12 BIRRE – Un thriller tra i post (13/21)12 BEERS – A thriller in the post (13/21)

13. Ettore Majorana

Nel primo pomeriggio del 21 dicembre, la Peugeot 305 bianca stava correndo in direzione Savona senza troppa fretta, più simile ad una centrifuga impazzita che ad un’automobile. Nell’abitacolo esageratamente riscaldato, i pensieri dei tre non conoscevano sosta e si rincorrevano l’un l’altro, moltiplicandosi all’infinito. Pure Jeff era parte di quel vortice, lui che di solito sembrava essere sempre estraneo a tutto – fuorché alla musica, naturalmente. Anche se per motivi diversi e con diverse implicazioni, la rivelazione di Claudio, infatti, aveva infastidito i tre nella stessa misura e aveva generato desideri di rivalsa piuttosto appuntiti in tutti, seppur privi di realistiche intenzioni. Certamente erano stati Mike ed Ettore ad esserne colpiti con maggior impatto, infangati com’erano nelle rispettive vicende, ma se per Mike era stato il definitivo scossone ai suoi dubbiosi propositi di divorzio, per Ettore si era trattato di un vero e proprio terremoto, fortissimo e devastante, che aveva raso al suolo ogni sua certezza. Per quanto si sforzasse di capire cosa fosse successo, non riusciva proprio a venirne a capo e la cosa lo frustrava. Se Camilla era stata una mera complice di quella stupida e infantile prova d’amore, perché aveva chiamato sua madre preoccupata dalla possibilità che qualcuno potesse fargli del male? Forse qualcosa era andata storta con il DJ di Radio Popolare, abbastanza da farle credere che fosse in pericolo? I pensieri e le congetture non facevano che torturarlo, così come l’inevitabile realtà del suo amore. Come poteva esserne ancora innamorato e desiderarla con quella forza nonostante tutto? Provò a distrarsi e a riempire la testa di qualsiasi palliativo che gli facesse riprendere fiato, ma ogni nuova immagine lo consegnava nuovamente e cinicamente alla fragilità delle sue illazioni, senza scampo.
Poi lo sguardo gli cadde sulla rivista appoggiata sul sedile, di fianco a lui, quella che suo padre aveva fatto cadere prima di sparire nel freddo di Piacenza. L’incomprensibilità di quel gesto lo sottrasse al marasma dei suoi pensieri per un attimo e gli concesse la lucidità sufficiente a rivivere per intero la scena e ad incuriosirlo fortemente. In effetti, tra concerto e rivelazioni inaspettate, non aveva avuto il tempo di dargli un’occhiata, neppure durante la breve mattinata, volata via tra bagagli e sportelli di banca. Così afferrò tra le mani la copia di “Le scienze” e ne osservò a lungo la copertina, stropicciata e strappata in più punti, intimorito dal titolo e dall’inaccessibilità che se ne intuiva. Non ricordava essere fra le letture abituali del padre, più a suo agio con “Il sole 24 ore” o cose del genere, ad ogni modo ne sfogliò qualche pagina lanciando occhiate veloci a titoli e foto e si accorse che un orecchio ne segnava una proprio a metà rivista. Aprì dov’era indicato e lesse la breve introduzione all’articolo, lasciandosi scappare un sorriso al nome del protagonista.
“Al mondo ci sono varie categorie di scienziati, gente di secondo e terzo rango, che fanno del loro meglio ma non vanno lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quel che è invece comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso”.
Pensò sarcasticamente che uno che si chiama Ettore non poteva che essere un genio, ma le parole di Enrico Fermi – lesse esserne l’autore a fine frase – lo stuzzicarono non solo per via del nome e per il fatto che era nato a Catania, ma più di ogni altra cosa per quel punto interrogativo appena dopo la data della morte, davvero intrigante.
