12 BIRRE – Un thriller tra i post (4/21)12 BEERS – A thriller in the post (4/21)

4. L’intervista

«Buon pomeriggio e ben trovati, un saluto dal vostro Paolo Veronesi. Sono le 16.30 in punto del 19 dicembre e come ogni mercoledì inizia una nuova puntata di “La direzione del suono”, sulle frequenze di Radio Popolare. Ormai manca poco a Natale e, come anticipato più volte in questi giorni, oggi ci faremo un regalo con una puntata davvero speciale: in studio con noi ci sono tre grandi artisti della chitarra acustica, che ci faranno compagnia nella prima mezz’ora di trasmissione. È per me un vero onore poterli intervistare».
Paolo fece un sorriso complice ai suoi ospiti e, indicandoli, scandì i loro nomi con enfasi.
«Proprio davanti a me ecco il grande Mike Mud, il virtuoso Jeff Stone e il loro talentuoso rampollo Ettore Silenzio “12 birre”. I tre moschettieri al completo, insomma. Ciao ragazzi».
I tre soffiarono nel microfono un saluto all’unisono, come una classe interrogata dal professore, mentre il DJ di Radio Popolare apriva velocemente una rivista su una pagina contrassegnata da un post-it. Lanciando un’occhiata di promemoria, disse:
«Sul numero di dicembre della neonata “Guitar club”, Andrea Carpi, chitarrista e pubblicista che conosciamo bene, nella sua rubrica “Step by step” definisce il concerto dei “tre moschettieri” – come lui stesso vi ha battezzato dopo il vostro primo concerto insieme – un’esperienza fisica ed emotiva dalle affascinanti suggestioni. “I tre virtuosi della sei corde”, scrive Andrea, “sanno incantare, emozionare e sorprendere”. Che ne pensate?».
Paolo perlustrò velocemente i volti dei tre, concentrandosi infine su quello più familiare.
«Mike?».
Mike annuì sorridendo, depose in fondo ad un sacco il nervosismo e la tristezza di quei giorni e si predispose ad essere socialmente godibile. In un perfetto italiano rispose:
«Penso che ha ragione».
Tutti negli studi lasciarono esplodere una fragorosa risata, assecondando la sfrontatezza e il sarcasmo di Mike Mud, piuttosto noti alla stampa del settore. Jeff diede corda all’amico americano, con il suo forte slang inglese.
«Come dargli torto!».
Ancora divertito il DJ chiuse la gag dicendo: «Dovevo aspettarmelo» e poi:
«È così che sta reagendo il pubblico a questa tournée?».
Fu Jeff a rispondere.
«L’energia della gente ci investe dal primo all’ultimo pezzo e devo dire che questo è il tour in cui sta accadendo con più forza».
«Sì», riprese Mike, «al contrario dei concerti passati stiamo suonando di più insieme e questo alla gente piace molto. I singoli set sembrano comunque non perdere di intensità e ne guadagna lo spettacolo».
«Quindi», riprese Paolo, «questa sera dobbiamo aspettarci molti brani in trio?».
«È così», rispose di nuovo Mike, «ci sarà da divertirsi!».
Il DJ diede un’occhiata al foglietto scarabocchiato da appunti quasi illeggibili, vicino alla rivista prima consultata, e disse:
«Questa sera – lo ricordo per quei pochi che ancora non lo sapessero – Mike, Jeff e Ettore suoneranno a Milano, alle 21.00 al teatro Dal Verme, e Radio Popolare trasmetterà la diretta del concerto a partire dalle 20.45. Domani la tournée proseguirà al teatro Municipale di Piacenza, il 21 al Chiabrera di Savona, il 22 al Petrarca di Arezzo e il 23, ultima data del tour, i tre chiuderanno al nuovissimo Valdoca di Cesena».
Prese fiato e si rivolse a Jeff per la successiva domanda.
«Un bel giro, considerando che non vi fermate da un mese. Ma non vi manca un po’ casa?».
«A volte sì», ammise Jeff con il suo accento inglese, «anche se quando viaggi per così tanto tempo per un tour alla fine la tua casa diventa la musica e la tua famiglia i tuoi compagni di viaggio e la gente che viene ad ascoltarti».
