12 BIRRE – Un thriller tra i post (3/21)12 BEERS – A thriller in the post (3/21)

3. Radio Popolare

La Peugeot 305 bianca proseguiva quasi a passo d’uomo nel traffico di Milano, tagliando il freddo gelido di quei giorni con la sua linea marcata. Al volante Mike guidava nervoso, sempre pronto a sbottare contro ogni automobilista, anche se spesso era lui a forzare le manovre. Al suo fianco Jeff guardava fuori dal finestrino, annoiato dal viaggio infinito, mentre dietro, Ettore, dormiva rannicchiato sul sedile.
Le due ore di viaggio erano trascorse lente, silenziose e senza sosta, sebbene nessuno sembrava ancora essersi ripreso dal concerto della sera prima. Il pubblico di Padova aveva barricato le uscite del Verdi per autografi e fotografie e i tre erano riusciti a tornare in albergo non prima delle due del mattino. E a prendere sonno solo qualche ora dopo.
Mancavano ormai le ultime cinque tappe alla fine di quella lunga tournée e poi, dopo quel mese intenso trascorso ogni sera in una città diversa, ognuno sarebbe tornato alle proprie vite per un po’. Giusto il tempo per riprendere fiato, in effetti, considerato che sarebbero dovuti ripartire per un tour americano subito dopo capodanno. Tuttavia era uno stacco opportuno e gradito da tutti, soprattutto da Mike, consumato com’era dall’urgente desiderio di tornare a Roma per sistemare le cose con la moglie. Le loro ultime telefonate erano state piuttosto burrascose, specie quel giorno quando, prima di partire per Milano, aveva passato più di un’ora rinchiuso nella cabina di fronte all’hotel a urlare nella cornetta tutta la sua amarezza, provando a far valere le sue ragioni.
Non era un gran periodo per Mike, quello. La situazione sembrava sfuggirgli di mano e con essa il suo autocontrollo, sebbene provasse con un certo stile a non tradire emozione alcuna in pubblico, come doveva fare per l’ennesima volta quel pomeriggio. Di certo se la sarebbe risparmiata l’intervista a Radio Popolare, nervoso com’era, ma era una cosa programmata ormai da tempo e poi, si era convinto, lo avrebbe distratto almeno per una mezz’oretta. Così, dopo aver parcheggiato lungo la via della sede, si voltò carico di buone intenzioni verso Jeff, che ancora guardava fuori dal finestrino, e gli disse:
«Sveglia 12 birre. Siamo arrivati».
Dai sedili posteriori si sentì Ettore dire: «Sono sveglio», ancora appoggiato al finestrino e ancora con gli occhi chiusi.
«Dai, mocciosetto», lo ammonì Jeff con il suo accento inglese, «in piedi!».
«In piedi», ripetè Ettore, scendendo a fatica dall’auto e infilandosi con altrettanta fatica giubbotto e guanti.
In strada il freddo sorprese tutti e tre con una certa violenza, accaldati com’erano dalla ventola dell’auto tenuta accesa per tutto il viaggio. Il tempo di prendere le chitarre dal baule della Peugeot 305 e già le mani erano fredde come il ghiaccio, nonostante i guanti di lana. Percorsero tutta la via come pinguini, arrivando al portone della sede di Radio Popolare in pochi minuti e in apnea. Furono accolti dal sorriso di una ragazza dai capelli rossi che li fece accomodare negli studi con aria gentile.
«Informo Paolo che siete arrivati», disse loro senza smettere di sorridere e sparì dietro una porta con le maniglie antipanico. Tempo un paio di minuti e ne uscirono un ragazzo dalla folta chioma riccioluta e un uomo alto e barbuto con il passo veloce e la mano tesa in avanti.
«Mike, Jeff», salutò l’uomo stringendola ad entrambi. Nonostante il palese ritardo dei suoi ospiti, sembrò gratitudine la verve con cui continuò la frase. «Puntualissimi. È un piacere rivedervi». Poi si voltò verso Ettore e disse:
«Tu devi essere 12 birre».
Ettore sorrise.
«Né una in più né una in meno», rispose.
Ci fu una risata generale, un po’ forzata dalle circostanze, ma che comunque diede alla situazione un tono familiare e piacevole.
«Lui è Claudio, il tecnico», disse l’uomo indicando il riccioluto dietro di lui.
I tre salutarono in coro, ancora sorridendo.
«Bene», tagliò corto Paolo, «seguitemi».
Percorsero il lungo corridoio a grandi passi e in fila indiana ed entrarono nello studio che si apriva accanto a una serie di porte chiuse, tutte numerate. I chitarristi poggiarono le custodie rigide contro il muro e si tolsero guanti e giubbotti, finalmente confortati dal tepore degli studi.
Paolo indicò quattro sedie intorno ad un tavolo rettangolare, sopra cui cuffie e cavi microfonici si intrecciavano in modo confuso, e in pochissimo tempo tutti furono al loro posto, con una cuffia alle orecchie e un microfono davanti alla bocca, pronti per l’intervista. Al di là del vetro sopra il tavolo, il giovane tecnico riccioluto fece segno che mancavano dieci minuti alla diretta e il DJ, guardando i tre, esclamò felice:
«Tempistiche perfette!».
Jeff pensò al viaggio interminabile da Padova e al traffico feroce che da Bergamo non aveva risparmiato fastidiosi rallentamenti e gli scappò dalle labbra un sorriso sarcastico. Poi ci fu giusto il tempo per qualche altra battuta prima che la sigla del programma risuonasse nelle orecchie di tutti come la campana che dava il via al match. Sulle note finali del jingle d’apertura, Paolo parlò nel microfono con voce sicura e impostata, dando a tutti il benvenuto.