Divorò l’intero articolo che ne raccontava la vita e la misteriosa scomparsa nel silenzio dell’abitacolo, rapito come da un thriller, per un momento lontano anni luce dai suoi crucci, e non appena finì si lanciò a peso morto sui sedili davanti, destando i due amici dal torpore dell’apatia.
«Sapete chi è Ettore Majorana?», chiese di colpo e senza alcun preambolo.
La Peugeot 305 sbandò leggermente, tenuta in corsia a stento da un Mike sorpreso e spaventato.
«Accidenti a te, 12 birre», sputò con affanno, «vuoi farmi venire un infarto?».
Jeff invece, afflosciato accanto al posto guida, non si scompose nemmeno un po’. Continuando a guardare fuori dal finestrino, chiese:
«Chi?».
«Ettore Majorana», rispose Ettore eccitato, «il fisico».
Aspettò che i due davanti diluissero nel silenzio uno sguardo e un’espressione inconsapevoli, lanciò un’occhiata all’articolo, come a dare una ripassata a ruoli ed eventi, e si prodigò nel riassumerne i punti chiave.
«Una specie di genio. Uno che già da bambino faceva a memoria calcoli matematici complicatissimi. Nel 1929, a soli ventitrè anni, si è laureato in fisica e a trentuno è diventato professore all’università di Napoli».
Fece una pausa per rileggere velocemente alcune righe, nel silenzio più o meno disinteressato dei due amici.
«Un personaggio strano», proseguì come se glielo avessero chiesto, «chiuso in sé stesso e pieno di malanni, assorto in un mondo tutto suo, che ha dato un contributo fondamentale alla fisica, diventando un nome importante nell’ambiente accademico, già all’epoca».
Jeff si girò solo con la testa, sorpreso dall’enfasi del racconto, e gli chiese:
«Ma perché ti interessa tanto l’amico?».
«Perché da un giorno all’altro è scomparso nel nulla», rivelò Ettore avvinto, «e ad oggi nessuno sa cosa gli sia successo».
Mike lo guardò nello specchietto retrovisore, incuriosito dalla faccenda.
«Come “scomparso”?» gli chiese.
«È sparito. Senza lasciare traccia», specificò lui, «a soli trentadue anni».
«Di sicuro si è suicidato», sentenziò sufficiente Jeff, tornando a guardare fuori dal finestrino.
«Sì, inizialmente lo hanno creduto tutti», disse Ettore, «ma nelle lettere spedite ad un amico e alla famiglia, il giorno prima della sua scomparsa, ha scritto di voler sparire, non di morire. E a quanto pare era una persona piuttosto attenta alle parole».
Jeff sbuffò poco convinto, supponendo un bluff, ma Ettore proseguì con il racconto, ignorandone la pigra diffidenza.
«Nel 1938 è partito da Napoli per Palermo via mare, per un viaggio di riposo consigliatogli da amici, ma già due giorni dopo un biglietto a suo nome è comparso tra quelli che testimoniano uno sbarco a Napoli, solo che di lui non si è più saputo niente».
«Un paio di giorni mi sembrano un po’ pochi per riposarsi», intervenne Mike sospettoso, mentre imboccava l’uscita Savona-Vado.
«Sì, in effetti la prima ipotesi è stata un tuffo in mare», ammise con soddisfazione di Jeff, che gli mostrò i palmi aperti rivendicando la ragione, «solo che un professore siciliano ha dichiarato di aver visto un giovane che corrispondeva alla sua descrizione, durante il viaggio da Palermo, proprio mentre l’imbarcazione stava attraccando, e un infermiere che lo conosceva di averlo visto camminare a Napoli qualche giorno dopo».
Mike sembrò improvvisamente interessato alla storia, attratto dal mistero, per un attimo libero dal suo fardello.
«Quindi sarebbe sparito», convenne con gli occhi nello specchietto retrovisore, «ma per quale motivo?».
Ettore diede un’ulteriore sbirciata all’articolo, sebbene avesse letto più volte le ipotesi sulla scomparsa.
