12 BIRRE – Un thriller tra i post (10/21)12 BEERS – A thriller in the post (10/21)

10. L’incontro

Paolo Veronesi attraversò il freddo pungente – che non stava risparmiando neppure Roma – chiuso nel suo giubbotto scuro, camminando tra le vie della città già annerita dal tardo pomeriggio, occhi a terra e pensieri altrove. Sebbene non ci tornasse spesso, si rese improvvisamente conto di quanto piacevole fosse sentirsi a casa, immerso nello scenario della sua giovinezza, con quell’intimità che neppure i dieci anni di Milano avevano smarrito. Quella momentanea tregua, però, non riuscì ad attenuare il ronzio dei crucci che lo avevano infastidito per tutto il viaggio e, davanti al cancello della villa che cercava, si chiese se avesse fatto bene ad accettare quell’incombenza, nonostante i legami e il debito verso cui si sentiva obbligato. Ma ormai era troppo tardi per recriminare sulle sue scelte, si disse, ancora quella sera e poi sarebbe uscito di scena, grazie a Dio.
Al suono del campanello seguì quello del cancello che si apriva. Paolo entrò e attraversò il giardino con passi svelti, ansioso di rifugiarsi nel tepore della casa. Alla porta aspettò pochi attimi prima di sentire qualcuno che l’apriva e, assieme al calore e alla luce di dentro, lo accolsero gli occhi tesi di Isabella, lucidi e in attesa, come la moglie di un pescatore in mare da mesi.
Non ci fu tempo per i saluti e per le cerimonie, lei voleva sapere e lui fare presto e andersene. Così, in silenzio, si sedettero sul divano al centro del grande salotto, dopo che lui si era consegnato in modo provvisorio all’ambiente togliendosi il giubbotto.
Il tempo di un sospiro e fu lei a parlare.
«Sei voluto venire», esordì gentilmente, «ed eccoti».
«Credo sia meglio parlarne a quattr’occhi», le disse lui.
«Forse hai ragione», ammise Isabella.
I due sospirarono nel medesimo istante per ragioni differenti.
«Allora?», proseguì la donna.
Paolo si schiarì la voce e cominciò a raccontare.
«Un tizio che conosco mi ha dato il numero di un’accompagnatrice», mentì convinto che non fosse il caso di raccontarle tutto, «la migliore, a sentire lui. Una di quelle costose, per intenderci».
Isabella lo interruppe, supponendo nel tono del vecchio amico di infanzia una certa insoddisfazione al riguardo.
«Mi pare di averti versato una somma adeguata ad ogni evenienza».
«Certo», si affrettò col dire l’uomo, «è che non avevo idea di come funzionasse, per me è la prima volta».
«Anche per me», precisò lei, «ecco perché non mi sono risparmiata».
Paolo annuì con la testa, come a dire che lo sapeva.
«Ad ogni modo», proseguì con voce calma, «credendo di farti un favore ho provato a tirare sul prezzo e le ho proposto un’alternativa».
«Un favore?», chiese perplessa Isabella, con il tono di chi pensa ai soldi come all’ultimo dei suoi problemi, e poi: «Quale alternativa?».
«Sapendo che i tre vengono pagati sempre a fine serata e in contanti, le ho detto che le avrei dato metà di quello che chiedeva e che avrebbe trovato il resto in camera».
La donna scattò in avanti, sbigottita.
«Cosa hai fatto? Ma sei impazzito?».
Paolo mostrò il palmo delle mani, in segno di difesa.
«Con questo incentivo», spiegò tentando di difendere iniziativa e fiducia, «volevo solo assicurarmi che lei e le sue complici non si risparmiassero in alcun modo nel cortaggiamento, considerato che, ammettendo per un attimo che tuo marito non sia chi sospetti, avrebbe potuto defilarsi».
Isabella lo guardò obbliquio, ancora tesa in avanti, sgomenta.