«Capisco», disse il DJ di Radio Popolare, «di certo stasera potrete contare su molti parenti, vista la sala molto grande e in effetti già sold out da un pezzo».
Si girò verso Ettore, che fino ad allora aveva assistito attento allo scambio di battute, e chiese: «12 birre, ti intimoriscono i 1420 posti – tutti occupati – di questa sera?».
Ettore era noto per il suo timore del palco, sebbene una volta salito era cosa difficile da supporre, per la sua maniera oltremodo spontanea di gestire il proprio set, per cui la domanda ebbe il sapore di una giocosa provocazione.
«Certamente no», rispose lui a tono e Mike e Jeff se la risero, «che il teatro sia pieno mi fa solo piacere», concluse e la cosa in effetti era vera. Paolo assecondò le parole di Ettore con mezzo sorrisetto e poi gli rivolse un’altra domanda.
«Anche se ormai sono quattro anni che giri il mondo con Mike e Jeff – ricordiamo che tu hai esordito nel 1980, a soli 18 anni – e nonostante tu abbia collezionato una serie infinita di concerti, sei ancora considerato dalla maggior parte degli addetti ai lavori un chitarrista emergente, come se mancasse ancora la definitiva conferma del tuo talento. Come vivi questo evidente controsenso? Pensi che sia perché sei ancora molto giovane?».
Qui, invece, tutti intuirono una certa solidarietà nelle parole del DJ milanese, Ettore compreso, che non mancò di restituire uno sguardo complice a quello di Paolo.
«Non so cosa dire», rispose il chitarrista siciliano, «e sinceramente poco m’importa. Cerco di dare sempre la giusta importanza a quello che di me dice la gente, soprattutto la stampa, senza eccedere mai in un senso o in un altro. Io so chi sono».
«Capisco», disse Paolo, «di certo non ti si può negare un’evidente evoluzione in questi anni e l’LP che hai inciso e pubblicato a febbraio ne è una conferma. So che il disco sta andando molto bene».
Il DJ si allungò sulla mensola alla sua destra e prese il cartone del vinile su cui era stampata la foto di Ettore con la sua Martin D28.
«“Distanze” sta facendo il suo cammino», si inorgoglì 12 birre, «e ne sta facendo fare tanto a me. In tutti i sensi».
Mike sbuffò un sorriso compiaciuto sul microfono, gustandosi la soddisfazione di essere il suo mentore.
«L’LP di Ettore è davvero un ottimo lavoro», intervenne con aria paterna, «e noi vecchietti, in fondo, stiamo approfittando un po’ del consenso che ha creato soprattutto sui ragazzi».
«In effetti», confermò Paolo, «i vostri concerti richiamano sempre un pubblico assai eterogeneo. Secondo voi è per i diversi linguaggi che esprimete con la vostra musica?».
«Credo di sì», rispose Mike, «siamo tre musicisti completamente diversi, per età e linguaggio musicale. È normale che a seguirci siano diverse sensibilità».
«Il tuo blues», proseguì il DJ milanese restando con sguardo e attenzione su Mike, «la musica celtica di Jeff e le melodie fortemente mediterranee di Ettore rispecchiano alla perfezione i vostri diversi natali e le vostre diverse radici. Preso atto che la gente apprezza questa interazione, voi come la vivete sul palco?».
«Viviamo la diversità in maniera normale», giocò con le parole Mike, «sia sul palco sia fuori dalle scene. Se pensi che viaggiamo insieme ormai da quattro anni e non ci siamo ancora scannati ti fai un’idea precisa della faccenda».
L’ennesima risata di gruppo venne versata sui microfoni. Paolo, divertito, annotò qualcosa sul foglietto degli appunti e, rivolgendosi ironicamente a Jeff, chiese a proposito:
«Chi è il più attaccabrighe dei tre?».
«È una bella lotta tra Mike e 12 birre», sentenziò l’inglese con il suo slang, «ma credo sia 12 birre il vincitore».
Nonostante il tono leggero della questione, Jeff prestò molta attenzione alle parole, misurandole e deviandone la traiettoria volutamente su Ettore. Si guardò bene, infatti, dal fare la minima allusione ai recenti episodi violenti di Mike, scatti d’ira e nervosismo che avevano sorpreso perfino lui. Mai prima di allora erano successi simili sfoghi, non era certo una persona violenta, ma c’era da aspettarsi che nessuno gli avrebbe creduto, se la cosa fosse diventata di dominio pubblico. A volte può bastare un’insignificante dettaglio per tradire la riservatezza di faccende delicate, così, pur non rinunciando a un po’ di ironia, stette alla larga da qualsiasi inopportuno indizio.