«Nessuna lo sa», affermò, «ma non è che amasse molto la gente e la vita pubblica. Pare che fosse un misantropo e che passasse moltissimo tempo chiuso in casa, respingendo perfino le lettere con parole scritte di suo pugno: “si respinge per morte del destinatario”».
«Un simpaticone», ironizzò Jeff con un mezzo sorriso.
Mike scosse la testa, sbuffando divertito dallo scetticismo dell’amico inglese, e puntò nuovamente il riflesso di Ettore sullo specchietto.
«Avranno di sicuro fatto indagini e formulato teorie», gli disse, «possibile che non abbiano scoperto niente?».
«Beh, di teorie ce ne sono diverse», rispose lui, «ma nulla di certo. Alcuni sostengono si sia nascosto in Argentina, a Buenos Aires. Altri che sia andato in Germania per mettere le sue conoscenze a disposizione dei nazisti. Altri che si sia chiuso in un monastero per fuggire da tutto e da tutti. E infine esiste chi sostiene che il fisico errante vissuto in Sicilia, dotato di una brillante conoscenza delle materie scientifiche e morto agli inizi degli anni settanta, fosse lui».
Cercò conferma tra le righe e aggiunse:
«Un certo Tommaso Lipari, un nomade geniale con una cicatrice sulla mano destra identica a quella di Majorana e un bastone con incisa la data del 5 agosto 1906, cioè la data di nascita di Majorana».
«Incredibile!», esclamò Mike, mentre Jeff sbuffava il suo dissenso a tutte quelle strampalate congetture.
«Ma davanti ad un tizio che lascia un biglietto e poi scompare», sbottò insistendo con la sua teoria, «cos’altro vuoi pensare?».
«Forse nascondeva qualcosa», ipotizzò Mike, ignorandolo.
Ettore respirò profondamente come dopo una lunga corsa e affermò:
«Che stesse scappando è chiaro» .
Vide Jeff schiaffeggiare per aria in silenzio, ancora diffidente, ma non ci badò.
«Ha prelevato un sacco di soldi dal suo conto, prima di sparire nel nulla», proseguì aggrappato ai sedili anteriori, «e di certo non per comprarsi un cappio o per buttarsi dal piroscafo».
Sospesi su quella storia e sul quel mistero, attraversarono la città puntando il Riviera Suisse, l’hotel dove avrebbero alloggiato quella notte, seguendo le indicazioni che Mike aveva annotato su un foglietto spiegazzato.
«Avrebbe 78 anni, oggi», constatò Ettore, osservando a lungo la vecchia foto in bianco e nero di Majorana accanto all’articolo, e in un flash rivide il padre far cadere la rivista ai suoi piedi, prima di dargli le spalle, ignorandone ancora il motivo. “Il mio mondo è fatto di numeri”, aveva detto. Perché quel gesto? Era un modo per dirgli qualcosa? Cosa? L’assurda ipotesi che lui potesse conoscerlo lo fece sorridere all’inizio, ma poi lo fece riflettere. In effetti non era poi così insensata, visto che Majorana avrebbe potuto essere dovunque, perfino lì, tra le strade di Savona. Nell’istante in cui fece questo pensiero gli caddero gli occhi fuori dal finestrino, lungo il marciapiede che stavano costeggiando con la Peugeot 305, e a momenti gli venne un colpo quando riconobbe il suo viso tra la gente.
«Ferma la macchina!», gridò alle orecchie di Mike, ansioso e incredulo.
Mike inchiodò pericolosamente in mezzo alla strada e, prima che lui e Jeff potessero dire qualunque cosa, Ettore era già fuori che inseguiva quella specie fantasma. Ne raggiunse di corsa l’ombra e afferrò il suo braccio con forza.
«Camilla», disse con il fiatone, «cosa ci fai qui?».
La ragazza si voltò spaventata, ma non sembrò sorpresa di vederlo.
«Hai molte cose da spiegare», le ringhiò in faccia, sospeso tra rabbia e amore, «e voglio la verità».
Rimasero a guardarsi negli occhi a lungo e tutto intorno a loro sembrò sparire.

