by Giovanni Pelosi

Si è discusso spesso, in vari forum, se il suono sia prevalentemente nello strumento che si usa, o nelle mani del chitarrista. È incontestabile che, se pizzichiamo le corde di una chitarra e poi quelle di un’altra, esse emetteranno suoni differenti. È vero anche, come diceva Chet Atkins, che – se non pizzichiamo le corde – nessuna delle due suonerà affatto. Come è vero che se due chitarristi suonano la stessa chitarra, verranno fuori suoni differenti. Allora, hanno ragione tutti?

Penso di sì, anche se la prevalenza dell’elemento ‘strumento’ può apparire maggiormente nel caso di certe chitarre che hanno un suono particolarmente caratteristico, mentre la prevalenza dell’elemento ‘mani’ può essere evidente nel caso di uno stile chitarristico inconsueto, anch’esso molto caratteristico di un certo chitarrista.

Ma… c’è un terzo elemento, che vorrei sottoporre alla vostra attenzione: la ‘testa’. Quando un chitarrista suona, e suona da un po’ di tempo, ha in testa dei riferimenti sonori piuttosto definiti, e sono quelli che cerca di produrre quando suona la chitarra che imbraccia. Mi rendo conto di poter fare un’affermazione controversa o non condivisibile, ma esistono una serie di accorgimenti impercettibili, potrei dire inconsci (almeno fino ad un certo punto), che vengono posti in atto dal chitarrista per ottenere il ‘proprio’ suono. Se il mio riferimento sonoro vuole dei bassi potenti, e la mia chitarra non me li dà volentieri, ecco che il mio pollice userà una forza maggiore, o la mia destra si sposterà più verso il manico, o ambedue le cose.

Stoppare, lasciar risuonare, accentare, forzare il picking di una singola corda da cui ‘vogliamo di più’ e chissà quante altre cose, sono accorgimenti – ai quali si può aggiungere l’insieme delle regolazioni cui sottoponiamo il nostro sistema di amplificazione – per ottenere il suono che abbiamo in testa.

Ma questo non è ciò che si fa comunque per controllare le dinamiche, per esprimere la musicalità, insomma, non è tecnica chitarristica e, in sostanza, non sono ‘le mani’?

Penso che si tratti di altro. C’è la nostra aspettativa che la chitarra che abbiamo in mano suoni come noi vogliamo, e ciò che noi vogliamo non è tecnica, è il nostro ‘modello’. E penso anche che, nella maggior parte dei casi, noi riusciamo ad utilizzare la chitarra, purché non sia stonata o completamente muta, nel modo che più ci avvicina a quel modello. Ciò per una sorta di memoria più o meno cosciente, che trasmette al nostro sistema neuromuscolare ciò che serve per produrre il nostro suono con la particolare chitarra che suoniamo.

Cioè, la tecnica e il nostro gusto musicale ci portano ad esprimerci attraverso uno stile, mentre il nostro modello sonoro ci porta, più strettamente, verso il nostro suono.

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