Mike intuì le intenzioni dell’amico e lo guardò con gratitudine. Non si sentiva fiero di quello che era accaduto e ricordava i due episodi con profonda amarezza, consapevole tuttavia che sarebbero potuti ripetersi suo malgrado, considerato il logorio emotivo che lo rendeva imprevedibilmente instabile in quei giorni. A Parigi, tre settimane prima, poco dopo il concerto aveva lanciato il telefono della camera d’albergo contro la finestra, frantumandone il vetro, e due giorni dopo, a Zurigo, aveva spintonato la donna del servizio di pulizia dell’hotel, fortunatamente rimasta illesa e persuasa poi da Ettore a non sporgere denuncia, per una sciocchezza. Era chiaro a tutti e tre che lo stress accumulato dai problemi con la moglie stava minando la serenità di Mike e per questo, dopo quanto accaduto, nessuno era più tornato sulla questione. La domanda del DJ di Radio Popolare, però, aveva risvegliato nei tre chitarristi ricordi e sensazioni al riguardo con una certa forza, sebbene Paolo non ne percepì la minima eco.
«Sarà per il fervore dei suoi 22 anni», disse riferendosi alle parole di Jeff, «non c’è dubbio».
«Può essere», intervenne Ettore, solidale e complice, «dopo ogni concerto avrei voglia di strozzarli, visto che mi prendono sempre in giro per questo».
«È il tuo destino, mocciosetto!», slangò l’inglese, dando un ultimo e definitivo calcio a ricordi poco graditi, e l’ennesima risata di gruppo – questa volta davvero opportuna – diede modo a Mike di prendere fiato.
«La cosa che mi sono sempre chiesto», proseguì Paolo a ruota, «è proprio cosa succede dopo lo spettacolo, autografi e fotografie a parte, s’intende. Alla fine di tutto, cosa c’è fra voi e un meritato riposo?». Dopo un attimo di silenzio aggiunse: «Se c’è qualcosa, naturalmente».
I tre si guardarono studiandosi gli sguardi, rinnovando così la promessa di non parlare mai pubblicamente, in nessun caso, degli sporadici incontri con alcune fans – quelle più sfrontate, per così dire – dopo gli spettacoli. Chiaramente incontri che riguardavano solamente Jeff e Ettore, visto che Mike si era sempre rifiutato, fedele com’era nonostante tutto. Ettore prese la parola e provò a rispondere comunque sinceramente.
«Spesso in hotel mi metto a suonare e a comporre, anche. Molti pezzi di “Distanze” sono nati proprio nella solitudine di una camera d’albergo, mentre l’adrenalina del concerto è ancora in circolo».
«Sì, anche a me succede», intervenne Jeff, «fatico a dormire appena tornato in camera, l’emozione e l’energia sono ancora troppo vive per prendere sonno. Così mi metto a suonare oppure mi metto ad ascoltare quello che fa il mocciosetto nella camera a fianco».
Il chitarrista inglese abbozzò una risata maligna, indicando Ettore, ma il doppio senso fu chiaro solo a lui e a Mike.
«Mi sa che io sono il vecchietto della situazione», ammise Mike, frenando con il suo repentino intervento ogni possibile interpretazione alla battuta dell’amico, «visto che arrivati in camera crollo sul letto, esausto!».
Paolo sorrise con una strana espressione che nessuno capì.
«Certo», disse poco convinto, «capisco».
Stava per fare un’altra domanda ma gli scappò un’occhiata all’orologio appeso alla parete e fece una smorfia di disappunto, proprio mentre Claudio, dell’altra parte del vetro, gli fece un segno d’intesa.
«Va bene ragazzi, sembra incredibile ma il tempo a nostra disposizione è già volata via», disse scocciato, «io vi ricordo ancora una volta, anche se in effetti il teatro è tutto esaurito, che i tre moschettieri questa sera saranno al Dal Verme qui a Milano, alle ore 21.00 e che noi trasmetteremo la diretta del concerto su queste frequenze, a partire dalle 20.45. Ora è tempo di uno spot pubblicitario, ma prima salutiamo e ringraziamo i nostri graditissimi ospiti per il loro intervento e le loro storie, con il brano che dà il titolo al disco di Ettore Silenzio, “Distanze”».
