want me to take it over.” With that he disappeared behind the door, throwing a withering look over his shoulder.
Left alone in the dressing-room, Ettore and Mike exchanged a long, understanding look at the end of which they smiled and burst into laughter, glad to let out the tension. Mike got up from the chair with a sigh and was about to follow in Jeff’s wake but as he reached the thresh-hold before he too disappeared behind the door, Ettore grabbed him by the arm. He couldn’t manage not to ask him. This new, burning look that Ettore had seen in Mike’s eyes just before he had gone on stage, had puzzled him and scared him as if the decision that he guessed Mike had taken was in actual fact more dangerous than beneficial. And so hiding his embarrassment in off-handedness, he asked, “How do you know it won’t happen again?”
Mike didn’t stop to think but answered immediately, “Because I’ve decided to leave her.”
Having let out the words, he lowered his gaze and walked away, trying to hide the painful implications of this choice and leaving his friend to deal with his surprise at the revelation.
Outside the theatre, just before midnight, a small group of fans, depleated by the icy cold, were waiting for the three of them for the usual autographs, circling round them like a firing squad waiting to attack.
Ettore led the way in front of Mike and Jeff and greeted the crowd. Still slightly stunned from Mike’s words, he began distractedly signing album covers, diaries, scraps of paper, T-shirts and just about anything else which you could write on. His friends did the same.
After an infinity of autographs, a girl with her arms folded and her shoulders hunched against the cold came forward from the crowd. She was clearly disinterested in the frivolous ink souvenir and stood staring at Ettore in a determined kind of way, resilient to the hands and elbows which tried to push and shove her out of the way. She stood so close to him that she could have fallen into his arms. He paused his pen in mid signature, slightly annoyed by this unexpected obstacle, and raised his eyes meaning to gain some space even if he had to physically push her back. But as soon as he looked at the girl, he was struck by her enchanting and brazen beauty as she stood at the mercy of the boisterous crowd, without doing or saying anything.
It was the girl who spoke. Her voice was the velvet and bewitching voice of a professional seducer.
“Were you thinking of spending the whole night scribbling on sheets of paper?”
Ettore didn’t reply. Her lethal charm had turned him into a plaything. He spent those long few seconds of silence soaking up the details of her beauty with his eyes, from her long, black curls to her fair skin, from her green eyes to her full, red lips. But there was something else that went beyond her physical appearance, a mysterious sensation which he couldn’t name but which he willingly abandoned himself to. He had never before felt so suddenly and irredeemably attracted to a woman. It was so strong that he ceased caring about that eternal moment of glory he rarely neglected with his fans.
“Well,” said the girl with an air of confidence, “my two friends and I are going to have a drink at the pub on the corner.”  She nodded towards his pen still poised in mid-air and continued, “When you’ve run out of ink and got your voice back you and your friends could maybe join us there.”
Ettore managed a smile as he tried to resist her charm but his eyes followed her movements as she turned to go and the fans stepped back to let her pass. As soon as she had reached the edge of the crowd, which immediately closed itself up again around its star, she stood up on tiptoe to catch his eye again and called out, “That’s if your followers let you be!” With a laugh, she disappeared into the darkness of Milan.
About one hour later, as soon as the satisfied and grateful multitude that surrounded him had dispersed, Ettore felt himself helplessly attracted to the trail of perfume the girl had left behind and found his mind and eyes waivering in her direction, despite Mike’s cumbersome confession that continued to press on his thoughts. It didn’t take much to convince Jeff to accept the invitation to the pub and Mike followed the two of them without saying anything not wanting to disappoint his friends for a second time that evening although he secretly hoped that by the time they got there the girls would have already gone.
Once inside the pub, even though it was stuffy and smelly, all three of them were glad for the warmth and they emersed themselves in the midst of the dimly lit, crowded tables leaving the icy cold of the night outside. Ettore scanned the smokey faces that surrounded them and before long his gaze met the beautiful features of the girl he was looking for.
“Follow me,” he shouted over his shoulder to his friends above the din of dance music and voices, aiming straight for the table he had spied. He was followed by an excited Jeff and a disappointed Mike. He used his guitar case to fight a path through the crowd and soon reached the girl’s silhouette.
“Hi!” he shouted above the noise.
The girl raised her head in the direction of the voice she had heard and her gaze met that of Ettore standing behind her.
“Oh, hi!” she shouted surprised, “so it looks like 12 Beers has tired of writing his own name.”
She smiled as she looked up at him. “Come join us.” She added cheerfully, “We’ve been waiting for you.”
The three of them built a kind of castle under the table with their instruments and sat down on the wooden bench.
“My name’s Camilla,” the girl introduced herself, “and this is Julia and Sabrina.”
Julia was blonde and beautiful in a classical way while Sabrina had brown hair and was less striking. They held out their hands to shake those of the three men who recited their names in turn like a morning rollcall.
“We know who you are,” replied Julia in a sing-song voice.
In fact, it was only the pub’s regulars that didn’t recognise them, being a night-time crowd that was light years away from their world and style, natural fans of electronic music and nightclubs that they were clearly soon going on to later in the evening. Given the moment, for once it was nice not to be recognised.
“Do you accept all your after-concert invitations so easily?” asked Camilla with a cheeky smile, more to Ettore than to the others.