13. Ettore Majorana

In the early afternoon of 21st December, the white Peugeot 305 was heading towards Savona without too much haste. More like a spin-dryer gone crazy than a car, its passenger compartment was stuffy and over-heated. The thoughts of each of the three men galloped ahead out of control, tumbling over each other and multiplying themselves continuously. Even Jeff, who was normally detached from everything apart from his music, had become sucked up in the vortex. For different reasons and differing implications, Claudio’s revelation had managed to antagonise each one of them to the edge of their patience and although they had no real intention of seeing it through, each of them had a desperate urge for revenge. Mike and Ettore were of course the ones who had been most shocked, up to their necks as they were in their own emotional troubles. For Mike, it had been the decisive jolt that removed any remaining doubts as to his plans for divorce. For Ettore, it was nothing less than a severe and devastating earthquake that brought all of his certainties crashing down around him. However hard he tried to understand what had happened, he could make neither head nor tail of it and this made him all the more frustrated. If Camilla had been a mere accomplice in Isabella’s stupid and infantile test of Mike’s love, why had she called his mother worried about the possibility that someone might be after him? Maybe something had gone wrong with her deal with Radio Folk’s DJ, but what could have gone wrong enough to maker her believe that he was in danger? His thoughts and conjectures tortured him incessantly together with the inevitable reality of his love. How could he still be in love with her and continue to desire her so passionately despite everything she’d done? He tried to take his mind off her and fill his head with absolutely anything that would give him a moment’s rest but every new image cynically handed him over once again to the fragility of his interpretations. There was no escape.
Then his gaze fell on the magazine lying on the seat next to him. It was the one his father had thrown done in front of him before disappearing into the Piacenza cold. The incomprehensibility of this gesture took him away momentarily from the cauldron of his thoughts and lent him the lucidity to play back the scene a second time and wonder what it might mean. In actual fact, what with the concert and the unexpected revelations of last night, he hadn’t had a chance even to flick through it yet. The short morning had flown by packing their bags and then going to the bank. So he picked up the copy of “The Sciences” and stared at its torn and battered cover for a long time. Its title scared him, as did its inaccessibility for profane readers like himself. He didn’t remember it being amongst the things his father normally read, which included “The 24 hour Sun” and such like, but in any case, he turned over a few pages, glancing at the headlines and photos until he noticed that a corner had been turned over marking a specific page about half way through the magazine. He opened it at the designated point and read the brief introduction to the article, smiling when he came to the name of the person the article was about.
“There are many varied categories of scientists in the world. There are those who are second or third rank, who do their best but never go far. Then there are those who are first rank, who make discoveries of great importance – discoveries that become fundamental to the development of science. And then there are geniuses like Galileo and Newton. Ettore was one of these. Majorana had something that nobody else in the world had. Unfortunately, he lacked something that on the other hand most human beings normally possess – simple common sense.”
He thought sarcastically to himself that someone called Ettore couldn’t be anything but a genius, but Enrico Fermi’s words (he read the journalist’s name at the end of the introduction) pricked his imagination not only for their shared name and the fact that he was born in Catania, but above all for the question mark that was placed after his date of death. He found it truly intriguing.
In the silence of the car’s backseat, he devoured the whole article that spoke about this man’s life and his mysterious disappearance. He was as absorbed as if it were a thriller, momentarily light years away from his torments. As soon as he had finished, he threw his whole weight against the front seats, awakening his friends from their apathetic stupor.
“Do you know who Ettore Majorana is?” he asked them outright without any preamble.
The Peugeot 305 swerved slightly and was brought back into the lane with difficulty by a surprised and startled Mike.
“What the heck’s up with you?!” he shouted angrily. “Do you want to give me a heart attack?!”
Jeff, slumped in the passenger seat, was not the least bit perturbed. He continued to stare out of the window as he asked, “Who?”
“Ettore Majorana,” replied Ettore excitedly. “The physicist.”
He waited for the baffled expression on both of their faces to melt into silence before looking back at the article as if to remind himself of the main characters and their events. He then lavishly selected the key points.
“A kind of genius. When he was still a small child, he used to do incredibly complicated mathematical calculations in his head. In 1929, when he was only 23 years old, he graduated in physics and at the age of 31, he became a Professor at the University of Naples.”
He paused a moment to quickly re-read a few lines. His friends waited in disinterested silence.
“A strange character,” he continued, as if they had asked him. “Self-absorbed and wrapped up in his own problems. He lived in a world of his own. He gave a fundamental contribution to physics and became an important name within academia, even in his time.”
Jeff turned his head, surprised by the passion behind the tale’s narration and asked his friend, “But why does it interest you so much?”
“Because from one day to the next he just disappeared into thin air,” explained Ettore riveted, “and to this very day nobody knows what happened to him.”