Fece una pausa e poi aggiunse, indicando uno per uno:
«Grazie a Mike Mud, a Jeff Stone e a Ettore Silenzio “12 birre”».
I tre ringraziarono in coro, Paolo e radioascoltatori. Il DJ riprese:
«La speranza è di rivedervi presto negli studi di Radio Popolare».
In quel momento i microfoni in studio vennero spenti e partirono le note di “Distanze”, il brano di Ettore. Mentre tutti si alzavano in piedi, spuntò da dietro la porta la ragazza dai capelli rossi insieme con il tecnico riccioluto, che informò il conduttore sui tempi.
«Hai dieci minuti, Paolo».
Il DJ gli fece un gesto d’intesa e accompagnò fuori dallo studio i chitarristi, ringraziandoli nuovamente.
«Grazie ragazzi, siete sempre i benvenuti qui. Io ho un’altra mezz’oretta di trasmissione, sarà Loredana ad accompagnervi all’uscita», disse indicando la rossa.
Mike annuì e si fece portavoce del gruppo, ricambiando le parole cordiali.
«Per noi è stato un piacere, Paolo. Come sempre».
Mentre si stringevano la mano, il DJ milanese aggiunse:
«Salutami Isabel, ok?».
Mike cedette per un attimo sulle gambe, accusando l’improvviso vuoto allo stomaco. Provò subito a reagire per non darlo a vedere, ma ci riuscì solo in parte. Se Paolo infatti non intuì alcun disagio, Jeff ed Ettore, poco dietro, si accorsero subito dello stordimento dell’amico e provarono a far cadere lo sguardo altrove, come per non dare importanza alla cosa e liberarlo da ulteriori pesi.
«Certamente, lo farò», rispose lui gentilmente e sospirando.
Ancora qualche stretta di mano vigorosa e il tempo dei saluti si esaurì con il rumore della porta della sede di Radio Popolare che si chiudeva e consegnava al gelo di fuori i tre chitarristi più importanti del momento.
Paolo fissò la porta chiusa a lungo prima di tornare in studio, con espressione combattuta. Una volta al tavolo, mentre in onda finiva il brano di Ettore e cominciava la pubblicità, allungò le mani al telefono vicino, sollevò la cornetta e cominciò a far girare la ruota dei numeri. Attese qualche secondo, poi cominciò a parlarci dentro.
«Sono io», disse, «sono appena andati via».
Dall’altra parte si sentì una voce rispondere: «Erano soli?».
«Sì, erano solo loro tre. Cosa pensi di fare adesso?».
«Aspettare stanotte».
«Allora vuoi che proceda?».
«Certamente».
Paolo rimase in silenzio qualche secondo, ancora combattuto nelle intenzioni.
«Forse non è una buona idea».
La voce ebbe un sussulto.
«Io credo di sì».
«Come vuoi», si arrese il DJ milanese, «per stasera è già tutto sistemato».
Mise giù la cornetta senza aspettare repliche o dire altro. Gli costava un po’ mantenere fede all’impegno preso, ma non era abituato a non fare quanto promesso, specie se a chiedergli aiuto era una persona con cui era in debito. Così provò a non pensarci e portare a termine l’ultima mezz’ora di trasmissione che gli restava.
In quel momento si vide Claudio oltre il vetro fargli un segno. Lui indossò le cuffie, con lo sguardo fisso nel vuoto, e accese il microfono.

4. The Interview

“Good afternoon and welcome back with a big hello from Paolo Veronesi. It’s exactly 4.30 pm on the 19th December and just like every Wednesday we’re ready to start a new episode of “The Direction of Sound” on Radio Folk. Christmas is almost upon us again and we’re ready to keep our promise we’ve made to you over these last few days. Here is the Christmas gift we’ve prepared for all our listeners with this truly special episode. Here in the studio with us are three of the greatest artists of acoustic guitar. They’re going to be keeping us company for the next half hour of this transmission. It’s a great honour for me to be interviewing them here today.”