“Only those made by girls as impertinent as you,” he answered mimicking her tone, lapping up every particle of her almost painful beauty. He found it hard to talk to her without being overcome by an uncontrollable desire to kiss her lips and savour her taste. It was like looking at a mouth-watering cake he had never eaten. He had been surprised by his hunger for her from the moment he had set eyes on her in the crowd outside the theatre, victim of a magical spell whose outcome was not simply the momentary pleasure of sex, although that was part of the mixture, but a much deeper connection.
“Then you did well to accept,” intervened Sabrina, interrupting his thoughts.
Just then the barmen arrived and added three lagers to the girls’ order, which he had begun an hour ago and left beneath the ashtray on their table.
“You can do better than that 12 beers!” challenged Camilla waving the paper with the order on it under his nose.
Ettore smiled at her joke, drunk already only on the girl’s presence.
“I already drank them before the concert,” he spelled out the obvious, “since you know my nom de guerre you should know that too.”
“So we can re-christian you 24 beers this evening,” the girl answered back.
“It’ll be hard going,” he warned, “but if you want to try, you are more than welcome.” With these words, he gave himself away in an involuntary declaration of his infatuation, which Camilla was quick to pick up on.  She was flattered but before she could say anything Julia bluntly unmasked the truth, “We already asked for permission by inviting you.”
It was Jeff who spoke with his marked accent. “So you can count on all our support,” he said stating his intentions quite clearly.
There was a laugh all round which helped break the ice and lessened the distance between them. Between the bursts of laughter Sabrina turned to Mike who had remained silent and distant throughout, and poked fun at his silence. “You speak far too little to be the veteran of the group, Mr Mud,” she said sarcastically.
The barman arrived with the three lagers just in the nick of time, for Mike was not in the mood, awkward, tired and tense as he was. This certainly wasn’t the place he had had in mind for clarifying his thoughts after that evening’s scene. His only desire right then was to get back to the hotel. And probably it was the same as everybody else’s who was sitting at that table, although certainly for very different reasons from his. And after they had drunk five beers, the conversation had moved enough in that direction between jokes and allusions that finally it was a sure thing.
The six of them got up together from the wooden benches, payed the bill hurriedly and let their desire push them towards the door and out onto the street. They walked briskly along the dark, icy road towards the hotel, silenced by the cold and their quickened heartbeat, and reached the hotel entrance in no time at all. In front of the glass doors of the 4-star hotel, it was naturally time to define couples and intentions. Julia was already entwined around Jeff and Ettore grasped Camilla’s hand. Only Sabrina and Mike stood at arm’s length apart. She looked sulky while he was torn in two minds.
The imminent epilogue dangling before their expectations tempted everybody, tugging clearly at their emotions, and in fact Mike felt himself drawn decidedly towards the chance he was being offered. This was not exactly the way he had meant to do it but the idea of leaving his pain behind him with such an irredeemable and decisive act gained a frighteningly, strong hold on him. He suddenly realised that he was able to do it and it was this same realisation that made it no longer necessary. He turned to the group with confident eyes and a decided voice,
“Excuse me,” he said looking at each one in turn, “I’m very tired and I think I’m going to go to bed.”
Sabrina was the last one he turned to. She was clearly annoyed at the idea of having to wait in the lobby all night for her friends. He thanked her with a smile, then turned and walked away.
“Fantastic!” cried the rejected girl.
No-one said anything else until Mike had disappeared into the darkness of the hotel. Ettore looked on after him, trying to understand his friend’s mood especially in the light of the decision he had taken that evening. But he found it impossible to think of anything other than Camilla right then. Avid and sensual, she absorbed all of his attention.
“I’ll wait for you downstairs,” Sabrina said and then added with a tone somewhere between anger and jealousy, “Don’t have too much fun!” She too disappeared in the direction Mike had gone.
Another silence made its way in, between the cold and the Milan night, leaving a stain on the white sheets where the two couples, still outside on the streets, were about to paint their passion. Jeff looked at Ettore and shook his head. Ignoring the two girls for a moment he said, “I told you. She’ll make him go crazy.” Then he put his arm tight around Julia’s neck and led her into the hotel.
His words awoke Camilla’s curiosity. She was already beginning to guess the delicate matter to which Jeff had referred to.
“Who will make who crazy?” she asked quietly.
Ettore, who was by now completely taken in by her charm, thought nothing wrong in confiding his friend’s secret with her, illuded by the improbable idea that that night would have been followed by another. Her presence dazed him with the desire she created and he certainly hoped he would see her again.
“Mike,” he said vaguely and paused trying for the last time to resist. But then he felt himself melt in her green eyes and admitted, “Today he decided to leave his wife.”
Camilla didn’t react in any way, as if a musician’s lifestyle couldn’t lead to anything else. She ran her hand across his stubbly beard and took a step closer to him until her full breasts were pressed against his body, at the height of his heart.
“It would seem that you are more upset than him.”
“I love Mike. He’s my family.”
“I see,” she said, inclining her head towards him, “but better not to think about that right now.”
She reached out across the last bit of space that divided them and kissed him, delicately at first and then with passion.
“Come with me,” she whispered through her full, damp lips, “I too know how to make a man crazy.” Another kiss sealed their lips together, until Camilla added, “Believe me.”

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  1. Luca Francioso Reply

    Ciao Andrea, grazie del commento. Beh, aspetta di leggere la prossima puntata, allora… Un abbraccio e OGNI BENE.

  2. Andrea Carpi Reply

    Cribbio, un thriller musical erotico!

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