«In questo modo», aggiunse l’uomo, «le tue conclusioni riguardo la sua reazione sarebbero state più certe».
Un silenzio opportuno si intromise tra i due, il tempo che servì ad entrambi per convincersi di aver fatto la cosa giusta. La donna, tuttavia, mostrò ancora un po’ di riluttanza verso il suo piano e verso quell’iniziativa così sconsiderata di Paolo. Fu su quella scia che gli scappò un’ultima resistenza.
«Come ti è venuto in mente di rubare?», chiese senza neppure guardarlo.
«Pensavo fossi fortemente determinata a scoprire la verità», obbiettò Paolo.
«Certo», rispose lei arresa, «lo sono ancora».
Aspettò giusto il tempo di rinvigorire le proprie intenzioni e poi scagliò di nuovo il dardo corroso di gelosia.
«Immagino che la ragazza abbia accettato», constatò con la speranza di dare un seguito al resoconto del complice.
«Sì», l’assecondò lui, «ha detto che avrebbe fatto un’eccezione al suo “modus operandi” e alla fine ha accettato. Credo fosse incuriosita dai tre».
Isabella sbuffò un sorriso tra l’isterico e il sarcastico, sorvolando su quell’ultima deduzione con i suoi commenti appuntiti, e cercò di arrivare al punto per risparmiarsi ulteriori fastidi.
«Ed è riuscita ad adescarli?».
Paolo esitò un istante, ma poi rispose:
«Sì».
«Lo sapevo», disse la donna amareggiata, trafitta al petto dalla sua stessa freccia. Di colpo i sospetti che Mike la tradisse divennero certezze e il distacco che ogni volta li separava divenne definitivo.
«La distanza uccide qualsiasi rapporto», sentenziò, «e poi uccide te».
«Isabel», intervenne l’uomo sospirando, nel tentativo di seminare quel dubbio che alimentasse una speranza, «non è tutto».
Lei lo guardò con gli occhi timorosi di un altro colpo di arco. Chiese:
«Che vuoi dire?».
«Che una delle tre ragazze non è riuscita nello scopo», rivelò lui, «e io credo che dei tre sia stato Mike a rifiutare».
Isabella scattò in avanti come prima, sulla punta del divano.
«Aspetta», disse provando a schiarsi le idee, «perché fai delle ipotesi? L’accompagnatrice non ti ha detto niente?».
L’uomo abbassò lo sguardo deluso e impacciato.
«Ha messo giù prima di dire altro».
«Cosa?», sputò sgomenta lei.
«Non so cosa sia successo», spiegò Paolo, «ha cominciato a tergiversare e a fare domande, come se volesse difendere qualcuno e poi ha riattaccato».
Di fronte a quella rivelazione, la donna fu colta dall’improvvisa possibiltà di essersi sbagliata e si sentì scuotere in tutte le sue gelosie e convinzioni. Di certo questo non poteva porre rimedio alla solitudine che non smetteva di indebolirla, alimentata dalla costante assenza di Mike e dalla priorità che lui non cessava di dare alla musica, ma diede una nuova luce all’ossessiva convinzione che lui la tradisse, concerto dopo concerto, notte dopo notte, albergo dopo albergo. Aveva visto come si affaccendavano ogni volta le fans disinibite davanti all’uscita del teatro, a caccia di un souvenir notevolmente più esclusivo di una semplice firma scarabbocchiata su un foglio qualunque, e la possibilità che il marito si lasciasse sedurre da quelle civette e sgualdrine gli era sempre sembrata così tristemente concreta da indurla ostinatamente a crederci. A nulla erano servite le rassicurazioni di Mike e di certo la distanza non lo aiutava nello scopo. Ma adesso, l’eventualità che fosse stato lui a defilarsi le aveva acceso un fuoco all’altezza del cuore a cui sentiva di dover reagire. In fondo era per questo che aveva architettato quella messa in scena, per avere le inconfutabili prove della sua lealtà.