With that, Paolo beamed a smile to his guests and nodding at each one in turn, read out their names with emphasis.
“Here in front of me is the great Mike Mud, the masterly Jeff Stone and their budding prodigy Ettore Silenzio “12 Beers”. The Three Musketeers all in one room. Hello boys!”
The three of them whispered their greetings into the microphone in unison like a group of school-kids standing before the Headmaster, while Radio Folk’s DJ hastily opened a magazine on a page pre-marked with a post-it note. He glanced up at them as if to help jog their memories as he spoke:
“It was Andrea Carpi, guitarist and journalist who we all know well, who christened you as “The Three Musketeers” after your first concert together. In his column “Step by Step” in the December issue of the newly born “Guitar Club”, he defines your concert as ‘a fascinatingly evocative physical and emotional experience’. He writes: ‘The three talents behind the six-strings know how to enchant, surprise and move.’ What do you have to say?”
Paolo quickly searched their three faces, his gaze coming to rest on the one most familiar to him.
“Mike?”
Mike nodded and smiled, placing his nervousness and sadness of the last few days in the bottom of an invisible sack, and prepared himself to be socially lovable. “I say,” he replied in perfect Italian,
“that he’s right!”
Everyone in the studio let out a loud laugh, indulging the brashness and sarcasm that Mike was so famous for with the press. Jeff backed up his American friend and added in his strong English accent: “Who has the nerve to disagree?!”
Still laughing, the DJ ended the joke saying, “I should have known,” and added, “so is this how the public are taking your current tour?”
It was Jeff who answered. “The audience’s energy literally assails us from the first piece right up to the last and I have to say that in this tour it’s been happening more than ever before.”
“Yes,” added Mike, “We’ve been playing together much more than in previous concerts and the audience is loving it. This way our solo sets seem to be gaining intensity too and the overall show is stronger.”
“So,” replied Paolo, “this evening we can expect lots of pieces played in trio?”
“And so,” Mike exclaimed, “there’ll be fun for all!”
The DJ looked down at a bit of paper with almost illegible notes scribbled on it next to the magazine he had been consulting.
“This evening – for the benefit of those who don’t already know – Mike, Jeff and Ettore will be playing at the Dal Verme Theatre in Milan at 9pm and Radio Folk will be giving live coverage of the concert from quarter-to-nine onwards. Tomorrow, the tour is continuing to the Piacenza County Theatre. On the 21st, they will be at Chiabrera in Savona, on the 22nd at Petrarca in Arezzo and on the 23rd, the last date of the tour, the three will finish at the brand new Valdoca in Cesena.”
He caught his breath and then fired his next question at Jeff.
“A considerable trip given that you’ve been on the go for a month. But don’t you miss home a bit?”
“Sometimes,” Jeff admitted, “even though when you’ve been travelling for so long on a tour, in the end it’s the music that becomes your home while your family becomes your travelling companions and the people who come to listen to you.”
“I see,” said Radio Folk’s DJ. “Then tonight you can certainly count on lots of relations seeing as the venue, big as it is, has been sold out for some time.” He turned towards Ettore, who had been sitting listening to his mates in silence until now, “12 beers, does the idea of 1420 seats this evening – all occupied – make you a little unnerved?”
Ettore was famous for his stage fright, even though once he was actually out there it was difficult to detect thanks to the extremely spontaneous way he managed his set. And so the question had the taste of playful provocation.
“Certainly not,” he replied with a smile that made Mike and Jeff laugh, and then added truthfully, “the fact the theatre’s full just makes me happy.”
Paolo acknowledged Ettore’s words with a small smile and then asked him another question.
“Even though you’ve been travelling the world with Mike and Jeff for four years now – let’s just remind our audience that you came to fame in 1980 when you were only 18 years old – and even though you’ve got an infinite collection of concerts behind you, you are still considered by most experts in the field as an emerging guitarist, as if some kind of final confirmation of your talent were still needed. How do you feel about this evident contradiction? Do you think that it’s because you are still very young?”
Here, all three of them, Ettore included, felt a kind of solidarity in the Milanese DJ’s words. When the Sicilian guitarist replied, he did so with a knowing look.
“I don’t know what to say really and to be honest I don’t think it’s very important. I always try to give the right weight to what people say about me, above all the press, without ever exaggerating in either one direction or the other. I know who I am.”