3. Radio Folk

The white Peugeot 305 crawled forward at walking pace in the Milan traffic, cutting through the icy cold of those days with its distinguished silhouette. Mike was at the steering-wheel. He was tense and repeatedly burst out shouting at the other drivers, even though it was normally him who had cut them up. Jeff was next to him, staring out of the window, bored by the endless travelling, while Ettore slept, curled up on the back seat.
The two-hour trip passed slowly in silence. They didn’t stop to rest even though none of them seemed to have recovered from the concert the evening before. The Padova public had barricaded the exits of the Verdi for autographs and photographs and it was past 2 am before the three of them had managed to get back to the hotel. And it took another couple of hours before they could fall asleep.
They had just the last five venues left of the long tour and then, after an intense month of being in a different city every evening, they would be able to go back to their ordinary lives for a while. In actual fact, it was barely enough time to catch their breaths, seeing as they had to leave again for an American tour just after New Year. Nevertheless, it was a much-needed break and they all welcomed it, especially Mike, who was consumed by an urgent wish to get back to Rome to sort things out with his wife. Their last few telephone calls had been rather gusty, in particular the one the day before leaving for Milan, when Mike had spent more than an hour in a phone-box in front of the hotel, shouting all his bitterness out into the receiver, trying to make his reasons felt.
It was not a great period for Mike. The situation seemed to be getting out of hand and he had lost his self-control, even though he tried with a certain style not to betray any kind of emotion in public. This was just what he was going to have to do for the nth time that afternoon. He could have really done without the interview on Radio Folk, irritable as he was, but it had been planned some time ago and he had convinced himself that at least it would take his mind off things for half an hour. So, after having parked in a side-road next to the radio’s offices, he was full of good intentions when he turned to Jeff who was still gazing out of the window.
“Wake up 12 beers! We’ve arrived.”
From the back seat, he heard Ettore reply, still leaning against the window with his eyes closed, “I’m awake.”
“Come on, you little horror,” Jeff admonished him in his English accent. “On your feet!”
“On your feet!” replied Ettore, climbing out of the car with some difficulty and putting on his coat and gloves with similar effort.
Outside, the cold surprised all three of them with its violence. They had become accustomed to the warmth of the car heating they had had on full for the whole of the journey. By the time they had hauled the guitars from the Peugeot 305’s boot, their hands were already ice-cold despite their woollen gloves. They walked the length of the street like penguins, arriving at the entrance of Radio Folk’s offices out of breath a few minutes later. They were welcomed by the smile of a girl with red hair who asked them politely to wait in the studios.
“I’ll let Paolo know you have arrived,” she told them without ceasing to smile and disappeared behind a fire-door. A couple of minutes’ later a boy with thick curly hair came through together with a tall, bearded man with a quick step and his hand held forward ready for a handshake.
“Mike. Jeff.” the man shook both of their hands. Despite the lateness with which his guests had arrived, the next phrase was said with genuine gratitude. “Punctual as ever. It’s a pleasure to see you again.” He turned to Ettore and said, “You must be 12 beers.”
Ettore smiled. “Not one more and not one less,” he replied.
There was a general laugh, slightly stilted due to the circumstances, but which nevertheless gave the situation a familiar and pleasant tone.
“This is Claudio, our technician,” said the man, indicating the curly-haired boy behind him.
The three men greeted him in chorus.
“Well!” Paolo said, bringing the introductions to a close. “Follow me.”
They went down the long corridor with brisk paces in single file and entered a studio next to a series of closed, numbered doors. The guitarists leant their rigid guitar-cases against the wall and took off their coats and gloves, finally comforted by the warmth of the studio.
Paolo indicated four chairs around a rectangular table, on which lay headphones and microphones, their cables crossing over each other in tangled confusion. But in very little time, everyone was at their place, with headphones over their ears and a microphone at their mouth, ready for the interview. On the other side of the glass above the table, the young technician indicated that it was 10 minutes before they went on air and the DJ looked at the three of them, exclaiming happily,
“Perfect timing!”
Jeff thought about the unending trip from Padova and the terrible traffic from Bergamo onwards that had slowed them down considerably and couldn’t help smiling. Then, there was just time for a couple of jokes before the programme’s theme-tune resounded in the ears of all of them like a bell which signalled the start of a match. On the final notes of the opening jingle, Paolo spoke into his microphone with a steady and confident voice, welcoming all of them to Radio Folk.

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