Si alzò di scatto dal divano, puntando con lo sguardo le sue intenzioni.
«Devo esserne sicura», mormorò.
Paolo la guardò dal basso e intravide la possibilità di svestire finalmente i panni del complice. Il suo compito era finito e adesso voleva solo tornare a casa. Così disse: «Capisco» e le suggerì: «Fra due giorni i tre suonano ad Arezzo, al teatro Petrarca. Perché non vai e cerchi di scoprirlo?».
Isabella fermò i suoi pensieri e gli cercò gli occhi, carica nei suoi di nuove convinzioni e nuovi scopi.
«Sì», affermò autoritaria, «è proprio quello che farò».

10. The Rendez-Vous

Paolo Veronesi soon found that the freezing cold had shown as little mercy on Rome as it had on Milan. He made his way in the late afternoon through the already darkening streets, wrapped up in his heavy coat. His eyes were fixed on the pavement but his thoughts were elsewhere. Even though he hadn’t come back often, he suddenly realised how nice it felt to be back home, immersed in the landscape of his youth, with a sense of belonging that ten years of living in Milan had by no means diminished. However, this momentary peacefulness didn’t so much as take the edge off the cloud of torment that had been buzzing around his head for the whole of the trip. As he stood before the gate of the villa he had been looking for, he couldn’t help asking himself if he had really done the right thing. It had been his emotional ties and sense of debt that had compelled him to accept this task. But it was far too late now to go back on his choices. He told himself there was only this evening left to go through and then he would be out of it, thank God.
The sound of the doorbell was followed by that of the gate opening. Paolo went through it and crossed the garden with quick steps, anxious to find refuge in the warmth of the house. He had to wait only a few moments on the doorstep before he heard someone opening it and he was welcomed by the warmth and light of the house together with Isabella’s tense, dewy eyes that searched his own anxiously, like a fisherman’s wife whose husband has been away at sea for months.
There was no time for greetings or ceremonies. She wanted to know what had happened and he wanted to get on with things so he could leave as soon as possible. He made the token gesture of making himself at home by taking off his coat and then, in silence, they sat down on the sofa in the middle of the spacious living room.
There was only time for a sigh before she spoke.
“You wanted to come,” she said in a soft tone, “And here you are!”
“I thought it was better to talk face to face.”
“Perhaps you’re right,” admitted Isabella.
They both sighed at the same time for different reasons.
“So?” the woman continued.
Paolo cleared his throat and began to explain what had happened. “A guy I know gave me the number of an escort woman,” he lied, deciding that it wasn’t necessary to tell her absolutely everything. “One of the best there is, if you take his word for it. One of the most expensive, that’s for sure.”
Isabella interrupted him as she sensed a little resentment about this in her old friend’s tone of voice. “I think I gave you a sum that was more than enough for every possible expense.”
“Of course,” the man hurried to add. “I only meant to say that I didn’t have any idea how these things worked. It was the first time I had ever used one.”
“Also for me,” she pointed out. “That’s why I didn’t try to cut costs.”
Paolo nodded his head as if to show that he was well aware of this.
“In any case,” he continued calmly, “I wanted to do you a favour and so I tried to haggle over the price and I came up with an alternative solution.”
“A favour?” Isabella asked perplexed, in the tone of voice of someone who considers money to be the last of her worries. “What do you mean by an alternative solution?”
“As I knew that the three of them would be paid in cash at the end of the evening, I told the girls I would give them half of what they asked for and they would find the rest in the bedroom.”
The woman leapt forward in alarm and dismay. “What the heck?! Have you gone crazy?”
Paolo put up the palms of his hands in a sign of defence. “With this as an incentive,” he explained, trying to defend his decision and keep her trust, “I thought I could rest assured that her and her friends would do everything they could to get them into bed. Supposing that your husband isn’t the kind of man you think he is, he could have slipped through their net.”