“I understand,” said Paolo, “it certainly can’t be denied that you’ve come a long way in these years and the LP you recorded and released last February is a sure confirmation. I know the disc is selling really well.” The DJ leaned over to reach a shelf to his right and picked up a record with a photo of Ettore together with his Martin D28 printed on the sleeve. “’Distances’” is making its way in the world,” he said, making Ettore flush with pride, “and it’s doing the same for me. In every sense.”
Mike snorted a satisfied laugh into the microphone, lapping up the satisfaction of being his mentor.
“Ettore’s LP is truly an excellent piece of work,” he intervened with a paternal air, “and us old folks are basking in the new popularity it’s created with the young.”
“It’s true,” confirmed Paolo, “your concerts always attract quite a varied audience. In your opinion, is this because of the many different means of expression you create through your music?”
“I think so,” replied Mike, “we are three completely different musicians, both because of our ages and because of our musical backgrounds. It’s to be expected that we appeal in different ways to different people.”
“Your blues,” continued the Milanese DJ keeping his gaze and attention on Mike, “Jeff’s Celtic music and Ettore’s clearly Mediterranean melodies mirror your differing birthplaces and origins to a T. I know that you are aware that people really appreciate this mix of backgrounds so how do you make the most of this on stage?”
“We express our diversity in the most normal way,” replied Mike, “both on stage and off. If you think about how we’ve been travelling together for almost four years and we haven’t killed each other yet then you get a clear picture of how things stand!”
Everyone laughed into the microphone for the nth time. Paolo chuckled and wrote something in his notes on the scrap of paper. Turning to Jeff, he asked with a note of irony, “Who is the rowdiest of you three then?”
“It’s a toss up between Mike and 12 beers,” said the Englishman in his accent, “but I think 12 Beers is probably the winner.”
Despite the light-hearted tone of the question, Jeff scanned his words carefully, measuring them. His deviation of the trajectory onto Ettore was deliberate. He was wary of making even the slightest allusion to Mike’s recent violent episodes, bursts of anger or tetchiness that had taken them all by surprise. He had never behaved in this way before for he wasn’t normally a violent person by any means. In fact, if things became public, there was always the chance that people simply wouldn’t believe it. But better safe than sorry and sometimes a silly oversight is enough to betray the privacy of a delicate matter and so, although he didn’t want to forgo a bit of irony, Jeff was anxious to steer well clear of any inopportune slip of the tongue.
Mike realised his friend’s intentions and gave him a look of gratitude. He wasn’t proud of what had happened and remembered two particular episodes with bitterness especially as he had a hunch they might be repeated in spite of himself. His frayed nerves were making him unpredictable and unstable these days. Three weeks previously in Paris, just before their concert, he had thrown the hotel room’s telephone against the window breaking the glass. Two days later in Zurich, he had pushed one of the hotel staff. Fortunately, the woman was unhurt and Ettore managed to persuade her not to take such a ‘trivial’ matter any further. It was more than clear to all three of them that the stress which had been accumulating from his problems with his wife was threatening Mike’s sanity. No-one wanted to be reminded of the issue. However, Radio Folk’s DJ’s question had stirred up memories and sensations in the three guitarists more vividly than they would have liked, even though Paolo failed to notice the ripples he had created.
“He’s a twenty-two year old lad, full of energy to burn no doubt!” he said referring to Jeff’s response.
“Maybe,” Ettore intervened, playing his friend’s game, “after every concert I feel like strangling them because they poke fun at me so much about it.”
“It’s your fate, you little horror!” exclaimed the Englishman, giving his unwelcome memories a final hearty shove. The group’s well-timed laugh gave Mike a moment to catch his breath.
“What I’ve always asked myself is this,” Paolo continued, “what actually happens after a concert – I mean photographs and autographs aside? When it’s all come to an end, what lies between you and a well-earned rest?” After a moment of silence he added, “If anything lies there at all, that is?”
The three of them looked at each other, studying each other’s expression, renewing their promise to never speak publically under any circumstances about the occasional meetings with a few of the more brazen fans after a concert. Of course, these illicit meetings concerned only Jeff and Ettore, since Mike had always refused any form of infidelity despite his current troubles. Ettore took the initiative and answered as truthfully as possible.