Mike looked at him in the rear-view mirror, intrigued by the matter.
“What do you mean ‘just disappeared’?” he asked.
“He vanished – without leaving a trace,” he specified, “when he was only thirty-two years old.”
“He killed himself to be sure,” Jeff passed his verdict decidedly and turned back to stare out of the window.
“Yes, to begin with that’s what everybody thought,” said Ettore, “but in the letters he sent to a friend and to his family the day before he disappeared, he specifically wrote that he wanted to vanish but not to die. And it would seem that he was someone who was rather careful with his choice of words.”
Jeff gave a snort. He was unconvinced and imagined a hoax but Ettore continued with his tale ignoring his friend’s lazy mistrust.
“In 1938 he left Naples for Palermo by sea. It was a trip that his friends had urged him to make to take his mind off things but just two days later a ticket with his name was traced together with witness accounts that he had been seen disembarking at Naples, and nothing more has been known about him since.”
“A couple of days seem a rather short time to wind down in,” Mike commented nonplussed as he took the Savona-Vado exit.
“Yes, in fact the first hypothesis was that he threw himself into the sea,” admitted Ettore, much to Jeff’s satisfaction, who held his palms up in a told-you-so gesture, “only a Sicilian professor claimed to have seen a young man who fitted his description during the crossing from Palermo, just as the boat was putting into port before disembarking and a nurse who knew him says she saw him on the streets in Naples a few days later.”
Mike seemed suddenly interested in the story, attracted by its mystery. He temporarily forgot about his own pressing thoughts. “So he went missing,” he agreed looking up into the rear-view mirror. “But why?”
Ettore gave a last look at the article even though he had already read the hypothesis about his disappearance several times.
“No-one knows,” he stated, “but he wasn’t someone who especially loved people or public life. He would seem to have been a misanthropist who spent most of his time shut up in his house, even going so far as to send letters back with the words “recipient deceased” written in his own handwriting on them.”
“What a nice guy!” Jeff gave a half-smile.
Mike shook his head, letting out an amused snort at his English friend’s scepticism, and turned his gaze back to Ettore’s reflection in the mirror.
“They must have made an inquest or something and come up with some theories,” he said. “Is it really possible that they don’t know anything?”
“Well, there are lots of different theories,” he replied, “but nothing definite. Some people maintain that he hid in Argentina, in Buenos Aires. Others claim that he went to Germany and placed his knowledge at the disposal of the Nazis. Others still that he shut himself up in a monastery to escape from everything and everyone. And there are those who believe that the errant physicist in Sicily who had a brilliant knowledge of scientific subjects and died at the beginning of the seventies was really him.” He paused to check the information in the article and added, “A certain Tommaso Lipari, a nomadic genius with a scar on his right hand identical to that of Majorana’s and a walking stick with the date 5th August 1906 – which was Majorana’s date of birth – inscribed on it.”
“Incredible!” exclaimed Mike, while Jeff made noises of disagreement at all of these far-fetched conjectures.
“But faced with a guy who leaves a note and then disappears,” he burst out, determined to stick to his own theory, “what else can you make of it?”
“Maybe he was hiding something,” hypothesised Mike, ignoring Jeff’s remark.
Ettore took a deep breath as if he had been working out and said decisively, “It’s clear he was running away from something.”
He saw Jeff slapping his hands in the air in silence, still diffident, but he took no notice.
“He withdrew loads of cash from his bank account and then vanished into nothingness,” he continued gripping the back of the seats, “and it certainly wasn’t to buy a noose for his neck or throw himself from a steamer.”
Lost in the story and its mystery, they drove through the city towards the Riviera Suisse Hotel, where they were going to spend the night, following the directions that Mike had jotted down on his crumpled scrap of paper.
“He would be 78 years old now,” observed Ettore as he stared at the old black and white photo of Majorana published with the article. He suddenly saw his father’s gesture again as he threw the magazine down at his feet before turning on his heels but he was still in the dark as to the reason behind it. “My world is made up of numbers,” he had said. Why that gesture? Was it a way of telling him something? And if so, what? The absurd hypothesis that he might have known this man made him smile at first but then it made him pause for thought. In actual fact, it wasn’t quite such a crazy idea after all, given that Majorana could have been anywhere, even there, on the streets of Savona. At that very moment, he happened to look out of the window down the pavement they were driving alongside in the Peugeot 305, and a few seconds later his heart missed a beat when he recognised her face among the crowd.
“Stop the car!” he shouted into Mike’s ear, anxious and incredulous.
Mike made a dangerous manoeuvre in the middle of the road and slammed on the brakes. Before he or Jeff could manage to say a word, Ettore had jumped out of the car and was running after the ghost-like vision he had seen. He caught up with her shadow and grabbed her by the arm forcefully.
“Camilla,” he gasped as he caught his breath, “what are you doing here?”
The girl turned – frightened, but she didn’t seem surprised to see him.
“You have a lot of things to set straight,” he snarled at her, torn between anger and love, “and I want the truth.”
They stood there for some time looking at each other in the eye and everything around them seemed to vanish into nothingness.

...sull'Autore

Related Posts

Lascia il tuo commento

*

Captcha * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.