Isabella looked at him with dismay from where she was still perched on the edge of her seat. She was unimpressed.
“Like this,” the man went on, “I thought that whatever conclusion you were to draw from his reactions would have more ground.”
There was a timely silence between the two of them while each was busy convincing themselves that what they had done was right. Nevertheless, the woman continued to show resistance towards her plan and especially to this new twist so inconsiderately brought about by Paolo.
“How did it enter your head to start stealing?” she asked without bringing herself to look at him.
“I thought you were determined to do anything to discover the truth,” objected Paolo.
“Of course,” she replied giving in. “I still am.”
She waited just long enough to breath new life into her intentions and then let the corrosive dart of jealousy free again.
“I imagine the girl accepted,” she observed in the hope of hearing the rest of her accomplice’s story.
“Yes,” he complied, “in the end she agreed and said she would make an exception to her ‘modus operandi’. I think the three of them aroused her curiosity.”
Isabella gave a short hysterical laugh and then smiled sarcastically, deciding to skip over this last remark and his tactless observations. She wanted to get to the point and save herself from any more uncalled for comments.
“Well, did she manage to get them into bed?”
Paolo hesitated a moment and then replied, “Yes.”
“I knew it,” said the woman bitterly, struck in the chest by her own arrow. Her suspicions that Mike had been unfaithful to her suddenly became certainties and the gap that separated them each time he was away became eternal.
“Distance kills any kind of relationship,” she passed her sentence, “and then it kills you.”
“Isabel,” the man interrupted her with a sigh. He hoped to plant a seed of doubt that could grow into hope. “This isn’t everything.”
She looked at him with fearful eyes, afraid of being stung from yet another arrow. She asked, “What do you mean?”
“One of the three girls didn’t manage,” he explained, “and I believe that out of the three of them it must have been Mike who refused.”
Isabella sprang forward onto the edge of the sofa once more.
“Wait,” she said, trying to get things straight in her head. “Why are hypothesising? The escort woman didn’t tell you everything?”
The man lowered his gaze in embarrassment and disappointment.
“She hung up without saying anything else.”
“What?!” She spat the word out in horror.
“I don’t know what happened,” Paul explained. “She started shilly-shallying around and asking awkward questions as if she wanted to protect someone and then she hung up.”
Faced with this revelation, the woman was unexpectedly caught up in the possibility that she had made a mistake and she felt unnerved by her jealousy and suspicions. This certainly did not make up for the loneliness that continued to cripple her and that kept on growing with Mike’s constant absences and his incessant insistence to make his music his number one priority; but it threw her obsessive suspicion that he was unfaithful to her, concert after concert, night after night, hotel after hotel, into a new light. She had seen how their uninhibited fans set to work around the theatre’s stage door, on the lookout for a souvenir that was much more exclusive than a plain signature scribbled on any old sheet of paper. The probability that her husband let himself be seduced by those tarts and sluts had sadly always seemed so likely to her that she had obstinately allowed herself to be convinced by it. Mike’s reassurances had been useless and the distance between them certainly didn’t help make him any more believable. But now, the hope that it had been him who had resisted the temptation lit a fire in her chest at the height of her heart and she knew she must act on it. After all, she had organised the whole farce for this very reason – in order to have unconfutable proof of his faithfulness.
She jumped up from the sofa, her eyes expressing her intentions. “I must be sure,” she murmered.
Paolo looked up at her from where he sat and finally saw his own chance to rid himself of his role as accomplice. His part had been played and he just wanted to get back home. “I understand,” he said and suggested, “In two days’ time the three of them are playing in Arezzo at the Petrarca Theatre. Why don’t you go and try to find out the truth for yourself?”
Isabella stopped her galloping thoughts and looked him in the eyes. Her own were glowing with new determination and plans.
“Yes,” she said authoritatively, “that’s exactly what I’m going to do.”

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