“I often play my guitar for a bit in the hotel or compose some new pieces. Many of the songs in “Distances” were written in the solitude of my hotel room while I was still full of adrenaline from the concert.”
“Yes,” Jeff added, “I find it hard too to go to sleep as soon as I get back to my room. The energy and emotions that are rushing through you are so strong they keep you awake. I often play for a while too or sometimes I just sit and listen to the noise that little horror is making in the room next door.”
The English guitarist gave a dirty laugh as he indicated Ettore but only he and Mike got the double-entendre.
“It looks like I’m the only old fogey around here,” admitted Mike, his off-hand remark nipping in the bud any possible interpretation of his friend’s comment. “As soon as I get back to my room, I just roll into bed exhausted!”
Paolo smiled with a strange expression that no-one understood. “Of course,” he said without seeming very convinced, “I understand.”
He was about to ask another question when he glanced up at the clock on the wall and gave a grimace of disappointment just as Claudio from the other side of the glass made a sign of acknowledgement.
“Well, guys! It seems incredible but our time has already flown by,” he said, clearly annoyed, “I’ll remind you all once again, even though the theatre is really already sold out, that the three musketeers will be at the Dal Verme here in Milan this evening at 9pm. We will be airing the concert live on this frequency from quarter-to-nine onwards. Now it’s time for a short commercial break but before that let’s say goodbye and a big thank you to our most welcome guests for their contribution. Let’s end with the title-piece from Ettore Silenzio’s album ‘Distances’.”
He gave a short pause and then added, indicating them one by one, “Thanks to Mike Mud, Jeff Stone and Ettore Silenzio ‘12 Beers’.”
The three of them said ‘thank you’ in unison to Paolo and his listeners before the DJ continued, “Our hope is to see you again soon in the studios of Radio Folk.”
As soon as he had spoken, the studio microphones were turned off and the opening notes of Ettore’s piece ‘Distances’ began. As everyone got to their feet, the red-haired girl together with the curly-haired technician poked their heads round the door to let the DJ know the timing. “You’ve got ten minutes Paolo.”
The DJ nodded in acknowledgement and thanked the guitarists once again as he showed them to the door.
“Thank you boys. You’re always welcome here. I’ve got another half-hour on air and so Loredana will show you out.” He indicated the red-haired girl as he spoke.
Mike nodded and spoke for all three of them as he replied to the pleasantries.
“It’s been our pleasure, Paolo. As always.”
As they shook hands, the Milanese DJ added, “Say hello to Isabel from me.”
Mike grew weak in the knees for a moment and muttered something about a stomach-ache. He did his best to keep a grip on himself but only partly managed. In actual fact, Paolo didn’t notice his unease, but Jeff and Ettore, who were standing just behind him, immediately picked up their friend’s difficulty and averted their gaze in an effort not to give the event any importance and free it of any further weight.
“Certainly will do,” Mike replied quietly with a sigh.
A few more vigorous handshakes and the time for saying goodbye was up, marked by the noise of the door to Radio Folk’s Head Office which closed behind the three leading guitarists of the moment, leaving them out in the icy cold once again.
Paolo stood looking at the closed door for some time before returning to the studio with an irresolute expression on his face. Sitting at the table once more, as the final notes of Ettore’s piece were played on air and the adverts started, he reached out his hand to the nearby phone, picked up the receiver and began to turn the dial with his finger. A few seconds past and then he began to speak, “It’s me,” he said. “They’ve just left.”
From the other end of the telephone line a voice asked, “Were they alone?”
“Yes. It was just the three of them. What are you thinking of doing now?”
“I’ll wait till tonight.”
“So you want to go ahead?”
“Of course.”
Paolo was silent for several seconds, undecided as to what to do next.
“Maybe it’s not a good idea.”
The voice gave a jump. “I think it is.”
“As you like,” the Milanese DJ gave in, “everything is in place for tonight.” Without another word, he hung up without waiting for a reply. It wasn’t easy for him to keep his commitment to the deal he had made, but he was a man of his word who was used to keeping his promises, especially when he already owed a favour to the person who had asked for his help. So he worked hard to block it out of his mind as he sat down ready to finish the last half hour of his radio programme. Claudio made a signal to him from behind the glass and he picked up the headphones. As he stared into the empty space in front of him, he turned on the microphone.

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